Paul Harding

AMEROTKE 01. LA MASCHERA DI RA.

Titolo originale: The Mask of Ra.
Traduzione di: Igor Longo.
Ottobre 1999. Arnoldo Mondadori Editore.
Prima edizione Il Giallo Mondadori .
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Tornando da una spedizione militare, il faraone Tutmosi secondo viene ucciso dal morso di una vipera. Tutti credono ad un incidente, tranne il giudice Amerotke. Ben presto, i sospetti del magistrato trovano una sanguinosa conferma, perch altri membri della spedizione vengono assassinati e misteriosi presagi terrorizzano la capitale. Qualcuno sta tramando per distruggere l'ordine nel regno e solo Amerotke ha abbastanza coraggio e astuzia per stanare il colpevole.

LA MASCHERA DI RA.

In ricordo di una piccola studentessa di Chingford, Charlotte Anne Spencer (23/1/86-16/10/97), che come me amava scrivere

Prefazione
La prima dinastia egizia cominci intorno al 3100 a. C. Tra quella data e l'inizio del Nuovo Regno nel 1550 a. C., l'Egitto sub un gran numero di trasformazioni radicali, quali la costruzione delle piramidi, la nascita delle citt sulle rive del Nilo, l'unione dell'Alto e del Basso Egitto e lo sviluppo di una religione incentrata sul dio-sole Ra e sul culto di Iside e di Osiride. L'Egitto dovette opporsi all'invasione degli Hyksos e alle loro selvagge devastazioni, finch, nel 1479 a. C. - epoca in cui ebbe inizio questo romanzo - dopo essere stato pacificato e riunito sotto il regno del Faraone Tutmosi II, conobbe un nuovo periodo di prosperit. La capitale fu spostata a Tebe e i sovrani non vennero pi sepolti nelle piramidi ma nella Valle dei Re, la Necropoli sulla riva occidentale del Nilo.
Per maggior chiarezza ho chiamato le citt col nome greco (Tebe, Menfi ecc.) e col nome Saqqara ho indicato l'intero complesso delle piramidi tra Menfi e Giza. Ho chiamato inoltre la regina Hatshepsut col pi breve appellativo di Hatusu. Tutmosi II mor nel 1479 a. C. e, dopo un periodo di tensioni interne, Hatusu govern l'Egitto per ventidue anni, trasformando il suo regno nel pi ricco impero del mondo.
La religione egizia si basava principalmente sul culto di Osiride, ucciso dal fratello Seth e resuscitato da sua moglie Iside, che dette poi alla luce un figlio Horus, un mito che si ricollega al culto del sole e al desiderio di dare maggiore unit alle pratiche religiose. Gli Egizi veneravano tutti gli esseri viventi: animali e piante, corsi d'acqua e fiumi erano ritenuti sacri, e il Faraone era considerato l'incarnazione della volont divina.
La civilt egizia esprimeva la propria magnificenza nei rituali religiosi, negli abiti, nell'architettura, nell'educazione e nella vita lussuosa degli abitanti. Le classi dominanti erano quelle degli scribi, dei sacerdoti e dei soldati ed essi amavano descrivere se stessi e la loro cultura in modo sofisticato. Per esempio, il re era chiamato il Falco d'Oro", il tesoro reale Casa d'Argento", un periodo di guerra la stagione della iena" e il palazzo reale la "Casa di Un Milione di Anni". Nonostante la profonda cultura, la politica egizia interna ed estera era violenta e sanguinaria e il palazzo reale era il centro di aspre rivalit, gelosie e intrighi.  in questo scenario che nel 1479 a. C. si impose la giovane Hatusu.
Vorrei ringraziare la biblioteca di Londra in St James's Square, una fonte inesauribile di informazioni e una delle migliori biblioteche del mondo. Ho un grande debito di riconoscenza nei confronti del suo staff esperto e disponibile e di quelle meravigliose file di volumi antichi e moderni.
Prologo
Duat: regno degli Inferi, dominio del grande
serpente Apep.
Nel mese di Athor, la stagione delle piante acquatiche, nel tredicesimo anno di regno del Faraone Tutmosi II, il prediletto di Ra, Hatusu, sorellastra e unica moglie di Tutmosi, diede un grande banchetto nel suo palazzo di Tebe. I festeggiamenti e le gozzoviglie continuarono per tutta la notte. Hatusu sedeva, aspettando il momento in cui il vino avrebbe addormentato gli ospiti, che guardavano con gli occhi sbarrati le ballerine nude. Si muovevano sinuose, le collane di perline cave sui fianchi, segnando il tempo con i polsi e le caviglie in modo languido e seducente. Continuavano a volteggiare, con le rigide parrucche nere profumate, i volti dipinti di bianco e gli attraenti occhi a mandorla contornati dal kohl.
Hatusu lasci la sala dei banchetti, scivolando leggera sul pavimento di marmo del corridoio. Le pareti rosse, blu e verdi erano illuminate da lampade di alabastro traslucide. Gli affreschi riportavano in vita scene di trionfi, rammentandole l'epoca in cui regnava suo padre. Nubiani, Libici, Mitanni e scorridori del mare si contorcevano realisticamente negli spasimi della morte e si inginocchiavano con le mani legate sulla testa, e il capo chino, aspettando la condanna a morte per mano del Faraone vittorioso, armato di mazza e bastone.
Hatusu affrett il passo. Oltrepass le sentinelle agli angoli e ai piedi delle scale, simili a statue, la lancia in una mano e lo scudo bianco e rosso nell'altra. Erano le guardie del corpo del re. Portavano cinture d'oro, perizoma bianchi, bracciali di bronzo e collane che luccicavano ai bagliori delle torce.
Spesso Hatusu si fermava ad ascoltare i rumori lontani della festa. Erano sempre pi deboli man mano che si addentrava nel palazzo verso la sua stanza del culto privata dedicata al dio degli Inferi, Seth dalla testa di cane. Giunta nella stanza del culto, si tolse i sandali dorati, si purific la bocca con un pizzico di sale di natron e per terminare il rito della purificazione delle narici e della bocca prima della preghiera respir il sacro fumo di un turibolo che pendeva da un gancio. Le torce si erano spente, ma le pareti impreziosite da mosaici erano ancora illuminate dai vasi d'alabastro, che mostravano meloni d'argento e oro, nati dal seme di Seth, il dio dalla testa di cane che dopo aver rincorso una dea, eiacul nel terreno. Hatusu si inginocchi sul cuscino di fronte all'altare con la statua di Seth, attorniata da vasi d'avorio, vetro e porcellana con i manici a forma di ibis dai quali proveniva un dolce profumo di incenso.
Hatusu era piccola e sottile, delicata nella diafana veste bianca. Portava una folta parrucca di riccioli neri con tre trecce attorno al collo. Sulla fronte aveva un diadema d'oro e d'argento a bande rosse; alle orecchie aspidi dorati tempestati di pietre preziose; sui polsi e sulle caviglie bracciali d'oro e d'argento; intorno al collo delicato una pesante collana di gemme. Hatusu era vestita a festa, ma in cuor suo era terrorizzata. Guard l'altare chiuso dai sacerdoti, lev le braccia e chin il capo in preghiera perch Seth, il dio delle tenebre, risolvesse i suoi problemi. Tra qualche giorno suo marito Tutmosi sarebbe tornato a Tebe, dopo aver trionfato sugli scorridori del mare alla foce del grande Nilo. Cosa sarebbe successo allora? Hatusu aveva letto attentamente la missiva. Doveva trovarsi l a notte fonda e avrebbe saputo. Il segreto era troppo terribile, non aveva chiesto consiglio a nessuno. Cos, Hatusu, la regina che portava la corona dell'avvoltoio, era stata costretta a scivolare come un ratto nei corridoi del suo stesso palazzo. Tremava per la collera. Chi poteva essere cos arrogante da convocare la prediletta del Faraone nella sua stanza del culto privata? Guard le nere statue di granito di Horus e di Osiride ai lati dell'altare.
Andava tutto cos bene!  vero che Tutmosi aveva delle concubine e da una di esse aveva persino avuto un figlio che gli sarebbe succeduto al trono, ma era lei la regina. Era esperta nelle arti dell'amore e aveva catturato Tutmosi come un ragno una mosca. Il piacere era stato cos intenso che il Faraone aveva dichiarato di aver viaggiato fino all'estremo orizzonte in compagnia degli dei! Hatusu pregava di poter avere un figlio. Faceva costose offerte a Hathor, la dea dell'amore, e a Iside, la madre di Horus e Osiride, e forse poteva ancora accadere. Durante la campagna militare Tutmosi le aveva mandato delle missive firmate col suo sigillo personale. Le raccontava dei suoi successi per tetra e per mare, salutandola con parole affettuose e dolci. Le aveva anche confidato di aver scoperto un grande segreto durante la sua visita alla Grande Piramide di Saqqara. Al suo ritorno la rivelazione avrebbe sconvolto l'Egitto.
Hatusu si sedette sui talloni. Di che segreto si trattava? Tutmosi aveva delle crisi che i sacerdoti definivano di origine divina, durante le quali gli dei gli parlavano, particolarmente Amon-Ra. Era forse successa la stessa cosa nella fredda oscurit della piramide? Hatusu congiunse le mani e chin il capo, notando la pergamena che sporgeva sotto il naos, l'altare sacro. Dimenticando il suo rango, si affrett a raccoglierla, la srotol e lesse alla luce di una lampada i fitti geroglifici verdi e rossi. Poteva essere stata scritta da uno qualunque delle migliaia di scribi che vivevano a Tebe. Ma la minaccia contenuta nel messaggio fece tremare la regina come una bambina e il suo corpo profumato inizi a sudare.
Era calata la notte su Tebe dai mattoni rossi. La luna scintillava sul Nilo che si snodava come un serpente verde scuro dalle Terre Meridionali al Grande Mare. Le sentinelle sulla barca aspettavano, fissando le tenebre. Fu dato un ordine e la barca bassa e piatta lasci la banchina e scivol sull'acqua verso la Necropoli, la Citt dei Morti, a occidente di Tebe. Due ombre stavano a poppa e a prua, ognuna armata di una pertica. Muovevano la barca rapidamente in silenzio tra le canne. I loro compagni sulla barca erano vestiti di nero; sedevano intorno alla strega coi volti coperti come la gente del deserto. La strega aveva occhi ciechi, un volto da folle e capelli grigi spettinati. Terrore delle tenebre, teneva teneramente in grembo un vaso di terracotta sigillato e pieno di sangue umano, come una madre con il suo bambino. Gli assassini, gli Amemet, come la gente li chiamava paragonandoli ai Divoratori, le orribili creature che ingoiano le anime dei malvagi, ascoltavano i rumori della notte studiando il fiume. Udivano il ronzio degli insetti e il gracidare delle rane toro, attenti ai coccodrilli, che spesso sorprendevano gli incauti nelle acque basse e con un morso potevano staccare la testa a un uomo.
La barca si muoveva come una foglia sullo stagno e presto fu nel folto dei papiri sulla riva occidentale, dove si affollavano gli uccelli. Erano sovrastati dall'ombra rocciosa della Citt dei Morti: le case di fango, i luoghi di culto, le camere d'imbalsamazione, i funerei laboratori degli artigiani che preparavano i morti per il loro viaggio nell'oltretomba. La barca si addentr tra i papiri, cercando un approdo deserto. Finalmente la prora affond nel fango soffice e scuro. Il capo degli Amemet afferr il pugnale e scese sulla terra umida. Ud un rumore e si accucci fissando il sentiero. Pot cos scorgere delle altre figure che stavano lasciando la Necropoli, camminando furtive tra le canne verso la propria barca.
- Non siamo soli - sussurr sarcastico.
Le ombre scomparvero.
- Saccheggiatori di tombe - mormor schioccando le dita.
I suoi compagni trascinarono la strega sulla riva. Scivolarono in silenzio tra i cespugli come pantere in cerca di una preda e girarono intorno alla Citt dei Morti fino a un sentiero polveroso che s'inerpicava sulla collina. Ai loro piedi c'era la Valle dei Re, dove riposavano i Faraoni e le loro famiglie. Il capo si ferm; la luna era piena ma a tratti veniva oscurata dalle nubi. Not le torce delle guardie e la brezza della sera gli port gli ordini impartiti dai sottufficiali, ma tutto ci non lo preoccup. Il Faraone era assente e le guardie erano pigre. Del resto c'era sufficiente bottino nelle tombe dei grassi mercanti di Tebe che solo un pazzo avrebbe rischiato di profanare i sepolcri reali. Il capo degli Amemet aveva studiato bene il suo piano. La tomba di Tutmosi II non era ancora pronta, non conteneva tesori e non poteva interessare a un ladro. Il sepolcro era isolato, sulla strada reale della Valle. Le guardie erano soltanto degli arcieri e a quell'ora probabilmente si erano ubriacati con il vino e con la birra a basso costo che avevano preso di straforo al mercato.
Il capo degli assassini ordin ai compagni di muoversi, approfittando dell'asperit del terreno.
La vecchia strega protest: - Ho male ai piedi, a tutte le membra!
Il capo degli Amemet si volt e le si par di fronte.
- Sei ben pagata, mammina. Presto saremo di ritorno. Oltre il fiume ti aspettano tenere oche arrosto, vini pi dolci e sufficienti ricchezze da poterti pagare il pi bell'uomo di Tebe.
Gli uomini sghignazzavano. La strega protest in una lingua che non capirono, un suono aspro e freddo che gel loro il sangue nelle vene, riportando alla memoria degli assassini i suoi oscuri poteri. Non sapeva forse chiamare gli spiriti malvagi e inviare alle sue vittime l'angelo della morte con le ali spiegate come un grande falco? Il capo not il cambiamento nel loro atteggiamento e li incit a proseguire.
Giunsero ai piedi di una bassa collina sotto il portico d'ingresso della tomba non ancora finita di Tutmosi. Il capo scelse due compagni e si misero a strisciare sul ventre come serpenti. Raggiunsero la cima e si fermarono. C'erano solo tre guardie appoggiate al colonnato: avevano posato a terra in un mucchio le armi e gli elmi di bronzo e stavano parlando. Ai loro piedi erano sparsi i boccali di birra ormai vuoti. Il capo fece un gesto e tutti salirono in cima, lasciando in basso la strega. Fu aperto un sacco e vennero distribuiti gli archi di corno e le frecce.
Tre degli assassini avanzarono di soppiatto, una delle guardie li ud, prese una torcia e corse verso di loro. Fu la prima a morire, colpita alla gola da una freccia. I suoi due compagni balzarono in piedi e alla luce delle torce divennero un facile bersaglio. Di nuovo un sibilo di frecce: tutte due le guardie morirono scalciando e sputando sangue. Gli assassini corsero all'ingresso. Pur non avendo morale e non credendo alle chiacchiere dei sacerdoti, erano timorosi. Dopo tutto, quello era il luogo sacro dove avrebbe riposato in gloria il Faraone Tutmosi, quando fosse giunta la sua ora. E l il suo ka si sarebbe trasformato perch potesse raggiungere gli dei all'estremo orizzonte.
- Andiamo! - ordin il capo.
Si addentrarono negli oscuri corridoi e dietro un angolo s'imbatterono in un giovane e assonnato ufficiale. L'assassino affond il pugnale nel suo ventre, che non aveva alcuna protezione, poi prese dal mantello una mazza e gli fracass il cranio, facendo schizzare tutto intorno le sue cervella. Non trovando altre guardie, torn all'ingresso: - Portate la strega!
Poco dopo la donna della notte, con la sua spazzola e il suo vaso di sangue umano, imbratt l'entrata con le parole magiche che maledicevano il Faraone nella vita e nella morte. Il capo degli Amemet osservava i suoi abili movimenti, incuriosito da quegli strani segni. Era stupito che una donna cieca potesse essere cos esperta nel disegno, fino a sollecitare secondo i suoi desideri le maledizioni delle potenze delle tenebre.
In attesa che finisse, si chiese cosa in realt sarebbe successo. Spesso alla sua banda veniva commissionato un delitto, ma maledire la tomba del Faraone! Maledire il suo nome! Forse impedire persino il suo viaggio nell'estremo occidente! Per quale motivo? Cosa aveva suscitato tutto quell'odio? Il capo degli Amemet non conosceva la persona che li aveva assoldati. Era arrivato il solito messaggio e lui aveva accettato il compito secondo le regole.
Diede un'occhiata ai corpi nel portico, mentre la strega terminava il suo rito. Si era accoccolata sotto quegli strani simboli, aveva levato le braccia e si era messa a pregare in una lingua straniera. Il capo sapeva che i suoi uomini dicevano che la strega veniva dalla costa della Fenicia insieme ai suoi poteri e ai suoi amuleti. Dopo la preghiera, si alz traballando.
- Abbiamo finito - mormor.
- Hai detto giusto, mammina.
Le and dietro le spalle, l'afferr per i capelli, le tir indietro la testa e le tagli la gola.

1. Maat: la dea della Verit, rappresentata come una giovane donna con una piuma di struzzo nei capelli.

Tutmosi, il prediletto di Amon-Ra, l'incarnazione di Horus, il governatore delle Terre Nere, il re dell'Alto e del Basso Egitto, si appoggi al trono dorato e guard dalla cabina aperta della barca reale. Chiuse gli occhi e sorrise. Stava tornando a casa! Dopo la curva del fiume avrebbero visto Tebe in tutto il suo splendore. A oriente le mura e le colonne della citt, e a occidente le colline disseminate di tombe della Necropoli. Tutmosi allung i piedi nei sandali dorati, mentre la barca cambiava rotta, impennandosi leggermente. La polena con la testa di un falco solcava le acque del fiume mentre la vela si gonfiava, finch alla fine non fu completamente sommersa. Si udirono delle grida, poi la vela fu abbassata e la barca riprese velocit mentre i rematori a torso nudo si piegavano sui remi, agli ordini dei nocchieri che manovravano a poppa il grande timone. Il nostromo inton a bassa voce il peana in onore del Faraone:
Egli ha distrutto i nemici, egli  signore dei cieli
Si  lanciato sul nemico, grande  il suo nome!
Salute e longevit si aggiungano alla sua gloria!
Egli  il falco d'oro, il re dei re
Il prediletto degli dei!
Il canto fu ripreso dai soldati e dai marinai che manovravano a prua per evitare gli insidiosi banchi di sabbia. Il sole faceva scintillare gli spruzzi d'acqua prodotti dai remi.
Tutmosi, il volto impassibile sotto la corona azzurra di guerra, osservava i soldati a poppa: il visir Rahimere, il procuratore Sethos, il generale Omendap e il capo scriba Bayletos l'avevano gi preceduto in citt. Con lui era rimasto soltanto il capitano delle guardie dei Faraone Meneloto. Stava discutendo con gli ufficiali il duro compito che li attendeva a Tebe. Sul capo del Faraone i grandi flabelli di struzzo profumati creavano un venticello odoroso, che rinfrescava dal calore ardente del sole, i cui raggi riuscivano a oltrepassare il riparo del baldacchino intessuto d'argento. Tutmosi ascoltava il peana, ma non gli importava pi nulla delle sue glorie. Aveva visitato la Grande Piramide di Saqqara e aveva letto i segreti della stele sacra. Si era imbattuto per caso in un grande mistero. Ma non era forse stata la parola di Dio? Quei misteri non gli erano stati rivelati perch lui era l'eletto?
Il poeta reale accucciato alla sinistra del Faraone ripeteva gli elogi dei marinai:
Le tue caviglie sono d'oro, le tue mani di lapislazzuli
Bellissimo  il tuo volto, o Faraone
Possente  il tuo braccio
Sei giusto e nobile in pace e tenibile in guerra
Colui al quale erano indirizzate quelle frasi paludate sbatt le palpebre. Che gliene importava della loro adulazione? Che gliene importava dei tesori contenuti nelle navi reali che lo seguivano e lo precedevano quando percorreva il Nilo? Quelle ricchezze erano soltanto passeggere.
Il Faraone spost lo sguardo attraverso la foschia prodotta dal calore e vide su entrambe le rive gli stendardi colorati dei reggimenti di carri da guerra che lo scortavano nel suo sacro viaggio verso Tebe. La sua potenza era illusoria. Le armi, i valorosi reggimenti che portavano il nome degli dei, Ibis, Api, Horus e Anubi, non erano che polvere sotto il cielo. Tutmosi conosceva il segreto dei segreti. L'aveva scritto alla sua amata e nobile moglie Hatusu e al ritorno le avrebbe detto cosa aveva scoperto. Lei gli avrebbe creduto, come gli avrebbe creduto il suo amico, il gran sacerdote Sethos, il custode dei segreti del Faraone, "gli occhi e le orecchie del Faraone. Tutmosi sospir e depose le insegne, il flagello e il bastone.
Tocc il pettorale lucente che portava al collo e mosse le gambe, facendo tintinnare a ogni movimento il gonnellino d'oro.
- Ho sete!
Il coppiere, in fondo alla cabina di seta, lev la coppa d'avorio. Assaggi il vino dolce e lo pass al suo re. Tutmosi bevve e restitu la coppa. In quel momento la sentinella a prua grid e Tutmosi guard alla sua destra. Stavano superando la curva, Tebe era vicina! La barca si accost alla riva. Un ippopotamo tra le canne, spaventato dal rumore, si agit facendo sollevare stormi di oche sulle paludi coperte di papiri. I reggimenti di carri a oriente iniziavano a farsi pi vaghi e remoti. Si preparavano a muoversi per raggiungere le truppe schierate fuori le mura. Tutmosi sospir per la gioia, era di nuovo a casa! Hatusu lo aspettava, a Tebe avrebbe finalmente trovato riposo.
Sotto il portico del tempio di Amon-Ra un gruppo di giovani donne stava all'ombra delle alte colonne. Le pesanti parrucche nere ricce e lucenti cadevano loro sulle spalle e avevano il corpo coperto dal collo ai piedi, che calzavano sandali d'argento, da begli abiti pieghettati di lino semitrasparente. Le unghie delle dita dei piedi e delle mani erano vivacemente colorate con l'henn e le mani cariche di anelli reggevano il sistro, un manico di legno al quale era fissata una lamina metallica trapassata da asticciole mobili. Quando questi strumenti venivano scossi tutti insieme emettevano un suono spettrale. Ma in quel momento i sistri tacevano, in attesa di festeggiare il ritorno del dio.
Le giovani donne erano le sacerdotesse di Amon-Ra e stavano attorno alla regina Hatusu, anch'essa vestita in lino bianco. Sulla sua acconciatura dorata era sistemata la corona dell'avvoltoio, che spettava alle regine d'Egitto, e teneva nelle sue mani lo scettro e il bastone, simboli della sua carica. Le sacerdotesse ridacchiavano, ma Hatusu era impassibile come una statua; senza muovere gli occhi truccati col kohl, fissava il cortile illuminato dal sole dove file di sacerdoti vestiti di bianco e con il cranio rasato attendevano il ritorno di suo marito. Una brezza leggera rinfresc l'aria, muovendo gli stendardi e le bandiere appese ai massicci pilastri di pietra. Guardando oltre le teste dei sacerdoti, Hatusu scorse la gente ammassata nel secondo cortile, amministratori e funzionari schierati a seconda della carica sotto la guida di alti dignitari con il bastone, simbolo del loro rango. Al di l di questo cortile, la Via Sacra conduceva in citt. I cittadini si erano ammassati sulla Via delle Sfingi, tra le grandi statue di granito nero di fiere accovacciate con testa d'uomo e il corpo di leone.
La brezza port il debole squillo delle trombe. Hatusu vide lo scintillio delle armature delle truppe che marciavano lungo la Via Sacra. La guardia reale, i negri sudanesi e shardani, gli ausiliari stranieri dagli elmi cornuti. Tutmosi era tornato a casa! Hatusu avrebbe dovuto essere contenta, ma aveva paura. Aveva letto attentamente il messaggio e si chiedeva se l'anonimo scrittore avrebbe osato rivelare quei segreti a suo marito. Lev il capo, mentre il coro intonava il peana:
Egli ha levato il pugno
Ha fugato i nemici con la forza del suo braccio
Tutto il mondo gli  assoggettato
Calpesta i nemici come grappoli d'uva sotto i piedi
Gloriosa  la sua maest
Il canto fu soffocato dalle urla di trionfo. Il Faraone era comparso lungo la Via Sacra e presto sarebbe giunto al tempio. Nei cortili interni i dignitari e i sacerdoti smisero di parlottare e il silenzio si fece carico di tensione. Il Faraone tornava trionfante, Amon-Ra l'aveva coperto di gloria ma si avvicinava anche la resa dei conti. I libri sarebbero stati aperti, i conti verificati, i giudici e gli scribi chiamati alla presenza del re. Come sussurrava uno di loro, il gatto reale stava per ritornare nel suo cesto.
Hatusu sal l'ultimo gradino, mentre le sacerdotesse la seguivano facendosi aria. Tutti guardavano le grandi porte di bronzo che sbarravano i cortili interni del tempio, si levavano le grida: "Vita! Prosperit! Salute! ". Il potente squillo di una tromba impose il silenzio. Un araldo grid: Splendido  il nostro signore che torna vittorioso! ".
Le grandi porte di bronzo si aprirono ed entrarono i cavalieri: sacerdoti vestiti di bianco, ufficiali della guardia del re dagli alti copricapi piumati, con collane e bracciali d'oro scintillanti e le lance levate al cielo. Il corteo si ferm e Hatusu guard i membri del consiglio del re. Un altro squillo di tromba e il Faraone entr. Preceduto dagli alfieri, Tutmosi era trasportato su una portantina d'oro e argento sostenuta da dodici aristocratici. La portantina si ferm e a un altro squillo di tromba tutti si prostrarono. Hatusu si mosse con grazia mentre le sacerdotesse la precedevano gi dalla scalinata, scuotendo il sistro e intonando il canto di benvenuto. La portantina fu abbassata, i dignitari gli si affollarono intorno e Tutmosi fu aiutato a scendere. I sacerdoti lo attorniarono, nascondendolo alla vista mentre si riassettava gli abiti e si preparava a salire la scalinata. Hatusu s'inginocchi, le mani giunte, guardando l'ombra del marito che lentamente saliva le scale. Chiuse gli occhi. Se solo avesse provato veramente la gioia che doveva mostrare! Se solo avesse potuto dire a suo marito che l'Ahket, la piena del Nilo, era stata la pi fruttuosa degli ultimi anni, che le notizie delle relazioni dei governatori delle province erano ottime!
Quando apr gli occhi, l'ombra la sovrastava. Hatusu chin il capo, ma la mano del marito la prese gentilmente per il mento e lei lev lo sguardo. Tutmosi sorrise, ma sotto le pitture da cerimonia, il suo volto era pallido e cupo e il kohl attorno gli occhi non faceva che enfatizzarne la stanchezza. La regina fu colta da uno strano pensiero.
Suo marito, il prediletto degli dei, tornava vittorioso dalla guerra, ma sembrava che invece avesse attraversato il fiume della morte e non avesse trovato altro che polvere. Tutmosi chin il capo con gli occhi scintillanti di piacere. Disse a bassa voce: - Mi sei mancata, ti amo!
Apr le mani e mostr un fiore di loto d'oro tempestato di pietre preziose appeso a una catenella d'argento. Glielo mise al collo e l'aiut a rialzarsi. Il Faraone e la sua regina si voltarono con le braccia tese per ricevere le acclamazioni dei sudditi.
Tra gli squilli di tromba e il clangore dei cembali, si lev nell'aria un profumo di incenso, che addolciva l'atmosfera e purificava la folla. Il Faraone non poteva parlare, la sua bocca era sacra e le sue parole troppo preziose, doveva comunicare soltanto con gli dei. Un altro squillo di tromba. La guardia del re si affrett a creare un varco nella folla, per far passare i prigionieri di guerra di pi alto rango, dai capelli scuri e dalla pelle di rame, le mani legate sul capo e privati dell'armatura e di tutti gli ornamenti. Furono obbligati a inginocchiarsi ai piedi della scalinata. Hatusu chiuse gli occhi. Sapeva cosa sarebbe successo. Il Faraone fece un macabro cenno. I carnefici reali avanzarono. I prigionieri, legati e bendati, non poterono protestare mentre venivano sgozzati. I loro corpi insanguinati furono sparsi nel cortile al cospetto degli dei d'Egitto e al potere del Faraone.
-  finito - mormor Tutmosi.
Hatusu apr gli occhi ma non osava guardare in basso. Ora l'aria puzzava di morte e del sapore metallico del sangue. La regina sperava che il marito non indugiasse a entrare nel tempio per cospargere d'incenso la statua di Ra, e sospir di sollievo quando Tutmosi si volt tra il clamore assordante della folla, insieme varcarono il fresco colonnato, camminando sul pavimento di marmo oltre le file dei pilastri dipinti. La grande statua di Ra, li sovrastava in tutta la sua gloria. Il Faraone si ferm a guardare le fiammelle nel grande vaso di fronte alla statua. Un sacerdote avanz reggendo un vaso dorato. A capo chino, lo diede al Faraone insieme a un cucchiaio d'argento. Tutmosi era immobile. Hatusu lo guardava chiedendosi cosa stesse succedendo. Aveva riportato grandi successi nel nord e ora doveva ringraziare gli dei, come aveva fatto suo padre. Forse gi sapeva? Le voci erano arrivate anche al suo accampamento? Tutmosi sospir, fece un passo avanti e sparse l'incenso. Hatusu, avanzando alle sue spalle, si aspettava che s'inginocchiasse sui cuscini scarlatti con le nappe d'oro, ma egli non lo fece. Rimase a fissare il volto di granito scuro del dio.
Lev le braccia come per intonare una preghiera, ma poi le lasci cadere, come se fosse stanco.
- Mio signore, maest - mormor Hatusu - cosa succede?
Tutmosi si volt verso il cortile. Il clamore era cessato, per lasciare il posto ai mormorii di scontento e di irritata protesta. Un sacerdote arriv di corsa e si prostr ai piedi del Faraone.
Che succede?
- Un cattivo presagio, maest. Una colomba  scesa nel cortile. Era ferita ed  caduta dal cielo insozzando di sangue i tuoi dignitari.
La bocca di Tutmosi inizi a tremare, si pieg in una smorfia. Il Faraone port una mano alla gola, barcollando; il capo gli cadde all'indietro, perdendo la corona rossa e bianca.
Hatusu url e lo sorresse, cercando di calmare la spaventosa crisi convulsiva. Lo adagi delicatamente sul pavimento. Aveva il corpo rigido e gli occhi sbarrati. All'angolo delle labbra dipinte di carminio apparve della schiuma.
- Mio amato - mormor Hatusu.
Tutmosi si abbandon tra le sue braccia, poi tent di sollevare il capo e di aprire gli occhi: -  soltanto una maschera! - balbett.
Hatusu si chin per sentire meglio ma Tutmosi, il prediletto di Ra, diede un ultimo tremito e mor.
Nel mese di Mechir, nella stagione della semina, dopo il periodo di lutto per l'improvvisa morte del Faraone, Amerotke, il principale giudice di Tebe, si sedette per emettere una sentenza nella Sala delle Due Verit del tempio di Maat, signora della parola divina, Colei che ha il patrocinio della verit. Amerotke sedeva su una bassa poltrona imbottita, di legno d'acacia. I geroglifici ricamati sul cuscino celebravano le glorie della dea Maat. Sulle pareti vi erano le raffigurazioni dei quarantadue demoni, strane creature con teste di serpente, di falco, avvoltoio e ariete. Ciascuna reggeva un coltello. L'appellativo con cui venivano chiamate era scritto in ocra brillante: "mangiatore di ombre, occhi di fiamma, "respiro di fuoco, zanna bianca, gamba fiammeggiante, "maciullatore di ossa e "capo storto. Le creature vivevano nel palazzo degli dei e divoravano le anime malvagie dopo che erano state pesate sulla bilancia della giustizia divina. Davanti ad Amerotke vi erano le tavole di legno di cedro con le leggi d'Egitto e i decreti del Faraone. Dietro di lui torreggiavano le grandi statue di granito scuro di Osiride con la bilancia della vita e della morte eterna e di Horus, il sempre-guardingo.
Le colonne erano dipinte a colori vivaci e su un lato si intravedevano i giardini di Maat: freschi prati verdi e alberi ombrosi sotto i quali pascolavano le greggi della dea, mentre uccelli variopinti svolazzavano intorno alle fontane ornamentali. Amerotke sedeva con le gambe incrociate, studiando le pergamene disposte sul pavimento. La corte aspettava in silenzio. Da un lato erano accovacciati gli scribi, con i loro abiti bianchi e le teste rasate chine sulle piccole scrivanie, sulle quali vi erano gli strumenti di scrittura: vasetti d'acqua, contenitori d'inchiostro rosso e nero, stili, pennelli, canne cave acuminate, pietra pomice, vasetti di colla e coltellini affilati per tagliare il papiro.
Lo scriba pi giovane, Prenhoe, rivolgeva al giudice sguardi carichi d'attesa. Amerotke era suo parente e lui lo ammirava e lo invidiava. All'et di trentacinque anni Amerotke era diventato il principale giudice della Sala delle Due Verit. Uomo astuto e cortigiano nato, era noto per il suo senso di giustizia e per la sua integrit, e sembrava pi giovane della sua et. Aveva il capo rasato, eccetto che per un'unica treccia di capelli neri lucenti con fili rossi e d'oro che gli pendeva sull'orecchio destro. Aveva un corpo atletico e sottile ed era elegante nel suo abito bianco con il bordo rosso. Prenhoe era a disagio. Avrebbe voluto togliersi gli abiti e fare un bagno nella fontana sacra per lavar via il sudore. Per fortuna il processo era giunto al termine. Amerotke l'aveva avvertito che era una cattiva giornata, nella quale avrebbe dovuto pronunciare pi volte la sentenza capitale.
Amerotke si spost sulla sedia. Il pettorale dorato di Maat che aveva appeso al collo con una catena d'oro scintill. Giocherell con l'ornamento e guard furioso l'imputato legato in ginocchio di fronte a lui. Guard a destra. Una donna e un uomo di mezza et si tenevano per mano col volto rigato di lacrime. Pi in l, tra due colonne, erano ammassati i testimoni. Amerotke sospir e parve scrutare i capitelli rossi a forma di fiore di loto. Tutto era pronto. In fondo alla sala, dietro alla Porta della Verit, le guardie aspettavano, armate di mazza e scudo, con gli elmi di bronzo e i gonnellini di cuoio. Con loro c'era il capitano delle guardie del tempio, un uomo tarchiato e semicalvo, lontano cugino del giudice.
- C' ancora qualcosa da dire? - chiese il giudice sollevando una mano.
- Niente, mio signore - rispose il capo scriba, chinandosi sullo scrittoio. - Abbiamo pronunziato il giuramento e udito tutti i testimoni.
Amerotke osserv gli scribi: - C' qualcuno di voi che al cospetto della dea Maat pu presentare obiezione a una sentenza di morte?
Gli scribi rimasero in silenzio, scuotendo la testa, Prenhoe con particolare foga. Amerotke lo not e sorrise debolmente. Quindi impose le mani sulle scatole di legno d'acacia e di sicomoro venato d'argento che contenevano le reliquie di Maat e che stavano ai lati del giudice. Prenhoe sospir. Stava per pronunciare la sentenza.
- Bathret! - Amerotke si sporse per guardare negli occhi l'imputato. - Solleva il capo. Pronuncer ora la sentenza al cospetto degli dei d'Egitto. Il signore Thoth e la signora Maat mi siano testimoni. Sei un uomo malvagio, Bathret! Hai fatto una cosa abominevole, il cui olezzo ha infettato le narici degli dei. Tu lavoravi nella Necropoli, la Citt dei Morti, dove preparavi i corpi per la sepoltura e partecipavi ai rituali purificatori perch il ka potesse giungere di fronte al divino tribunale, un compito di grande fiducia. Tu hai abusato di questa fiducia. - Amerotke indic l'uomo e la donna che stavano piangendo rumorosamente alla sua destra. - La loro unica figlia mor di febbre e loro ti affidarono il suo corpo. Tu ne hai abusato per i tuoi piaceri. Alcuni membri della tua corporazione ti hanno sorpreso a compiere atti vili e blasfemi col corpo della giovane donna. Soltanto consegnandoti alla giustizia del Faraone hanno potuto evitare i rigori della legge. - Amerotke guard cupamente la folla degli imbalsamatori, poi batt le mani e gli anelli che portava alle dita scintillarono sinistramente. - Questa  la mia sentenza. Che tu sia trasportato nelle Terre Rosse a sud della citt, accompagnato solamente dalle guardie di Maat. Esse scaveranno una tomba e poi ti seppelliranno vivo. - Amerotke batt nuovamente le mani. - Registrate la sentenza e che sia eseguita immediatamente!
Il prigioniero si divincol e si mise a insultare Amerotke mentre le guardie lo trascinavano fuori dalla sala. Il giudice conged gli imbalsamatori e i parenti in lacrime. Gli uomini erano terrorizzati dal giudice e dalla sua terribile sentenza, e si inginocchiarono ai suoi piedi, levando le braccia. Il capo della corporazione, dal cranio rasato, lo implor con le guance carnose tremanti: - Perdono, mio signore! Abbi piet!
- Era uno di voi - dichiar impassibile Amerotke. - Anche voi dovete pagare.
- Pagheremo, mio signore, oro e argento finemente lavorato e con il marchio del saggiatore scritto a chiare lettere.
Amerotke lo guard con durezza e i suoi grandi occhi scuri sembravano leggergli nell'anima: - Dobbiamo pagare di pi? - piagnucol il capo imbalsamatore cercando di blandirlo.
Amerotke continuava a guardarlo con la mano sul pettorale.
- Cos'altro dobbiamo fare? - chiese un altro imbalsamatore.
Amerotke distolse lo sguardo.
- C' ancora molto da fare - si affrett a intervenire il capo imbalsamatore, che aveva letto il disgusto negli occhi del giudice. - Costruiremo una tomba con gallerie, stanze di culto, camere mortuarie e magazzini per quella famiglia che ha gi molto sofferto.
Amerotke guard i parenti della vittima, mentre tra gli imbalsamatori si lev un mormorio di dissenso.
- C' qualche obiezione? Volete raggiungere il vostro compagno nelle Terre Rosse?
- No, mio signore - dichiar con franchezza un imbalsamatore, e il suo sguardo era sincero. - Quello che ha fatto  stato abominevole, e non chiedo compassione per noi, ma per lui. Essere imprigionato nella terra calda, con la sabbia che ti riempie gli occhi e la bocca! Morire di una morte orribile e con solo le iene che intonino un inno alla tua anima, che verr cos dispersa nel deserto!
- Chiedi piet per lui?
- S, mio signore, mi umilio nella polvere al tuo cospetto, ma quell'uomo era mio cugino.
Amerotke guard i parenti della vittima: - Niente pu cancellare l'insulto recato a vostra figlia. Ma accettate il compenso offerto?
I parenti annuirono e l'uomo cinse le spalle della moglie.
- Accettate una sentenza pi mite?
- Per l'anima di nostra figlia, la pena di morte sar sufficiente.
- Che sia registrato - disse Amerotke, chiamando uno dei messi che si trovava accanto agli scribi. - Avverti le guardie che la corte ha deciso che quel miscredente potr ingerire del veleno prima di essere sepolto.
Il messo corse fuori. Amerotke si alz in piedi a indicare che la seduta era finita.
- Questo  il giudizio della corte.
Gli imbalsamatori arretrarono a capo chino, felici di non essere stati puniti. Amerotke strinse le mani dei genitori, dicendo loro che dovevano avvertirlo subito se non avessero ricevuto il compenso. Poi si trasfer nella piccola anticamera dove cera la sua stanza privata dedicata al culto della dea Maat. S'inginocchi davanti all'altare, sparse dell'incenso sulla fiammella e si raccolse in preghiera. Era felice che tutto fosse finito, che l'imbalsamatore fosse l'unico colpevole e che giustizia fosse stata fatta. Il caso aveva scandalizzato Tebe, recando gran danno alla corporazione degli imbalsamatori, ma la sentenza aveva messo le cose a posto. Chiuse gli occhi e preg la dea d'infondergli la saggezza. Altre questioni lo attendevano. Ud dei passi dietro le spalle.
- Mio signore, dobbiamo andare!
Amerotke sospir e si alz in piedi. Il capitano delle guardie del tempio era sulla soglia, una mano reggeva il bastone del comando e l'altra impugnava l'elsa della spada. Amerotke soffoc un sorriso. Con qualunque tempo Asural indossava sempre la sua armatura di bronzo, il gonnellino di cuoio e l'elmo piumato. Sebbene fosse pignolo e amasse un po' troppo discutere, era un uomo che non si lasciava comprare o corrompere.
-  giunta l'ora - sorrise Asural e le pieghe di grasso gli nascosero quasi completamente gli occhi. -  stata stupenda la tua sentenza, insegner a quelle canaglie al di l del fiume una lezione che non dimenticheranno mai.
Lasci passare il giudice poi lo prese per un braccio. Amerotke sorrise. Asural amava mostrare a tutti di essere legato da grande amicizia con il principale magistrato della citt.
- Vorrei capirci qualcosa di quell'altro caso - borbott Asural.
- Ci sono stati altri furti?
Il capitano delle guardie del tempio annu: - Sono cos astuti, cos abili! Le tombe sono sempre sigillate, ma quando vengono aperte per un nuovo funerale manca sempre qualcosa. Dicono che sono i demoni, perch come pu un essere in carne e ossa passare attraverso degli spessi muri di fango?
- E cosa si prendono questi demoni?
- Collane, statuette, anelli, piccoli scrigni, anfore e vasi.
- Ma niente di grosso?
Il capitano delle guardie del tempio scosse il capo.
- Cos i nostri demoni vogliono solo oggetti piccoli e preziosi, niente di grosso e ingombrante?
Asural studi il volto di Amerotke per cogliervi una qualche traccia d'ironia.
- Non penso che siano demoni - osserv il giudice. - Dev'essere un ladro molto astuto. Prenhoe!
Lo scriba, che stava chiacchierando con i suoi colleghi ora che il caso era stato giudicato, corse dal cugino, cercando di nascondere la macchia d'inchiostro sull'abito.
- S, Amerotke. Voglio dire, mio signore.
- Scopri come si chiama l'imbalsamatore che  intervenuto in favore dell'imputato, credo che possa esserci d'aiuto. Per scoprire il mistero dovremo conoscere esattamente il contenuto di ogni tomba e avremo bisogno dell'aiuto di qualcuno che lavori nella Necropoli.
- S, mio signore, e l'altro caso? - Lo sguardo di Prenhoe era carico di aspettativa.
- Tutto  pronto, ma vorrei non dover giudicare in questa occasione.
Guard la statua di Maat. Tre mesi prima Tutmosi II era tornato da una campagna vittoriosa per morire all'improvviso davanti alla statua di Ra, e la sua morte aveva costernato cittadini e cortigiani. Voci maliziose serpeggiavano tra la folla. Suo figlio, che portava lo stesso nome aveva solo sette anni e la regina non sapeva governare. Si diceva che il reggente sarebbe stato il gran visir Rahimere. Naturalmente occorreva investigare sulla morte improvvisa di Tutmosi. L'archiatra aveva notato sul tallone del re il segno del morso di una vipera. Tutti ricordavano che sulla portantina il Faraone era apparso debole e fragile. L'unica volta in cui il suo sacro piede aveva toccato il terreno era stato quando era sceso dal trono a bordo della barca reale, e una vipera era stata trovata sotto il palco regio. Non si pensava che si trattasse di assassinio, ma il capitano delle guardie del Faraone Meneloto era stato accusato di negligenza e Amerotke avrebbe dovuto giudicarlo nella Sala delle Due Verit.
- Che ora ? - chiese il giudice interrompendo i suoi pensieri.
Prenhoe guard l'orologio ad acqua sopra una piccola vasca ornamentale dall'altra parte della stanza.
- L'undicesima ora, signore. Bisogna aspettare ancora tre ore.
- C' anche quell'altra questione - insistette il capitano delle guardie del Faraone.
I mormorii degli scribi aumentarono. Amerotke si volt e vide comparire due figure grottesche. Portavano gonnellini rossi e dorati e sul torso nudo due cinture nere incrociate coperte di borchie. Avevano i volti nascosti sotto la maschera di sciacallo di Anubi e tenevano nelle mani un bastone dalla punta d'argento, il simbolo della loro carica. I due assistenti del carnefice s'inchinarono. Amerotke tocc il pettorale di Maat pregando la dea d'infondergli coraggio.
- Tutto  pronto - disse una voce cavernosa da sotto la maschera.
- La condanna deve essere eseguita - gli fece eco l'altro assistente.
- Lo so, lo so. E io devo assistervi. - Fece un gesto con le mani. - E sia!

2. Horus, figlio di Iside e di Osiride, rappresentato come un falco o con corpo umano e testa di falco.

Preceduto dagli assistenti del carnefice e accompagnato da Prenhoe e Asural, Amerotke usc dal tempio, attravers un cortiletto e and nella Casa delle Tenebre, il labirinto di celle e segrete sotto il tempio di Maat. Scese le scale, lev un braccio e lasci che il servo muto gli lavasse le mani con l'acqua sacra. Il giudice volt il pettorale come se volesse nascondere agli occhi della dea quello che sarebbe successo.
Presero per un lungo corridoio. Le nere pietre di ossidiana brillavano alla luce delle lampade a olio poste nelle nicchie sulle pareti. Amerotke si sentiva sempre rabbrividire quando entrava in quell'anticamera della morte. Di solito la condanna prevedeva che il prigioniero potesse ingerire il veleno a casa propria o nel tribunale stesso, ma questo caso era diverso.
Il condannato aveva ucciso sua moglie e l'amante di lei, poi aveva rovesciato una lampada a olio, trasformando la ricca casa di un ufficiale dell'esercito in un rogo che aveva distrutto gli edifici vicini e i quartieri degli schiavi. A parte le vittime dell'omicidio, tra le rovine erano stati trovati sette corpi carbonizzati, Amerotke doveva tenerlo presente. Se il corpo veniva distrutto non si poteva fare il funerale e il ka non avrebbe avuto il privilegio della vita eterna. Al delitto si era cos aggiunto un blasfemo sacrilegio.
I due assistenti si fermarono ai lati della pesante porta di legno libanese rinforzato da placche di rame. La stanza era buia come la notte, con poche torce fissate alle nicchie nel muro. In un angolo stavano due mercenari shardani con le spade sguainate. Dall'altra parte della stanza, un uomo era coricato su un lettino di canne. Il suo corpo seminudo brillava alla luce delle torce. Portava soltanto un perizoma sporco e dei sandali di papiro. Accanto al letto stava il carnefice, con un gonnellino nero pieghettato e orlato d'oro. Anche il suo volto era nascosto dalla maschera dello sciacallo di cuoio e dipinto di nero. Gli occhi, il naso e la bocca erano dorati.
- Sono qui - disse Amerotke.
La maschera del boia rendeva la voce ancora pi cavernosa e terrificante: - Tu sei Amerotke, il giudice della Sala delle Due Verit. - Il boia indic la bipenne rituale. - Sei qui per assistere all'esecuzione della sentenza. Stiamo solo aspettando il divino padre, il gran sacerdote Sethos.
Amerotke si inchin. Conosceva il rituale. Sethos era il gran sacerdote di Amon, il procuratore del re, "gli occhi e le orecchie del Faraone. Era suo dovere sostenere l'accusa e assicurarsi che fosse fatta giustizia. Amerotke si era spesso scontrato con lui, ma questo non aveva impedito che tra i due nascesse una profonda amicizia.
Come Amerotke, Sethos era un sacerdote e un giudice, un figlio della Casa Divina, educato alla corte di Tutmosi I, quel venerabile e astuto Faraone che aveva ricacciato oltre i confini i nemici dell'Egitto prima di iniziare il suo viaggio verso l'estremo orizzonte.
Amerotke non voleva guardare il prigioniero. Se avesse notato il suo sguardo compassionevole, si sarebbe inginocchiato e avrebbe implorato la grazia. Ma la condanna era passata in giudicato e l'unica persona che potesse graziarlo era il Faraone, che aveva solo sette anni. La gente diceva che in quel momento non c'era nessun Faraone. La morte improvvisa di Tutmosi II aveva portato il caos nella Casa Divina e a Tebe giravano chiacchiere e voci di ogni genere.
Amerotke ud dei passi nel corridoio e si volt di lato. Sethos si stava avvicinando. Aveva il cranio rasato e unto d'olio e portava una tunica pieghettata di lino bianco e sandali di foglia di palma orlati d'oro. La luce faceva brillare la sua collana di smeraldi e ametiste purpuree. Sulle spalle era drappeggiata l'ampia pelle di leopardo con lo strascico del gran sacerdote. L'orecchino d'argento che portava al lobo di un orecchio scintillava a ogni suo movimento.
Il carnefice fece il saluto rituale. Sethos s'inchin e rispose con la sua voce grave: - Sono venuto nella Casa delle Tenebre per vedere che la sentenza del Faraone, re delle Due Terre, occhio di Horus, prediletto di Amon-Ra e benedetto da Osiride, sia eseguita.
Sorrise amichevolmente ad Amerotke. Il giudice strinse le labbra perch sapeva che nessuno dei due amava quelle incombenze.
- Che la sentenza sia eseguita - prosegu Sethos - in presenza dei testimoni.
Il boia prese l'ascia e batt sulla spalla del prigioniero.
- Hai qualcosa da dire?
- S - il prigioniero si alz in piedi.
Solo allora Amerotke vide le catene ai polsi e alle caviglie. Il giudice avanz, seguito dai carnefici mascherati, mentre i mercenari nell'angolo si preparavano a calmare le reazioni del condannato. Il volto ossuto del prigioniero si apr in una specie di sorriso, inchinandosi ad Amerotke: - Non voglio recarvi offesa, mio signore, dispensatore di giustizia. - I suoi occhi fissavano quelli del giudice. - Avete rivisto il caso?
- Tutto ci che  emerso nel corso del tuo processo. Hai affermato di esserti unito al tuo reggimento nel deserto a nord di Tebe. Hai detto di aver voluto fare il viaggio approfittando della frescura della sera, come ha anche giurato il tuo auriga. - Amerotke si tocc gli anelli col simbolo di Maat. - Ma chiunque  entrato nella tua casa in piena notte sapeva dove andare, anche se i vicini dicono che l'edificio era immerso nelle tenebre. Solo tu potevi conoscere cos bene la tua casa, e solo qualcuno che sapesse che cera olio nella cantina e papiro essiccato nel magazzino poteva provocare un simile disastro.
- Il tuo auriga ha mentito - aggiunse Sethos - ed  ora imprigionato nelle Terre Rosse, dove rimarr per il resto della sua vita e capir che non si deve mentire, anche se la sua lealt  apprezzabile.
- Tu sei colpevole - continu il giudice. - Perch mentire agli dei? La tua anima verr presto pesata sulla bilancia e sull'altro piatto ci sar la piuma della verit di Maat.
- Ho ucciso mia moglie ma l'amavo - sospir il condannato. - Pi della mia stessa vita. Come potete comprendere cosa significa sentire le sue labbra dire che ti ama e guardarla negli occhi e scoprire che sta mentendo?
- Bisogna eseguire la sentenza - grugn il boia.
- Allora datemi la coppa.
Il boia gli diede la coppa di pietra verde orlata d'oro.
- Cosa devo fare?
- Nulla - rispose il boia. - Soltanto bere!
- E poi? - Il condannato era sempre pi nervoso.
- Quando avrai bevuto tutto il vino, cammina finch non ti cederanno le gambe e poi coricati sul letto.
Il condannato prese la coppa senza alcuna emozione, continuando a guardare il giudice. Fece un brindisi silenzioso e bevve il vino avvelenato tutto d'un fiato.
Amerotke rabbrivid. Era sempre cos. Molti condannati bevevano il veleno come in trance, rassegnati a finire nelle tenebre. Sperava che il boia avesse fatto bene il suo lavoro e che il veleno fosse abbondante in modo che l'agonia non si prolungasse. Amerotke guard a terra. Si diceva che i condannati in punto di morte potessero vedere le verit nascoste. Aveva forse letto qualcosa nei suoi occhi? Sapeva forse che il giudice che l'aveva condannato era torturato dal sospetto che la sua bella moglie lo tradisse con un altro uomo? E che quello stesso giorno Amerotke avrebbe dovuto giudicare il suo presunto amante Meneloto, il capitano accusato di criminale negligenza nei confronti del suo Faraone? Sethos si schiar la voce e interruppe i suoi pensieri. Gli occhi e le orecchie del Faraone si mosse per allentare la tensione. Il prigioniero camminava su e gi e il tintinnio delle catene sembrava la raganella di un sacerdote che lo conduceva verso le tenebre.
- Mi sento stanco - ansim l'uomo coricandosi sul letto. - Non mi reggo in piedi!
Il carnefice gli tolse i sandali e premette le dita dei piedi, poi fece lo stesso con le gambe e le cosce.
- Ho freddo - sussurr il condannato. - L'acqua della morte attraversa il mio corpo. Assicuratevi che i miei debiti vengano pagati.
- Sar fatto - rispose Amerotke.
La corte doveva sequestrare le propriet del condannato e pagare tutti i debiti prima di consegnarle alla Casa d'Argento, il tesoro del Faraone.
L'uomo fu preso dalle convulsioni e il suo corpo s'inarc e s'irrigid. Il boia gli premette il collo.
- Se n' andato.
Amerotke sospir.
- La giustizia del Faraone  stata fatta - dichiar Sethos.
Il procuratore s'inchin e lui e Amerotke lasciarono la Casa della Morte e attraversarono i corridoi fino al punto in cui Asural e Prenhoe li stavano aspettando. Solo quando furono di nuovo nel cortile Sethos strinse il polso di Amerotke.
- Come sta la tua signora Norfret?
- Sta bene.
- Le sue trecce sono nere come la notte - disse Sethos citando un poema. - Nere le sue ciocche come grappoli d'uva.
-  bella come non mai - rise Amerotke, sperando che il suo astuto collega non cogliesse il suo turbamento.
- Non eravate amici di Meneloto?
- Come sempre, mio signore Sethos, tu vieni subito al punto. Una volta Meneloto fu mio ospite e ora toccher a me giudicarlo.
- Hai letto le prove che ti ho mandato?
Sethos si rinfresc col ventaglio mentre i suoi occhi scrutavano con attenzione Amerotke.
Sapeva tutto? "Gli occhi e le orecchie del Faraone conosceva persino i segreti delle alcove e i turbamenti del cuore?
Sethos guard verso Asural e Prenhoe, quindi accompagn dolcemente Amerotke accanto alla piccola fontana perch il suo rumore nascondesse le loro parole.
- Sono persone fidate - disse Amerotke.
- Ne sono certo. Non ti turba dover giudicare Meneloto? Hai forse qualche obiezione? In fondo doveva starci pi attento.
- Oggi pomeriggio verificheremo le prove, ascolteremo tutti i testimoni e poi decider, mio signore Sethos.
Il procuratore rise e fece un parodistico inchino a mani giunte in segno d'obbedienza.
- Me lo sono meritato. I miei rispetti alla signora Norfret.
Sethos se ne and, intonando un inno ad Amon. Un uomo astuto, una vera volpe. Sethos era stato un grande amico del Faraone, uno dei gran sacerdoti di Amon, ex guida spirituale della regina madre. Amerotke pens che volesse vendicarsi dell'uomo che era stato cos incauto da provocare la morte del suo amico. Sethos, membro della Casa dei Segreti, aveva usato tutta la sua astuzia perch le accuse contro Meneloto fossero inoppugnabili. Ma era proprio cos? Amerotke guard l'acqua scintillante. Aveva sentito dire che il procuratore era piuttosto riluttante, ma che qualcuno a palazzo aveva insistito.
- Tutto bene, mio signore? - chiesero Asural e Prenhoe che si erano avvicinati.
- La morte non rappresenta mai un bene. Ma la sentenza  stata eseguita e la sua anima  ora di fronte al giudizio divino. Possa l'occhio acuto di Horus scorgere la verit quando la sua anima verr pesata sulla bilancia.
- E adesso? - chiese Asural.
Amerotke gli diede uno scherzoso colpo allo stomaco.
- La corte non torner a riunirsi per altre due ore. Il mio capitano delle guardie ha fame e sete e dovrebbe andare dal barbiere. - Gli diede una pacca sul capo. - Non ho mai visto dei capelli crescere cos in fretta.
-  il caldo - bofonchi Asural. - Ma sar bello sedersi sotto un sicomoro e dividere con un amico una pinta di birra.
Il capitano delle guardie del tempio rivolse lo sguardo a Prenhoe.
- E anche guardare le ragazze che passano - scherz Amerotke. - Prenhoe, sei sicuro che le relazioni e le prove per il prossimo caso sono pronte?
Lo scriba annu.
- Allora sei libero.
Guard i compagni che si allontanavano e fiss il cielo azzurro. Gli sarebbe piaciuto andare con loro, perdersi tra le cose di ogni giorno nella piazza del mercato. Ma si sentiva sporco, impuro. Torn a girare il pettorale. Da qualche parte nel tempio lo squillo di una tromba invit la gente al culto. Amerotke guard la bella incisione della dea Maat sul pettorale, ammirando le sue trecce fluenti, gli occhi a mandorla, le mani graziosamente giunte in preghiera, le splendide forme sotto le vesti diafane. Sospir. L'immagine della dea gli ricordava sempre sua moglie e questo lo metteva a disagio.
Amerotke guard l'affresco sulla parete del tempio di un nano grottesco dalla faccia feroce, un ritratto del dio Bes, dipinto nel cortile per scacciare serpenti e scorpioni. Amerotke si tocc le labbra in segno di gratitudine: - Ti ringrazio di avermelo ricordato.
Aveva sempre voluto osservare di nascosto cosa faceva il suo paggio, il nano Shufoy, mentre lo aspettava davanti al tempio. Amerotke era felice di avere qualcosa da fare. Attravers i cortili deserti e un ponticello ornamentale sopra il canale che portava l'acqua del Nilo al tempio. Poi segu le mura dell'edificio all'ombra delle acacie e dei sicomori. Usc da una porta laterale e prese per un sentiero che odorava di verdure e di cucina. Arriv cos nel grande spazio aperto davanti ai giganteschi pilastri del tempio. Lo spiazzo era affollatissimo: gente del deserto, Libici, visitatori dalla prima cateratta, contadini dei villaggi, mercenari e cittadini. Venivano tutti a comprare nei mercati vicini o passavano il grande porticato dipinto per fare sacrifici nel tempio.
Amerotke sper di non essere riconosciuto mentre attraversava la grande piazza. Le palme e le acacie lo riparavano dal calore del sole di mezzogiorno. Barbieri e venditori di frutta e animelle pagavano a caro prezzo i posti migliori al tesoro del tempio.
Amerotke pens che dove cera cibo doveva esserci sicuramente Shufoy.
In effetti, quasi in mezzo alla piazza, all'ombra di un'acacia, il nano stava sotto il suo parasole piantato nel terreno. Shufoy era indaffarato. Sul tappetino davanti a lui cera un mucchio di amuleti turchesi.
- Venite a comprare - gridava Shufoy con la sua voce di tromba. - Venite, pellegrini che intendete fare un sacrificio alla dea della verit! Per poche libbre di rame avrete un amuleto di Maat, consacrato dal mio maestro, l'augusto signore Amerotke, giudice della Sala delle Due Verit!
Amerotke si tenne a distanza. Quando Shufoy si gir, vide il suo volto terribilmente sfigurato, col naso mozzo. Shufoy era un rinoceronte, un condannato a cui era stato tagliato il naso. Di solito si riunivano in un villaggio a sud di Tebe, ma Shufoy era stato vittima di un tremendo errore giudiziario e Amerotke aveva accolto il suo appello. Il Faraone l'aveva perdonato ma doveva essere fatta giustizia nei suoi confronti. Shufoy era stato un cuoiaio di Menonia e Amerotke se l'era preso come paggio. Gli portava il parasole, ma non sapeva che il nano si era fatto una propria clientela sfruttando il suo nome.
Amerotke sorrise e se ne and. Almeno adesso sapeva da dove veniva la ricchezza di Shufoy. Non era un gran male ma si chiedeva dove avesse comprato gli amuleti.
Amerotke si un ai pellegrini che sciamavano verso il colonnato. Su ogni lato vi erano grandi dipinti della dea Maat.
- Lode al tuo nome - sussurr il giudice.
Nel ritratto sulla sinistra Maat indossava un abito di lino pieghettato e sedeva sui calcagni con le braccia incrociate. Sul capo aveva due grandi penne di struzzo, simboli di verit e di integrit. A destra vi era una scena tratta dal Libro dei Morti: Thoth e Horus pesavano l'anima di un defunto. Su un piatto cera il cuore del morto, sull'altro la verit. Maat osservava quale dei due sarebbe prevalso. Se era la verit, il defunto sarebbe stato ammesso nella Casa Divina con soddisfazione degli dei, i Divoratori, avrebbero dilaniato l'anima malvagia.
Il tempio di Maat era uno dei santuari preferiti di Tebe e risuonava di voci che si esprimevano in lingue e dialetti differenti. Nobildonne accompagnate dai mariti, mercanti o dignitari in vesti bianche e sandali d'oro, e con indosso gonne ricamate e pieghettate e splendide parrucche ornamentali si mischiavano a contadini del Delta, artigiani e operai. Nell'aria gli unguenti dei ricchi, incenso e mirra, si univano con gli odori di cucina delle vesti disadorne degli artigiani o col profumo di terra dei corpi dei contadini. Per combattere il calore vi era una grande quantit di parasoli, ventagli e piume profumate. Amerotke segu a capo chino i pellegrini. Non voleva che i suoi scribi lo riconoscessero.
Segu il dromos, la via dei pellegrini che conduceva all'ingresso principale, fiancheggiato dalle sfingi, creature dal corpo di leone e dalla testa d'uomo, di toro o di montone. Amerotke super l'ingresso, dove erano seduti gli scribi, in modo che il grembo si trasformasse in una scrivania improvvisata. Tenevano pronta la penna e il papiro in attesa di clienti, perch i poveri dettavano loro le petizioni da presentare ai sacerdoti.
Il tempio non era solo un luogo di culto. Oltre alla sala principale c'erano delle aule secondarie dove i giudici minori si occupavano delle cause di scarsa importanza. Al loro esterno era nata una furiosa lite tra due vicine. Una diceva che mentre era andata a nuotare nel Nilo l'altra le aveva messo tra gli abiti un coccodrillo di cera per farle il malocchio e attirare le terribili bestie delle canne. La sua nemica, la moglie grassa di un pescivendolo, giurava a gran voce sulla dea della verit che non sapeva nemmeno come fare un coccodrillo di cera e che comunque occorreva una legione di coccodrilli per sbranare una donna malvagia come la sua vicina. Accanto a loro uno scriba registrava le rimostranze di un lavoratore del rame, anch'esse espresse a gran voce. Aveva dato degli anelli di bronzo a un medico perch guarisse sua figlia dal mal di denti e aveva subito seguito le sue prescrizioni: aveva bollito un topo e messo le sue ossa in un sacchetto di cuoio che aveva appoggiato alla guancia della bambina: il mal di denti non era passato ma in compenso la bambina girandosi nel letto si era ferita con le ossa acuminate.
Amerotke amava sentir discutere i casi, valutare le prove, emettere una sentenza anche se di scarsa importanza. Gli piaceva che la giustizia di Maat trionfasse. Si guard le mani. Sar stato un effetto della luce che attraversava le colonne dipinte a colori brillanti, ma le sue dita gli sembravano tinte di rosso. Ricord l'esecuzione cui aveva assistito. Si affrett attraverso la sala ipostila dalle colonne dorate coi capitelli a forma di fior di loto. Quel posto l'aveva sempre deliziato, con il soffitto simile a un cielo stellato e il pavimento che gli dava la sensazione di camminare sull'acqua. Da una porta laterale si diresse verso l'accademia della Vita dove studiavano i medici, gli astrologi e gli archivisti. Attravers il giardino ombroso e raggiunse la fontana divina di fronte al piccolo edificio rosso, il santuario della dea dedicato ai giudici e alle sacerdotesse del tempio.
Sulla porta era dipinto Ra nella sua barca dorata che solca i cieli.
Amerotke aspett che si avvicinasse un sacerdote: - Mio signore?
- Voglio purificarmi.
- Hai peccato?
- Tutti gli uomini peccano - fu la risposta rituale del giudice - ma io voglio immergermi nella verit e purificare la mia bocca e il mio cuore.
Il sacerdote lo port alla fontana sacra, benedetta dagli ibis che vi bevevano.
- La dea aspetta - mormor.
Amerotke si tolse le vesti, gli anelli e il pettorale e li diede al sacerdote, che li depose su una panchina di basalto. Amerotke sal alla fonte, piastrellata di verde. L'acqua sgorgava da una sorgente, scintillando alla luce del sole. Sospir e chiuse gli occhi. Sentiva l'odore delle cucine e del sangue dei sacrifici dietro il tempio. Attese che l'aria si fosse purificata, poi distese le braccia e il sacerdote prese dei sali di natron da una coppa d'oro e glieli sparse sulle mani. Amerotke le risciacqu nell'acqua e si lav la faccia. Poi si mise a nuotare lentamente e si lasci sommergere dalle acque. Apr gli occhi, godendosi la frescura purificatrice che gli acuiva le facolt mentali e gli restituiva quell'armonia di cui avrebbe avuto bisogno nel prossimo caso, cos difficile e pericoloso. Nuot come un pesce verso gli scalini, usc dall'acqua, si scosse lentamente mentre il sacerdote lo asciugava con grandi panni di lino. Quando si fu vestito, bevve una coppa di vino e mirra ed entr nel piccolo edificio rosso.
La stanza era scura, illuminata da vasi d'alabastro posti sugli scaffali alle pareti. Un vecchio sacerdote avanz verso di lui, strascicando i piedi e portando un turibolo fumante. Quindi arretr, seguito lentamente da Amerotke, fino all'altare, il naos. Il sacerdote pos il turibolo e apr il tabernacolo. Amerotke si prostr davanti alla statua d'oro e d'argento della dea, avvolta in un tessuto dorato. Quando vide il suo volto trattenne il respiro: il viso lungo e grazioso con i capelli scuri e lucenti, le labbra carnose e gli occhi a mandorla truccati con il kohl! La dea avrebbe parlato, ma le labbra sarebbero state quelle di Norfret, bellissima fresca e serena. Amerotke chin di nuovo il capo e si sedette sui talloni.
- Persegui la verit, Amerotke? - chiese secondo il rito il vecchio sacerdote che gli si era accovacciato accanto.
- Ho giurato di perseguire giustizia e verit.
- Quale giustizia?
- Quella del divino Faraone.
- Vita, salute e prosperit.
Ma Amerotke not che la voce del vecchio sacerdote era incerta. Chi era in realt il Faraone in quel momento? Tutmosi, che era ancora un bambino? La regina Hatusu o piuttosto Rahimere, visir e gran cancelliere?
- Se persegui la verit - disse amichevolmente il sacerdote - perch ti sei purificato nell'acqua baciata dagli ibis?
- Ho visto la morte e il mio cuore e la mia mente si sono fatti grevi.
- Per quello che hai fatto o per quello che devi fare?
Amerotke fece una terza riverenza. Il vecchio sacerdote sospir, si alz faticosamente in piedi e richiuse il naos.
Amerotke rimase al buio senza volgere le spalle all'altare mentre il vecchio sacerdote spazzava il pavimento con delle piume per togliere ogni traccia della visita del fedele. Fuori dalla stanza il vecchio sacerdote congiunse le mani e s'inchin: - Hai pregato per ottenere la saggezza, Amerotke?
Il giudice si allontan per non farsi sentire dai sacerdoti raccolti intorno al lago sacro. And sotto l'ombra di un tamarisco e il vecchio sacerdote lo segu ciabattando rumorosamente.
- Sappiamo tutti cosa succeder oggi nella Sala delle Due Verit. Non ti fidi di me, Amerotke?
- Tya! - Amerotke lo baci in fronte. - Tu sei un padre divino, sempre in ginocchio davanti all'altare della dea nell'edificio rosso. - Fece una sonora risata. - Ma sei anche un impiccione come le mosche che ronzano sull'acqua.
- O come il pesce che le caccer - rispose astutamente il vecchio sacerdote. I suoi occhi cisposi guardavano il giovane magistrato. - Tu sei un figlio del palazzo, Amerotke, un buon soldato e un giudice temibile. Hai una bella moglie e due bambini. Ma non sei mai in pace con te stesso, vero? - Gli tocc delicatamente il petto. - Credi veramente agli dei, Amerotke?  vero quello che si mormora nella piazza del mercato?
Amerotke distolse lo sguardo.
- Credo nel divino Faraone - rispose lentamente. - Lui  la personificazione del dio Ra e Maat  sua figlia, la verit e la giustizia.
- Una buona risposta per uno che ha studiato alla Casa della Vita. Ma  la verit che ispira la tua vita, Amerotke? O sei ancora perseguitato dall'incubo che tua moglie non ti ami? Una volta amava un bel capitano della guardia che proprio oggi tu devi processare. - Gli venne pi vicino, asciugandosi il sudore dalle labbra. - La stagione delle nuvole incombe. A Tebe sentiamo ancora la mano del prediletto di Ra, ma il divino Faraone  morto e la sua impronta sar presto coperta dalla sabbia del deserto. Ora  il tempo della spada e presto giunger la stagione della iena. Attento a dove metti i piedi, Amerotke.

3. Seth, dio della distruzione,  rappresentato con corpo umano e volto di cane.

I corni di montone suonarono, rompendo il silenzio del cortile del tempio mentre Amerotke si sedeva sul seggio del giudice tempestato di lapislazzuli. Lo schienale di cuoio era orlato d'oro e le gambe avevano la forma di leoni accucciati. Davanti a lui stavano i volumi delle leggi del Faraone. Alla sua destra gli scribi avevano posto un reliquiario della dea Maat. Quando i corni tacquero il processo ebbe inizio.
Amerotke guard Sethos, che era seduto su uno sgabello di pelle nera. Il procuratore era teso, come un serpente pronto a colpire. Anche gli scribi non sembravano pi stanchi. Pronti penne e inchiostro, erano seduti a gambe incrociate con i loro papiri. Amerotke ignor i sorrisi di Prenhoe. Non voleva mostrare con quale tensione stava per dare inizio a quel processo. Alle sue spalle, Asural e le guardie organizzavano i testimoni. Di nuovo i comi suonarono e le guardie reali del reggimento di Horus portarono il loro capitano Meneloto nella Sala delle Due Verit.
Il soldato era alto, magro e leggermente borioso.
Il naso adunco gli conferiva un aspetto arrogante. Guardava dritto davanti a s e l'unico segno di nervosismo era il passarsi la lingua ogni tanto sul labbro superiore. S'inchin agli "occhi e alle orecchie del Faraone e si sedette a gambe incrociate fissando Amerotke. Il giudice resse il suo sguardo e cerc nel volto sfregiato del soldato una traccia di sardonico divertimento.
- Mio signore Amerotke!
La voce di Sethos era cos acuta che lo fece sobbalzare. Nascose la sua inquietudine giocherellando con gli anelli.
- Hai la mia attenzione - disse poi con calma.
- Mio signore - Sethos si volt a guardare Meneloto - il caso portato al tuo cospetto dalla Casa Divina riguarda la morte del nostro amato Faraone Tutmosi II, figlio prediletto di Amon-Ra, incarnazione di Horus e re delle Due Terre, che ha ora raggiunto l'estremo orizzonte ed  con suo padre in paradiso.
Amerotke e gli scribi s'inchinarono, mormorando una breve preghiera in memoria del Faraone.
- Amon-Ra ci dia la vita! - continu Sethos. - Quando chiama a s suo figlio  per volont divina perch siamo tutti nelle mani degli dei, e loro sono nelle nostre.
Amerotke ammir l'astuzia di Sethos, vecchia volpe. L'unica difesa possibile era che la morte di Tutmosi II era avvenuta per volont degli dei, ma il procuratore aveva abilmente aggirato la questione.
- Noi tutti dobbiamo dare rispetto e protezione al figlio prediletto di Amon-Ra. Hai letto le testimonianze?
Amerotke annu.
- Al capitano Meneloto erano state affidate la persona del Faraone e la sicurezza della sua nave, la Gloria di Ra. Nel mese di Athor, la stagione delle piante acquatiche, il Faraone, figlio prediletto...
- Grazie, mio signore Sethos. La divina persona del defunto Faraone ci  ben nota. Durante questo processo il nostro dio verr chiamato semplicemente Faraone. Questo abbrevier la questione e risparmier molto tempo, non ci stiamo occupando di teologia, ma della verit. La morte di Tutmosi II  stata un brutto colpo per il regno delle Due Terre. Urla di lutto echeggiano dal Delta alle Terre Nere oltre la prima cateratta.
- E intanto i nostri nemici gioiscono.
Tra gli scribi corse un mormorio di disapprovazione. Sethos chin il capo.
Anche se era il gran sacerdote di Amon-Ra, l'amico del re, "gli occhi e le orecchie del Faraone, non poteva permettersi d'interrompere il giudice. Amerotke si tocc il pettorale e alz la destra.
- Siamo qui per stabilire la verit. Le questioni riguardanti la difesa dei confini sono sotto la responsabilit della Casa della Guerra. Continua.
Sethos si strofin le mani e guard il soffitto stellato: - In tal caso, questi sono i fatti. La barca reale, la Gloria di Ra,  arrivata al molo di Tebe. Il divino Faraone  sceso dal trono, ha lasciato la cabina ed  salito sulla portantina che doveva condurlo in citt. Molte persone, che ebbero la fortuna di vederlo in volto, notarono che era stanco, malato, come se fosse affaticato dagli affanni e dagli impegni di governo. In realt, quando il suo sacro piede tocc il pavimento della cabina fu morso da una vipera. Quando il Faraone ha raggiunto il tempio di Amon-Ra il veleno era gi penetrato nel suo corpo e pertanto  morto.
- Dove si  fermata la barca prima di attraccare a Tebe?
- Ha attraccato solamente per permettere al divino Faraone di visitare la piramide di Saqqara. Le altre volte  sempre rimasta ancorata nel mezzo del fiume.
Amerotke guard Meneloto: - Sei il capitano delle guardie del divino Faraone?
- Certo.
- E ti dovevi occupare della sicurezza della Gloria di Ra?
- Naturalmente.
Amerotke ignor l'arroganza delle risposte del soldato.
- Hai controllato che nella cabina del Faraone non vi fossero aspidi e scorpioni?
- Non soltanto quelli che strisciano nella polvere ma anche quelli dalle sembianze umane - fu l'irritata risposta dell'altro
Uno scriba ridacchi e Amerotke lo fulmin con un'occhiata.
- Capitano Meneloto, ti rendi conto della seriet delle accuse mosse nei tuoi confronti?
- S, mio signore. - Pronunci il titolo a fatica. - So anche quanto  pericoloso affrontare la carica di un nemico bene armato, ma non ho mai avuto paura. Sono innocente. A Saqqara, e dopo ogni sosta, la barca reale  stata perquisita da poppa a prua ma non  mai stata trovata nessuna vipera.
- In questo caso, mio signore - intervenne il procuratore - il capitano delle guardie vuol dirci cosa ha scoperto dopo la morte del Faraone?
- Dillo tu stesso, che sembri sapere tutto - rispose seccamente Meneloto.
- Mio signore Amerotke, vorrei chiamare il primo testimone.
Il processo continu. Vennero chiamati i testimoni per entrambe le parti. Quelli di Meneloto dissero che era un soldato coscienzioso e fedele che aveva sempre perquisito scrupolosamente la cabina della barca reale perch il Faraone non corresse alcun pericolo. Sethos, rimanendo freddo e obiettivo, chiam dei testi per dimostrare che non era vero. Tutti i testimoni poggiavano le mani sul reliquiario e giuravano di dire la verit.
Ma tutte quelle testimonianze non facevano che accrescere l'incertezza in Amerotke. C'era qualcosa di sbagliato. Era convinto che Meneloto avesse svolto coscienziosamente il suo dovere ma le guardie che avevano perquisito la barca avevano trovato sotto il palco una vipera dalle scaglie seghettate. La vipera era stata uccisa e il suo corpo mummificato fu prodotto di fronte alla corte. Sembrava inoffensiva e patetica, tuttavia aveva ucciso il divino Faraone e recato sciagura a tutto l'Egitto.
- Mio signore?
Amerotke sollev il capo. Sethos lo guardava in modo strano.
- Mio signore, cosa succede? Le prove non ti convincono?
Amerotke sorrise tenendosi il mento tra le dita. Guard verso il cortile, dove il sole stava tramontando e dove si era levata una brezza leggera.
- Sono veramente confuso, mio signore Sethos.
Per la prima volta Amerotke vide Meneloto cambiare espressione. Era la speranza o la sorpresa? Meneloto pensava davvero che Amerotke avrebbe apposto il divino sigillo della corte a qualunque accusa fosse stata mossa contro di lui?
- La mia confusione  grande e ti dir perch. - Sollev la mano sinistra. - I testimoni del capitano Meneloto dicono che  un ufficiale coscienzioso e che ha perquisito la barca da poppa a prua dopo la partenza da Saqqara senza trovare nulla. - Amerotke alz la destra. - Ma il signore Sethos ha prodotto dei testimoni che giurano che dopo la morte del Faraone, e in presenza del capitano della barca reale,  stata trovata e uccisa una vipera. Sei sicuro in cuor tuo, mio signore Sethos, che la vipera abbia causato la morte del divino Faraone?
Sethos lo guard con freddezza.
- Perch ha colpito il Faraone e non un'altra persona?
- Mio signore - Sethos lev le braccia - la cabina reale  fatta del lino pi costoso, sorretto da pali, e i lati e la parte frontale sono aperti perch il divino Faraone possa vedere il paesaggio. Il trono e lo sgabello poggiapiedi si trovano su una predella cava, dove deve essersi nascosta la vipera. Quando la barca  approdata, il Faraone stando in piedi accanto alla predella per salire sulla portantina deve aver irritato il serpente, che l'ha morso ed  ritornato nell'oscurit dove  poi stato trovato.
- Perch il Faraone non  morto subito?
Sethos s'inchin: - Mio signore, il mio prossimo
testimone chiarir tutto: si tratta di Peay, il medico della Casa Divina.
Amerotke annu e sorrise: - Conosco Peay, il medico del Faraone, di sua moglie e di altre persone della corte. Un uomo di grande cultura.
Gli uscieri fecero entrare Peay. Amerotke conosceva di fama quell'ometto dalla carnagione scura e sapeva che amava i pettegolezzi e che era un collezionista che soleva mostrare la sua ricchezza riempiendosi le dita di anelli e avvolgendosi il collo con pesanti collane scintillanti.
Amerotke si chiedeva segretamente come il medico potesse permettersi tutti quei lussi costosi. Peay s'inchin, poggi una mano sul reliquiario, bofonchi il giuramento e si sistem lentamente sui cuscini alla destra di Amerotke.
- Sai perch sei stato chiamato? - chiese Amerotke.
- Ero il medico del divino Faraone - rispose Peay con la sua voce aspra e gutturale. Nonostante la sua ricchezza e la sua educazione, rimaneva pur sempre un provinciale e se ne rendeva conto. Si guard intorno, rimboccandosi le maniche della veste di lino, come per sfidare tutti a deriderlo.
- La sera della morte del Faraone sei stato chiamato al tempio di Ra?
- Subito dopo il tramonto, come vuole il rituale.
- Hai preparato il divino Faraone per il suo viaggio all'estremo orizzonte?
- S, e ho anche cercato di scoprire le cause della sua morte.
- Perch?
Peay lo fiss con gli occhi sgranati, balbettando: - Il Faraone era privo di sensi. Soffriva del male divino, era un epilettico. Ho pensato che potesse essere solamente svenuto, essere caduto nel sonno profondo che la malattia a volte provoca.
- E non era cos?
Peay scosse il capo: - L'anima del Faraone era gi andata a occidente. Non gli si sentiva pi il polso. Preoccupato da quella morte improvvisa, gli ho tolto i sandali e ho visto il morso della vipera sopra il tallone. Il colore era purpureo perch il morso era molto profondo.
- Su quale gamba?
- La sinistra.
- Un morso del genere poteva essere fatale?
- Certo, le vipere dalle scaglie seghettate sono molto velenose e non c' niente che si pu fare contro di esse.
- Ma se il Faraone  stato morso sulla barca, perch non si  lamentato?
- Mio signore, devi ricordare due cose - Peay si dondol avanti e indietro. Se non si fosse ricordato del luogo in cui si trovava, avrebbe agitato un dito come per rimproverare uno scolaro della Casa della Vita. - Il Faraone stava per entrare in citt. Era un guerriero che aveva vinto i suoi nemici e doveva per forza nascondere qualunque malessere.
-  vero.
- Inoltre il morso non  cos doloroso. Ho sentito di uomini che sono stati morsi da una vipera e hanno continuato a fare quello che stavano facendo senza sapere che il veleno era gi nel loro cuore.
- E quanto tempo ci mette ad arrivare nel cuore?
Peay sbatt le palpebre.
- Accetto la tua ipotesi - gli spieg Amerotke - ma il Faraone non doveva morire molto prima?
- Dipende - balbett Peay.
- Da che cosa?
- Gli effetti variano da una persona all'altra - disse Peay asciugandosi il sudore - a seconda della costituzione fisica. Ricorderai, mio signore, che fino al tempio il Faraone non si  mosso. Quando un uomo viene avvelenato, pi si agita pi l'azione del veleno  veloce.
Amerotke ricord l'esecuzione dell'ufficiale. Con un cenno dimostr di approvare cosa aveva detto il medico.
- E sei sicuro che era il morso di una vipera?
Allora Peay chiam a confermare la sua testimonianza coloro che avevano vestito il corpo reale per il funerale e lo avevano portato attraverso il Nilo alla Citt dei Morti. Tutti quei servitori fidati giurarono di aver visto chiaramente il morso di una vipera. Amerotke riassunse le testimonianze: - Le prove indicherebbero che la vipera era a bordo della barca reale. Non sono un esperto, ma penso che il serpente debba essere salito a bordo durante il viaggio, probabilmente a Saqqara, dove la barca  approdata e non si  fermata in mezzo al fiume. Ammetto che  strano che nessuno l'abbia visto, ma i serpenti si nascondono al buio e vengono fuori solo se disturbati.  quello che  successo a Tebe e il divino Faraone  stato molto sfortunato. Il serpente l'ha morso, non ha voluto mostrare il dolore, ma quando  entrato nel tempio  morto. Meneloto, hai qualcosa da dire riguardo a questa ricostruzione?
Il capitano lev un braccio.
Amerotke not il suo sorriso e cap che Sethos era in trappola. Succedeva sempre cos quando giocava a Senet con sua moglie: Norfret era sempre impassibile ma prima di fare la mossa vincente si tradiva facendo un sorriso. Amerotke sbatt le palpebre, non doveva pensare a lei, non ora.
- Hai qualcosa da dire? - torn a chiedere.
- S, mio signore.
Ci fu un mormorio nell'aula e Amerotke dovette zittire il pubblico levando un braccio.
- Chiamo come testimone a mio favore il sacerdote Labda.
- Chi ? - lo interruppe Sethos.
- Chiamo a mio testimone il sacerdote Labda - fu la risposta rituale di Meneloto.
- Che il testimone venga avanti! - grid il giudice.
La folla lasci passare Asural che conduceva un vecchietto zoppicante, le gambe e le braccia come bastoni, la pelle gialla per l'et. Non era rasato e questo fece ridere il pubblico. Il capitano delle guardie del tempio lo fece accomodare sui cuscini poi strizz l'occhio all'impassibile Amerotke. Il giudice si rese conto che il vecchio era a disagio. La bocca senza denti si torceva in una smorfia di dolore e a ogni movimento il sacerdote traballava. Quando not il reliquiario sul quale doveva giurare allung una mano molto pi simile a un artiglio.
- Non c' alcun bisogno che tocchiate il reliquiario - disse Amerotke. - Far io il giuramento per voi.
- Mi fate un grande onore dimostrando compassione di me.
La voce del vecchio era stranamente forte e i suoi occhi lattiginosi e annebbiati fissavano il volto del giudice.
- Giuro, mio signore Amerotke, mentre la vostra mano tocca il reliquiario di Maat, di dire la verit. Non rester a lungo in questa prigione di carne e presto andr nelle tende dell'eternit.
- Come vi chiamate?
- Io sono Labda, sacerdote della dea dei serpenti Meretseger.
Sethos sobbalz quando cap perch il vecchio sacerdote era stato chiamato. Meretseger era venerata dai lavoratori della Necropoli.
- Perch siete venuto qui? - insistette Amerotke.
- Mio signore, saprete certamente che il culto della dea dei serpenti prevede lo studio di questi animali: quelli che abitano le rive del Nilo e quelli che strisciano sulle colline e nelle valli intorno a Tebe.
- E allora? - lo interruppe Sethos.
Il vecchio sacerdote non si disturb nemmeno a girarsi.
- Mio signore, il morso della vipera dalle scaglie seghettate  mortale. Un medico potrebbe dirvi che l'agitazione della vittima accelera gli effetti del veleno. Gli animali arretrano spaventati e corrono via, ma non fanno molta strada. Pi si agitano, prima muoiono.
Amerotke voleva interromperlo ma rimase a braccia conserte.
- Se il nostro amato Faraone fosse stato morso sulla barca non avrebbe mai raggiunto la citt perch il viaggio  troppo lungo. Avrebbe raggiunto suo padre, il divino Ra ben prima di arrivare al tempio.
- Come lo sai? - chiese sprezzante il procuratore.
- Lo so perch  la verit. Perch dovrebbe mentire un vecchio che ha giurato? Non c' niente che io non sappia sui serpenti.
Amerotke guard la corte. La voce del vecchio era forte e gli scribi avevano smesso di scrivere e lo fissavano con gli occhi sgranati. Se diceva la verit e il divino Faraone non era stato morso sulla barca, allora come era morto?
- Avete guardato nella portantina? - chiese Amerotke.
- Ho guardato io stesso - rispose Sethos. - Non poteva esserci nessuna vipera, altrimenti tutti l'avrebbero notata. Dal momento che lo chiedi, mio signore, si pu dire lo stesso del tempio di Amon. Il divino Faraone  sceso dalla portantina ai piedi delle scale ed  salito dove l'aspettava sua moglie, la regina Hatusu, con i sacerdoti e le sacerdotesse, e nessuno ha visto una vipera.
Amerotke odiava quei momenti. Il pubblico attendeva sempre che lui facesse un gioco di prestigio e riconciliasse due verit in apparente conflitto.
- Mio signore - disse aspramente Meneloto - Labda ha detto la verit. Al cospetto di Maat, sfido chi mi accusa di provare che sono un bugiardo!
- Cosa vuoi dire? - chiese il procuratore.
- Prendete un condannato a morte, uno di quegli uomini che sono stati giudicati colpevoli dalla giustizia del Faraone e che devono affrontare una morte orribile sulla forca o per mezzo del veleno. Portatelo sul molo e fatelo mordere da una vipera, poi trascinatelo in citt. Mio signore, giuro sulla dea Maat che se quell'uomo dovesse sopravvivere accetter la mia colpa senza discutere. Ma se dovesse morire, mio signore Amerotke, tu dovrai assolvermi. - Si volse verso "gli occhi e le orecchie del Faraone. - So che Sethos  soltanto il portavoce di chi mi vuol male, ma deve raccogliere la mia sfida. Faccio appello ad Amon-Ra, al divino ka del mio Faraone che ho sempre protetto a sprezzo della mia stessa vita e vi chiedo di mettermi alla prova.
Amerotke si copr il volto, come faceva sempre il giudice prima di emettere il verdetto. Doveva accettare la sfida? Aveva fatto appello agli dei, che fossero gli dei a decidere. Si scopr il volto: - Cosa ne pensa il mio signore Sethos?
- C' ancora qualcosa da dire - aggiunse Labda. - Il capitano  stato troppo frettoloso.
- E cio?
Il vecchio sacerdote alz una mano dalle vene pronunciate: - Per ora, mio signore Amerotke, abbiamo parlato di tempi e di luoghi. Mia la corte ha mai visto un uomo morso da una vipera? Il morso di alcuni serpenti  come la puntura di un'ape. - Indic la vipera mummificata. - Ma il morso della vipera dalle scaglie seghettate  ben diverso,  un vero flagello.
Il volto di Amerotke s'indur. Si era chiesto quando Meneloto avrebbe sollevato la questione. Non era un esperto di serpenti, ma quando aveva combattuto sui carri del Faraone aveva visto un cavallo morso da una vipera aveva avuto convulsioni terribili.
- Continua.
- La dea Meretseger mi sia testimone. Lo sa bene anche il signore Sethos, se il divino Faraone fosse stato morso da questa vipera le sue convulsioni sarebbero state orribili - e indic il serpente mummificato.
- Ma il Faraone ha avuto le convulsioni - ribatt seccato Sethos. - La moglie del dio, Hatusu dice che le ha avute!
Il vecchio sacerdote fece di tutto per nascondere la sorpresa: - Ma  stato troppo tardi. Doveva succedere prima!
- Ho fatto appello agli dei - lo interruppe Meneloto. - Mi sono sottoposto al loro giudizio.
Amerotke si gir verso gli scribi che tenevano il capo chino. Le tenebre stavano avvolgendo il cortile. Aveva bisogno di riflettere.
- La corte si aggiorna a domani mattina, quando pronuncer il mio verdetto. Capitano Meneloto, credo che tu sia agli arresti domiciliari?
Stranamente sollevato, il capitano annu.
- Allora domani mattina sarai portato di nuovo al mio cospetto per la sentenza. - Il giudice volt il pettorale perch la dea non dovesse pi vedere la corte, e batt delicatamente le mani. - Per oggi questo  il mio verdetto!
La corte si alz in piedi. Il vecchio sacerdote si allontan zoppicando tra i mormorii degli scribi e dei testimoni. Amerotke rimaneva seduto. Soltanto quando Meneloto ebbe lasciato l'aula, Sethos si alz e s'inginocchi davanti al magistrato.
- Cosa posso fare per te, occhi e orecchie del Faraone? - chiese ironicamente Amerotke. - Hai sentito il mio verdetto, la corte si aggiorna.
Sethos indic i volumi della legge: - La procedura non prevede che il procuratore reale non possa chiedere al giudice quale condanna intender infliggere se l'imputato sar giudicato colpevole.
- Spero che non vorrai la sua vita. La corte non lo permetter. Piuttosto, che sia multato e degradato...
- L'esilio - rispose seccamente il procuratore. - Che sia esiliato in un'oasi delle Terre Rosse, a occidente. - Not lo stupore di Amerotke. - Anch'io ricevo degli ordini. A corte lo volevano morto e sono stato io a mitigare la loro collera.
- Vedremo...
Amerotke si alz, volse scortesemente le spalle a Sethos e and in un piccolo ambiente laterale per toccare il grande ankhet, il simbolo della verit, dipinto all'interno. Accanto alla porta un pittore aveva rappresentato il Faraone Tutmosi mentre giustiziava i nemici dell'Egitto, con la mazza pronta a colpire un prigioniero di Kush. L'artista aveva colto con precisione le fattezze del re, il volto magro e appuntito e il suo perenne cipiglio. Amerotke s'inchin. Il ka del Faraone era ora nel tempio ad assistere al processo?
Chiuse la porta, girando la complessa chiave dalla linguetta di legno. Si tolse il pettorale e le altre insegne della sua carica e le mise nello scrigno di madreperla. Poi, come al solito, s'inginocchi davanti alla statua.
C'era qualcosa di sbagliato. Non biasimava Sethos. Gli occhi e le orecchie del Faraone" si era trovato piuttosto a disagio.
C'era una singolare contraddizione. Se il Faraone era stato morso a bordo della Gloria di Ra avrebbe avuto le convulsioni e sarebbe morto prima di giungere nel tempio. E allora perch accusare Meneloto? Era un capro espiatorio o cera qualcosa di pi oscuro e segreto? Se il divino Faraone non era stato morso sulla barca, come era morto? Amerotke ricordava che il suo sepolcro era stato maledetto, che la tomba non ancora finita era stata dissacrata con delle ingiurie scritte con sangue umano. E non erano forse cadute dal cielo delle colombe insanguinate? Era una coincidenza? Ma le maledizioni sulla tomba reale non potevano essere accantonate con facilit. Dopo tutto il Faraone era ritornato vittorioso dalle battaglie nel Delta, ma dei criminali blasfemi avevano commesso il delitto pi orrendo nella Necropoli. Avevano ucciso le guardie e maledetto la tomba del Faraone. Perch? I furti erano comuni nelle tombe, ma i sacrilegi erano molto rari.
Amerotke giocherell con l'anello. Perch avevano maledetto il Faraone? La sua morte doveva sembrare un giudizio di dio? Quindi non si trattava di negligenza ma di assassinio. E perch della tomba dissacrata non si era parlato durante il processo? Domani lui lo avrebbe fatto, ma doveva stare attento, non doveva parlarne con nessuno. Il minimo sospetto che il Faraone fosse stato assassinato avrebbe creato il caos in citt e se lui non avesse potuto provare l'omicidio sarebbe stato il primo giudice a essere rimosso con un proclama regio.
Amerotke poggi la testa contro il muro, godendosi il fresco. Ignor chi stava bussando alla porta. Avrebbe passato una serata tranquilla a casa, senza pensare a cosa aveva visto e sentito durante il giorno. Sethos era solo uno strumento, ma chi premeva per la condanna di Meneloto? L'erede di Tutmosi era solo un bambino. Era la moglie del Faraone o il gran visir Rahimere? O il generale in capo Omendap, geloso di Meneloto? O l'astuto capo scriba Bayletos della Casa d'Argento?
Una volta Amerotke, giocando sulle rupi sabbiose sopra la citt, aveva esplorato una lunga caverna oscura. In quel momento provava la stessa sensazione di allora e si chiedeva quali orrori fossero in agguato nell'ombra.

4. Hathor, dea dell'amore.

Continuavano a bussare. Amerotke apr la porta e fece entrare Asural. Nella penombra il suo volto sembrava terreo e i suoi occhi, di solito scintillanti di piacere, erano sfuggenti. Si tolse l'elmo e si batt il cinturone, giocherellando con l'elsa della spada a forma di testa di sciacallo. Poi sussurr, come se la stanza fosse piena di gente, indicando dietro le sue spalle col pollice: - Amerotke, ti rendi conto di cosa  stato detto?
- Ho ascoltato i testimoni.
- Non hai bisogno d'ingannarmi, mio signore. - Asural si terse il sudore dalla fronte e si asciug le mani nel gonnellino. - La mia mente non  acuta come la tua. Sono soltanto un onesto soldato.
- Le persone che dicono di essere oneste mi preoccupano molto, e con me non devi recitare la parte del soldato franco e ottuso, Asural. Hai il corpo pesante ma la tua mente  agile e veloce. - Gli batt sulla spalla. - Sei una volpe astuta e non m'inganni con le tue maniere arroganti. Ma sei un buon soldato e non ti fai corrompere. E, cosa pi importante, mi piaci e ti rispetto.
Asural sospir e lasci cadere le braccia.
- Quindi, non agitarmi ancora di pi. So che cosa  stato detto ed entrambi non crediamo che il divino Faraone sia stato ucciso da una vipera. Ma  un mistero come e perch sia morto. Devo decidere dove finiscono i poteri della mia corte e dove iniziano le vie tortuose del palazzo reale.
- Ci sono anche i furti nelle tombe - disse Asural grattandosi la testa. - Mi hanno detto che ce n' stato un altro. Una vecchia aristocratica, sposa di un generale ittita che si era stabilito in Egitto. La famiglia  andata al suo sepolcro sulle alture della Citt dei Morti. Non c'erano segni di effrazione: la falsa porta era intatta e l'ingresso segreto altrettanto, ma le collane e le coppe erano scomparse dall'anticamera. Hanno appena fatto denuncia alla Casa di Un Milione di Anni, e io sar il capro espiatorio.
- Mi ricorda la storia che volevo raccontare stasera ai miei bambini.
Asural grugn e distolse lo sguardo.
- Ti prometto - continu gentilmente Amerotke - che quando questa storia sar finita ci dedicheremo a questi ladri che sanno passare attraverso muri di roccia e di fango. Cosa ne pensi delle prove contro Meneloto?
- Come hai detto, per ogni prova prodotta dagli "occhi e dalle orecchie del Faraone" Meneloto ne ha prodotta un'altra.  come una partita di Senet dove ogni giocatore ha sbarcato il passo all'altro, cosicch non si pu pi andare avanti.
- E i testimoni? Peay?
- Quel tipo non mi piace. Vive nell'ombra al confine tra il giorno e la notte. - Asural scosse il capo. - Frequenta le prostitute della zona del porto e gli piacciono anche i ragazzini.  un uomo che beve da molte coppe, e alcune non sono troppo pulite.
- Ma  un buon medico?
-  un uomo ricco e non credo che mentirebbe nella Sala delle Due Verit. - Fece una specie di sorriso. - Non credo che abbia voglia di lavorare per anni nelle miniere d'oro del Sinai.
- E Labda?
- Vive in una caverna nella Valle dei Re, e custodisce il santuario della dea Meretseger. Un uomo di grande integrit morale.
Dagli alberi del cortile venne il cupo ululato di un gufo.
-  ora di andare - disse Amerotke aprendo la porta.
- Stai attento.
- Cosa vuoi dire?
- Non fare l'ingenuo con me. La citt  nel caos e i reggimenti Iside e Osiride si sono accampati fuori le mura. Cinque reggimenti di carri sono arrivati dal meridione. La stagione della semina pu diventare la stagione della iena.
- Andiamo, Asural, sei il capitano delle guardie del tempio, non un indovino che parla per enigmi. Spiega pi chiaramente le tue atroci profezie, magari con l'ausilio di qualche fosco e portentoso presagio.
- Di portenti ce ne sono stati molti. Gli astrologi della Casa della Vita hanno visto una stella cadere dal cielo e i morti sono stati visti camminare per le strade della Necropoli. L'erede del Faraone  solo un bambino e molti vorrebbero sostituirsi a lui sul trono, almeno finch non  cresciuto.
- Io sono solo un giudice - gli ricord Amerotke. - Mi occupo soltanto della giustizia del Faraone.
Apr la porta e pass nella Sala delle Due Verit.
Il cortile era deserto. Il santuario era stato chiuso e alla sua base era stata lasciata una corona di fiori. I vecchi sacerdoti, i puri, avevano cosparso le porte d'incenso. Gli scribi avevano portato via i libri, le sedie e i cuscini. La sala era vuota e Amerotke pens che era allora che si mostrava in tutta la sua maest. S'inginocchio davanti al santuario, mormor una breve preghiera di ringraziamento e usc dal tempio. Le guardie chiusero le porte di rame brunito alle sue spalle. Amerotke attravers il portico dalle grandi colonne. Il dromos era deserto. La brezza rinfrescava l'aria e il sole al tramonto regalava una strana vitalit alle sfingi rosate.
Un gruppo di novizi conduceva ai macelli sacri i grandi buoi dalle corna ornate con banderuole per il sacrificio mattutino. Pochi pellegrini stanchi erano radunati intorno alla stele del dio nano Bes alla fine del viale. Sotto la figura ghignante erano incisi i geroglifici sacri. La stele era al centro di una fontana, innaffiata dall'acqua raccolta poi in un bacino di granito. I pellegrini riempivano gli orci con l'acqua sacra, che proteggeva dal morso degli scorpioni e degli aspidi.
Amerotke pass, facendoli spostare. Si ferm nel grande cortile principale. Doveva andare a casa o visitare prima il tempio di Amon-Ra a nord della citt per controllare che il sacerdote che aveva pagato perch pregasse per i suoi genitori morti facesse il suo dovere? Amerotke sospir: era l che era morto il divino Faraone, e avrebbero creduto che si trattasse di un'indagine ufficiale.
- Mio signore?
Si gir e vide Prenhoe che avanzava verso di lui. Uno dei suoi sandali aveva la correggia rotta.
- Non voglio discutere il caso.
Prenhoe nascose il suo disappunto.
- Un giorno, cugino, mi farai nominare giudice in una corte minore?
- Certo. Sei membro della scuola degli scribi e hai passato l'esame.
- Molto bene. - Il magro volto di Prenhoe fu illuminato da un sorriso. Sbatt le palpebre. - Stanotte ho sognato che la giornata sarebbe stata buona.
- Prenhoe, non  il momento di parlare dei tuoi sogni, anche se si avvicina l'ora del sonno. Va' a casa!
Gli strinse il polso e il cugino se ne and.
Amerotke and verso il palmeto dove aveva visto Shufoy vendere i suoi amuleti. Il nano sonnecchiava sotto un albero con una pinta di birra in grembo, accanto al parasole e al bastone da passeggio del suo padrone. Degli amuleti e del denaro guadagnato non c'era traccia.
Amerotke si chin a parlargli nell'orecchio, citando uno dei proverbi preferiti del nano: - Di notte donni, ma finch Ra ti concede il giorno usalo per la vita. Usa la luce per la felicit, la salute e la prosperit.
Shufoy si svegli di soprassalto: - Oh, maestro! Ci hai messo pi tempo di quello che pensassi.
Balz in piedi, copr la pinta e la infil nella bisaccia. Pass al giudice il bastone da passeggio bianco col pomolo a forma di ibis. Stava per prendere il parasole, ma Amerotke gli picchiett la testa.
- Hai bevuto troppa birra, il sole  tramontato e il parasole  inutile.
Shufoy fece una smorfia e rispose: - Fate strada signor Amerotke, giudice della Sala delle Due Verit! Divino servo del Faraone, scriba di giustizia, sacerdote santo benedetto da Ra!
- Chiudi il becco!
Amerotke prese il nano per le spalle e lo scosse. Tutte le sere doveva sopportare quella messinscena.
- Ma, padrone - sorrise astutamente il volto sfigurato di Shufoy - sono il tuo umile servitore. Il mio compito  di declamare i tuoi elogi perch tutti coloro che incontriamo sappiano chi sei.
- Sono solo un giudice stanco e non ho alcun bisogno che tu ti metta a gridare nella piazza del mercato, Shufoy.
Shufoy finse di essere offeso. Gli piaceva quell'alto ed enigmatico sacerdote, quel giudice aspro e obiettivo. Sapeva che era gentile, anche se forse un po' troppo solenne.
- Sto solo facendo il mio lavoro - si lament scherzosamente.
- Lasciami piuttosto fare il mio - gli rispose come al solito Amerotke mentre entravano nella piazza del mercato.
- Ma qual  il tuo lavoro, in realt?
Shufoy si appoggiava al parasole come se fosse il bastone del comando.
- Vedere, ascoltare e giudicare - disse Amerotke, indicando un uomo di pelle olivastra dalle vesti sgargianti, con amuleti d'oro al polso e anelli ai lobi degli orecchi, disteso sotto una palma dove una donna dai capelli grigi vendeva l'aspra bina di Nubia.
- Vedi quell'uomo? Guardalo, Shufoy. Chi credi che sia?
- Un mercante siriano?
- Adagiato sotto un albero a bere birra!
Shufoy guard ancora l'uomo.
- Ti dir io chi  - continu Amerotke. - Ha il volto abbronzato e battuto dal vento, quindi lavora all'aperto. Non porta sandali e ha i piedi callosi, ma non  un mendicante perch  ben vestito. Il pugnale alla cintola  curvo e non  egiziano. Sta seduto contro un albero sulla terra dura, ma non pare soffrirne. Scommetto che  un marinaio fenicio, che ha condotto la sua nave gi per il fiume, ha venduto il carico e ha lasciato la notte libera alla sua ciurma.
- Quanto scommetti?
- Una delen d'argento - rispose impassibile Amerotke. - Chiedigli pure chi .
Il nano trotterell dallo straniero che lo guard sbigottito prima di rispondere alle sue domande, sorridendo ad Amerotke. Shufoy trotterell indietro irritatissimo.
- Hai ragione - disse piegando il mento sul petto e guardando Amerotke di sbieco al di sopra delle sopracciglia cespugliose. -  un marinaio fenicio. Si fermer due giorni in citt e ti manda i suoi saluti, mio signore, perch ti conosce benissimo!
Il giudice scoppi a ridere mentre Shufoy gli veniva dietro schiamazzando: - Sei un imbroglione! Non avrai il mio argento!
- Naturalmente, infatti non ne hai. Come farebbe il mio umile servitore a pagare una simile scommessa? Ti pago bene ma non sei un mercante, Shufoy, non hai commercio, non hai niente da vendere!
Shufoy distolse lo sguardo imbarazzato.
- Ho fame - brontol. - Il mio stomaco brontola.  colpa tua se sembra il rullo di un tamburo e fa capire a tutti che stai arrivando.  quello che dovrei fare, lasciarlo rullare cos tutti diranno: "Arriva il povero vecchio Shufoy, il servo affamato di Amerotke, quindi il giudice dev'essere qui intorno!.
- Hai gi mangiato abbastanza - rispose il suo padrone, accarezzandogli la testa calva. - Ti sto ingrassando come per un sacrificio.
Amerotke avanzava sul viale pavimentato di basalto. Shufoy lo seguiva, irritato da quelle burle, rispondendo al suo padrone con una scarica di proverbi: - Coloro che ridono presto piangeranno, coloro che piangono presto rideranno e il loro ventre torner a riempirsi!
La piazza del mercato era ancora affollata. I barbieri dai rasoi ricurvi radevano le teste sotto gli alberi, rendendole lisce come i ciottoli di fiume. Marinai ubriachi di birra a basso prezzo barcollavano verso i bordelli dove avrebbero passato il resto della notte. Le guardie, armate di pesanti mazze, li tenevano d'occhio per evitare risse e schiamazzi.
Le bancarelle riempivano ogni minimo spazio dei vicoli e delle piazzette. Amerotke non vedeva segni di tensione. Le botteghe erano aperte. I macellai per da tempo non vendevano la carne perch il calore l'avrebbe resa putrida, ma i tendoni degli altri mercanti non erano ancora stati tolti dai pali. Un gruppo d'impuri si affollava intorno a una bettola in attesa del pane cotto nella sabbia calda del giardino sul retro. Un'altra bancarella vendeva semi di cipolla, che il venditore ambulante propagandava come il metodo pi sicuro per curare le ferite dei serpenti. Sulla bancarella erano disposte altre prelibatezze: code di giraffa per scacciare le mosche, escrementi di gazzella per tenere lontani i topi, vasetti di miele e di semi di cumino da usare come dolcificanti.
La folla era lieta e chiassosa. I ragazzini giocavano schiamazzando e intralciavano il percorso dei carri tirati dai buoi, zeppi di mercanzie, che si affrettavano verso i cancelli della citt prima che lo squillo dei tritoni imponesse il coprifuoco. Ricchi mercanti su portantine improvvisate legate a due asini a mo' di amaca, gridavano agitando gli scacciamosche per farsi strada tra la folla. Due governatori delle province avanzavano a fatica verso la Casa d'Argento, ma la gente ignorava gli stendardi con le loro insegne: una rappresentava una lepre e l'altra due falchi. I passanti erano pi interessati al cantastorie della citt di Svena, un ometto rugoso accompagnato da due scimmie ammaestrate che reggevano dei tizzoni ardenti: raccontava i suoi viaggi al di l del Grande Mare che gli ascoltatori potevano soltanto sognare. Poco distante una ballerina contorsionista attirava la folla suonando i cimbali e facendo tintinnare i campanellini che aveva su tutto il corpo. Nei suoi volteggi era accompagnata da una ragazza che suonava il flauto e da un'altra che suonava un tamburo: erano circondate da un capannello di uomini che battevano le mani, distesi sui fianchi. Il cantastorie, temendo di perdere gli ascoltatori, rese il racconto pi fantasioso.
Amerotke sorrise e se ne and. Si volt, aspettandosi di vedere Shufoy tutto sconsolato, ma il nano era scomparso. Amerotke era seccatissimo: Shufoy si distraeva continuamente e lui l'aveva minacciato spesso di mettergli un collare col guinzaglio come a una scimmietta. Aveva paura per lui, un nano senza naso poteva essere rapito su una barca e venduto a un ricco mercante, collezionista di curiosit. Amerotke aveva spesso udito storie del genere nella Sala delle Due Verit. Si fece strada tra la folla col suo bastone, gridando: - Shufoy! Shufoy, dove sei?
Not il nano in mezzo a una folla raccoltasi attorno a un tamarindo, ai cui rami era appesa un'insegna che illustrava le opere meravigliose di un medico specialista.
Borbottando a denti stretti, Amerotke si avvicin, Il paziente era disteso su una stuoia di canne e il medico gli stava curando una fistola su una natica. Amerotke chiuse gli occhi, non aveva mai capito l'interesse di Shufoy per il corpo umano. Prese il nano per una spalla.
- La signora Norfret star aspettando.
- E sia! - Shufoy diede un'ultima occhiata al medico chino sul paziente.
Segu il suo maestro fino alle grandi porte della citt, due colonne dominate da alte torri.
Per la prima volta, Amerotke not una differenza rispetto alle altre sere. Di solito le sentinelle erano distratte e si occupavano pi dei loro giochi d'azzardo che di controllare la gente che passava o di chiudere le porte, ma questa volta erano state sostituite da soldati scelti del reggimento di Amon. Gli schinieri e i pettorali di cuoio scintillavano alla luce delle torce legate a lance infisse nel terreno. Gli ufficiali osservavano tutti i passanti che uscivano dalla citt. Uno di loro s'inchin ad Amerotke e fece cenno di lasciarlo passare.
Ora Amerotke e Shufoy avevano imboccato la strada di basalto. Alla destra scorreva il Nilo, solcato da una imbarcazione a vele spiegate, mentre alcuni bambini giocavano tra i papiri. A sinistra vi erano le capanne di fango cotto dei contadini inurbati, che non si potevano permettere una casa entro le mura e allora se la costruivano con la mota delle rive del Nilo: un labirinto di capanne a un piano che ospitavano operai delle cave e latitanti. Ma l'atmosfera era allegra, la gente chiacchierava tranquillamente sulla soglia, guardando giocare i bambini nudi. L'aria era pungente per l'odore di pesce salato, di birra a basso prezzo e di pane stantio. Alcuni si alzarono per osservare il passaggio di Amerotke, sussurrando il suo nome. Dopo il villaggio degli impuri, la strada iniziava a salire e Amerotke si ferm sulla cima del dosso per godersi la brezza. Dall'altra parie del fiume si vedevano le luci della Citt dei Morti, con i suoi laboratori e le sue tombe.
Amerotke pens ai suoi genitori sepolti dietro quelle rupi, presto sarebbe andato a far loro visita. Doveva controllare che il sacerdote che aveva pagato lasciasse il cibo davanti alla porta e andasse tutti i giorni a dire le sue preghiere. Gli vennero in mente i furti, quel ladro era molto astuto! Solitamente i predoni commettevano delle effrazioni e alla fine venivano arrestati e crudelmente puniti. Ma secondo Asural questo caso era diverso e il ladro entrava e usciva come un'ombra. Il giudice si chiese se avesse depredato anche la tomba del Faraone alla cui corte era stato allevato, Tutmosi I, il vecchio guerriero. Amerotke rabbrivid ricordando che Tutmosi aveva portato orde di schiavi e criminali nella valle solitaria dove la tomba doveva essere scavata in segreto, con un ingresso molto ben nascosto. Gli operai furono poi barbaramente trucidati perch non potessero rivelarne i segreti. Amerotke si chiedeva se era vero che gli spiriti di quei morti di notte attraversavano il fiume per far visita alle case di coloro che li avevano amati.
- Padrone, credevo avessimo fretta. Hai visto quei soldati? - Apparentemente Shufoy non era pi
offeso per essere stato trascinato via.
- Quali?
- Quelli alle porte della citt.  vero che presto la Casa della Guerra sostituir quella della Pace?
- Il divino Faraone  andato nell'estremo orizzonte. Suo figlio Tutmosi III  l'erede. E ci sono delle tensioni riguardo a chi deve essere il reggente, ma alla fine tutto andr bene, vedrai.
Anche se Amerotke non lo guardava e cercava di sembrare fiducioso, Shufoy sapeva che lo stava soltanto rassicurando. Mentre vendeva gli amuleti sotto la palma aveva sentito le chiacchiere della folla. Il consiglio del re era diviso, alla fine chi sarebbe uscito vittorioso per assumere il potere? Il gran visir Rahimere? Il comandante Omendap? O Bayletos, della Casa d'Argento? Erano stati fatti altri nomi, specialmente quello della moglie del defunto Faraone, Hatusu. I mercanti erano preoccupati. Reggimenti di cani e di fanti venivano richiamati dai confini. Cosa sarebbe successo? I predoni nubiani e libici avrebbero di nuovo ostacolato i commerci? E se le grandi barche di papiro venivano richiamate a Tebe, i pirati avrebbero di nuovo invaso il Nilo?
- Penso che dovresti stare molto attento. - Shufoy si avvicin ad Amerotke scuotendo il parasole e prendendo il padrone per un braccio. - Ho sentito parlare del processo. La gente si chiede come possibile che il Faraone sia stato morso da una vipera, ma sia morto soltanto nel tempio.
- Qual  dunque la loro risposta? - chiese ironicamente Amerotke.
- Che  stata la volont degli dei, e che saranno loro a fare giustizia.
- Lo vedremo - sospir Amerotke. - Per ora, Shufoy, sono stanco e ho fame.
Oltrepassarono le alte mura di altri palazzi con le porte di legno chiuse per la notte. Ogni giorno veniva costruita una nuova casa in quell'area lussuosa a poca distanza dal Nilo. I canali portavano l'acqua del fiume e le cisterne dei giardini erano piene.
Raggiunsero la casa di Amerotke e Shufoy buss alla porticina ricavata all'interno del grande portone, gridando: - Aprite al signore Amerotke!
La porta si apr immediatamente e Amerotke entr. Adorava quel momento. Quando la porta si chiudeva alle sue spalle si sentiva in un altro mondo. Il suo paradiso, giardini spaziosi, vigne, amie, fiori e alberi. Il portiere brontol qualcosa a Shufoy, ma tutto sembrava in ordine.
Sui loro piedistalli i vasi d'alabastro pieni d'olio erano stati accesi. Amerotke guard il padiglione estivo a forma di piccola piramide di fronte alla piscina e alla statua di Khem, il dio dei giardini.
Segu il viale alberato che portava alla villa, girandole intorno. Era un grande palazzo a tre piani con le colonne dipinte. Amerotke entr nell'atrio dal soffitto rosa con belle travi di cedro. In cima e ai piedi delle pareti dipinte di rosso vi era un fregio fiorato. L'aria profumava d'incenso e di mirra.
I servi portarono ad Amerotke una brocca e un bacile per lavarsi. Si sedette su uno sgabello e si tolse i calzari. Mentre si lavava i piedi nel bacile e li asciugava con un rozzo strofinaccio di lino sentiva i suoi due figli ridere al piano di sopra. Shufoy gli diede una coppa di vino bianco per lavarsi i denti. Si gir a guardare Norfret che scendeva le scale. Era sempre stupito dalla sua bellezza, che gli ricordava la statua di Maat: gli occhi a mandorla lucenti e sottolineati dal kohl, le labbra piene dipinte di ocra rosso. Portava una veste pieghettata e sfrangiata e uno scialle ricamato fermato sul davanti da un grappolo di pietre preziose. Si era messa una nuova parrucca oliata e intrecciata di fili d'oro e i suoi sandali con il cinturino d'argento risuonavano sul pavimento. Al collo aveva una collana di pietre blu e gialle che scintillava alla luce delle lampade a olio, ed era seguita da un gruppetto di ancelle siriane. Amerotke not lo sguardo di una di loro, Vaela, che subito distolse gli occhi, occhi caldi che riuscivano sempre a turbarlo. Non che la ragazza fosse sfacciata o impudente, ma spesso l'aveva sorpresa a osservarlo di nascosto. Norfret si alz sulla punta dei piedi e gli baci le guance e la bocca, avvicinandosi al corpo del marito.
-  da tempo che ti aspetto, cosa  successo?
Amerotke guard le serve. Norfret si gir e schiocc le dita. Tutti i servitori scomparvero, tranne Shufoy. Norfret lo port nella vasta sala dei banchetti, con le colonne verde pastello che avevano in cima e ai piedi dei fregi di fiori di loto gialli. Sui tavolini lucenti vi erano piatti di pane e frutta. A un'estremit della sala, i grandi recipienti di vino incassati nel muro diffondevano piacevoli fragranze. I mobili erano del miglior legno di cedro e di sicomoro, intarsiati d'argento e avorio. Vi erano divani coi poggiatesta, cassapanche con il coperchio ricurvo e sedie e sgabelli abilmente intagliati. Sulle pareti erano appese delle stuoie colorate e il pavimento lucido era coperto di tappeti di lana variopinta.
Le porte si chiusero alle loro spalle. Norfret baci di nuovo il marito sulla bocca e lo fece accomodare a uno dei tavoli, servendogli una coppa di vino fresco e leggero.
- Cosa  successo? Ho sentito dire...
Amerotke guard nella coppa. Perch voleva saperlo? Era cos importante per lei?
- Meneloto  innocente - le disse. - Solo gli dei conoscono la verit sulla morte del Faraone.
Bevve un sorso, cercando di ignorare il sospiro di Norfret, che forse era di sollievo.
- Si  comportato bene - continu sorridendole sopra l'orlo della coppa. - Ha il coraggio di un leone. Ma  sempre stato cos, vero?
Norfret si limitava a sorridere. Amerotke voleva prendersi a schiaffi. Non era affatto preoccupata e lui si rese conto di quanto era stato sciocco. Tutta Tebe parlava del processo, perch non doveva interessare anche a sua moglie? A parte i pettegolezzi, non aveva alcuna prova che avesse mai amato Meneloto. E anche se un tempo era innamorata di lui, questo non voleva dire che ora fossero amanti.
- Pap! Pap!
Bussarono freneticamente alla porta, che subito si apr, e i due figli di Amerotke, Ahmase e Curfay, vestiti con semplici perizoma irruppero inseguiti da Shufoy che fingeva di essere un babbuino.
Amerotke accarezz i riccioli dei figli. C'erano realmente due anni di differenza tra di loro? Se Ahmase non fosse stato un po' pi alto non avrebbe saputo distinguerlo dal fratello.
- Avete mangiato?
- Mangeremo di sopra - rispose Norfret - cos ci godremo un po' d'aria. - Rivolse a Shufoy uno splendido sorriso. - Puoi unirti a noi.
Salirono di sopra nella stanza dove i servi avevano gi portato un'oca arrosto, dei piatti di verdura e dei vasetti di miele. Le lampade a olio erano gi accese. La sedia favorita del padrone, con lo schienale alto, era accanto alla porta spalancata del terrazzo. Il cielo era terso e le stelle cos brillanti che ad Amerotke pareva di poterle toccare. I bambini chiacchieravano tra di loro mentre Norfret parlottava con Shufoy. Non aveva mai capito in che rapporti fossero. Sapeva che Shufoy la faceva ridere con le sue descrizioni del mercato e delle astuzie dei mercanti.
- Raccontaci una storia - chiese Ahmase alla fine della cena. - Pap, ci hai promesso una storia!
-  vero.
- Hai promesso - gli fece eco Shufoy, con gli occhi scintillanti mentre si strofinava l'orrido buco che aveva al posto del naso. - Sento l'odore di una buona storia.
I bambini e Norfret si misero a ridere.
- C'era una volta un Faraone che teneva il suo tesoro in una camera segreta. Le porte nascoste potevano essere aperte soltanto da lui e non c'erano finestre n passaggi segreti. Avvelen l'architetto e da quel malvagio che era ignor la condizione pietosa della vedova e dei suoi due figli.
- Che Faraone era? - chiese Curfay, che aveva cinque anni ed era molto curioso.
- Un Faraone di molti anni fa. Morto l'architetto, il Faraone port tutto il suo oro e il suo argento nella nuova stanza del tesoro. Ma il mattino dopo scopr che una parte dell'oro e dell'argento era scomparsa.
- E la porta non era aperta? - chiese Ahmase.
- La porta era sigillata e vi ho detto che non c'erano passaggi segreti.
- E allora cosa  successo?
- Il Faraone ne parl ai suoi consiglieri. Ma continuer la storia domani sera.  ora di andare a letto!
Shufoy spinse i ragazzini fuori dalla porta. Amerotke guard nella notte verso il Nilo e si chiese come erano state giudicate le sue decisioni a palazzo reale.

5. Nephthys, signora della casa,  rappresentata come una giovane donna.

Nella Sala delle Colonne della Casa di Un Milione di Anni, il palazzo reale vicino al porto sul Nilo, Hatusu, la moglie del grande Tutmosi II, il dio che aveva ora raggiunto l'estremo orizzonte, prese posto di fronte al gran consiglio. Si sedette al tavolo e si guard rapidamente intorno. Era la sala del trono, la fonte del potere, ma il trono del dio vivente con lo splendido baldacchino con la figura dorata di Horus e i braccioli a forma di Sfinge era vuoto. Il poggiapiedi foderato d'oro che portava i nomi dei nemici dell'Egitto era abbandonato da una parte. Hatusu guard le gambe del trono a forma di leoni rampanti e si morse la lingua. Quel trono doveva essere suo! Accanto al seggio reale, sul suo piedistallo speciale, stava la corona d'Egitto rossa e bianca, circondata dall'Uraeus lucente, il cobra dagli occhi di rubino pronto a scagliarsi e a incutere terrore nei nemici dell'Egitto. Di fronte a esso, sul tavolo di madreperla, stavano le insegne del Faraone, il bastone, il flagello, la spada a forma di falce e il chepresh, la corona di guerra.
Hatusu, che portava un semplice abito bianco attillato e una collana di gemme preziose, cerc di nascondere quello che provava. Avrebbe ancora potuto portare di diritto la corona dell'avvoltoio, simbolo delle regine d'Egitto, ma il custode dei diademi, quel brigante dalla faccia a pagnotta al soldo di Rahimere, le aveva detto che non era possibile, e altri erano stati d'accordo con lui. Il custode dei gioielli, il sovrintendente agli unguenti reali e il portatore del ventaglio reale erano stati d'accordo che il Faraone era in realt il suo figliastro Tutmosi e che la reggenza sarebbe stata decisa dal consiglio del re.
- Quanti anni hai? - le aveva chiesto il custode dei diademi col suo sorriso melenso.
- Non ho ancora diciannove anni e tu lo sai bene - gli aveva risposto seccamente Hatusu toccandosi il collo. - Ma porto su di me il segno del dio. Sono la figlia del divino Faraone Tutmosi e ho sposato il suo divino figlio.
Il custode dei diademi si era allontanato, ma Hatusu era sicura che avesse poi mormorato agli altri sicofanti: - Ma lo sei ancora adesso? - suscitando le loro risate.
So dove mi vorresti, pensava Hatusu, fissando il consiglio reale. Mi vorresti nella Casa delle Recluse, nell'harem con le altre donne, a ingollarmi di miele, pane, vino e piatti prelibati fino a ingrassare come una botte di birra. Di chi si poteva fidare? Era ammessa alla presenza del consiglio soltanto per suo padre e per suo marito. Doveva riflettere freddamente. A un'estremit sedeva il gran visir Rahimere, molto magro e con le borse sotto gli occhi. Il suo naso a becco gli si adattava perfettamente. Con la testa rasata e lo sguardo pio, le ricordava un sacerdote astuto e meschino. Controllava gli scribi della Casa d'Argento e pescava a piene mani nei forzieri d'oro, argento e gemme. Hatusu aveva scoperto che ogni uomo aveva il suo prezzo e forse Rahimere aveva gi corrotto tutti. I funzionari sedevano agitandosi di fronte al volto i ventagli profumati o le rigide piume di struzzo. Il profumo era rinfrescante e i ventagli nascondevano le loro espressioni. Non poteva fidarsi di nessuno di loro. Erano come banderuole, andavano dove tirava il vento. E gli altri consiglieri? Hatusu agit il ventaglio profumato. Erano molto diversi: il generale Omendap la guardava sempre gentilmente anche se sembrava pi interessato al suo petto e al suo collo che al suo cervello. Poteva comprarlo col suo corpo? E gli altri soldati, i comandanti dei principali reggimenti, l'Osiride, l'Amon, l'Horus, il Ra e l'Iside? I militari sembravano a disagio negli abiti bianchi, reggendo le piccole asce d'argento, simbolo della loro carica. Suo padre le aveva detto che nessun soldato si sarebbe mai fatto comprare e che avrebbe combattuto sempre per il sangue reale del Faraone.
Hatusu era a disagio. Guard a sinistra. Un giovane alto dal capo rasato la stava guardando. Portava un berretto attillato e il suo volto rugoso con le labbra carnose e le guance paffute sembrava piuttosto teso. La veste bianca era piuttosto sporca alla base del collo. Si batteva la guancia con lo scacciamosche e Hatusu sorrise di fronte al suo sguardo lussurioso. Dimenticando l'etichetta, il giovane la spogliava con gli occhi. Sporse la lingua a un angolo della bocca. Non era affatto imbarazzato dal fatto che lei l'avesse notato e non cambi espressione. Gli era difficile stare fermo. Mentre gli altri prendevano posto e gli scribi si sistemavano davanti dei documenti, lui continuava a guardarla con quegli occhi focosi.
Hatusu pens che almeno quell'uomo poteva essere dalla sua parte anima e corpo, ma chi era? Si rivolse al divino padre alla sua destra, uno dei sacerdoti principali di Amon-Ra.
- Chi  quel giovane? Quello che sembra essere a disagio?
- Senenmut - brontol questi. - Un villano rifatto.
Hatusu sorrise guardandolo in tralice, perch aveva gi sentito il suo nome. Era un uomo che si era fatto da s, un valoroso soldato. Aveva lasciato l'esercito per andare a corte ed era subito diventato sovrintendente ai lavori pubblici, incaricato di sorvegliare la costruzione dei monumenti e dei templi. Doveva ricordare il suo nome.
Sent qualcuno tossicchiare e si accorse che Sethos si era unito a loro. Le strizz l'occhio e le sorrise apertamente. Hatusu ne fu felice, era bello vedere un volto amico. Conosceva Sethos da anni. Aveva bisogno del sostegno di quel signore ricco e potente, il gran sacerdote di Amon-Ra, il procuratore reale, "gli occhi e le orecchie del Faraone. Sethos era stato un grande amico di suo marito e la sua opinione aveva grande importanza nel consiglio reale. Hatusu sospir, cercando di ricomporsi, con le narici frementi. Non doveva perdere la calma, far capire ai nemici quant'era debole e vulnerabile, perch un giorno avrebbero baciato la terra sotto i suoi piedi. Chiuse gli occhi pensando che aveva altri ostacoli da superare prima di quel momento. Doveva recarsi spesso nella stanza riservata al culto di Seth per prendere l'ennesima lettera minacciosa, di ricatto. Le lettere dicevano che se quei segreti fossero stati resi pubblici, Rahimere da quel coccodrillo che era, l'avrebbe colpita e la Casa delle Recluse sarebbe stato per lei un destino piacevole rispetto a quello che avrebbe potuto aspettarla.
- L'udienza  aperta!
Hatusu vide che le porte di cedro erano state chiuse, dopo la partenza degli impiegati, ed erano ora sorvegliate da guardie armate. Le lampade a olio illuminavano la sala. La seduta stava per cominciare. Un sacerdote si alz in piedi, rivolto al trono vuoto. Tutmosi III dormiva tranquillo nella Casa dell'Adorazione, l'abitazione del Faraone. Il sacerdote protese le mani e inton: - Gloria al prediletto di Ra, Horus dorato, re dell'Alto e del Basso Egitto, signore del diadema, signore del cobra, colui che pronuncia le verit sacre, grande falco d'oro che protegge l'Egitto con le sue ali!  un forte toro contro i miseri Etiopi e i suoi zoccoli calpestano i Libici.
Il peana continuava e il sacerdote non pareva tener conto del fatto che stava parlando di un bambino che non era in grado nemmeno di reggere la spada, figuriamoci di andare in guerra. Hatusu soffoc uno sbadiglio. Finalmente il sacerdote fin di salmodiare e si ritir. Rahimere batt le mani e si sporse in avanti con un sorriso di benvenuto, rivolgendosi alla sua destra al capo scriba Bayletos: - Che la seduta del consiglio reale per discutere questioni di grande segretezza abbia inizio.
Hatusu assunse un'espressione di circostanza. Si inizi con i soliti rapporti sulle messi e sugli ambasciatori arrivati dall'estero; i lingotti d'oro e d'argento nella Casa d'Argento, la salute delle sorelle del Faraone... Solo quando Senenmut fece un breve e incisivo rapporto sulle tombe reali, Hatusu sollev lo sguardo. La voce del giovane era dolce e chiara. Guardava il tavolo e non fissava Rahimere. Hatusu si strinse le mani per la gioia, quello era un uomo che il gran visir non aveva comprato. Omendap era stranamente silenzioso dalla morte del Faraone e fece un breve rapporto, estremamente laconico, sullo spiegamento delle truppe e sullo stato delle fortificazioni dei confini, delle rive del fiume e della prima cateratta. Le sue frasi erano brevi e secche. A Hatusu si strinse lo stomaco: Omendap dipingeva un quadro a tinte fosche. Le spie avevano segnalato dei movimenti ai confini. Pareva che i Libici stessero radunando delle truppe nelle Terre Rosse, il grande deserto che circondava l'Egitto. A sud-est, le spie avevano raccolto le voci dei nomadi che indicavano che gli Etiopi avevano sentito la notizia della morte del Faraone e consigliavano apertamente le trib del deserto di ignorare le pattuglie di confine e le dogane egiziane. Se non c'era pi il Faraone, non si doveva pagare nessun tributo. Inoltre, al di l della strada di Horus che va dal Sinai a Canaan, i Mitanni, i grandi nemici dell'Egitto, erano in attesa degli eventi.
-  molto importante - concluse Omendap - che in questa seduta si nomini un reggente che governi al posto del Faraone.
Ipuwer, il comandante del reggimento di Horus, batt un pugno sul tavolo: - Scegliamo un nemico e lasciate che marci contro di lui! Portiamo i prigionieri a Tebe fracassando loro le teste e appendiamo i loro corpi sulle mura come avvertimento!
- Ma contro chi dobbiamo marciare? - rispose Omendap. - I Libici non hanno fatto alcun male e se i Nubiani meditano di sollevarsi, per ora sono ancora tranquilli. Come facciamo a sapere che i nostri nemici non si siano segretamente coalizzati e che non aspettino altro che cominciamo a menare colpi alla cieca? Per loro questo sarebbe un segno di debolezza e un pretesto per iniziare la guerra.
Le sue parole furono raggelanti e lo stesso Ipuwer si agit irrequieto sulla sedia.
- Ci sono due questioni importanti - continu impassibile Omendap. - La morte del Faraone  un mistero che deve essere chiarito e poi occorre nominare un reggente.
Diede un'occhiata a Sethos. Hatusu sorrise simpaticamente al procuratore reale.
- Bene - disse Rahimere, fissando maliziosamente la regina - come sta andando il processo al capitano Meneloto?
- Non va affatto bene - rispose freddamente il procuratore. - Sappiamo tutti cosa  successo nella Sala delle Due Verit. Il giudice Amerotke ha reso il mistero ancora pi fitto invece di risolverlo. Ha aggiornato il processo a domani mattina.
Hatusu ascolt il breve racconto del processo fatto da Sethos. Afferr il tavolo con le mani quando si accorse che il procuratore reale non la guardava. Quando ebbe finito ci fu un attimo di silenzio. Ora Rahimere avrebbe colpito, pens la regina. Il visir prese lo scacciamosche e se lo batt contro la guancia.
-  veramente saggio tutto ci? - chiese malignamente.
- Cosa? - disse il sicofante Bayletos al soldo del visir, il capo scriba della Casa d'Argento, un funzionario corrotto che badava solo ai suoi interessi.
Il volto aquilino di Rahimere fece un sorriso sgradevole e i suoi occhi da lucertola fissarono la regina: - Il divino Faraone  andato all'estremo orizzonte, causandoci grande angoscia e grande dolore. I cittadini di Tebe si cospargono il capo di cenere e si rotolano nella polvere e il pianto degli Egizi echeggia dal Delta alla prima cateratta. Il faraone se ne  andato, perch indagare? Se una vipera l'ha morso  stata volont degli dei.
Hatusu rimase in silenzio. Non voleva dire le parole che l'avevano costretta a pronunciare. Nelle lettere anonime era spiegato chiaramente che cosa si doveva raccontare della morte del Faraone. Non poteva dimenticare il terribile mattino in cui suo marito era morto di fronte alla grande statua di Amon. Il suo corpo era stato trasportato in una stanza laterale, e mentre lo vegliava aveva trovato un'altra lettera scritta con calligrafia ieratica. Le dava chiari ordini sul modo in cui doveva comportarsi. Hatusu si era sentita rabbrividire, ma che altro poteva fare se non obbedire? Il ricattatore doveva essere uno di loro, un membro del gran consiglio. Lo stesso Rahimere? Hatusu avrebbe dovuto scoprirlo da sola. Le lettere erano arrivate prima che il marito tornasse, ma i membri del gran consiglio l'avevano preceduto a Tebe di molti giorni.
- Mia signora?
Hatusu sollev lo sguardo. Avrebbe voluto non avere quella goccia di sudore sulla sua fronte, ma non osava sollevare la mano per asciugarla.
- Vi chiedo scusa, mio gran visir. Ero persa nel dolce ricordo di mio marito.
Hatusu not con piacere che i comandanti dell'esercito annuivano disgustati. Forse Rahimere aveva esagerato, dopo tutto lei era una vedova addolorata e suo marito era morto in circostanze misteriose. Aveva tutti i diritti di ordinare un'indagine.
- Mia signora - insistette Rahimere sbattendo gli occhi da lucertola come faceva sempre quando voleva essere sarcastico - pensate che sia stato saggio far s che la morte del Faraone fosse oggetto di chiacchiere nella piazza del mercato?  vero, mio signore Sethos, che il procuratore reale era piuttosto riluttante ad aprire la causa? Non hai dato forse parere contrario?
- Mio gran visir - disse Senenmut sollevando una mano - se la signora Hatusu, se sua altezza reale - sottoline le ultime parole - vuole che si indaghi, bene, che sia fatto. Nessuno di noi si  opposto. Il signore Amerotke  un uomo di riconosciuta integrit. C' un mistero dietro la morte del Faraone che deve essere chiarito.
- Sono d'accordo - disse Sethos. - Ho chiesto a sua altezza reale di non aprire la causa per la ragion di Stato, ma se la regina vuole giustizia...
Ci fu un mormorio di approvazione. Hatusu si rilass, ma Rahimere non voleva arrendersi. Le girava intorno come uno sciacallo. Voleva la reggenza ed era determinato ad assumere il controllo del gran consiglio, provando a tutti che Hatusu era una sciocca irresponsabile, per poi mandarla nella Casa delle Recluse. Diventato il reggente, avrebbe stretto le sue mani adunche sulle spalle del piccolo Tutmosi e quanto sarebbe sopravvissuta Hatusu nella Casa delle Recluse, priva di denaro e di potere?
Rahimere apr la borsa di cuoio orlata d'argento dove erano tenuti i documenti, e cos fecero gli altri membri del consiglio.
- Ho sentito il rapporto di Omendap su quanto succede ai confini e su cosa dicono le nostre spie. Questo  stato il motivo ufficiale del nostro incontro. Ma le notizie sono ancora peggiori. - Rahimere sorrise e prese un documento. - Ho, come dire, le prove che i principi d'Etiopia e di Libia si stanno alleando contro l'Egitto.
- Va bene - disse con impudenza Senenmut - ma, mio gran visir, a cui gli dei diano salute, ricchezza e prosperit, stavamo discutendo il rapporto del signore Sethos sul processo nella Sala delle Due Verit!
Hatusu diede un'occhiata in tralice a Sethos che sogghignava a capo chino. I generali si coprirono il volto con le mani. Rahimere aveva giocato un brutto tiro al procuratore e gli aveva fatto un grave insulto, cambiando discorso senza chiedergli il permesso. Ora il suo volto era carico d'ira. Ansimava pesantemente, e con un gesto imped ai suoi funzionari di entrare in agone.
- Le mie scuse, mio signore Sethos, qual  il tuo parere?
- Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso - rispose Sethos in tono leggero. - Dovremo aspettare il giudizio del signore Amerotke.
Sethos allarg le mani sul tavolino e osserv il fregio sulla parete, una scena gloriosa in blu, verde e oro che rappresentava le vittorie dell'Egitto sui popoli del mare. - Suggerirei che il signore Amerotke venisse accettato nel consiglio reale.  un uomo saggio e di grande integrit morale. Sar meglio che alle sue domande si risponda qui che nella Sala delle Due Verit, e credo che nei prossimi mesi avremo bisogno dei suoi saggi consigli.
- E sia - sibil Rahimere, tamburellando con le dita sul papiro. - Si  fatto tardi, facciamo un breve intervallo e poi discuteremo le altre questioni. Dobbiamo mandare un'armata alla prima cateratta.
- Perch? - chiese Omendap.
- Perch l'attacco verr di l. Dobbiamo decidere quali truppe inviare e quali membri del consiglio reale dovranno seguire il comandante in capo. - I suoi occhi da lucertola strisciarono verso Hatusu. - Chi guider l'esercito del Faraone?
Il gran visir pos lo scacciamosche: - Ho portato il miglior vino di Moeretia, beviamolo e poi torneremo a discutere.
La discussione fu aggiornata. Tutti arrotolarono i papiri e li misero nelle borse di cuoio appese alle sedie. Hatusu pul il tavolo con le mani e le sue unghie rosse scintillarono alla luce delle torce, quasi le avesse bagnate nel sangue. E l'avrebbe anche fatto se fosse stato necessario. La trattavano come una gattina ma aveva gli artigli e sapeva come usarli.
Sapeva cosa avrebbe suggerito Rahimere. Voleva che Omendap e gli altri generali andassero a sud con i migliori reggimenti, e avrebbe anche consigliato, come al solito, che la regina li seguisse. Se il divino Faraone non poteva andare perch era troppo piccolo, perch non poteva farlo la vedova del divino Tutmosi? Alle truppe avrebbe fatto piacere, sua nonna non aveva forse marciato contro la Libia? E mentre Hatusu non cera, Rahimere avrebbe complottato contro di lei. Il peggio sarebbe stato se l'esercito non avesse vinto. Al ritorno a Tebe sarebbe stata imprigionata, o fors'anche uccisa. Il suo cervello lavorava a pieno ritmo mentre tamburellava le dita sul tavolo. Non poteva ribellarsi, non poteva mandare il gran visir al suo posto, perch il suo compito era quello di rimanere in citt e reggere il governo.
- Mia signora?
Hatusu sollev lo sguardo. Gli altri si erano alzati e Sethos, che stava parlando a due scribi, la guardava con curiosit. Le porte erano state aperte per lasciar entrare impiegati e servitori. Alla sua sinistra, Senenmut le si era avvicinato con due calici di vetro pieni sino all'orlo.
- Mia signora, siete ancora addolorata?
Hatusu prese il calice che lui le offriva.
- Lo sono - rispose sorridendogli con gli occhi - ma ti ringrazio per il tuo sostegno.
- Se non vi sentite bene - disse lui ad alta voce - venite all'aperto, l'aria della notte vi rinfrescher.
Reggendo il calice con le due mani, Hatusu lo segu sulla terrazza. L'aria era intrisa del profumo dei fiori, e le ricordava tristemente il suo timido consorte Tutmosi. Gli piaceva passeggiare con lei per discutere qualche progetto o parlare di religione, perch Tutmosi pensava sempre agli dei, alla loro natura e alle loro funzioni. Lei lo ascoltava a malapena, mentre invece ora osservava Senenmut con grande attenzione.
- Una notte piacevole e balsamica - cominci Senenmut - perfetta per la dea Hathor.
- La dea dell'amore - rispose Hatusu senza voltarsi. - Non  una dea alla quale abbia reso molto omaggio - lo guard con aria maliziosa. - Almeno finora.
- Siete stata saggia, mia signora. Questa  la stagione della iena, l'anno della locusta. - Senenmut si mise a parlare pi in fretta. - Oltre i confini, nelle Terre Rosse, i nemici dell'Egitto si preparano. Ma i serpenti pi pericolosi si annidano nel vostro palazzo.
Hatusu lo fiss freddamente. Era al corrente di cosa stava succedendo? Era forse il ricattatore?
- Serpenti?
- Una parola molto appropriata, vostra altezza. - Senenmut sottoline il titolo, poi le si fece pi vicino e sussurr: - Dovete fidarvi di me, vostra altezza.
- Perch?
- Perch non potete fidarvi di nessun altro.
- Sei stato pagato da Rahimere?
- Ha tentato di farlo.
- Perch hai rifiutato?
- Per tre ragioni, mia signora. Primo, non mi piace. Secondo, voi mi piacete. Terzo, la paga non era sufficiente.
Hatusu scoppi a ridere. Pass la coppa nell'altra mano e lo sfior con le dita: - Di' la verit, come potrei corromperti?
- In nessun modo, mia signora. Ma se avr successo, in qualunque modo.
- Proprio in qualunque modo? - lo stuzzic Hatusu.
Sorrise eccitata con gli occhi semichiusi. Quell'uomo la desiderava disperatamente ed era disposto a tutto per averla.
- Dimmi, mio astuto sovrintendente ai lavori pubblici, quali saranno i suggerimenti di Rahimere?
- Vorr che un'armata sotto la guida di Omendap venga inviata a sud.
- Eri con mio marito a Saqqara?
Senenmut scosse il capo: - Perch un sovrintendente ai lavori pubblici avrebbe dovuto seguire l'esercito?
- Ma tu una volta eri un soldato, un capitano del reggimento di carri. - Lo squadr da capo a piedi, imitando deliberatamente una donna che studia un lottatore prima di fare una scommessa. - I tuoi polsi sono forti, le tue gambe salde, il tuo petto ampio e non hai paura.
- Sono il sovrintendente ai lavori pubblici - continu seccamente Senenmut. - Come ho detto, Rahimere vorr che l'esercito vada a sud, guidato da vostra altezza.
- L'hai capito anche tu.
- Non puoi rifiutarti. - Senenmut si fece pi vicino, guardando oltre la sua testa come se parlassero di cose di scarsa importanza. - Se vai con l'esercito sarai salva, se rimani a Tebe morirai. Io verr con te.
- E se sar sconfitta?
- Io lo sar con te.
- E se vinco? - lo stuzzic Hatusu.
- Allora, mia signora, io vincer tutto.
- Aspetterai fino ad allora?
Strizz divertito gli occhi astuti: - La decisione spetta a te, mia signora. Ma ascoltami, cerca di bloccare il processo del giudice Amerotke, affinch tutto sia sepolto e dimenticato. - I suoi occhi erano perplessi. - Soltanto gli dei sanno perch hai dato inizio a tutta questa faccenda.
Senenmut fu interrotto dall'annuncio che i consiglieri dovevano riprendere posto. Rientrarono e le porte si chiusero. Hatusu trasal. Una lucerna era caduta dalla nicchia, provocando un certo scompiglio e le risatine nervose degli astanti. La lucerna diede fuoco a un tappeto, ma un servitore provvide rapidamente a soffocare le fiamme. La lampada fu sostituita e s'inton un salmo al divino Faraone. Il sacerdote non si era ancora ritirato quando si ud un grido agghiacciante. Hatusu si gir di scatto, il comandante Ipuwer era balzato in piedi e si guardava terrorizzato il braccio. Dalla sua borsa sul tavolo erano usciti tutti i documenti, e Hatusu vide atterrita la vipera che strisciava tra le pergamene.
Il generale Omendap afferr il pugnale, ma manc il serpente. La vipera attacc di nuovo e questa volta morse Ipuwer alla coscia. Il gran consiglio era in pieno tumulto. Omendap balz in piedi continuando a menare gran fendenti col pugnale. Le porte si spalancarono e giunsero i soldati. I membri del suo reggimento si strinsero intorno a Ipuwer, che era caduto al suolo. Omendap aveva ucciso la serpe, la sollev col pugnale e la scaravent lontano. Tutti guardarono impotenti Ipuwer che passava nel regno dei morti, mentre il veleno gli attraversava il coipo, scosso da tremende convulsioni. Un urlo strozzato, un'ultima convulsione, poi la testa cadde da un lato, gli occhi sbarrati e la bava alla bocca.
- Portatelo via - ordin Omendap. - Dar io notizia della sua morte!
Hatusu era impietrita. L'improvvisa morte di Ipuwer le ricordava le terribili convulsioni di suo marito davanti alla statua di Ra, i sacerdoti che portavano il suo corpo nella stanza attigua e i terribili eventi che ne erano seguiti.
Rehimere fece sgombrare la sala poi tutti tornarono a sedersi.
Nessuno parlava, ma tutti si muovevano in gran fretta, controllando le borse e i mantelli con la punta dei pugnali, con i bastoni da passeggio o con gli scacciamosche.
- Un terribile incidente - esclam Bayletos.
- Un incidente! - lo interruppe sprezzante Senenmut. - Mia signora Hatusu, pensate che sia stato un incidente? Che il comandante Ipuwer si sia messo una vipera nella borsa? E allora perch non cera quando  iniziata la riunione?
- Ipuwer  stato ucciso - dichiar Sethos. - Qualcuno ha messo quella vipera nella borsa. Un assassino che intende continuare a uccidere, ancora e ancora. Il viaggio del divino Faraone nell'estremo orizzonte non sar solitario!
- Sono d'accordo. - Rahimere guard duramente Hatusu. -  stato un omicidio e io pregher Thoth, il dio della verit, perch smascheri l'assassino, uomo o donna che sia, e gli venga inflitta la meritata punizione.

6. Wadjet, dea guardiana,  spesso rappresentata come un cobra.

Gli assassini, gli Amemet, erano seduti in cerchio nel piccolo palmeto vicino al tempio di Hathor, un luogo deserto e nascosto. Il loro capo era cos sicuro di s che aveva acceso un fuocherello per ripararsi dal gelo della sera. La citt era immersa nel silenzio. Di tanto in tanto la brezza notturna portava il flebile grido di una sentinella. A volte dal fiume proveniva il ruggito di un ippopotamo o si levava improvvisamente in volo un uccello tra i canneti. Dal Nilo giungeva un odore dolciastro e pungente di marciume. Il fiume iniziava a decrescere, lasciando ampie zone di fango che, essiccato al sole e cotto, di notte avrebbe perso il suo strano profumo. Gli Amemet erano fiduciosi. Il capo aveva spiegato esattamente cosa bisognava fare. Niente di pericoloso, dovevano eliminare qualche guardia e rapire e assassinare Meneloto.
Gli Amemet passavano il tempo a raccontarsi storie e a coccolare il loro gatto, un grosso felino con le orecchie molto appuntite, che gli assassini consideravano il loro amuleto portafortuna. Uno di loro aveva catturato uno scorpione in un pezzo di papiro essiccato. Accesero un cerchio di fuoco e vi misero al centro lo scorpione. Iniziarono a scommettere e uno degli assassini si mise a contare. Avrebbe vinto chi avesse indovinato in quanto tempo il gatto avrebbe ucciso lo scorpione. L'animale, addestrato a uccidere e premiato con buoni pezzi di carne, si muoveva rapidamente. Evit abilmente l'anello di fuoco, colp di lato lo scorpione, lo rovesci staccando la coda avvelenata con un poderoso colpo di zampa, e poi si mangi il resto della bestiola.
Gli spettatori erano piuttosto dispiaciuti, il gatto si era mosso rapidamente e soltanto pochi avevano vinto. Gli altri dovettero pagare con le monete di rame faticosamente guadagnate, in attesa di riprendersele alla prossima scommessa.
- Un vero assassino - dichiar il capo.
Prese in braccio il gatto e guard le stelle. Come l'ultima volta, gli ordini gli erano arrivati in modo misterioso e segreto. L'oro l'aveva gi ricevuto: dietro a tutta quella faccenda doveva esserci un gran signore.
-  tempo - sussurr, passando il gatto al suo luogotenente.
Il fuoco fu spento e gli Amemet si misero i mantelli neri, nascondendosi il volto come i nomadi del deserto. Sguainarono i pugnali e scivolarono in silenzio, come il gatto che veneravano, attraverso lo spiazzo, per poi dirigersi in un vicolo.
La casa di Meneloto era una palazzina a due piani con un giardino e un muro di cinta. La guardia stava dormendo, ubriaca di birra, e fu immediatamente sgozzata. Il soldato che sorvegliava la porta posteriore era sveglio, ma prima che potesse gridare gli Amemet gli tapparono la bocca, lo buttarono a terra e lo pugnalarono finch il suo corpo non smise di dibattersi. Scalarono il muro con le mani bagnate di sangue e balzarono come un'onda scura nel giardino illuminato dalla luna. Uccisero altre due guardie e forzarono la porta. Un ufficiale assonnato volt l'angolo e fu subito investito da uno sciame di frecce. Il capo degli Amemet avanz, lasciando che i suoi uomini razziassero tutti gli oggetti di valore. Meneloto, ancora assonnato, fu obbligato a vestirsi e fu spinto gi dalle scale nel giardino. L'aria notturna lo svegli e si trov circondato da figure scure come ombre. Gli passarono un mantello, ma Meneloto si ricord che una parte del muro di cinta era crollata. Se riusciva a scavalcarla, poteva nascondersi nel labirinto di viuzze.
- Vieni con noi - sibil una voce stridula.
- Dove?
- In un posto sicuro.
Meneloto cap che lo avrebbero ucciso, finse di mettersi il mantello ma invece lo tir sui tagliagole che lo avevano catturato. Si liber dalle mani che cercavano di afferrarlo e si mise a correre. Aveva gi scavalcato il muro quando le prime frecce gli sibilarono sopra la testa.
Amerotke era seduto nella Sala delle Due Verit e guardava Sethos sbalordito.
- Meneloto  fuggito?
- Pare di s - disse il procuratore allargando le braccia. - Qualcuno lo ha aiutato, tutte le guardie sono state uccise.
Amerotke guard il pavimento, ignorando i mormorii costernati degli scribi e dei testimoni. Tebe era come il Nilo e le sue acque erano pi agitate di quelle del grande fiume. Amerotke se n'era accorto subito mentre camminava per la citt seguito dal lamentoso Shufoy. L'atmosfera si era fatta pi tesa, le sentinelle alle porte erano state raddoppiate. I commerci nella piazza del mercato parevano rallentati e di fronte alle birrerie e alle bancarelle dei vini si formavano capannelli di persone. Shufoy gli aveva riferito di aver sentito che durante il consiglio reale il popolare e ambizioso Ipuwer, comandante del reggimento di Horus era stato morso da una vipera. Era stato giudicato un incidente ma la gente mormorava che si trattasse di omicidio e paragonava la morte del comandante a quella del Faraone.
Amerotke era contento che Meneloto fosse fuggito ma gli dispiaceva di aver sprecato il proprio tempo e che non fosse stata fatta giustizia. Era gi giunto all'unica conclusione logica. Era possibile che il Faraone fosse stato morso da una vipera, ma non sicuramente da quella mummificata sul pavimento. Doveva essere stato morso da un altro serpente, ma se cos non fosse stato? Era un incidente o un omicidio?
- Il processo deve essere aggiornato - disse uno dei capi scriba Khemut. - Mio signore Amerotke, se il prigioniero  fuggito non si pu raggiungere nessun verdetto.
Amerotke si tocc irritato il pettorale. La giustizia era uno strumento degli dei, non un gioco politico.
- Il processo potr essere aggiornato - dichiar adirato. - Ma il giudice della Sala delle Due Verit ha perlomeno il diritto di fare un commento. Questa causa mi desta grande preoccupazione.
La corte rest in silenzio mentre Amerotke posava le mani sulle ginocchia. Con la testa rigida, sembrava il ritratto dipinto sul muro dell'occhio di Horus che vede tutto.
- Intanto trovo difficile credere che la morte del Faraone non sia collegata con la dissacrazione blasfema della sua tomba avvenuta mentre era in viaggio sul Nilo.
Ci fu un mormorio di eccitazione.
- E poi trovo difficile credere che la morte del Faraone sia stata causata dalla vipera trovata sulla Gloria di Ra. Accetto l'opinione dei testimoni, sia quelli del procuratore reale sia quelli dell'assente Meneloto. Tutti hanno detto la verit e hanno riferito cosa hanno visto, ma la morte del divino Faraone rimane misteriosa.
Sethos stava per interromperlo, ma Amerotke lo ferm con un gesto: - Non si pu raggiungere un verdetto, quindi il processo  aggiornato.
Amerotke non si mosse dal seggio. Sethos si alz esasperato, s'inginocchi davanti al giudice e al reliquiario e usc lentamente dall'aula. Amerotke schiocc le dita per indicare il passaggio alle cause successive. Sethos avrebbe preferito discutere con lui in privato della situazione, ma Amerotke non voleva farsi coinvolgere negli intrighi di palazzo. Gli sarebbe piaciuto parlare della morte del comandante Ipuwer, ma ebbe il buon senso di mordersi la lingua. Se la sua opinione di giudice fosse stata richiesta, l'avrebbe data, ma era sicuro che il divino Faraone era stato ucciso e che la morte di Ipuwer vi era in qualche modo collegata. Chi aveva liberato Meneloto? Il consiglio reale? Avevano ordinato di farla finita con quel processo imbarazzante, perch fosse presto dimenticata? 0 Meneloto temeva di non ottenere giustizia e si era fatto aiutare da alcuni amici? Il giudice accett la coppa di vino allungato con acqua offertagli da Prenhoe. Gli scribi erano ancora agitati.
- La sessione continua, passiamo alla prossima causa!
Gli scribi avrebbero ricordato sempre quel giorno. I verdetti del giudice furono rapidi e spietati. Una donna che aveva ucciso suo figlio fu condannata a rimanere seduta per sette giorni nella piazza del mercato insieme al bambino morto. Cinque ubriaconi che avevano urinato nella piscina sacra del tempio di Hathor furono subito portati nella Casa delle Tenebre per essere frustati. Un mercante che aveva venduto carne marcia provocando la morte di due clienti fu condannato a pagare una forte multa e fu bandito dai mercati della citt per un anno e un giorno. A mezzogiorno Amerotke ritenne che fosse stata fatta giustizia e la corte si aggiorn. Si alz adirato dal seggio e and nella stanza votiva. Si tolse il pettorale di Maat, ma sobbalz quando un uomo vestito da sacerdote usc dall'ombra. Aveva notato la robustezza dei suoi polsi e il suo aspetto arrogante. - Non avete diritto di restare qui. - Amerotke si volt per andarsene.
- Andiamo, mio signore Amerotke, hai perso la memoria?
Amerotke torn a girarsi e sorrise: - Ti sei un po' appesantito, mio signore Senenmut, ma non posso dimenticare i tuoi occhi e la tua voce.
Gli strinse la mano.
- Tuttavia, questa  la mia stanza di culto privata.
-  per questo che sono venuto qui. Mio signore Amerotke, ti porto i saluti di sua altezza reale la regina Hatusu, vedova del divino Faraone.
- So bene chi  Hatusu.
Senenmut gli pass un rotolo di papiro. Amerotke lo svolse con cura e ne baci il sigillo. La lettera era molto breve:
Il signore Amerotke e la signora Norfret sono invitati questa sera al banchetto a palazzo reale durante il quale il signor Amerotke verr promosso a membro del gran consiglio e ricever l'anello col sigillo, simbolo della sua nuova carica.
-  un onore che mi sorprende molto - disse Amerotke ma Senenmut se n'era gi andato.
Il sole calava a occidente, investendo la citt con i suoi ultimi raggi, quando il carro di Amerotke e Norfret si diresse verso la Casa di Un Milione di Anni sulla riva del Nilo. Norfret era contenta del grande onore che era toccato a suo marito.
- Devi accettare - l'aveva spinto prendendolo per una mano. - Che ti piaccia o no, ora fai parte della corte.
- Mi vogliono chiudere la bocca - aveva risposto semplicemente Amerotke. - Vogliono comprarmi. Per oggi mi bastavano gi la fuga di Meneloto e la morte di Ipuwer.
- Non sono cose che ti riguardano. Meneloto  un buon soldato,  scappato e sa badare a se stesso.
Aveva cercato nel suo volto un qualche segno di preoccupazione ma Norfret era di ghiaccio.
- Tu sai la verit - aveva continuato sua moglie. - Gli dei sanno la verit, e allora cosa c'importa di cosa dicono gli altri?
Alla fine l'aveva avuta vinta come sempre. Era onorato dell'ambizione di sua moglie. Norfret era molto felice di essere accettata a corte e non voleva perdersi i banchetti dove avrebbe potuto ascoltare i pettegolezzi di palazzo. Amerotke l'aveva baciata sulla fronte.
- Mi sembri una bellissima ombra - le aveva detto tenendola per mano.
- Un'ombra! - Lei aveva finto di offendersi ma l'aveva subito abbracciato stando sulla punta dei piedi e l'aveva baciato sul naso.
- Ti piace partecipare ai banchetti, ma non essere vista. Preferisci stare ad ascoltare.
-  cos che ci siamo incontrati.
-  vero, abbiamo passato tutta la serata a guardarci, ricordi?
Norfret si era messa a ridere e se n'era andata, dicendo che doveva indossare i suoi abiti migliori.
Amerotke teneva le redini avvolte intorno ai polsi. Si era messo l'anello ufficiale e una nuova veste pieghettata ma non aveva voluto portare la parrucca. Si ricordava sempre che quando aveva combattuto nel reggimento dei carri i soldati usavano prendere in giro gli ufficiali che seguivano i dettami della moda anche quando si trovavano a pattugliare le Terre Rosse. Norfret era stupenda come la notte.
Vestiva un abito immacolato di lino pieghettato e la sua lunga parrucca nera era intrecciata di fili d'oro e d'argento. Portava orecchini d'ametista e una bellissima gorgiera di lapislazzuli. Si sporgeva per parlare con Shufoy che seguiva il carro, portando il bastone e il parasole.
- Vieni, che c' posto - scherz, toccando il carro di legno e vimini. - Non  un carro da guerra, i cavalli sono castrati e certamente non sono troppo focosi.
- Non mi piacciono i carri - rispose Shufoy. - Non mi piacciono le feste e i banchetti. La gente mi guarda in faccia e fa domande ridicole come: "Dov' finito il tuo naso? e io vorrei soltanto rispondere: Nel tuo culo!.
Norfret si mise a ridere.
Amerotke strinse le redini. I pennacchi scarlatti dei cavalli si alzavano e si abbassavano. Le rive del Nilo erano sempre affollate. Le birrerie erano aperte e le vie erano piene di soldati e marinai diretti ai bordelli o intenti con il boccale in mano ad adocchiare le ragazze e a scambiarsi allegre ingiurie. Tutti notavano Norfret, ma bastava un'occhiata ad Amerotke e ai due soldati di scorta per rivolgersi verso prede pi facili.
Un mago avanz per offrir loro degli amuleti e dei bastoni magici contro la sfortuna, ma Shufoy, agile come una scimmia, lo cacci via.
Finalmente giunsero sulla strada del palazzo. Una folla di curiosi spiava l'arrivo degli ospiti, trattenuta dagli arcieri e dai soldati del reggimento di Iside. Amerotke spron i cavalli. Attraversarono le porte ed entrarono negli ampi giardini del palazzo, dalle mille fontane, un paradiso di laghi ornamentali, passeggiate ombrose e grandi prati dove pascolavano pecore e gazzelle. Le guardie li fecero passare. Amerotke aiut Norfret a scendere e ordin agli stallieri di staccare i cavalli, asciugarli e dar loro da mangiare. Furono scortati attraverso la porta principale, lungo i corridoi dagli enormi affreschi che rappresentavano le vittorie del Faraone fino nella Sala delle Colonne dove uno squadrone di soldati sorvegliava l'ingresso della Casa dell'Adorazione, l'appartamento privato del giovane Faraone. Finalmente raggiunsero la grande sala dei banchetti, con il soffitto alto e le colonne rosso scuro, e i capitelli dorati a forma di boccioli di loto. Lampade d'alabastro variopinte illuminavano dolcemente la stanza, appese alle pareti tra gli affreschi: alberi, uccelli dagli splendidi piumaggi, fiori e farfalle dipinti sul gesso liscio in uno splendido rutilare di colori. Le travi del soffitto recavano i geroglifici della salute, della vita e della prosperit, di buon augurio per gli invitati.
Amerotke osserv la folla di donne con la schiena nuda e di uomini con le pesanti parrucche scure. Riconobbe Sethos, Rahimere, Omendap. Tutti lo salutarono con un cenno impercettibile per poi rimettersi a chiacchierare con gli altri. Alcune ancelle che portavano solamente una striscia di tessuto intorno ai fianchi, circolavano tra gli ospiti offrendo un fiore di loto in segno di benvenuto, dei piattini di prelibatezze e delle coppe di vino e di birra, tutte tempestate di pietre preziose. Norfret prese una coppa e and a salutare un'amica. Amerotke rimase sulla soglia. La conversazione cess quando la porta all'altra estremit si apr e la regina fece il suo ingresso. Amerotke fu sorpreso da come era cambiata dopo la morte del marito. Prima viveva nell'ombra ma ora camminava maestosa, con le mani dietro la schiena, una splendida visione nella veste attillata di lino trasparente. La sua lunga parrucca lucente era profumata d'olio e portava la corona dell'avvoltoio per ricordare a tutti che era ancora la regina d'Egitto. Il pettorale d'argento che aveva al collo riportava lo stesso disegno e ai polsi aveva dei bracciali d'oro con un cobra pronto ad attaccare. Le dita delle mani e dei piedi erano dipinte di rosso e gli scuri occhi a mandorla erano resi pi larghi e lunghi dalla singolare pittura verde-azzurra.
Sorrise debolmente vedendo Amerotke. Allontan educatamente chi veniva a salutarla e and verso il giudice. Sulla spalla sinistra aveva tatuata Sekhmet, la leonessa, la dea della vendetta. Amerotke pens che era vestita come una principessa, ma che era pi pericolosa di un guerriero. Si ferm davanti a lui e gli offr la mano. Amerotke voleva piegarsi su un ginocchio come dettava il protocollo, ma Hatusu scosse il capo, guardandolo spiritosamente.
- Mio signore Amerotke - la sua voce era bassa e profonda - quanti anni sono passati? Dieci, dodici, da quando hai lasciato la corte di mio padre?
- Dodici, mia signora.
- Allora ti do il mio benvenuto.
Amerotke guard al di sopra della sua spalla. Gli altri funzionari fingevano di chiacchierare ma li stavano spiando attentissimi. Accanto a una colonna, Sethos chiacchierava scherzosamente con Norfret, tenendola per mano. Norfret pieg il capo all'indietro e la sua risata echeggi nella sala.
- Vi ho visti arrivare - continu Hatusu. - Norfret  sempre bellissima.
- Non c' altro che la bellezza per apprezzare la bellezza.
Hatusu sospir stringendo le labbra dipinte di carminio. Amerotke si chiese se stesse ridendo di lui. La donna abbass il capo, civettuola.
- Non sarai mai un cortigiano, Amerotke. La tua adulazione  troppo scoperta.
- Sono un giudice, non un adulatore.
- Non lo sei mai stato. - Lo guard dolcemente. - Sei sempre follemente innamorato di Norfret? Ho visto come guardavi storto tutti quelli che l'avvicinavano. - Rise coprendosi la bocca con una mano. - Oh, Senenmut!
Il sovrintendente ai lavori pubblici avanz e Amerotke si sorprese di come fosse a suo agio, stava accanto ad Hatusu come se fosse un principe di sangue reale. Amerotke gli strinse la mano.
- Mi spiace di non essermi fermato stamattina - si scus Senenmut - ma temevo che rifiutassi e questo sarebbe stato imbarazzante per tutti.
Diede a Hatusu un sacchetto di pelle ricamato e lei ne prese un anello d'oro e lo mise al dito di Amerotke. Amerotke vide che i geroglifici sulla striscia d'oro dichiaravano che da quel momento era uno degli amici del Faraone, un consigliere del re.
- Non ti stiamo corrompendo - sussurr Hatusu. - Ho bisogno dei tuoi saggi consigli, Amerotke. Diciamo, del tuo buon senso.
Amerotke voleva chiederle che cosa intendesse dire, ma i servitori stavano gi disponendo i cuscini e le stuoie davanti ai tavolini apparecchiati. Hatusu gli sfior una mano e se ne and.
Le schiave gli misero una corona di fiori intorno al collo e gli offrirono dei coni di profumo. Amerotke li rifiut, ma quelli che avevano la parrucca se ne misero uno sulla testa perch si sciogliesse e la rendesse fragrante. Gli uomini si sedettero da una parte e le donne dall'altra. Il banchetto cominci e vennero distribuite le coppe di vino. Furono serviti piatti di arrosto, di pollo, d'oca e di piccioni neri, con molle variet di pane tagliate in forme differenti. Furono aperte le anfore di vino appoggiate sui loro supporti di metallo, ognuna con l'indicazione dell'annata bene in evidenza, e i servitori si occuparono di riempire regolarmente le coppe di bronzo tempestate di gemme. Furono portati i tovaglioli e gli sciacquadita. Amerotke sedeva vicino al generale Omendap. Il generale gli strizz l'occhio, lavandosi le dita.
- Benvenuto nel gran consiglio.
Amerotke sorrise. Aveva incontrato pi volte il generale, un uomo onesto e corpulento con un umorismo che nascondeva una notevole astuzia. Era un guerriero coraggioso e portava al collo il loto d'oro che il Faraone gli aveva dato in segno del suo ardimento in battaglia. Omendap gli si avvicin, perch i servi non potessero sentirlo: - Sappiamo tutti del tuo verdetto riguardo al povero Meneloto. Hai ragione, non si doveva intentare un processo.
- E allora perch l'hanno fatto? Ne avete parlato al gran consiglio?
- La moglie del dio ha insistito. - Omendap si gir a guardare Hatusu dall'altra parte della stanza, che sovrastava le donne sul suo tronetto. - Credevo che avesse pi buon senso. Conoscerai presto i giochi segreti del palazzo. Ci sono due fazioni. - Omendap bevve un po' di vino, poi indic il gran visir, in abiti splendenti e ingioiellati, che ora stava chiacchierando col capo scriba Bayletos. - Rahimere vuole essere reggente, ma lo vuole anche Hatusu.
- Chi vincer?
- Forse Rahimere. Controlla il tesoro, gli affari del governo e il tempio di Amon-Ra.
- E Hatusu?
- Ha tre sostenitori: Sethos, Senenmut e ora il signore Amerotke.
- Io non appartengo a nessuna fazione.
- Davvero? - rise Omendap. - Hai accettato il suo invito e il suo anello. Balliamo tutti la stessa musica.
- E voi? - Amerotke indic con la coppa gli ufficiali.
- Non sappiamo cosa fare. Siamo soldati, prendiamo ordini. Abbiamo udito le voci del mercato. Il Faraone  morto, il suo successore  un bambino, il consiglio  diviso. I cani da guardia non ci sono e gli sciacalli pensano di avere via libera al pollaio.
- Tu, chi sosterrai?
- Le mie simpatie vanno a Hatusu. Porta il sangue di Tutmosi e Rahimere non mi piace. Ma tu sai che i soldati non combattono mai una battaglia perduta. Cos, beviamo. - Amerotke e Omendap brindarono. - Preghiamo perch vengano giorni pi fortunati.
Amerotke torn a mangiare, cercando di vedere dov'era seduta Norfret, quando un messo entr portando uno scrigno di legno chiuso con strisce di rame. S'inchin all'ingresso della sala, in attesa che qualcuno lo notasse. Il servitore di Rahimere, che stava in piedi dietro la sedia del padrone, invit l'uomo ad avvicinarsi, sotto lo sguardo interessato del primo ministro: - Che cose?
- Un regalo di Amenhotep, mio signore.
Il gran visir fece una smorfia. Amenhotep era il sacerdote del defunto Faraone.
- Amenhotep dovrebbe essere qui.  un membro del gran consiglio, essendo sacerdote del tempio di Horus.
Rahimere mostr tutta la sua potenza, facendo tacere le chiacchiere del banchetto. Un invito a una festa reale era un obbligo e soltanto per una gravissima malattia era consentito non parteciparvi. Amerotke era sorpreso.
Aveva incontrato spesso Amenhotep, un ometto pomposo e pieno di s, sempre indaffarato. Era strano che mancasse a un'occasione del genere.
- Forse  un'offerta di pace - scherz Bayletos. - Si scusa per non essere potuto venire.
Rahimere scosse le spalle e fece venire il messaggero. Amerotke not che Hatusu era impallidita per la collera, perch era a lei che doveva essere dato il regalo, era lei la padrona di casa, e l'intervento di Rahimere, che la snobbava pubblicamente, voleva ricordarle che le redini del potere erano nelle sue mani. Il servo gli diede lo scrigno: - L'ha portato un uomo dal mantello nero, mio signore.
Amerotke lasci cadere il pezzo d'oca che stava rosicchiando. Il mantello nero gli aveva ricordato le testimonianze udite in tribunale riguardo ai Divoratori, la corporazione degli assassini professionisti. Nei casi di omicidio si parlava spesso di questa banda assetata di sangue che venerava la feroce dea gatto Mafdet e che si vestiva di nero da capo a piedi.
- Accetto il dono - disse Rahimere battendo le mani irritato. - Aprite lo scrigno!
Aprirono i sigilli e sollevarono il coperchio. Amerotke si era voltato verso il generale quando ud il grido. Il servo aveva tolto il dono dallo scrigno come un sonnambulo e gli ospiti poterono vedere terrorizzati la testa mozzata di Amenhotep, ancora grondante di sangue.

7. Sekhmet, la leonessa distruttrice.

Il banchetto si concluse nel caos. Due signore svennero e qualche ospite dovette ritirarsi con la mano sulla bocca per vomitare. Il servo ributt la testa nello scrigno e le guardie cercarono inutilmente chi aveva recapitato il dono. Hatusu riport l'ordine con l'aiuto di Senenmut e di Sethos, battendo le mani per imporre il silenzio: - Signori e signore, il banchetto  finito, non si pu pi continuare a festeggiare. Il consiglio reale si raduni nella Sala delle Colonne.
I servitori sparecchiarono e coloro che non dovevano partecipare alla riunione furono fin troppo felici di poter fare un segno contro il malocchio e di lasciare il palazzo. Amerotke chiese a Shufoy di riaccompagnare Norfret con la scorta di due ufficiali gentilmente offerti da Omendap.
Quando se ne furono andati, Amerotke torn nella sala dei banchetti. Lo scrigno insanguinato era ancora aperto sul pavimento.
Amerotke s'inginocchi: l'orribile volto lo fissava con gli occhi rivolti al cielo e la lingua penzoloni. Amerotke studi il collo tagliato. Il taglio era netto e la pelle era gonfia e priva di colore.
- Cosa stai cercando?
Hatusu, Senenmut e Sethos lo stavano guardando.
- Mia signora, credo che Amenhotep fosse gi morto quando gli hanno tagliato la testa. Il taglio  netto, da professionista. Chi ha portato lo scrigno era vestito di nero. Questa  opera degli Amemet, gli assassini professionisti.
- Perch uccidere Amenhotep?
Anche Senenmut si chin a guardare la testa tagliata: - Finalmente ha smesso di balbettare sciocchezze e i suoi occhi arroganti non potranno pi guardarmi dall'alto in basso.
Amerotke guard curiosamente il nuovo scudiero della regina: era evidente il suo disprezzo per il sacerdote morto. Hatusu chiuse col piede il coperchio.
- Venite nella Sala delle Colonne!
La sala era stata preparata per il gran consiglio, con le sedie e i tavolini disposti a formare un ovale. Rahimere aveva la precedenza ed era gi l, con accanto gli scribi e i sacerdoti che lo sostenevano. Hatusu sedette con Senenmut e Sethos di fianco, come la sera precedente.
Amerotke si sistem vicino alla porta, ma avrebbe preferito non esserci. Dopo il vino e l'allegria del banchetto, l'atmosfera della sala era opprimente. L'odio e la gelosia erano quasi tangibili.
Un sacerdote si affrett a intonare un salmo che paragonava il volto del giovane Faraone a quello di Horus:
I suoi capelli sono teneri come i cieli
L'occhio sinistro  il sole al mattino
E l'occhio destro il sole alla sera
La gloria di Ra riempie il suo corpo
Che d calore e luce al popolo d'Egitto.
Ma quando il sacerdote ebbe finito non c'era traccia di calore e luce. Hatusu prese l'iniziativa. Era cos imperiosa che la sedia sembrava un trono.
- Miei signori!
Rahimere voleva interromperla, ma lei lo ferm con un cenno: - Mio gran visir, questo  il palazzo reale, la Casa di Un Milione di Anni. Il nostro glorioso Faraone  nella Casa dell'Adorazione, ma io sono la sua matrigna. Dunque, cosa  successo? Mio marito  stato morso da una vipera ed  morto di fronte alla statua di Amon. Il generale Ipuwer  stato morso da una vipera ed  morto in questa stanza. E ora durante un banchetto ci viene inviata come atroce monito la testa di Amenhotep.
- Questo cosa significa? - piagnucol il capo della Casa d'Argento. - Tre uomini sono morti...
- No - intervenne Senenmut. - Tre uomini sono stati assassinati.
- Assassinati? - Rahimere pieg il capo da una parte. - Vuoi dire che la morte del divino Faraone non  stato un incidente?
- La morte di Ipuwer non  stata sicuramente un incidente - sottoline Hatusu. - E non credo che Amenhotep sia caduto dalle scale.
- Mio signore Amerotke - Rahimere allarg le mani cariche di anelli, comprendendo nel suo gesto tutto il gran consiglio - abbiamo udito tutti la tua sentenza. Hai stabilito, almeno secondo il tuo giudizio, che la vipera sulla Gloria di Ra non ha causato la morte del Faraone. Sappiamo tutti che il divino Faraone fu portato al tempio su una portantina perch s'incontrasse con sua moglie.
Si levarono dei mormorii di contrariet e Senenmut sarebbe balzato in piedi se Hatusu non l'avesse trattenuto per un braccio.
- Non ho detto - rispose subito Amerotke - che il Faraone sia stato ucciso, questo non rientrava nelle mie competenze. Ho detto che la vipera che ha ucciso il Faraone non era quella sulla Gloria di Ra.
- Ma tu hai fatto riferimento alla tomba dissacrata - disse uno degli scribi di Rahimere.
- Tutta la citt ne parla e ho il diritto di affermare che qualcuno odiava in modo blasfemo il nostro divino sovrano.
- E il generale Ipuwer? - chiese Sethos. - Come pensi che sia morto? Amerotke indic la borsa appesa alla sedia di uno scriba.
- Da quello che ho sentito dire, il consiglio reale si era riunito in questa stanza...
- Questo  un fatto - rispose seccamente il visir.
- E Ipuwer aveva dei documenti con s?
- Certo - rispose Omendap.
- Poi c' stato un intervallo...
- S - rispose Sethos. - Abbiamo raccolto i documenti e li abbiamo messi nelle nostre borse. Amerotke, vuoi dire che qualcuno ne ha approfittato per infilare un serpente nella borsa di Ipuwer?
Gli scribi ridacchiarono sprezzanti.
- Non  possibile - disse un sacerdote con aria di scherno - che il serpente si sia infilato da solo?
-  anche possibile che un serpente sia arrivato volando - lo interruppe seccamente il giudice, ignorando le risate degli astanti.
- La questione  semplice: se nel tempio o nella camera del consiglio ci fosse una serpe tutti la vedrebbero, se nella portantina del Faraone ci fosse una vipera tutti la vedrebbero. Se sulle scale o nell'ingresso del tempio di Amon-Ra ci fosse stata una vipera, sarebbe subito stata vista e uccisa.
- Eppure il Faraone  stato morso da una vipera - disse Rahimere.
-  vero, ma non sappiamo quando e perch. - Amerotke deglut. - Io mi domando: avete mai sentito che un uomo sia stato morso da una serpe in mezzo alla folla e che la vipera non sia stata vista da nessuno?
I membri del consiglio dovettero annuire.
- Questo  il mistero. E si pu dire lo stesso per il comandante Ipuwer. Qualcuno ha visto la serpe che lo ha ucciso prima che lui infilasse la mano nella borsa? Un sacerdote, uno scriba, un soldato, forse il gran visir?
Rahimere fece segno di no. Amerotke si alz e cammin per la stanza, sollevando le varie borse appese alle sedie, poi fece un cenno a Sethos: - Mio signore, tu sei gli occhi e le orecchie del Faraone. Ne ho approfittato per scambiare le varie borse. Tu sei una persona acuta e un buon osservatore, sapresti restituire ciascuna borsa al legittimo proprietario?
Hatusu sorrise e Senenmut batt un pugno sul tavolo.
- Quella sera, quando  morto Ipuwer - disse Amerotke tornando a sedersi - durante la pausa, l'assassino, quel seguace di Seth, il dio della distruzione, ha portato nella sala la vipera nascosta nella sua borsa. Signori, mia regina, andate al mercato e parlate con gli incantatori di serpenti e di scorpioni, quelli che usano tali rettili per stupire la folla e guadagnare qualche moneta di rame. Un serpente pu essere trasportato in una borsa o in un cestino perch basta il movimento ondulatorio a calmarlo. Il serpente si arrotola su se stesso e se ha mangiato star ancora pi tranquillo.
- Fin quando Ipuwer non ha messo la mano nella borsa - osserv qualcuno.
- Quel movimento ha risvegliato la serpe e ha scatenato la sua furia, spingendola a colpire ripetutamente. Avete per caso notato qualcuno effettuare lo scambio? O forse  stata la sedia a essere scambiata? Siete proprio sicuri che la vipera venisse dalla borsa di Ipuwer?
- No, no - disse Sethos, poi si rivolse al generale: - Tu hai portato il corpo nella Citt dei Morti.
- Ho anche preso le carte di Ipuwer - rispose Omendap, rosso in viso per l'imbarazzo. - Ma in quel momento non mi sono accorto di nulla.
- Certo che no - disse sarcastico Senenmut.
Omendap stava per rispondere, sostenuto dai suoi
comandanti, ma Sethos intervenne per non offendere i soldati, il cui appoggio era essenziale per Hatusu: - Mio signore Amerotke, sai molte cose sui serpenti.
- E sugli assassini - soggiunse sprezzante Rahimere.
- Miei signori - rispose Amerotke - a Tebe si parla soltanto di gente morta per il morso di una serpe, ho solo riflettuto su ci che sento raccontare. Quel che dico pu non essere vero, ma ha una sua logica.
- E le tue conclusioni? - chiese Hatusu. - Se hai ragione, allora le borse sono state scambiate?
- Allora, mia signora, questo vuol dire che l'assassino  in questa stanza, lo sapete bene. Non pu essere un servo o un soldato. La borsa fu portata qui da qualcuno che l'ha poi appesa alla sedia di Ipuwer.
- Continua - disse Rahimere.
Amerotke giocherell con l'anello di Maat, pregando che il suo cuore e le sue labbra venissero toccati dalla piuma divina della verit e della saggezza: - Sappiamo che l'assassino  un membro del gran consiglio. Dobbiamo chiederci perch l'ha fatto.
Stava per continuare quando bussarono furiosamente alla porta ed entr il capitano delle guardie, un Nubiano di casta inferiore con un gonnellino di cuoio. Il cinturone che gli attraversava il petto nudo portava l'emblema del reggimento di Osiride. Ignor Hatusu e Rahimere e s'inchin davanti al generale Omendap: - Ho seguito le istruzioni, signore.
- E allora?
- Ho avviato delle ricerche sulla riva del fiume vicino al vecchio tempio. Abbiamo trovato il resto del corpo di Amenhotep tra le canne. Era a torso nudo e portava solamente un perizoma e il bracciale che ci ha permesso di identificarlo.
- C' altro?
- S, signore. Uno dei miei soldati ha studiato medicina nella Casa della Vita. Il corpo era gonfio e senza colore...
- Meno male che i coccodrilli non se lo sono mangiato - disse sprezzante Bayletos.
- Amenhotep  stato morso cinque o sei volte alla gamba da una vipera - fin il soldato.
- Che il corpo e la testa siano portati alla Necropoli - ordin Rahimere. - Amenhotep si stava facendo fare una tomba. Dite al sovrintendente della Citta dei Morti che la Casa d'Argento sosterr le spese del funerale.
Il soldato se ne and.
-  la stagione della locusta - mormor un sacerdote. - Morte e distruzione! Sekhmet la distruttrice si  impadronita del regno delle Due Terre, seminando il caos all'interno e aizzando il nemico all'esterno.
Quasi a fargli eco, le nubi coprirono il sole al tramonto. Amerotke si chiese se il sacerdote diceva la verit. Ricordava i racconti di sua nonna. Ogni giorno Amon-Ra attraversa il cielo sul suo carro dorato. Di notte il sole entra negli Inferi, la Duat, dove il suo grande nemico, il formidabile serpente Apep,  in agguato per distruggerlo. Cosa sarebbe successo ora? I delitti della serpe avrebbero trasformato le Due Terre nel regno del sangue e della distruzione, come nel terribile periodo in cui i re tebani avevano lottato per cacciare gli Hyksos?
- Siamo tutti in lutto per Amenhotep - disse Hatusu. - Ma il signore Amerotke non ha ancora finito.
- No,  vero. - Amerotke allontan il tavolino. - Abbiamo tre morti e due sono certamente degli omicidi. Tutte sono state causate da una vipera. Non sappiamo chi  il colpevole e perch agisce, cos dobbiamo chiederci cosa hanno in comune le vittime.
-  ovvio - disse sprezzante Bayletos, strascicando le parole.
Agitava lo scacciamosche come per allontanare le irritanti parole di Amerotke. Ma se Bayletos cercava col suo sarcasmo il supporto del primo ministro rimase deluso, perch Rahimere fissava Amerotke con grande curiosit.
-  chiaro che le vittime, incluso il Faraone, erano membri del consiglio reale - comment il gran visir. - E poi?
- Tutte le morti e la dissacrazione della tomba del Faraone sono legate al ritorno del re dal suo viaggio nel Grande Mare, dopo aver sconfitto il popolo del mare nel Delta del Nilo. Il suo viaggio fu vittorioso e splendido. Ipuwer era con lui?
Tutti annuirono.
- E Amenhotep?
- Cosa vuoi dire, Amerotke?
Il giudice fece una smorfia: -  successo qualcosa durante il viaggio del Faraone dal Delta a Tebe?
- E cio?
- Un qualche incidente... Il Faraone ha per caso detto cosa intendeva lare quando fosse tornato in citt? Oppure, mia regina, durante la sua assenza  successo qualcosa a Tebe? Faccio solo delle congetture, non ho nessuna prova che sia successo qualcosa.
Tutti iniziarono a parlottare sottovoce. Senenmut mormor qualcosa a Sethos che scosse il capo. Amerotke not che Hatusu era pensierosa e preoccupata, quasi impaurita, sbatteva gli occhi e le sue labbra si muovevano senza emettere alcun suono. Ricord i pettegolezzi che giravano a corte sulla moglie del Faraone, una volta un paggio reale aveva detto che era troppo dolce per essere sincera.
Amerotke ricordava che tutti dicevano che Hatusu teneva in pugno il fratellastro e marito. L'etichetta avrebbe previsto che Hatusu accompagnasse Tutmosi al Delta del Nilo, ma come segno di fiducia lui l'aveva lasciata a governare la citt. Era lei la colpevole? Hatusu e il furbo Senenmut volevano impadronirsi del potere? Volevano controllare Tebe e tutto l'impero?
- Non ricordo che sia successo nulla - disse Rahimere imponendo il silenzio con un cenno. - Il Faraone  salito sulla Gloria di Ra e ha fatto una sosta a Saqqara per visitare le piramidi e i mausolei dei suoi antenati. Ha fatto un sacrificio agli dei, uccidendo i principi fatti prigionieri e poi ha continuato il suo viaggio.
- E non ha cambiato umore? - chiese Amerotke.
- Il divino Faraone non amava le chiacchiere - disse pomposamente Rahimere. - Teneva segreti i suoi piani. Era pallido, malaticcio. Era di umore instabile perch soffriva del mal caduco. Era stato toccato dagli dei e nelle sue crisi aveva delle visioni.
- Vostra altezza - disse Amerotke sottolineando il titolo di Hatusu - vostro marito vi ha scritto qualcosa nelle sue lettere?
- Mi ha scritto che Ra gli aveva sorriso e che era stato vittorioso. Che aveva schiacciato i nemici e che gli mancava molto sua moglie e la sua famiglia.
Amerotke chin il capo. Hatusu aveva soltanto voluto ricordare al consiglio reale quant'era vicina al Faraone.
- Era silenzioso - disse Omendap. - Non ha avuto crisi durante il viaggio, ma si teneva in disparte. - Lev l'ascia d'argento. - Ma a ben riflettere  successo qualcosa. Ricordate, abbiamo lasciato il Faraone quando la Gloria di Ra  ripartita per Tebe. Molti di noi, io, il gran visir, il signore Sethos sono stati incaricati di preparare il suo arrivo in citt. Ricordo che quel giorno una guardia reale ha commentato che il Faraone non aveva fatto nessun sacrificio per la partenza.
- Ma  assurdo! - Un sacerdote di Amon che stava accanto a Bayletos alz una mano.
Rahimere annu per indicare che poteva parlare.
- Ho accompagnato il divino Faraone nel suo viaggio da Saqqara.  vero che non ha fatto sacrifici, ma  anche vero che fino all'arrivo non ha mai lasciato la barca reale.
- Quindi non ha visitato nessun altro tempio o santuario - obiett Omendap.
- No,  rimasto nella cabina reale, ma pregava spesso. Chiedetelo alle guardie. Si faceva spesso mettere dei cuscini a poppa e sedeva a gambe incrociate con le mani rivolte alle stelle. - Il sacerdote fece un sorriso compiaciuto. - Il divino Faraone ha pregato per tutto il viaggio di ritorno. Non so cosa voglia dire il signore Amerotke. Sono uno dei sacerdoti reali e vi assicuro che non  successo nulla durante l'assenza dalla citt del divino Faraone.
Rahimere stava per intervenire, ma Hatusu si alz in piedi insieme a Senenmut e a Sethos. Amerotke dovette seguire il loro esempio. Hatusu rimase in silenzio con le braccia incrociate come faceva il Faraone prima di parlare, per sfidare il consiglio reale. Hatusu voleva ricordare che era la vedova del Faraone e che discendeva dal sangue dei re; il protocollo esigeva che tutti si alzassero in piedi, ma Rahimere rispose alla sfida rimanendo seduto. Invece Omendap fece un cenno ai suoi comandanti e tutti si alzarono in piedi, seguiti dai sacerdoti e dagli scribi. Rahimere non aveva scelta e si alz lentamente reggendo il bastone del comando. Era impassibile, ma i suoi occhi erano accesi di collera. Hatusu abbass le mani: - Il mio cuore  turbato quando si parla del divino Faraone. La riunione  aggiornata, ma noi desideriamo che la morte del comandante Ipuwer e del gran sacerdote Amenhotep sia oggetto d'indagine da parte del signore Amerotke, giudice della Sala delle Due Verit. - Sbatt graziosamente gli occhi bistrati. - Dovr fare rapporto direttamente a me. Io e i miei consiglieri parleremo privatamente con lui nelle mie stanze.
- E le altre questioni? - chiese Rahimere.
- Quali altre questioni? Non c' niente che non possa aspettare fino a domani. Generale Omendap, l'esercito  fuori le mura?
- I reggimenti di Iside, di Osiride, di Horus e di Amon-Ra. Quello di Seth e quello di Anubi sono ancora nelle oasi a sud. - Omendap giocherellava con aria astuta con l'ascia d'argento. - Il gran visir ha il comando delle truppe mercenarie che sorvegliano la citt. Sono accampate nei prati della Casa d'Argento e in quelli del tempio di Ra.
- Devono proteggere la citt in questo momento di caos - intervenne Rahimere.
Hatusu annu, stringendo le labbra: - Per proteggere noi tutti, gran visir?
- Certo, mia regina.
I membri del gran consiglio si attardavano a prendere degli oggetti dal tavolo o ad aggiustarsi gli abiti. Tutti sapevano che la potenza militare egizia si era concentrata sulla citt e che le spade erano sguainate. Era solo questione di tempo prima che il consiglio si spaccasse in due e che nell'impero scoppiasse la guerra civile.
- Sarebbe meglio - sugger Bayletos, e il suo volto grasso e untuoso si apr in un sorriso - che il divino Faraone venisse mostrato alle truppe in una solenne processione per la citt, sorvegliato dai sacerdoti di Amon e dai mercenari.
Il sorriso di Hatusu sembrava quello di un cane pronto a ringhiare. Guard Rahimere e Bayletos cercando di calmarsi. Sapeva bene che una volta che il fanciullo fosse uscito dal palazzo, sarebbe stato portato via dai sacerdoti e dai mercenari.
- Il divino Faraone rifletter sulla vostra richiesta, ma  troppo giovane, e la citt  nel caos. Penso che sia meglio che rimanga nella Casa dell'Adorazione. Ma gli dei sanno che viviamo in un periodo difficile e terr presente il tuo consiglio, capo scriba. Generale Omendap, voglio che un reggimento sia condotto a palazzo e che risponda a me sola.
Omendap pareva pronto a rifiutare, ma la regina schiocc le dita e Senenmut pose un papiro nelle mani del generale. Omendap lo srotol e baci il sigillo.
- Non  un mio desiderio - aggiunse dolcemente Hatusu - ma un ordine del divino Faraone.
Omendap si affrett a inchinarsi: - La volont del Faraone sar immediatamente eseguita. Naturalmente verr a palazzo tutti i giorni per rassicurarmi sulla salute delle truppe.
- Sarai sempre il benvenuto - sorrise Hatusu. - Miei signori...
Hatusu se ne and, seguita da Senenmut e Sethos e la riunione fu immediatamente aggiornata.
Amerotke not che molti rimanevano intorno a Rahimere, parlottando animatamente. Omendap stava in disparte, ma due dei suoi comandanti si misero subito a confabulare con Bayletos.
Ci sarebbe stata una guerra civile, pens Amerotke. Hatusu e Rahimere si odiavano e uno di loro doveva soccombere.
Se ci fosse stata battaglia, sapeva cosa sarebbe successo. La plebe che affollava le case popolari del porto si sarebbe ribellata. Era meglio mandare a nord Norfret e i bambini, nei templi di Menfi. Se venivano sguainate le spade non ci sarebbe pi stata giustizia a Tebe.
- Mio signore Amerotke?
Un giovinetto sulla soglia gli stava facendo un cenno. Avrebbe dovuto ignorare quel gesto scortese, ma Rahimere e gli altri lo stavano guardando e lui doveva prendere una decisione. Se se ne andava sarebbe stato nemico di tutti. Se rimaneva, si sarebbe guadagnato l'odio di Hatusu, e se andava da lei, Rahimere lo avrebbe considerato un partigiano della regina. Guard Omendap che gli indic la porta con gli occhi. Amerotke allontan la sedia e segu il giovinetto.

8. Neit, antica dea della caccia e della guerra.

Amerotke segu il giovinetto nella galleria decorata con gli affreschi delle vittorie dell'Egitto. Carri blu e oro sciamavano sui Nubiani stesi al suolo, sui Libici e sui guerrieri della terra di Punt. Gli Asiatici guardavano atterriti la gloria del Faraone e dell'esercito egizio.
Amerotke si chiese se quegli affreschi e quelle iscrizioni gloriose sarebbero state l'epitaffio della forza e del potere egizio. Il gran consiglio era diviso, il Faraone era un bambino e i governanti della citt si odiavano a morte.
Il giovinetto lo precedette, girando a destra. Le guardie alla porta portavano l'armatura di gala: gonnellini di cuoio, copricapi rigidi a strisce bianche e rosse e corsaletti di bronzo. Erano soldati scelti e stavano con lo scudo al braccio e la spada sguainata. A un ordine del giovinetto le porte di bronzo si aprirono e Amerotke entr nelle stanze di Hatusu, fresche e luminose. I muri color pastello erano pi tranquillizzanti dei bellicosi affreschi dei corridoi. L'aria era fragrante d'incenso, di cassia e del profumo dei vasi da fiori e delle ghirlande. Il mobilio era scarso: qualche bella statuetta d'oro e d'argento, sedie e sgabelli di legno lucido e intarsiato d'ebano e avorio.
Il giovinetto Io lasci nell'anticamera e pass per una porticina laterale. Amerotke cerc di rilassarsi guardando gli affreschi che rappresentavano pescatori che ritiravano le reti dal Nilo e leggiadre danzatrici dai corpi nudi e sinuosi e dalle folte parrucche.
- Mio signore.
Il giovinetto lo chiam con un cenno imperioso. Amerotke lo segu nell'altra stanza, nascondendo il suo stupore. Era una stanza molto piccola e gli affreschi erano invisibili poich c'erano solo due lumi ai lati del grande trono dal baldacchino dorato. Hatusu stringeva i braccioli a forma di leopardi ruggenti. I piedi poggiavano sullo sgabello dorato che rappresentava la dea Maat dopo la sua vittoria su uno dei terribili demoni degli Inferi. Ai lati del trono sedevano Sethos e Senenmut.
Amerotke sapeva bene che Hatusu aveva scelto quella stanza per dar mostra del suo potere. Se si fosse messa la duplice corona e avesse retto il bastone e il flagello sarebbe sembrata un Faraone pronto a emettere una sentenza. Il suo volto non era pi dolce e civettuolo, ma aveva i denti stretti e i suoi occhi scintillavano d'ira. Amerotke guard Sethos poi s'inginocchi. Non la onor pi di quanto le spettasse ma si ricord degli ammonimenti di Omendap: Hatusu voleva che tutti vedessero che lei era la reggente e forse voleva anche essere il Faraone.
- Vostra altezza, mi avete fatto venire...
- Se non vuoi rimanere puoi anche andartene - disse severamente la regina.
Amerotke sospir, incroci le braccia e guard in terra. Sethos era guardingo e scosse il capo impercettibilmente per avvertire il giudice di tenere a freno la lingua. Amerotke sent nascere in s il desiderio di ribellione: - Sono il giudice della Sala delle Due Verit e rappresento la giustizia del Faraone.
Hatusu si mise a sorridere: - Sei sempre stato troppo rigido, ricordi, Amerotke? Una volta balbettavi - prov a imitarlo. - R... r... ricordi?
- Ricordo gli scherzi di vostra altezza. Come potrei dimenticare? E il vostro gatto grigio aveva dei begli occhi dolci, ma sapeva graffiare. A volte era difficile distinguervi.
Sethos sospir ma Hatusu lo colse con lo scintillio impertinente dei suoi occhi.
- Sei sempre stato molto franco, Amerotke. Non balbetti pi, ma hai lo stesso volto imperturbabile, la stessa passione per Norfret e lo stesso amore per la giustizia. Non ti stanchi mai?
- Vostra altezza, sono stato allevato alla corte di vostro padre e ho imparato a nasconderlo bene.
Amerotke non riusciva a controllare la propria collera. Voleva andarsene, essere libero di dare sfogo ai suoi sentimenti, ma allo stesso tempo trovava questo sentimento infantile: era collera o semplice paura?
- Ci sono persone che dicono che tu sei molto impertinente - disse Senenmut. Era seduto col corpo inclinato da una parte, e un braccio appoggiato sul trono. Lo accarezzava con tale piacere che Amerotke si chiese se il consigliere di Hatusu non lo desiderasse per s.
- Prego? - Amerotke pieg la testa come se non avesse capito le sue parole.
Senenmut spost il braccio e si mise a tamburellare le dita sulla sua coscia, ripetendo: - Mio signore Amerotke, la gente dice che tu sei impertinente,
- Ma dice anche che abbiamo molte cose in comune, mio signore Senenmut.
Hatusu si mise a ridere e si alz in piedi. Si avvicin ad Amerotke e lo guard negli occhi. Nella semioscurit Amerotke si sentiva come se fossero tornati indietro di anni e lui fosse ancora un giovanotto deriso da una ragazzina impertinente della famiglia del Faraone. Mentre il corpo della donna gli si faceva pi vicino, pot percepire il suo sudore e i costosi oli e profumi di cui erano cosparsi le sue vesti e il suo corpo. Hatusu lo baci sulla guancia e ritorn elegantemente a sedersi in modo scomposto sul trono con una smorfia delle labbra.
- Cosa vuoi, Amerotke?
- Essere lasciato in pace.
- No, voglio dire come magistrato?
- Vita, salute e prosperit per il divino Faraone e pace nella sua famiglia.
- Amerotke - intervenne Sethos - non essere cos cauto con noi. Per essere pi chiari,  sorto un muro tra noi. Tu da quale parte stai?
Amerotke sollev un sopracciglio: - Credo di essere rimasto dov'ero prima che ci fosse il muro.
- Sei un bugiardo! - esplose Senenmut.
Amerotke avanz d'un passo e Senenmut sollev le
mani, sorridendo con la bocca storta: - Chiedo scusa e mi rimangio quello che ho detto. Puoi essere molte cose, Amerotke, ma non sei un bugiardo. Non sei un idiota e credo piuttosto che tu sia una persona di grande integrit morale. Forse un po' troppo rigido, un po' troppo cauto. E se nel regno scoppiasse la guerra civile?
- Sosterr il Faraone contro i suoi nemici.
- E chi sono i nemici del Faraone? - chiese Hatusu con voce stridula, allargando le braccia.
Apr una mano e Amerotke vide il sigillo reale del giovane Faraone con gli inconfondibili geroglifici di Thoth, il dio della saggezza, del nome del re e della duplice corona d'Egitto.
- Qual  la legge? - lo incalz Hatusu.
- Chi possiede il sigillo d'Egitto  l'incarnazione del divino potere di Amon-Ra.
- Sono io che lo possiedo. E quegli idioti del consiglio che credono che il mio figliastro mi odi!
Amerotke si chin a baciare il sigillo.
- Cosa volete da me, vostra altezza? - Indic Sethos. - Qui c' "gli occhi e le orecchie del Faraone se vuoi smascherare i tuoi nemici.
- Ah,  cos! - sorrise Hatusu, poi continu impassibile: - Credi di dover diventare il cane da guardia del Faraone, pronto ad abbaiare e a mostrare i denti? Voglio semplicemente che s'indaghi su queste morti.
- Perch?
- Perch l'assassino vuole la morte di tutte le persone che sono in questa stanza.
- Perch? - ripet deliberatamente il giudice.
- Il Faraone  un bambino - disse Sethos - e un membro del gran consiglio crede di poter attraversare un mare di sangue per avere il trono.
- Non lo penso. Vostra altezza, credo, invece, che le morti siano collegate con quella di vostro marito.  stato il primo a morire, non appena  giunto in citt, e le altre morti sono seguite immediatamente.
- Ma perch? - chiese la regina.
Amerotke rimpiangeva di essere stato ostile. Hatusu sembrava vulnerabile, confusa, spaventata. Sapeva qualcosa.
- E se prenderai l'assassino? - disse Senenmut.
- Sar difficile, ma allora scopriremo il motivo di tutti questi delitti. Cominciando dalla morte del re, direi che il capitano Menelote  innocente... Trovato il vero assassino, potr finalmente assolvere il capitano.
- Accetti il compito che ti ho affidato? - insistette Hatusu.
- Certo.
- E farai rapporto soltanto a me?
- Se vostra altezza lo desidera... Ma se accetto il compito, dovr interrogarvi per prima.
- Ma... - Hatusu ora balbettava sul serio. Se ne accorse e fece un sorriso di autocommiserazione. -
Non so nulla: ho incontrato il divino Faraone sulle scale del tempio. Siamo entrati e lui mi  morto tra le braccia.
- Non ha detto nulla?
- Nulla.
Amerotke si accorse che stava mentendo. Guard Senenmut e si chiese quante cose sapesse.
- Io ero fuori dal tempio, tra la folla - disse il sovrintendente ai lavori pubblici. - Non facevo parte della ristretta cerchia del divino Faraone.
- Io ero ancora pi lontano - scherz Sethos. - Ero in citt a sorvegliare la folla sulla banchina.
- Il Faraone  morto a mezzogiorno. Che cosa  successo dopo, vostra altezza?
- Il corpo dorato del divino Faraone  stato portato nel vicino tempio funerario ed  stato chiamato un medico.
- Chi? Peay?
- No, un vecchio medico della Casa della Vita. Ha tastato il collo e il petto del Faraone e gli ha tenuto uno specchio sulle labbra per constatarne la morte.
- E poi?
- Fuori c' stato il caos. Sono stati uccisi dei prigionieri. Nel cortile erano avvenute cose portentose, delle colombe erano cadute dal cielo.
-  vero, ne ho sentito parlare. Cosa c'era di cos strano?
Hatusu fece una smorfia: - La gente ha detto che era un segno di sventura. Altri pensano che fossero stati dei cacciatori a ferirle. Stavano volando sopra la citt, ma il tentativo di superare le alte mura del tempio  stato troppo faticoso.
- Si sono cercati i cacciatori? C'erano altri uccelli?
La regina scosse il capo: - Non lo so. Sono rimasta
col corpo di mio marito fino a sera. Non potevo credere che fosse morto, che fosse giunto nell'estremo orizzonte. Credevo che fosse un tenibile errore.
- Qualcuno  venuto a farvi visita?
- Rahimere, Omendap, qualche altro consigliere. Mi hanno fatto domande che ora non ricordo.
Amerotke annu. Era il protocollo di corte. La regina doveva piangere da sola il Faraone e soltanto durante la notte il corpo sarebbe stato imbalsamato per il funerale.
- E poi  stato chiamato Peay?
- Ho svestito il corpo. La corona era caduta quando si  accasciato tra le mie braccia ed era stata portata nel tempio funerario. Gli ho tolto la corazza, il gonnellino e i sandali e l'ho coperto con un lenzuolo di lino. La sera, Peay e gli imbalsamatori sono venuti a portarlo via.
-  stato allora che  stato scoperto il morso della vipera?
- S, sul tallone sinistro.
- Chi l'ha visto per primo?
- Peay. Aveva la ridicola idea che fosse una morte apparente. - Hatusu allarg le dita e gli anelli a forma di serpente scintillarono sotto la luce. - Il resto lo sai anche tu. Ho chiamato Sethos e lui ha mandato le truppe sulla Gloria di Ra. La serpe  stata trovata sotto il trono reale. Era piccola ma ha causato un grande disastro.
- Ma l'accusa contro il capitano Meneloto non  stata cos grave...
- Sethos era contrario. Io ero furiosa e credo ancora che l'incuria di Meneloto abbia causato la morte di mio marito.
- Avrei dato anch'io lo stesso consiglio di Sethos - brontol Senenmut - ma allora nessuno chiese il mio parere.
La mano di Hatusu scivol sul bracciolo e sfior il ginocchio di Senenmut.
- Meneloto fu messo agli arresti domiciliari.  stato allora che tu sei entrato in scena, Amerotke.
- Lo state cercando?
- Abbiamo inviato delle spie, ma a quanto pare dev'essersi rifugiato tra i nomadi e i trogloditi delle Terre Rosse.
Sethos port uno sgabello ad Amerotke. Il giudice era a disagio ma era anche segretamente compiaciuto. Era quello che sapeva fare meglio, risolvere i misteri e vagliare le testimonianze. Ma dov'era la verit in ci che era stato detto? Se iniziava a dipanare la matassa, sin dove sarebbe arrivato?
- Meneloto  un grumo di sabbia - lo schern Senenmut. - Vuoi un po' di vino?
- Ho gi bevuto troppo durante il banchetto.
- Nella sala del consiglio - disse Sethos - hai sostenuto che la visita del Faraone alla piramide di Saqqara era importante. Un'idea del genere non ti  certo venuta per caso.
- Non mi  venuta per caso. Ricorderai che prima del processo ho letto tutte le testimonianze. Non  successo nulla dopo la grande vittoria nel Delta, ma Meneloto ha sostenuto nella sua testimonianza scritta che il Faraone era felice per il trionfo e che inizi ad appartarsi e a perdersi nelle sue meditazioni dopo Saqqara. Ci  stato detto anche durante il gran consiglio.
-  vero, anche se, quando il Faraone  tornato sulla barca reale, tutti i membri del consiglio, me compreso, sono stati mandati a Tebe.
- Mia signora, perch il divino Faraone si  fermato a Saqqara? Certo non per visitare le piramidi.
- Dopo la vittoria mi scrisse che aveva ricevuto una lettera di Neroupe, il gran sacerdote dei templi funerari di Saqqara. Neroupe era un fedele servitore di mio padre.
- Ne ho sentito parlare. Era uno studioso e stava scrivendo una storia sull'Egitto. L'ho incontrato una volta nella Sala della Luce del tempio di Maat.
- Neroupe era molto vecchio ed era ammalato. Quando il Faraone arriv a Saqqara era gi morto.
- Allora cosa successe?
- La barca reale approd e il Faraone sbarc a terra - disse Sethos. - Puoi chiedere conferma dei dettagli al generale Omendap.
- Sei andato con lui?
- No, sono rimasto col gran visir, con Bayletos e gli altri sulla barca reale. Il divino Faraone voleva sempre che io tenessi d'occhio i suoi consiglieri.
- E allora?
- Il divino Faraone and da solo. Anzi, no - Hatusu sollev un dito. - Era accompagnato da Ipuwer, da Amenhotep e da cinque guardie. Rimasero per tre giorni a Saqqara.
- E Meneloto?
Sethos fece una smorfia: - Era il capitano delle guardie del Faraone, quindi anche lui l'ha accompagnato. Credo che non sia successo molto. Il divino Faraone si stabil a casa di Neroupe. Visit i templi, i santuari e le tombe degli antenati, poi torn a bordo.
- E non disse a nessuno cosa aveva fatto?
Sethos scosse il capo: - Il giorno dopo mi mand
in barca a Tebe. Portavo delle lettere per sua altezza e per gli altri membri della famiglia reale. Io e gli altri dovevamo preparare l'arrivo del divino Faraone.
Amerotke incroci le braccia. Ricordava i grandi mausolei di Saqqara, costruiti centinaia di anni prima come un simbolo della gloria egizia e del potere del Faraone. Da quando la corte si era spostata a Tebe, Saqqara era diventato un luogo desolato e in rovina, situato a met strada tra le verdi distese del Nilo e la sabbia ardente delle Terre Rosse. Era orgoglioso di aver avuto ragione: Tutmosi, Amenhotep e Ipuwer avevano visitato le piramidi. Tutti erano morti e Meneloto era stato accusato ed era poi scomparso, o era stato ucciso. Ma chi c'era dietro a tutto questo? Rahimere e la sua fazione? 0 Hatusu e Senenmut? Il sovrintendente era l'amante di Hatusu? La loro relazione era gi iniziata quando il divino Faraone combatteva contro i nemici dell'Egitto?
- Mia signora...
Hatusu si volt, smettendo di parlottare con Senenmut.
- S, mio signore Amerotke? Credevo che ti fossi addormentato.
- Il Faraone vi ha scritto? Quando vi siete incontrati nel tempio vi ha detto di essere preoccupato?
- Ho ricevuto una sola lettera dopo Saqqara. Mi parlava delle sue grandi vittorie e diceva che non vedeva l'ora di tornare a Tebe. Vi erano poi dei messaggi personali per me e per suo figlio, ma nient'altro. - Assunse un'aria impassibile per nascondere la menzogna.
- E allora? - chiese aspramente Senenmut. - Mio signore Amerotke, vogliamo che tu indaghi su queste morti. Su Ipuwer ne sai quanto noi, ha messo Una mano nella borsa ed  stato morso da una serpe, non sappiamo come. Per quanto riguarda Amenhotep... - allarg le braccia. - Sei tu che devi risolvere il mistero, noi ti diamo l'autorit per agire.
Senenmut diceva noi come se fosse il primo ministro di Hatusu. Hatusu sosteneva freddamente lo sguardo del giudice. Amerotke pens che era una perfida avventuriera e che nella sua arroganza l'aveva sottovalutata, era molto pi pericolosa e sottile di quanto immaginasse. C'erano delle cose che non gli aveva detto. Non voleva che lui indagasse, era solo un gesto plateale per tenere a bada l'opinione pubblica, mentre nel palazzo avvenivano i veri giochi. Cosa gliene importava, se avesse preso il potere? Che importanza poteva avere, se invece fosse stata sconfitta?
- Hai il nostro permesso di ritirarti.
Amerotke s'inchin e se ne and nella Sala delle Colonne ormai vuota. I tavoli erano ancora ingombri di piatti e bicchieri. Guard dalla terrazza e vide che era scesa la sera. Fuori si udiva il tintinnio delle armature delle sentinelle. Sper che Norfret fosse gi a casa e si chiese se doveva raggiungerla, ma ricord la testa tagliata di Amenhotep e il povero Shufoy che lo stava aspettando fuori le mura.
- Mio signore.
Il giudice sobbalz e not Omendap nascosto nell'ombra di una colonna.
- Non credevo che fossi un gatto, mio generale, capace di scivolare nelle tenebre. - Amerotke s'inchin con aria di scherno. - Che stai facendo? Vuoi parlare con me o con la regina Hatusu?
Omendap si passava nervosamente l'ascia d'argento da una mano all'altra. Prese Amerotke per un braccio e lo condusse verso la porta.
- Hai deciso da che parte stare, Amerotke?
- No, sto solo indagando sulla morte del tuo ufficiale.
Il generale picchi sulla porta con le nocche delle dita e sussurr: - Qui siamo al sicuro, il legno  spesso e siamo distanti dalle spie che potrebbero esserci sulla terrazza o nel giardino.
- Cosa vuoi dirmi?
- Hai parlato del viaggio a Saqqara del divino Faraone. Ci  rimasto tre giorni, Io sai? Al ritorno ho chiesto a Ipuwer cosa era successo. Ipuwer mi ha detto soltanto che il Faraone era uscito di notte accompagnato solo da Amenhotep e da Meneloto.
- Il comportamento di Meneloto e di Ipuwer era cambiato al loro ritorno?
Omendap scosse il capo: - Ti parlo da uomo a uomo, Amerotke. Il Faraone soffriva del mal caduco e aveva delle visioni. Io sono un soldato, combatto i suoi nemici e il Faraone pu fare ci che pi gli piace. Se vuole uscire di notte per fare dei sacrifici o per pregare le stelle  affar suo.
- E allora perch  morto Ipuwer?
- Non lo so,  per questo che sono qui. Era un mio ufficiale, coraggioso come un leone, leale e dal cuore grande. - Aveva le lacrime agli occhi. - Doveva morire con la spada in mano, non morso da una serpe come una vecchia!
-  tutto quello che hai da dirmi? - Amerotke temeva che il discorso diventasse presto o tardi sedizioso.
- Ho ancora due o tre cose da dirti. - Si mordicchi le labbra. Era cos vicino che Amerotke pot sentire che puzzava di birra. - Ma prima voglio dirti che io e i miei ufficiali siamo ancora incerti. Se scoprir chi ha ucciso Ipuwer, questo ci aiuter a prendere una decisione. E se ci sar uno spargimento di sangue - sfior il petto di Amerotke con l'ascia d'argento - le cariche ufficiali e le belle conversazioni durante i banchetti non aiuteranno nessuno a salvarsi.
- Hai detto che avevi due cose da dirmi, poi sei passato addirittura a tre. Ho fretta, Omendap.
- Non ti stavo minacciando.
- Non lo pensavo affatto. Allora, le tre cose?
- La prima  che Ipuwer non  cambiato dopo la visita a Saqqara, ma Amenhotep s. Non partecipava pi alle sedute del gran consiglio e se ci veniva non si radeva e non si lavava. Una volta mi sembr addirittura che fosse ubriaco. Secondo, Ipuwer non mi ha detto nulla, ma mi ha mostrato questo.
Omendap apr il sacchetto di cuoio che aveva appeso alla cintola. Ne prese una statuetta rossa e la diede al giudice, che la osserv alla luce di una lampada di alabastro. Era alta soltanto un dito e rappresentava un prigioniero con le mani e le gambe d'argilla legate con una cordicella rossa.
- Il nastro rosso del dio della guerra Montu.
- Gi - disse Omendap. - Il nastro con cui i sacerdoti legano i prigionieri prima di sacrificarli.
- Stregoneria!  opera di un mago o di un venditore di amuleti.
-  un avvertimento di Seth, il dio della distruzione. Non  soltanto argilla,  il fango di una tomba mischiato con sangue mestruale e a mosche del letame.  un pegno, un'offerta ai demoni.
- E qualcuno l'ha mandata a Ipuwer?
- No, gliene hanno mandata una simile. Ed ecco la terza questione: quando stasera sono arrivato a palazzo qualcuno mi ha fatto avere questa oscenit.
- Sai perch te l'hanno mandata?
- No. - Omendap si riprese la statuetta. -  meglio che la distrugga nel fuoco sacro.  una maledizione antica come l'Egitto, qualcuno ha chiamato su di me l'angelo della morte!

9. Iside, principale dea d'Egitto, e rappresentata come una giovane donna col simbolo del trono.

Amerotke usc nel grande cortile del palazzo. Vi era una folla di mercenari con le loro tipiche armature: gli Shardani dai volti magri sotto gli elmi cornuti, i Dakkari con i copricapi a strisce e gli scudi rotondi sulla schiena, i Radu con la pelle nera coperta di tatuaggi azzurrini, con i lunghi mantelli e le cinture ricamate, gli orecchini e le collane che scintillavano alla luce delle torce, gli Shiri con i berretti e i piccoli archi e i Nubiani neri come la notte con i loro gonnellini di pelle di leopardo e i copricapi piumati. Avevano abbandonato le armi sul terreno al loro fianco e se ne stavano nei portici o sotto le mura. Quando Amerotke si fece strada scusandosi e sorridendo educatamente lo guardarono di sbieco. I mercenari videro il pettorale e l'anello col sigillo e si fecero da parte riluttanti.
La tensione si tagliava col coltello. L'esercito regolare obbediva al generale Omendap e avrebbe attaccato a un suo comando, ma i mercenari rispondevano agli ordini di Rahimere, che li aveva astutamente avvicinati al palazzo. L'esercito regolare era ancora fedele ma le guardie e gli squadroni dei carri, truppe ausiliarie che combattevano solo per profitto, non avrebbero sollevato un dito per la regina.
Amerotke raggiunse i cancelli e guard indietro. Se Rahimere attaccava il palazzo, l'avrebbe travolto e sarebbe scoppiata la rivolta. I poveri sarebbero sciamati fuori dalle baracche del porto. Cosa avrebbe fatto Amerotke? Non ci sarebbe pi stata giustizia, la folla avrebbe attaccato le ville fuori le mura, nessun posto sarebbe stato sicuro. Bisognava prepararsi. Amerotke pens agli amici di Menfi e ai comandanti delle guarnigioni del Nilo.
Lasci il palazzo si incammin nel grande spiazzo di fronte ai cancelli. Le torce legate sui pali cacciavano le tenebre, potenziando la luce della luna piena, un disco d'argento nel cielo scuro. L'atmosfera non era tesa. La folla notturna era intenta ai soliti commerci. Il bel tempo prometteva un ricco raccolto. Un gruppo di sacerdoti dagli abiti bianchi avanzava portando lo stendardo di Amon-Ra, scortato dai mercenari. Amerotke si ferm per lasciar passare una processione funebre. Una famiglia che aveva perso il gatto di casa si era rasa le sopracciglia e portava l'animale mummificato in una cassa al fiume per mandarlo nella Necropoli dei gatti a Bubaste. La famiglia aveva assunto delle prefiche col capo cosparso di cenere che seguivano la processione gettando in aria nubi di polvere, piangendo incessantemente la dolorosa perdita e pregando gli dei che il gatto potesse essere riunito in paradiso coi suoi proprietari.
Amerotke cercava Shufoy, ma fu distratto da un gruppo di schiavi riuniti sotto un ulivo: erano stati recentemente acquistati e ora venivano marchiati sulla fronte, e la piaga veniva strofinata con polvere nera perch non guarisse e indicasse per sempre chi era il proprietario. Gli schiavi erano legati e il proprietario ignorava le loro grida. Amerotke distolse lo sguardo: quella vista gli ricordava il volto sfigurato del povero Shufoy. Alcune prostitute dai pomelli rossi e dagli occhi sottolineati dal kohl nero e verde si aggiravano nei dintorni, agitando in maniera provocante le parrucche unte d'olio. Le vesti bianche trasparenti lasciavano ben poco all'immaginazione. Una di loro si ferm a guardare Amerotke e cerc di attrarlo con un gesto osceno ma il giudice scosse il capo. Un gruppo di giovani sacerdoti con la testa calva coperta da cappelli di paglia si fece avanti e si mise a conversare con le meretrici. Le prostitute schiamazzarono rumorosamente mentre veniva contrattata una notte di divertimenti in una casa di piacere.
La grande piazza del mercato era piena di mercanti, marinai e funzionari delle province che venivano a rendere conto. Una bancarella offriva cibi cotti: gazzelle e ibici appena comprati dai cacciatori, ripuliti e sventrati, venivano legati e cotti alla griglia. Il profumo dolce nascondeva la puzza disgustosa delle latrine e dei mendicanti seduti nel sudiciume che si guardavano intorno con occhi ciechi e chiedevano l'elemosina con le mani ossute. Un gruppo di cantori della Casa delle Canzoni di un tempio avanzava intonando un inno a un dio che Amerotke non aveva mai sentito. Il canto fu interrotto bruscamente da una lite furiosa tra un incantatore di serpenti e un venditore di uccelli. Un cobra era fuggito dal cestino e aveva ucciso un uccello nella gabbia infilando la lunga lingua tra le sbarre per poi mangiarselo prima che il proprietario se ne accorgesse. Gli uomini incominciarono a picchiarsi e uno fin a gambe all'aria travolgendo uno dei coristi. Le guardie interruppero la rissa, menando gran colpi con i bastoni.
Amerotke cercava Shufoy, imprecando tra s. Degli ubriachi si spostavano da una taverna all'altra portandosi dietro il sarcofago di un amico che volevano commemorare. Cercarono di trascinare anche il giudice nei loro bagordi ma Amerotke li ignor. Uno di loro divenne bellicoso e inizi ad avanzare verso Amerotke agitando i pugni e gridandogli dei rochi insulti ma una guardia che aveva notato l'anello del giudice intervenne a respingere l'ubriaco tra i suoi compagni. La guardia si batt il bastone contro la gamba nuda: - Posso aiutarvi, mio signore? - strinse gli occhi e chin il capo. - Sei il giudice Amerotke? Non dovresti girare in questo posto, signore,  la notte della festa del dio Osiride, una notte di bagordi. Amerotke sospir: - S, s, l'avevo dimenticato. Sto cercando il mio servo, il nano Shufoy.  sfigurato...
-  senza naso e vende amuleti? - la guardia sorrise e indic un'estremit della piazza. -  l intento ai suoi commerci e pare che abbia molta fortuna.
Amerotke lo ringrazi e si fece largo tra la folla. Quella parte della piazza era pi alberata e i rami delle acacie, delle palme e degli ulivi davano ombra e frescura durante il giorno e permettevano incontri segreti durante la notte, Shufoy aveva steso il mantello sotto un albero e si era piazzato su una botte proclamandosi un grande mago, i cui amuleti fornivano protezione sicura contro i demoni, le streghe e il malocchio dei nemici.
Amerotke era sbalordito. Il mantello era pieno di mercanzie: statuette del dio nano Bes, scarabei incisi, amuleti dai magici geroglifici come l'occhio di Horus, croci ansate di legno, e piccole steli della dea Taweret con orecchie sul bordo per indicare che la dea avrebbe ascoltato ogni preghiera. Shufoy ne agitava una gridando alla folla che lo ascoltava a bocca aperta: - Vengo dalle Terre Nere e dalle Terre Rosse per portarvi la buona fortuna! Amuleti e scarabei, reliquiari e statuette che portano fortuna e protezione sicura contro i demoni! Cera sacra da mettere nelle orecchie di notte perch i demoni non vi sussurrino cattivi pensieri. Tutto questo vi protegger dalle frecce di Sekhmet, dalla lancia di Thoth, dalla maledizione di Iside, dalla cecit provocata da Osiride e dalla pazzia inflitta da Anubi! - fece una smorfia mentre un contadino spalancava la bocca.
Amerotke si avvicin e grid: - Ma vi protegger anche dai trucchi dei ciarlatani?
La trasformazione di Shufoy fu sbalorditiva. Balz gi dalla botte e in un batter d'occhio la mercanzia fu impacchettata nel mantello mentre il nano cacciava via la folla per poi sedersi sul barile e piagnucolare con il suo padrone: - Pensavo che fossi andato a casa con il carro e avessi lasciato il povero Shufoy al suo lavoro. Un uomo deve lavorare dall'alba al tramonto per guadagnare un tozzo di pane col sudore della sua fronte, come dicono gli scribi. Il mio volto  pallido, la mia pancia  vuota e la mia borsa  piena di ragnatele.
- Chiudi il becco! - Amerotke gli si accoccol accanto. - Shufoy, abiti nella mia casa e mangi e bevi come uno scriba. - Afferr il mantello consunto del nano. - Hai dei begli abiti ma giri vestito come un Siriano che si sia perso nel deserto. Perch questa messa in scena? Tu non sei affatto un mago! - indic il sacco di amuleti improvvisato.
- Come  andato il gran consiglio? - chiese Shufoy inclinando il capo con aria innocente.
- Non cambiare discorso! Dove hai preso tutta quell'immondizia? Dove la nascondi? Dove va a finire quello che guadagni?
- L'altra notte ho sognato - disse Shufoy dondolandosi avanti e indietro - che avevo catturato un ippopotamo che veniva preparato per il tuo pranzo. Questo vuol dire che io e te ceneremo presto a palazzo. Poi ho sognato che ero a letto con mia sorella.
- Ma se non hai nessuna sorella!
- S, ma se l'avessi avuta sarebbe stata esattamente come la ragazza che ho sognato. Questo vuol dire che diventer molto ricco. Poi ho sognato che ti regalavano un arco d'oro, e questo vuol dire che ti solleveranno alle pi alte cariche dello Stato.
- Prenhoe! - Amerotke balz in piedi e prese per le vesti Shufoy. - Non mi avevi mai parlato dei tuoi sogni. Hai parlato con Prenhoe, vero? Ecco dove tieni il sacco, a casa sua, e poi vi dividete i proventi. Ecco perch non ti ho mai sorpreso, perch quando Prenhoe va a casa ti dice che sto arrivando e tu gli dai tutta la mercanzia da nascondere.
Shufoy si gratt la barba ispida: -  un buon lavoro, padrone. Non facciamo male a nessuno e resistiamo ai tempi di crisi.
- Cosa vuoi dire?
- Io non ho naso, padrone, ma ho occhi e orecchie e la mia mente  svelta come un serpente. Tutti in citt dicono che ci sar la guerra. Il sangue verr sparso dappertutto e diffonder la pestilenza. I morti verranno sepolti nel fiume e i coccodrilli ne saranno sazi.
- Hai bevuto?
- Solo un po' di birra, padrone.
Amerotke sospir: - Terr d'occhio le tue cianfrusaglie, cercami la casa del sacerdote Amenhotep.
Shufoy se ne and, lieto del diversivo. Poco dopo ritorn e prese il sacco sulle spalle: - Vieni con me, padrone.
Port Amerotke attraverso i vicoli tortuosi, fiancheggiati da una parte e dall'altra dalle case di fango degli operai con le piccole finestre senza imposte e le porte spalancate. Uomini, donne e bambini stavano fuori, cucinando all'aperto. Tutti si alzavano al passaggio di Amerotke per vendergli qualche cianfrusaglia, ma Shufoy annunciava a gran voce chi era il suo padrone e le ombre si affrettavano a scivolare via silenziosamente. Attraversarono un'altra piazza e presero per un vicolo oscuro dalle grandi ville protette da alti muri e cancelli di bronzo. Shufoy si ferm a battere a uno di essi mentre Amerotke arretrava per guardare oltre il muro. Le imposte della casa a tre piani erano chiuse e non vi era alcuna luce.
- Chi ? - disse una donna.
- Aprite al signore Amerotke, giudice della Sala delle Due Verit e amico del divino Faraone - tuon il nano.
Il cancello si apr e una vecchia con una lucerna in un vaso di alabastro sbirci fuori, il volto sudicio e segnato bagnato di lacrime.
- Non avete nessun rispetto? Il mio padrone  morto assassinato!
- Per questo siamo qui.
Amerotke e Shufoy presero la donna per il gomito e l'accompagnarono gentilmente in casa attraverso il giardino delle acacie. Il giudice sent il profumo dei fiori, la dolce fragranza che proveniva dal torchio del vino, l'odore di pane appena cotto, di frutta e di carne arrostita.
- Il tuo padrone era molto ricco?
- Era un sacerdote del tempio di Ra, il sacerdote del divino Faraone - balbett la vecchia asciugandosi le lacrime sul volto dipinto.
- Cosa  successo?
I muri e le colonne dell'ingresso erano dipinti di fresco con delle scene di caccia e di vita degli dei, ma il pavimento non era stato lavato e l'atmosfera era umida e stantia. Le foglie delle piante nei vasi stavano seccando e su una sedia vi era un piatto di cibo coperto di mosche. Le imposte erano chiuse e l'irritante ronzio delle zanzare intorno alle lucerne aumentava il senso di desolazione. Era come se Amenhotep avesse saputo di dover morire e non avesse pi avuto voglia di vivere.
- Il tuo padrone stava bene?
- No. - La vecchia scosse tristemente il capo e lasci cadere sul pavimento il suo mantello ricamato. L'abito attillato di lino che portava era spiegazzato e pendeva da tutte le parti, mostrando un seno flaccido e un collo scarno.
- Stava in camera sua e non faceva pi nulla. Si era messo a bere e quanto beveva! Gli ho detto che non doveva ingozzarsi di vino a stomaco vuoto. Non usciva pi, nemmeno per andare al tempio, e non voleva vedere nessuno.
Amerotke si tur il naso per non sentire la puzza di verdura che veniva dalla cucina.
- Non mi lasciava pi pulire e ha mandato via tutti gli schiavi. Persino le sue giovani ballerine.
- Come  morto?
Amerotke si guard intorno e vide che Shufoy non era entrato. Sper che il suo servo non combinasse qualche pasticcio nel giardino oscuro.
-  venuto un messo ma il suo aspetto non mi piaceva. Non che l'abbia visto molto, aveva un mantello nero come i nomadi del deserto. Mi ha dato un messaggio per il mio padrone ed  scomparso.
- Quando  successo?
- Stamattina presto. L'ho portato nella camera del puro e lui l'ha aperto e mi ha mandata via, tutto agitato, borbottando tra s. Il puro aveva un brutto carattere, poteva anche tirarmi dietro qualcosa. Dalla morte del Faraone era come un recluso. Tu sei il giudice Amerotke, vero? Stai facendo delle indagini?
Amerotke annu: - E non sai perch il tuo padrone era cambiato?
- Non mi ha detto nulla, non ha detto nulla a nessuno, all'inizio pensavo che fosse per la morte del divino Faraone. Venite a vedere.
Attraversarono la casa oscura e poi un cortile con una fontana, reso fragrante dai molti vasi di fiori. Poi la vecchia gli fece strada per un corridoio portando la lucerna, un'ombra barcollante in una chiazza di luce. Si ferm a una stanzetta per il culto molto simile a quella della casa del giudice. Ma l'interno era sporco e disordinato come il resto della casa. I muri erano adornati da ritratti di Ra che accettava a braccia aperte l'omaggio del suo sacerdote accanto a Horus, dalla testa di falco, che reggeva il piatto delle offerte. Il tabernacolo era aperto e la statuetta all'interno appariva patetica con quel piatto delle offerte che sembrava essere l da una settimana. Il pavimento era coperto di sabbia che non veniva spazzata da giorni, il turibolo era freddo e l'incenso all'interno nero e indurito. L'aspersorio dell'acqua sacra con cui il sacerdote doveva purificarsi era in terra, rotto. In qualunque altra circostanza Amerotke avrebbe pensato che la cappella era stata profanata. Pareva che Amenhotep avesse dimenticato gli dei o credesse che gli dei l'avessero dimenticato.
La vecchia era tornata alla porta e guardava nel buio. Amerotke le si avvicin: - Amenhotep non ti ha detto nulla?
- Nulla, mio signore. Mangiava poco, beveva troppo, a volte dormiva, a volte rimaneva in questa stanza a parlare da solo.
Amerotke ricordava la testa tagliata che era stata consegnata a Rahimere durante il banchetto. Amenhotep non si era rasato n la testa n la barba, e non si era nemmeno purificato, com'era primo dovere di ogni sacerdote.
- Ha letto quel messaggio?
- L'ha letto, e ho visto che l'ha subito bruciato su una lucerna. Nel pomeriggio ha preso bastone e mantello e se n' andato senza dirmi niente.
- Fammi vedere la sua camera.
Salirono le scale dall'altra parte della casa. Le stanze di Amenhotep erano sporche e puzzavano come se il sacerdote vi avesse urinato negli angoli senza disturbarsi di andare nella latrina. La camera da letto era piena di resti di cibo. Amerotke fece una smorfia e i due topi che erano saliti su uno sgabello si affrettarono ad andarsene. Aspett che la vecchia accendesse altre lampade. Amenhotep aveva condotto una vita lussuosa, il letto era di puro sicomoro e la testiera era rivestita d'oro. La stanza era piena di sedie e sgabelli dai preziosi tessuti intarsiati d'avorio ed ebano. Sui tavoli e sugli scaffali vi erano coppe d'oro e d'argento. Il pavimento era coperto di tappeti di pura lana e le pareti erano ornate da arazzi. Amerotke apr uno scrigno pieno di pietre preziose e turchesi delle miniere del Sinai.
- Tutto questo non voleva dire pi nulla per lui - disse con fare lamentoso la vecchia. - Prima si lavava tre volte al giorno nel Lago della Purezza nel giardino. Ma prima di morire non si cambiava pi nemmeno i vestiti.
Amerotke srotol una pergamena, una splendida copia del Libro dei Morti che ogni sacerdote doveva studiare e conoscere a fondo, perch conteneva le preghiere e i riti purificatori di cui un'anima aveva bisogno per presentarsi al giudizio di Osiride e degli altri dei. Il papiro era scritto coi bellissimi geroglifici Medu Netfer, il linguaggio degli dei. Ma Amenhotep vi aveva sparso dell'inchiostro rosso e verde e aveva sfigurato le parole e le squisite miniature con uno stilo. Ai margini aveva scribacchiato ripetutamente i numeri 1 e 10.
Amerotke butt i rotoli sul letto e and alla finestra, guardando attentamente il pavimento perch i resti di cibo potevano attrarre i serpenti e altri animali pericolosi. Guard il cielo notturno. Cosa aveva causato quella trasformazione? Amenhotep era impazzito? Perch un sacerdote ricco e arrogante doveva chiudersi in se stesso, trascurare gli dei e i doveri del tempio, persino i riti pi elementari? Era per la morte del Faraone o per qualcos'altro? Qualcosa che era capitato a Saqqara? Si gir e vide che la donna aveva preso un piatto d'oro tempestato di pietre preziose e guardava disgustata i resti di cibo.
- La trasformazione  avvenuta dopo che  arrivato in citt?
- S, ma non so perch. - Tir su col naso. - Mangiava soltanto pi montone e cipolle.
- Ma i sacerdoti non possono farlo. Sono cibi impuri!
- L'ho detto ad Amenhotep, ma si  messo a ridere. Ha detto che voleva riempirsi di montone e cipolle e che non avrebbe pi mangiato nient'altro. - Sollev il volto rigato di lacrime. - Perch  morto, mio signore? Era presuntuoso ma gentile, mi portava sempre dei regali.
- Ha ricevuto delle altre missive?
- Soltanto una. - Pos il piatto e guard in un angolo buio. - Stamattina presto. Dormo poco e mi piace vedere l'alba, quando la barca di Ra inizia il suo viaggio nel cielo.
- Hai trovato qualcosa?
- S, ho aperto il cancello per vedere se erano gi arrivate le provviste e il vino, perch il mio padrone voleva sempre che il boccale fosse pieno. Ho trovato un sacchetto di lino legato con uno spago rosso. L'ho dato al padrone che l'ha subito aperto... Eccolo qui!
Diede ad Amerotke la statuetta di cera con le mani e i piedi legati dai nastri rossi.
- Sai cos'?
La vecchia strizz gli occhi nella semioscurit.
-  una bambola per ragazzine.
- Gi, un giocattolo - sospir Amerotke posandolo sul tavolo. - Ma brucialo subito e pulisci questa stanza.
Scese nel giardino. Shufoy era accoccolato presso il cancello col suo prezioso fardello.
- Un'attesa paziente purifica il cuore dell'uomo.
-  vero, Shufoy, ma una buona notte di sonno  ancora meglio. Andiamo!
Il servo apr il cancello e lo segu a capo chino perch il padrone non si accorgesse del suo disappunto. Il nano voleva vedere se nel giardino c'era qualcosa da rubare, ma qualcuno aveva bussato al cancello e lui aveva dovuto tornare indietro per salvare la sua mercanzia. Un uomo dal mantello nero gli aveva infilato in mano un sacchetto di lino, dicendogli in tono imperioso: - Per il tuo padrone!
La figura era scomparsa e il nano curioso aveva tolto lo spago rosso e aveva visto con orrore la statuetta con le mani e i piedi legati come un prigioniero destinato al sacrificio. Shufoy aveva subito capito che si trattava di un simbolo minaccioso del dio Seth. Il suo padrone era destinato a morte sicura! Shufoy aveva i piedi per terra. Come diceva il Libro dei Proverbi: "La curiosit viene sempre punita e i servi non devono turbare l'armonia dei padroni.
Nella grande grotta in fondo alla Valle dei Re che sovrasta il polveroso wadi, l'assassino devoto di Seth sedeva a gambe incrociate e guardava le tenebre. La grotta era molto antica e le sue pareti erano coperte da strani simboli perch era il santuario della dea dei serpenti Meretseger. Ma ora non aveva pi un custode. Il vecchio sacerdote che aveva testimoniato con tanta chiarezza e tanto coraggio di fronte ad Amerotke giaceva con la gola tagliata. Il suo corpo magro era immerso nel sangue. L'assassino prepar il focolare con degli escrementi essiccati. Dietro la rupe vi erano le grandi Terre Rosse e il fuoco l'avrebbe difeso dai leoni, dagli sciacalli e dalle grandi iene dal collare di pelo, i cui ululati laceravano la notte. Guard la lancia, l'arco di corno e la faretra che aveva posato accanto a s. Le frecce sarebbero state una ulteriore protezione contro i voraci assassini della notte.
L'omicida si avvicin al fuoco e guard le stelle fuori dalla grotta. Mangi una fetta d'anguria e osserv il cadavere. Aveva sacrificato a Horus un airone e un vecchio sacerdote. Chiuse gli occhi e sospir. Preg i grotteschi Divoratori degli Inferi, e la leonessa Sekhmet e il dio delle tenebre Seth, perch udissero la sua invocazione e gli mandassero i demoni in aiuto.
Accanto al corpo del vecchio sacerdote vi erano i due babbuini che l'assassino aveva sacrificato alle belve della notte. Recit l'elenco dei suoi nemici chiedendo che fossero inseriti nel papiro sul quale gli dei degli Inferi segnavano coloro che dovevano morire durante l'anno. Doveva farlo, altrimenti l'Egitto non si sarebbe salvato e gli dei sarebbero stati in pericolo. Cosa importava se ci avrebbe creato un po' di caos? Ma doveva essere astuto e spietato, specialmente con Amerotke. Per lui non ci sarebbero stati serpenti! L'assassino guard i frutti della sua opera di distruzione e chin il capo in segno di ringraziamento. Il ringhio delle iene era la risposta alle sue preghiere. Cos sarebbe morto un giudice impiccione e troppo onesto!

10. Osiride, marito di Iside, morto e poi risorto grazie a sua moglie, e rappresentato come un giovane uomo con una veste bianca attillata, il bastone e il flagello.

Hatusu si gir nel letto e osserv la sua stanza. Le lucerne davano nuova vita alle pitture sulle pareti. Agit un ventaglio di struzzo e subito ne sent il fresco profumo contro la faccia e il collo. Le lenzuola del letto intarsiato d'avorio erano scomposte e chiazzate dal sudore. Le allontan con un calcio e sporse fuori dal letto le lunghe belle gambe. Sul pavimento erano sparse la tunica intrecciata d'oro e le vesti dai mille nastrini a rosetta. Not un vaso di unguento profumato e sorrise rileggendo la sua iscrizione dorata:
CHE TU POSSA VIVERE PER UN MILIONE DI ANNI, GIOIELLO DI TEBE, COL VOLTO VERSO SETTENTRIONE E GLI OCCHI PIENI D'AMORE.
Si tolse la parrucca dal diadema ingemmato e la gorgiera di lapislazzuli. Si volse a guardare Senenmut che dormiva sul letto, il corpo robusto bagnato di sudore. Si era rivelato un vero toro, forte e possente. Avevano bevuto del vino in boccali dorati e lei aveva danzato per lui con i gioielli e le vesti regali. Senenmut l'aveva poi afferrata rudemente, gettandola sul letto come se volesse riempirla del suo seme. Lei si era rotolata tra le coltri e gli aveva gentilmente sfiorato il naso con la punta delle dita. L'amava veramente? Era per questo che l'aveva posseduta pi volte? O era soltanto perch era una principessa di sangue reale, la moglie del Faraone, e conquistando lei conquistava l'Egitto e tutto quello che bramava quell'ambizioso e astuto cortigiano? Poteva fidarsi di lui? Era lui il ricattatore? Aveva lasciato lui quei rotoli di papiro sigillati contenenti chiari ordini e aperte minacce? Hatusu solletic con le dita la gola di Senenmut. Se la tradiva avrebbe danzato per lui, l'avrebbe saziato di cibi e di vini costosi e, quando si fosse addormentato, gli avrebbe tagliato la gola. Hatusu sorrise a quel pensiero drammatico. Ricord quanto la impressionava il sacrificio dei prigionieri al ritorno del divino Faraone. Ora avrebbe dovuto guadare un mare di sangue per tenersi ci che era gi suo. Avrebbe tagliato la testa a Rahimere, Omendap e gli altri e le avrebbe poste nella Casa dei Teschi.
Rotol sulla schiena e guard il soffitto stellato. Cosa aveva causato quel cambiamento? Le minacce? L'essere rimasta sola? La prospettiva di essere reclusa nella Casa delle Donne, dove sarebbe ingrassata ascoltando per anni gli scurrili pettegolezzi di corte mentre dipingeva o ricamava? O forse era in realt un uomo sotto le sembianze di una donna? Ricord la schiava con la quale aveva avuto una profonda e intima amicizia prima di sposare Tutmosi. O forse credeva veramente di essere lei l'Egitto, come la chiamava suo padre? Quel rude guerriero diceva che era il suo Piccolo Egitto quando l'abbracciava sollevandola in alto, perch rappresentava la sua gloria e il suo splendore.
Hatusu sventol il flabello di struzzo. Quel tempo era passato, suo padre e suo marito erano nella Casa dell'Eternit e lei era sola. Chi era il ricattatore? Come poteva conoscere, in nome degli dei, il segreto che sua madre le aveva sussurrato sul letto di morte? E perch la minaccia veniva tirata fuori soltanto ora? Perch tutto era cambiato quando Tutmosi era tornato a Tebe? Il ricattatore voleva soltanto metterle paura o voleva controllare l'Egitto attraverso di lei? Era opera di Rahimere, di Bayletos e di quegli untuosi sacerdoti sorridenti che complottavano il tradimento nel segreto dei loro templi? O erano i soldati di Omendap? Il divino Faraone aveva un debole per i giovani soldati. E cosa sarebbe successo ora? Era come una partita a scacchi, ognuno doveva muovere i suoi pezzi. Lei controllava il palazzo, Rahimere controllava i templi, e i soldati rifiutavano di muoversi.
Hatusu pos il flabello. Era come attendere un uragano, quelle piogge violente che scoppiavano all'improvviso quando le nubi nere offuscavano la citt di Tebe. Senenmut le aveva detto che erano arrivati gli esploratori. I cavalieri libici si erano spinti molto pi a oriente nelle Terre Rosse di quanto fosse mai successo. Il vicer di Kush si lamentava che i Nubiani non mandavano pi i tributi e le fortezze della prima cateratta erano sempre pi isolate. Le pattuglie cadevano in imboscate e le spie mandate a settentrione non erano tornate. Senenmut le aveva spiegato brevemente ma con chiarezza i reali pericoli che l'Egitto doveva affrontare. Gli Etiopi, i Libici e i Nubiani erano solo seccanti moscerini intorno alla fiamma di una lucerna, ma cosa sarebbe capitato se si fossero mossi i Mitanni, la grande potenza asiatica che bramava le ricche pianure di Canaan? E se avessero mandato un esercito nel Sinai ad assaltare le miniere che fornivano all'Egitto oro, argento e pietre preziose? Se si muovevano in fretta potevano raggiungere il Delta e saccheggiare le citt settentrionali e allora... Senenmut aveva tracciato una rustica mappa su di un pezzo di papiro: - Rahimere mander l'esercito a nord o a sud. Sar comandato da Omendap ma lui vorr che ci vada anche tu.
- E allora?
- Che cosa pensi che accadr? - le aveva chiesto lui con aria di scherno.
- Sar sconfitta, sar fatta prigioniera dai Mitanni o dovr tornare a Tebe come un cane bastonato.
- O piuttosto come una cagna pronta a essere messa nel canile.
- E mentre sar via...
- Mentre sarai via i suoi mercenari si avvicineranno sempre di pi al palazzo e i suoi ufficiali troveranno qualche scusa per far visita al tuo figliastro.
Hatusu sospir al pensiero e si gir su un fianco. Per questo erano successi i delitti? Erano veramente assurdi. Ipuwer era un buon comandante ma poteva essere sostituito e Amenhotep era importante finch era vivo ma nessuno l'avrebbe pianto. Chiuse gli occhi chiedendosi se si poteva fidare di Amerotke. Doveva dire a qualcuno di quella sera terribile, quando aveva trovato accanto al corpo di suo marito il rotolo di pergamena col nastro rosso. Doveva liberarsi, doveva potersi fidare di qualcuno! Soffi dolcemente sul volto di Senenmut.
Amerotke si alz prima dell'alba, svegliando anche Norfret. Usc dalla sua stanza con gli occhi assonnati e la testa piena di domande. Amerotke l'abbracci assaporando il suo dolce profumo, mentre lei gli chiedeva della sera precedente. Lui le disse il meno possibile e Norfret si mise a ridere: - Sei il peggior bugiardo che abbia mai visto, Amerotke.  una faccenda seria, vero?  il momento delle spade e anche tu ne sarai coinvolto.
Lui annu
- Non mandarmi via, Amerotke.
Norfret gli si fece pi vicina, con aria di supplica.
- La mia gattina ama combattere - rispose Amerotke sorridendo - ma che ne sar dei bambini? E se a Tebe scoppia la rivoluzione?
- Non ci sono le truppe in citt?
- Alle truppe bisogna dare degli ordini, e forse nessuno sar in grado di farlo. Peggio, possono unirsi ai ribelli. Promettimi una cosa: se la situazione precipita farai esattamente ci che ti dir Shufoy.
- Shufoy!
- Shufoy pu trarre acqua da una roccia e non c' buco dal quale non sappia uscire. Vale pi di un reggimento e riuscir a portarti al sicuro.
Norfret promise e and in camera. Amerotke and nel suo studio e sal sul tetto per veder sorgere il sole. Si purific con l'acqua il volto e le mani e col sale la bocca e le labbra. Al sorgere del sole si prostr a terra con gli occhi chiusi, chiedendo per s la saggezza e la salvezza per la sua famiglia. Poi si volt verso settentrione per sentire la brezza fresca, il soffio di Amon. Quindi si un ai bambini che trotterellavano nella stanza dei banchetti mentre i servi cercavano di farli mangiare prima che andassero a giocare. Amerotke rispose sbadatamente alle loro domande e ritorn nel suo studio all'ultimo piano.
Il sole era ormai sorto, salutato dai trombettieri, mentre i suoi raggi facevano scintillare le punte d'oro degli obelischi. Amerotke si mise al lavoro sui conti del tempio di Maat: gli acquisti delle provviste, i fiori da piantare, la sua percentuale sui commerci dell'incenso con la terra di Punt. Shufoy inseguiva i bambini nel giardino e ordinava loro di trattarlo con pi dignit. Amerotke non voleva costringerlo a interrompere la sua vendita di amuleti, perch comunque sarebbe stato impossibile. Shufoy l'avrebbe ascoltato obbediente con le orecchie ben chiuse.
- Non deridete i ciechi e i nani - tuonava Shufoy ai due monelli. - Non burlatevi di coloro che gli dei resero invalidi.
Norfret venne a sedersi per un momento col marito, per parlargli dell'imminente ingresso del figlio maggiore nella Casa della Vita. Quando vide che Amerotke era distratto, gli diede un bacio sulla fronte e se ne and.
Arriv Prenhoe, preavvertito dal nano, e confess subito il misfatto con aria afflitta.
- Eravamo tutti e due molto interessati ai sogni - spieg senza abbassare lo sguardo. - E la vendita degli amuleti aumentava il magro salario di uno scriba.
- Sei ben pagato, Prenhoe. - Amerotke apr uno scrigno e gli tir una borsa di cuoio. - Questa  per te. Sei un ottimo scriba, acuto e incisivo. Ho notato come la tua mano si muove sul papiro e i tuoi resoconti sono i migliori che abbia mai letto.
Prenhoe era raggiante: - Sapevo che sarebbe stato un giorno fortunato, l'altra notte ho sognato d mangiare un coccodrillo.
- Hai fatto meglio di Shufoy, che ha sognato di amoreggiare con sua sorella.
- Ma se non ha nessuna sorella!
- Infatti. Ascolta, Prenhoe, scrivi il tuo resoconto del processo di Meneloto e fammelo avere il pi presto possibile.
Il successivo visitatore fu Asural. Sembrava il dio della guerra, con la corazza e il ridicolo elmo che teneva sottobraccio. Amerotke ringrazi il cielo che i bambini non fossero presenti altrimenti avrebbe dovuto sguainare la spada e mostrare per la milionesima volta come aveva abbattuto da solo un campione libico. Il capitano delle guardie del tempio si sedette su una seggiola da campo e accett una coppa di birra.
- Ci sono stati altri furti? - chiese il magistrato.
- Come al solito, statuine e piccoli oggetti, profumi, scatole per gli aghi, piatti e boccali.
Amerotke pens al racconto che aveva fatto ai bambini.
- E le porte sono sempre chiuse?
- Non c' ombra di effrazione.  solo quando la tomba viene aperta per un altro funerale che i furti vengono scoperti. Non ci sono passaggi segreti, solo minuscole bocche d'aerazione. A proposito, uno dei giovani sacerdoti del tempio mi ha dato questo per te.
Amerotke srotol la pergamena: - Labda vuole vedermi prima di sera nel santuario della dea dei serpenti nella Valle dei Re. Si scusa di non poter venire lui da me.
-  un posto solitario, ai margini del deserto: stai attento. Perch ti vuole parlare?
Amerotke guard la pergamena scritta dalla mano professionale di uno scriba.
- Dice di aver scoperto qualcosa sulla morte del Faraone.
- A proposito, devo ancora congratularmi per la tua nomina al consiglio reale - disse in tono leggero Asural. - Ora sei un importante funzionario, un...
- E che altro ancora?
-  solo l'inizio.
- Di cosa stai parlando, Asural?
- Sono arrivati dei profughi, mercanti di Menfi e delle citt del nord. Gli uomini del visir li hanno portati subito via ma  corsa voce che un grande esercito abbia attraversato il Sinai e invaso il Delta.
Amerotke rabbrivid. Da bambino aveva sentito parlare degli Hyksos, i feroci guerrieri che con i loro carri avevano invaso l'Egitto portandovi guerra, carestia, pestilenze e massacri. Suo padre parlava spesso della loro crudelt e Amerotke ne sapeva abbastanza di strategia militare per rendersi conto del nuovo, terribile pericolo. Se un esercito nemico controllava il Delta, avrebbe diviso in due l'Egitto.
- Forse sono solo voci.
- Non credo, vai in citt e vedrai con i tuoi stessi occhi cosa  successo, Amerotke.
- C' tempo per questo. Sar la Casa dei Segreti a occuparsi dei profughi. Non vorranno di sicuro diffondere il panico in questi momenti di divisioni politiche.
Si sarebbe morso la lingua, perch subito Asural assunse un'aria astuta: - Ci sono delle divisioni? Allora  vero quello che si dice?
- Torna nel tempio, fai chiudere le porte e raddoppia la guardia. Per qualche giorno non ci saranno processi nella Sala delle Due Verit.
Asural si alz in piedi.
- Ci sono notizie di Meneloto?
Asural si gir e scosse il capo sorridendo: -  svanito come il fumo dell'incenso, lasciando solo una lieve fragranza.
Amerotke sent che si allontanava col suo passo pesante. Sent una morsa di panico allo stomaco, e si mise a lavorare per non cedere alla sua oppressione. Prese un nuovo foglio di papiro e apr l'astuccio dei pennelli, degli inchiostri e degli stili. Immerse uno stilo nell'inchiostro rosso e scrisse rapidamente da destra a sinistra come aveva imparato nella Casa degli Scribi. Si sforzava di non udire le grida dei bambini che giocavano tra i tamarindi e i sicomori, spaventando le upupe dal ciuffo nero sul lago ornamentale. Quando fin la premessa, affil un altro stilo con un coltellino. Che senso aveva tutta quella faccenda?
Amerotke scrisse il nome di Tutmosi II, il Faraone mistico ed epilettico. Quell'abile stratega era andato a settentrione e aveva schiacciato sotto il suo tallone i nemici dell'Egitto. Tutto era andato bene. I suoi consiglieri erano con lui mentre sua moglie reggeva il governo della citt. Amerotke tracci il segno di una piramide. Il divino Faraone si era fermato a Saqqara e aveva visitato i mausolei degli antenati.
Tutmosi aveva lasciato la barca reale insieme a Ipuwer, Meneloto e Amenhotep e aveva visitato segretamente le piramidi, di notte. Amerotke scrisse perch? e guard il sole fuori dalla finestra.
Perch Neroupe aveva scritto al Faraone? Perch quella lettera era cos importante? Il Faraone aveva scoperto qualcosa e ne aveva parlato con Amenhotep? Era una questione di fede? Tutmosi era sempre stato molto devoto. Aveva continuato a pregare e a fare i suoi sacrifici privatamente senza visitare alcun tempio, ma Amenhotep pareva aver perso ogni interesse per la vita e per gli dei. Perch aveva scritto i numeri 1 e 10? Amerotke sapeva che quei numeri sacri indicavano l'essenza di Dio e l'apice di tutte le cose.
Come era morto il Faraone? Chiaramente era stato morso da una serpe, ma era quella la causa della morte? Le prove dimostravano il contrario, e perch poi usare una serpe? L'arma aveva un significato rituale? Rappresentava il grande mostro degli Inferi, Apep, signore del caos e dell'eterna notte in continua lotta con Ra e le forze della luce? O rappresentava l'Uraeus, il cobra sull'elmo del Faraone, il raffigurante la vittoria sui nemici dell'Egitto? O era solo un'arma facile da usare? L'assassino conosceva i serpenti e Amerotke sapeva che gli incantatori del mercato potevano controllarli facilmente e portarseli dietro senza pericolo. Sorrise cupamente. Ipuwer era stato una vittima facile. Nel trambusto dell'intervallo le borse erano state scambiate, e mettere una mano vicino a una vipera vuoi dire morte sicura.
E il povero Amenhotep? Doveva essersi incontrato con qualcuno di cui si fidava. Anche il grasso, vecchio sacerdote era una vittima facile. Era stato attirato in un tempio abbandonato sulle rive del Nilo, e la sua testa tagliata era stata portata a Rahimere da un sicario. Si sapeva solo che era vestito di nero. Amerotke pos lo stilo, pensando agli Amemet.
Erano loro che mandavano le statuine d'argilla? Era un loro rituale per terrorizzare le vittime? Amerotke non vedeva l'ora che quei sinistri assassini venissero portati davanti a lui nella Sala delle Due Verit, non aspettava altro che il momento d'interrogarli e di scoprire cosa stava dietro i loro delitti. Ma questo era facile come catturare un raggio di sole o il soffio di Ra.
Chi era il mandante? Erano Hatusu e Senenmut, o Rahimere con la sua corte di sicofanti? Il motivo era la vendetta o si voleva nascondere un segreto? 0 semplicemente provocare il caos? Amerotke sospir e allontan la pergamena: nessuno diceva la verit e il compito era troppo difficile. La moglie del divino Faraone sapeva qualcosa ma non parlava e lui doveva indagare soltanto per placare l'opinione pubblica. Amerotke si alz e si stir. Il giardino era silenzioso. Si coric sul letto e ud la voce di Norfret ma i suoi occhi si erano fatti di piombo. Poi il tono sarcastico di Shufoy lo riscosse: - E questo  il lavoro di un alto funzionario, padrone.
Amerotke si sedette sul letto e prese il boccale di birra fresca e il piatto d'oca arrosto con pane appena cotto.
- Vieni con noi in giardino - disse Shufoy osservandolo con curiosit. Il sole  sceso, e fa fresco sotto i sicomori.
- Devo andare.
- Perch?
-  questo il lavoro degli alti funzionari - rispose evasivamente Amerotke.
- Ho parlato con Asural. Ascolta le mie parole, padrone. Le troverai alquanto utili.
- Sono stufo di sentire i tuoi consigli.
- Mi sembri un piovanello, uno di quegli uccelli che aspettano che i coccodrilli si addormentino sulla riva e aprano la bocca per andare a cercare i pezzetti di carne tra i denti. Ma se il coccodrillo chiude la bocca, il piovanello diventa anch'esso un bel pezzo di carne.
- E chi  il coccodrillo? - chiese Amerotke, prestandosi al gioco.
- La Casa di un Milione di Anni  piena di coccodrilli assetati di sangue.
Amerotke sorrise e fin il pranzo.
- Ce un'altra storia sui coccodrilli, Shufoy. Quando aprono la bocca, le manguste s'infilano nel loro stomaco e li uccidono con un morso.
- Non tutte le manguste ci riescono.
Amerotke si mise a ridere, si lav la faccia e indoss uno spesso mantello militare di lana e un cinturone di bronzo, infilando spada e pugnale nei foderi.
Ignorando gli avvenimenti di Shufoy e la litania dei suoi proverbi, scese le scale. Si ferm ad assaporare i profumi dei fiori in giardino, dove Norfret stava insegnando ai bambini a scrivere. Gli sarebbe piaciuto poter rimanere, ma il vecchio sacerdote poteva dirgli qualcosa di utile. Pens di prendere il carro, ma non voleva allarmare Norfret e suscitare le interminabili domande dei bambini. Usc da una porta laterale. La strada era quasi deserta. Una processione di giovani sacerdoti, che scortavano un manzo inghirlandato dai finimenti ricamati, venne verso di lui.
Il giudice chin il capo e ringrazi Maat che Shufoy e Prenhoe non fossero l. Il carro tirato dal manzo era pieno di ossa, i resti di un sacrificio che i sacerdoti andavano a seppellire nel deserto, un chiaro segno di malaugurio.
Amerotke entr in citt, ma non not la tensione di cui gli aveva parlato Asural. Il mercato funzionava a pieno ritmo e le bancarelle odoravano di natron, la sostanza che serviva per cacciare le mosche. Un mercante prese Amerotke per un braccio: - Vendo grasso di gatto! Spargilo sulla tua soglia e i topi non si faranno pi vedere!
- Non sono i topi quelli che temo - rispose Amerotke, scrollandosi di dosso il venditore ambulante. Il sole cominciava a calare quando si ferm a una bancarella a comprare una borraccia d'acqua. Era partito con troppa fretta senza ricordare che l'afa e la polvere della Valle dei Re essiccavano presto la gola dei viandanti.
Amerotke super dei ragazzini intenti a duellare con le canne di papiro o a raccogliere lo sterco degli animali. Questo veniva tenuto sotto la paglia sul tetto di casa finch non si fosse indurito e non fosse diventato un ottimo combustibile per l'inverno.
Un gruppo di Heset, le coriste di Hathor, la dea dell'amore, gli sbarr il passo. Amerotke si ferm a guardare le ragazze dalle lunghe e provocanti parrucche piene di nastri colorati. Portavano ghirlande di fiori di loto e gli orecchini scintillavano a ogni movimento della testa. Erano praticamente nude: portavano solamente un gonnellino di lino che si muoveva in una danza sensuale mentre battevano le mani.
Le canzoni e la danza provocante attiravano l'attenzione dei marinai che ne ripetevano schiamazzando le parole, accettando i frammenti di papiro con rozzi disegni erotici distribuiti dai musicisti. Un gruppo di Nubiani vestiti di pelle di pantera fu attirato dal ritmo e si un alla danza. Le guardie intervennero e Amerotke ne approfitt per scivolare via nella confusione, costeggiando le rive del fiume affollate di navi e barconi. Le birrerie e i negozi dei vinai erano pieni di marinai, mercanti, prostitute e protettori, che si scambiavano pettegolezzi, facevano i loro commerci o si godevano le ultime ore di luce. Amerotke segu il molo fin dove le case e i magazzini scomparivano dai bordi del sentiero fangoso che attraversava i canneti. Si ferm a guardare la Necropoli, dominata dalle rupi di granito e di calcare dallo strano colore che circondavano la Valle dei Re. Chiuse gli occhi e giocherell con l'anello di Maat. Avvertiva il pericolo. L'uomo dei serpenti gli avrebbe forse dato delle informazioni importanti e doveva andare da lui, ma preg Maat di poter tornare sano e salvo.

11. Meretseger, dea dei serpenti, ha santuari in suo onore nella Necropoli e nella Valle dei Re.

Amerotke segu la riva del Nilo, sollevando sciami di uccelli sulle acque del fiume piene di imbarcazioni di ogni tipo. Ud uno squittio in un boschetto e vide dei cacciatori che prendevano un porco a bastonate, mentre altri due immergevano nelle acque del Nilo dei pezzi di carne di maiale con delle lunghe pertiche uncinate. Il sangue, la carne e le grida del porco avrebbero attratto un coccodrillo affamato che avrebbe inghiottito l'esca e sarebbe stato trascinato a riva per essere ucciso a randellate. Gli uomini erano vestiti solo di un perizoma ed erano armati di lance e randelli. Uno di loro invit Amerotke a unirsi alla caccia ma lui rifiut.
Infine giunse su un molo deserto e rimase a osservare il fiume gonfio d'acqua. C'era sempre il pericolo dei coccodrilli e qualche volta, seppur raramente, i rettili si avventuravano a catturare gli ignari viandanti sulla riva. A forza di divorare gli ubriachi che cadevano nel fiume avevano imparato a gradire la carne umana. Amerotke rimase sulla banchina finch non attir l'attenzione di un piccolo dhow da pesca che traghettava passeggeri da una riva all'altra. Amerotke sal sulla barca e pag i marinai, che non parevano interessati alla sua presenza, con una moneta di rame. I barcaioli chiacchieravano tra loro mentre si dirigevano verso il piccolo molo della Necropoli che il giudice aveva loro indicato. Amerotke guard il labirinto di strade, case, botteghe e bancarelle, sormontato dalla grande rupe rocciosa resa scarlatta dal sole al tramonto. Si trattava del picco occidentale, consacrato alla dea dei serpenti Meretseger, colei che ama il silenzio. Amerotke ricordava l'avvertimento riservato a coloro che si recavano nella valle sorvegliata da quella tetra sentinella di roccia: "Attenti alla dea del picco occidentale, perch colpisce all'improvviso e senza avvertire.
Amerotke cacci quei cupi pensieri chiedendosi cosa stavano facendo sua moglie e i suoi due figli in quel momento. I marinai credettero che si fosse addormentato e lo toccarono su un ginocchio quando la barca attracc al pontile. Amerotke li ringrazi e scese dall'imbarcazione.
Prese per la strada della Necropoli e si ferm davanti alla grande statua di Osiride, il dio dei morti davanti al quale tutti dobbiamo comparire. Amerotke era stato spesso nella Necropoli per visitare le tombe dei familiari e l'aveva sempre trovata piuttosto tetra. Le case che si ammassavano l'una sull'altra in quel labirinto di strade ospitavano imbalsamatori, pittori funerari, fabbricanti di bare e di candele. Attraverso le porte aperte si vedevano sarcofagi dorati e dipinti appoggiati contro i muri: in quelle stanze i clienti sceglievano i disegni e potevano persino portarsi a casa in visione delle bare in miniatura.
Pi in l c'erano le botteghe degli imbalsamatori, dove i cadaveri venivano preparati per il funerale. L'aria puzzava di natron, il sale pungente in cui venivano immersi i corpi per l'imbalsamazione. Il puzzo si univa a quello delle interiora che venivano estratte attraverso il naso, e all'odore del vino di palma, della mina, della polvere d'incenso che avrebbero riempito il corpo una volta che fosse stato svuotato. Ma quel lavoro era riservato soltanto ai ricchi. I corpi dei poveri venivano semplicemente appesi a degli uncini: quando fossero diventati blu sarebbero stati immersi nei grandi calderoni di natron, prima di essere riconsegnati ai parenti.
Ancora pi in l, vi erano delle tombe a nido d'ape scavate nel granito. Amerotke si scost per lasciar passare una processione funebre guidata da un sacerdote che intonava un inno a Osiride. Dietro di lui venivano dei servi che portavano vasi di alabastro contenenti oli e cibo e lunghe casse di legno decorate con gli ornamenti, le armi e le vesti del morto.
Al centro della processione due uomini portavano una slitta coperta con i vasi canopi contenenti le interiora che erano state tolte dal corpo. Seguiva un sacerdote lettore che pronunziava la preghiera rituale al divino padre Osiride, cui rispondeva l'eco degli altri sacerdoti che accompagnavano un sarcofago dalle intricate decorazioni, posato su un letto col baldacchino. La bara era seguita dalla famiglia e dagli amici e da un gruppo di prefiche che si battevano il petto e si strappavano i capelli per meritarsi il loro stipendio.
Amerotke not il medico Peay che usciva da una casa con una scimmietta su una spalla, una delle consuete stravaganze dei ricchi. Il medico si affrettava con fare circospetto e Amerotke si chiese perch era venuto nella Necropoli. Stava per seguirlo quando urt l'imbalsamatore che aveva parlato in favore di suo cugino qualche giorno prima, nella Sala delle Due Verit. Imbarazzato, l'uomo mormor una parola di scusa e chin il capo.
- Salute e prosperit - lo salut il giudice.
- Salute e prosperit a te, mio signore. Perch visiti la Citta dei Morti?
- Anche i giudici e le loro famiglie finiscono qui.
- Dove sono sepolti?
Amerotke indic l'estremit della citt.
- Ti accompagno, la Necropoli non  certamente posto per te.
Amerotke guard attraverso una porta aperta. Gli imbalsamatori stavano lavorando su un corpo, lucidi di sudore e vestiti solamente di un perizoma. L'odore strano e pungente era nauseabondo e al clangore dei martelli si univano i lamenti del funerale. Amerotke non era mai stato nella Citta dei Morti da solo.
- Devi stare attento - disse l'imbalsamatore.
- Lo far - rispose Amerotke.
L'uomo non si decideva a lasciarlo passare. La mano di Amerotke and all'elsa della spada ma l'uomo chin il capo e alz una mano in segno di pace.
- Ti ringrazio, mio signore, per la piet che hai avuto nei confronti di mio cugino.
-  stato difficile per me, tuo cugino aveva commesso un grave sacrilegio.
- Prego sempre per te, mio signore Amerotke.
- Allora  il momento di farlo. - Il giudice gli mise una mano sulla spalla e se ne and.
Finalmente Amerotke usc dalla Necropoli per un sentiero polveroso fiancheggiato da ginestroni verdi. Agli odori e ai rumori della Necropoli si era sostituito il caldo respiro sabbioso del deserto. Gir intorno alla rupe e segu il sentiero che serpeggiava lungo uno wadi asciutto nella Valle dei Re. Ai raggi del sole morente, le rocce sembravano oscure e minacciose. Amerotke si ferm e vide un mucchio di stracci che si muoveva, pi avanti sulla salita. Estrasse la spada e avanz sui ciottoli del sentiero.
Era una vecchia che giaceva in terra col volto giallo e rugoso orlato di capelli radi e grigiastri. Amerotke la sent rantolare e la scosse gentilmente guardandola negli occhi lattiginosi. La donna sbatt le palpebre e la mano dalle vene pronunciate tent di riparare il volto dal sole. Amerotke la sollev, era leggera come una piuma. La sistem all'ombra, al riparo di una sporgenza rocciosa. Le labbra della vecchia si muovevano, ma Amerotke non capiva il suo frenetico balbettio. Sapeva che era stata lasciata l a morire dalla famiglia, troppo povera per cibare un'altra bocca resa inutile dall'et.
- Da dove vieni?
La donna cerc di parlare ma scosse il capo e riusc soltanto a emettere un rantolo stridulo. Amerotke le diede da bere dalla borraccia. La vecchia bevve avidamente con gli occhi spalancati, poi il giudice si bagn le mani e le inumid la fronte e le guance inaridite. Soffriva di cataratta ma riusciva ancora a vedere la sagoma di Amerotke.
- Sto morendo.
Amerotke la prese per mano.
- Ti porter in citt.
La vecchia tent di ridere, ma il capo le cadde in avanti. Amerotke le bagn il collo con dell'altra acqua e questo sembr ristorarla perch torn a sollevare il capo.
- Perch non rimani? Perch non preghi per me?
Amerotke guard la vallata. Doveva andare all'appuntamento. Dove avrebbe potuto portare quella vecchia? Stava gi rantolando e la pelle era fredda e appiccicosa. Le diede di nuovo da bere.
- Rimarr con te.
- Mi chiuderai gli occhi e pregherai per me?
Amerotke annu e aspett mentre le ombre aumentavano e la vecchia diventava sempre pi debole. Le diede ancora da bere e cerc di soccorrerla meglio che poteva. La fine fu rapida. Toss e sput fuori l'acqua, il suo corpo scarno fu scosso da un tremito, quindi il capo cadde da una parte. Amerotke le chiuse gli occhi, si volse a settentrione e implor la compassione di Amon perch il ka della vecchia potesse accedere ai campi dell'eternit. Le nascose il volto con un mantello sbrindellato e ricopr il corpo con dei massi. Veniva la notte e il caldo vento del deserto portava l'ululato delle iene e degli sciacalli.
Aveva perso almeno un'ora. Affrett il passo. Il silenzio si faceva sempre pi terribile. I rovi e i ciuffi di ginestrone sul bordo della scarpata sembravano degli aggressori mascherati pronti ad attaccare. La notte era fredda e nel cielo scuro erano comparse miriadi di stelle. Le ombre si erano allungate fino a incontrarsi. Quella valle era stregata, perch ospitava la tomba segreta di Tutmosi I. L'architetto Ineni aveva affermato che nessun orecchio avrebbe mai udito e nessuna bocca avrebbe mai detto dove giaceva il grande re. In altre parole, i morti non parlano. Le centinaia di prigionieri e detenuti che avevano costruito il mausoleo segreto erano stati massacrati e forse i loro spettri si aggiravano ancora nella valle.
Dopo una svolta, Amerotke vide in fondo alla conca la grande caverna della dea Meretseger, pi in alto sulla rupe. Un fuoco rompeva l'oscurit notturna e Amerotke vide nella penombra una figura che lo invitava ad avvicinarsi.
Il giudice si affrett ad arrampicarsi, tutto sudato. Nella rupe erano stati scavati dei rustici gradini che erano ora in rovina, coperti di sabbia e di argilla. Il culto della dea dei serpenti era divenuto meno importante, sostituito dai costosi e magnifici rituali dei templi cittadini. Amerotke guardava in su, ma la caverna era fuori vista per l'inclinazione della scoscesa facciata rocciosa. Finalmente giunse in cima. Nella roccia vi era una profonda fenditura che sembrava provocata dalla mano di un gigante. Amerotke si ferm a prendere fiato. Il fuoco era stato spento e non si vedeva pi nessuno. All'imboccatura di una caverna una statua della dea lo guardava con gli occhi ciechi sormontati dalla chioma di serpenti.
Amerotke chiam, poi si gir, sicuro di aver sentito un rumore. Torn a chiamare.
Dalla cima della rupe proveniva il latrato delle grandi iene pelose.
Sguain la spada e attravers cautamente il ponte di legno sulla fenditura, una passerella di semplici assi. Entr nella grotta e not il fiotto di sangue che proveniva dalle tenebre. Strinse l'elsa della spada e avanz. Due lucerne bruciavano debolmente nei piatti di metallo. Il fuoco era stato spento con l'acqua e la caverna puzzava di sangue e di carne putrefatta. Amerotke si copr la bocca. Ud un rumore e corse fuori, vedendo con orrore che la passerella era stata tolta. Si mise a gridare disperato. Nella sua arroganza non aveva pensato che si trattasse di una trappola. Prese una lucerna e avanz nella grotta oscura.
Ben presto si ferm, di fronte a una terribile scena: il vecchio sacerdote giaceva in terra, il magro corpo coperto di sangue e la testa tenuta a malapena sul collo da un brandello di carne. Accanto al cadavere vi erano i corpi puzzolenti di due babbuini. La brezza port via il puzzo ma ora Amerotke coglieva il vero significato della trappola. Le pareti erano ricoperte di simboli tracciati con il sangue, la statua di pietra della dea era stata rovesciata. Il santuario era stato profanato.
Amerotke torn fuori e si sent sollevato quando vide che la caverna si trovava sul fianco della rupe. Se si fosse arrampicato fino in cima avrebbe raggiunto il fianco della valle e dopo un lungo cammino ai bordi del deserto sarebbe potuto tornare a Tebe. Cerc una presa e not uno stretto sentiero battuto che portava sulla cima della rupe. Inizi ad arrampicarsi, ma un ringhio ruppe il silenzio e lui scivol all'indietro, scorticandosi le mani e le ginocchia. Sul sentiero era comparsa un'ombra scura i cui occhi ambrati luccicavano nelle tenebre. L'aria puzzava di carne putrefatta. Amerotke non voleva cedere al panico. L'ombra minacciosa era immobile, ma al suo ringhio si unirono quelli delle altre belve. Amerotke sguain la spada e l'ombra balz in avanti. Contro il cielo scuro si stagliarono le lunghe orecchie, la testa sgraziata e la folta criniera di una iena del deserto. Amerotke arretr. Di solito le iene non attaccano un uomo armato, ma l'odore del sangue poteva attirare l tutto il branco. Le iene avrebbero capito la sua debolezza e l'avrebbero aggredito. Amerotke sapeva che di recente alcuni mercanti erano stati attaccati di sorpresa da una iena, e le ferite avevano poi attratto tutto il resto del branco.
L'ombra si mosse, strisciando al suolo. Il capobranco avanzava. Amerotke lanci un urlo e colp la roccia con la spada di bronzo, facendo arretrare l'attaccante. Il giudice torn nella caverna e afferr la fioca lampada a olio, bruciandosi le dita mentre tentava di accendere un fuoco. Cerc disperatamente d'infiammare gli umidi ramoscelli ma non ci riusc. Ud un ringhio e vide una specie di lupo nero all'imboccatura della caverna. Nonostante la penombra, Amerotke comprese con orrore cos'era quel demone delle tenebre. Non era una iena comune: il capobranco era probabilmente una femmina matura, gli occhi accesi dalla furia omicida.
Amerotke grid e tir alla iena la lucerna. L'ombra scomparve. Dai latrati comprese che il branco si era infuriato. Tutto sudato, Amerotke prese la spada e il pugnale per fronteggiare l'attacco. Senza la protezione del fuoco, avrebbe potuto tentare di scavalcare il crepaccio, ma il burrone era troppo profondo e le iene erano in grado d'inseguire anche una rapida gazzella. Amerotke chiuse gli occhi e preg Maat. Non aveva mai peccato; non le aveva sempre fatto i dovuti sacrifici, non aveva sempre camminato sulla via della verit?
La iena ricomparve ringhiando all'imboccatura, seguita da un'altra. Le tenebre furono solcate da un arco di fuoco e nel silenzio echeggi un grido, mentre una freccia urtava contro la parete di roccia. Piovvero altre frecce infuocate e le iene scomparvero.
- Padrone, padrone!
- Shufoy!
Amerotke si mise a correre, poi ricord il pericolo all'esterno e si sporse cautamente, strisciando contro la parete rocciosa. Nelle tenebre vide un'ombra con una torcia.
- Vieni, padrone!
- La passerella! - grid Amerotke.
L'ombra scomparve e altre due frecce infuocate furono scagliate contro le iene. Il servo brontolava tra s: - Aiutami, padrone, per l'amore della verit!
Amerotke usc sul bordo del crepaccio e il suo corpo sudato rabbrivid al gelo notturno. Si guard intorno e vide che le iene erano scomparse.
- Se ne sono andate - grid Shufoy - ma possono ancora tornare. Presto, prendi la passerella!
- Speriamo che sia solida.
Amerotke si chin a frugare nelle tenebre, ma continuava a tremare e non riusciva a concentrarsi. Shufoy gli butt la torcia, che cadde al suolo e divenne ancora pi lucente, infiammando altra pece. Amerotke cerc di dominarsi e a quella luce riusc a trovare l'estremit della passerella e ad assicurarla al suolo. Finalmente pot accoccolarsi accanto al nano, lottando contro la nausea e il bruciore alla gola mentre Shufoy lo copriva con un mantello.
- Come hai fatto ad arrivare?
- Non  merito mio - disse orgoglioso Shufoy. - Ma non qui, padrone, dobbiamo andare.
Amerotke voleva andarsene subito ma Shufoy gli consigli di togliere di nuovo il ponte: - Le iene sono astute ed  meglio non avere la sfortuna di essere inseguiti da loro nella notte. Stai bene? Ce la fai a correre?
Amerotke annu: - A un'unica condizione: nessun proverbio e nessuna massima!
- Ogni uomo ha il suo destino.
- Ora le iene non mi sembrano pi cos terribili - scherz Amerotke.
Il servo lo sorresse e i due avanzarono rapidamente tra le rocce.
Quando lasciarono la valle, Amerotke si sent male. Continuava a vedere le immagini terribili dei corpi insanguinati con la bocca aperta e delle ombre minacciose nella notte.
Costeggiarono la Necropoli e Shufoy si procur in qualche modo una barchetta. Amerotke non smetteva di tremare. Sedeva sulla banchina a occhi chiusi e con le braccia incrociate sulle ginocchia, gettando al vento la sua dignit.
- Hai bisogno di mangiare qualcosa di caldo.
Quell'accenno era troppo: Amerotke inizi a vomitare. Shufoy lo sistem su uno sgabello sotto una palma in una birreria notturna, gridando all'oste di non preoccuparsi e che avrebbero pagato. Poi costrinse Amerotke a bere una coppa di forte vino bianco.
- Ti verr sonno ma ti sentirai meglio.
Amerotke not che la taverna era affollata di marinai che scherzavano con le prostitute, di protettori, di mercanti, di soldati fuori servizio e di pomposi funzionari del porto. Il giudice aveva voglia di urlare per gli orrori che aveva visto.
- Non posso tornare in questo stato, Norfret sar sconvolta.
- Aspettiamo ancora un momento - lo tranquillizz il nano. - Prendiamo un po' di vino e mangiamo un boccone, padrone.
- Come hai fatto a sapere dove mi trovavo?
Shufoy impallid lievemente. Amerotke gli pizzic
una guancia.
- Non sei un servo, Shufoy. Ora sei ricco e libero. Tu sei mio amico, avrai abiti del miglior lino e sarai trattato con tutti gli onori.
- No, grazie. Te l'ho detto, ogni uomo ha il suo destino. E se gli dei ti hanno dato un cesto vuoto sar pi facile da portare. - Chin il capo. - Almeno non sono un giudice inseguito dalle iene nel cuore della notte. Che sciocchezza hai fatto, padrone!
- Lo so. - Amerotke si appoggi all'albero e si deterse il sudore dal collo. - Sono un giudice, Shufoy, e non ho mai creduto che qualcuno osasse sfidare la giustizia del Faraone. Questa notte mi hanno insegnato l'umilt. Sono soltanto un uomo e come tutti gli uomini non sono altro che una fiammella al vento, che pu scomparire in un istante, cos - schiocc le dita.
- Mi chiedevo doveri andato e ho dato la solita occhiata alle tue carte. Ho trovato la lettera del sacerdote e ti ho seguito.
- Dove sono finiti l'arco e le frecce?
- Da qualche parte nella Valle dei Re. Le avevo prese a casa di Prenhoe. Non c'era, altrimenti sarebbe venuto con me. Ho preso il suo arco e la sua faretra e sono andato nella Necropoli, dove ho incontrato quell'imbalsamatore del processo, che mi ha detto di averti visto. Ho poi capito che ti eri fermato ad aiutare quella vecchia, perch il tuo mantello si era impigliato su una roccia. Mi sono affrettato perch era gi buio, non riuscivo a vederti finch non ti ho sentito gridare. Non avr naso ma ho buoni occhi e buone orecchie. Ho visto la tua lucerna. Fortuna che nella Necropoli avevo comprato una torcia! Va bene, l'ho rubata. - Sorrise e scosse le spalle. - Il resto lo sai. Mi sono arrampicato sulle rocce e sono arrivato.
- Non sapevo che tu fossi un bravo arciere.
- Una volta lo ero - disse orgoglioso Shufoy. - Nei miei viaggi ho imparato che gli animali hanno paura del fuoco. Sfidano i pugnali ma non la fiamma. Credi a me, padrone, di notte nel deserto il fuoco  un dono degli dei. Ora tocca a te raccontare.
Riemp di nuovo la coppa di Amerotke mentre lui gli raccontava tutto quello che era successo dal processo di Meneloto: le rivalit nel consiglio, l'incontro con la regina, la morte di Ipuwer e di Amenhotep.
Shufoy decise di non parlare della statuetta di cera: se il suo padrone era stato uno sciocco, lo era stato anche lui. Avrebbe dovuto avvertirlo del pericolo, di quella statuetta minacciosa. Il nano pens che non avrebbe commesso un'altra volta quell'errore.
-  evidente che l'assassino ha tentato di ucciderti - disse ad alta voce.
- Ma perch non ha tentato con il veleno o con un serpente?
- Ha usato lo stesso sistema con Amenothep, che  stato attirato in un posto solitario sulla riva del fiume ed  stato assassinato. Padrone, l'assassino  riuscito nel suo intento almeno a met. Per qualche strano motivo voleva zittire il vecchio Labda, soltanto gli dei sanno perch. Ma il tuo caso  diverso, tu non eri a Saqqara col Faraone, non dovevi essere punito, ma semplicemente fatto sparire. Se non avessi trovato la lettera, ci sarebbero voluti mesi e mesi prima che i resti insanguinati nella caverna venissero identificati, se mai fosse successo. L'assassino voleva semplicemente farti sparire e per questo aveva attirato le iene, sollecitando il loro appetito. Spento il fuoco, le iene hanno attaccato. Sarebbe sembrato un terribile incidente.
Amerotke bevve e pos la coppa. Si udivano delle grida provenire dalla citt. Si alz barcollando, guardando il cielo notturno. Qualcosa non andava, forse c'era un incendio.
Shufoy lo prese per un braccio: - Mentre ti seguivo, padrone,  arrivato in citt uno squadrone di carri, o almeno quello che ne restava. I conducenti erano completamente coperti di sangue e di polvere e i cavalli erano sfiniti. Dicono che a nord sia successo qualcosa di terribile.
Amerotke e Shufoy seguirono i rumori, affrettandosi nel labirinto di vicoli che portava al grande spiazzo cintato davanti a un tempio. La folla circondava tre giovani ufficiali e Amerotke vide dalle insegne che appartenevano al reggimento di Iside. Avanz tra la gente e prese uno degli ufficiali per un braccio. Amerotke era coperto di sangue e aveva le vesti in disordine; l'ufficiale stava per respingerlo quando vide l'anello col sigillo.
- Sono il giudice Amerotke, cos' successo?
Il soldato lo trasse in disparte vicino a una bottega, dove una torcia era stata fissata a una crepa nel muro. Continuava a osservare il giudice e chiese ancora di poter vedere l'anello, prima di inchinarsi. - Sei veramente quello che dici di essere, mio signore Amerotke?
- Insomma, cos' successo?
- Avranno bisogno di te a palazzo. Io e i miei compagni stiamo raggiungendo il nostro reggimento. I Mitanni hanno attraversato il Sinai e minacciano l'Egitto.

12. Montu, dio della guerra e rappresentato con corpo umano e testa di falco, sormontata dal disco solare e da due penne.

I pi grandi reggimenti egiziani, cio quelli di Osiride, Iside, Horus e Amon-Ra, avanzavano verso settentrione in una schiera possente lungo la riva orientale del fiume. Le insegne d'argento e gli stendardi erano coperti dalle nubi di polvere grigiastra sollevate dai soldati in marcia.
L'esercito era in cammino da due settimane e gli scribi segnavano le tappe ogni sei miglia e mezzo per indicare il procedere della marcia. L'acqua e le provviste erano state accuratamente divise per coprire ogni tappa ma gli uomini erano affamati e assetati e guardavano con invidia alla loro sinistra le imbarcazioni reali dalla polena dorata a forma di animale ringhiante che solcavano le acque del Nilo. Le armature di bronzo dei marinai scintillavano al sole. I rematori si chinavano sugli scalmi al ritmo impresso dagli aguzzini e dagli ufficiali sul ponte. Il vento era caduto, ma le imbarcazioni dovevano seguire il resto dell'esercito, perch portavano nella stiva acqua, cibo e armi, e la flotta aveva il compito di proteggere il fianco sinistro.
I Mitanni erano astuti guerrieri e le spie egiziane faticavano ad avere notizie. Forse avevano attraversato il Nilo per attaccarli ai fianchi. Peggio ancora, se le scarse notizie erano vere, forse avevano gi catturato delle barche egizie e stavano risalendo il fiume per devastare l'Egitto.
Tuttavia il morale delle truppe era alto. Dal fiume veniva il debole canto dei rematori che sfidavano i nemici invisibili, invocando il dio Montu.
Anche Amerotke, che marciava a destra della sua falange, invidiava chi si trovava sulle navi. Bevve dalla borraccia, poi apr l'astuccio che teneva nella bisaccia e si applic agli occhi dell'altro kohl per proteggersi contro il vento e la polvere. Riprese a camminare stancamente. Il copricapo bianco col nastro rosso degli ufficiali lo riparava dal sole, ma aveva la gola secca e le gambe gli facevano male. Tuttavia, doveva mantenere il portamento impassibile dell'ufficiale, perch sapeva che i suoi uomini lo osservavano, particolarmente i pi ribelli, pronti a cogliere ogni segno di debolezza negli aristocratici comandanti.
- Quando ci fermiamo signore? - grid d'un tratto una voce.
- Quando far buio - url Amerotke. - Avanti, ragazzi, camminare rinforza le cosce e le donne vi fischieranno quando tornerete a Tebe.
- Ammireranno ben altro che le mie cosce! Se non vado con una donna al pi presto camminer su tre gambe invece che su due!
La frase oscena provoc le risate della truppa, mentre i soldati se la ripetevano da una fila all'altra. Amerotke si mise a marciare pi vigorosamente. Sulle loro teste volavano gli avvoltoi con le grandi ali spiegate. I soldati li chiamavano le galline del Faraone. Seguivano la lunga colonna di uomini in cerca di avanzi, ma la truppa non ci faceva caso, quei cacciatori di cadaveri portavano fortuna.
Amerotke si copr gli occhi e guard a destra le migliaia di carri, cinquecento per ogni reggimento, che sollevavano nuvole di polvere. Tra di essi c'era il suo squadrone di duecentocinquanta uomini, perch Amerotke aveva il grado di pedjet, comandante dei reggimenti di carri. Il suo squadrone era soprannominato "I Mastini di Horus. Il suo carro era guidato dallo skedjen, l'auriga. Era tentato di salirvi sopra ma questo avrebbe rallentato la marcia e avrebbe sfiancato i cavalli. I carri erano leggeri, di vimini dorato, ma dovevano portare gi l'auriga, l'arco, la faretra e le lance, e i fieri cavalli di Canaan coi pennacchi da guerra mossi dal vento dovevano essere freschi in caso di attacco improvviso.
Pi lontano, a nord-est, c'erano gli esploratori, mercenari reclutati tra i nomadi del deserto. Il generale Omendap non si fidava troppo di loro. I carri costituivano una sicura difesa contro un attacco improvviso, un muro di bronzo e di cavalli che doveva proteggere il fianco destro e permettere al reggimento di schierarsi se arrivavano i Mitanni.
Amerotke volse gli occhi al cielo. A Tebe era mezzogiorno passato. Camminavano da due settimane.
Avevano passato Abydo e Menfi e seguivano il fiume cercando i Mitanni, perch gli esploratori dicevano che si erano schierati a nord-est. Tra i soldati correva voce che i templi di Amon erano stati depredati e bruciati e che i Mitanni, freschi e riposati, non avevano che da aspettare gli Egizi. Una volta distrutto l'esercito, la ricca valle del Nilo sarebbe stata indifesa e i Mitanni avrebbero potuto depredarla tranquillamente.
Amerotke sperava che Omendap avesse ragione e che avrebbero preso il nemico di sorpresa. Il generale continuava a sostenere durante le lunghe riunioni notturne, che i Mitanni non si aspettavano che gli scribi della Casa della Battaglia avessero potuto organizzare in fretta un cos grande esercito. I funzionari della Casa della Guerra avevano lavorato ininterrottamente per procurare le armi, le provviste, i carri e i muli. Amerotke si consol pensando che se sorprendevano i Mitanni la situazione sarebbe cambiata per il meglio. Le spie della Casa dei Segreti avevano portato in citt la notizia di una grande esercito che aveva attraversato il Sinai, tenendosi ben lontano dalla strada di Horus e dalla piccola guarnigione che la difendeva. I Mitanni erano avanzati nell'ombra e ora controllavano la strada e il deserto con le sue miniere d'oro, argento e turchesi.
Davanti alla colonna i trombettieri suonavano per sollevare il morale delle truppe in marcia. I vari battaglioni rispondevano schiamazzando e intonando canzoni sconce.
Ogni battaglione aveva il suo nome, come i Tori Ruggenti di Nubia o le Feroci Pantere del Faraone. Ogni coipo teneva molto alla sua reputazione e durante la lunga marcia i vari battaglioni ne approfittavano per ribadire la propria superiorit. I cavalli schiumanti degli esploratori correvano lungo la colonna per raggiungere gli ufficiali in testa. Quando li vedeva, Amerotke si ricordava la notte in cui Shufoy l'aveva salvato. Mentre tornavano a casa erano stati fermati dagli inviati reali che avevano chiesto ad Amerotke di seguirli nella Casa di Un Milione di Anni, mentre Shufoy correva ad avvertire Norfret. Il gran consiglio era in tumulto ed erano venute a galla tutte le gelosie e le divisioni interne al regno. Gli scribi della Casa della Battaglia litigavano con quelli della Casa della Guerra per poi unirsi contro quelli della Casa dei Segreti che non erano stati in grado di preavvertirli di quella tenibile minaccia. I consiglieri non erano da meno: Hatusu, Sethos e Senenmut accusavano apertamente Rahimere, che, sostenuto da Bayletos e dai sacerdoti, dava invece la colpa alla regina.
"Se foste stati al vostro posto" diceva Bayletos e avreste diviso il governo di Tebe, saremmo stati pronti a mandare l'esercito. "
Non  vero! " gridava Senenmut. Sua altezza reale ha lo stesso sangue del Faraone e se non le aveste fatto perdere tempo con tutte quelle chiacchiere su chi fa questo e chi fa quello...
Omendap era intervenuto per ricordare la minaccia posta dal bellicoso re dei Mitanni Tushratta, con parole chiare e precise: Abbiamo solo poche truppe a settentrione, e i Mitanni hanno attraversato il Sinai. Hanno probabilmente bruciato citt e villaggi e corrotto le nostre guarnigioni. Non credo che verranno verso sud o che invaderanno il Delta, penso che ci stiano aspettando".
Perch? aveva chiesto Hatusu.
Sanno delle nostre divisioni aveva risposto amaramente Omendap e forse hanno anche sentito parlare di quei terribili delitti. Sperano che potremo mandare a nord soltanto un esercito raccogliticcio e facile da distruggere prima di muovere verso Tebe. Abbiamo un grande vantaggio, proprio a causa dell'atmosfera che regna a Tebe dopo la morte del Faraone; fuori le mura ci sono quattro reggimenti in ordine di marcia e un quinto, l'Anubi, potr aggiungersi presto. Siamo in grado di attaccare subito, l'esercito potr partire all'alba. "
La sua dichiarazione aveva causato un nuovo tumulto ma Omendap aveva ripetuto freddamente le sue ragioni. A questo punto Rahimere aveva detto, fissando Hatusu: Tu sarai il comandante, Omendap, ma sua altezza reale accompagner l'esercito. Come dice Senenmut,  di sangue reale e questo far piacere alla truppa.
Hatusu stava per obiettare ma Senenmut le aveva sussurrato qualcosa all'orecchio, subito seguito da Sethos. Rahimere era stato astuto: la campagna avrebbe potuto rivelarsi inutile perch i Mitanni potevano prendersi il loro bottino e degli schiavi e riattraversare la frontiera, oppure Hatusu avrebbe potuto essere sconfitta.
In ogni caso, sarebbe tornata strisciando a Tebe per scoprire che Rahimere controllava il palazzo e i templi e che aveva preso in custodia il divino fanciullo. Hatusu aveva accettato ma aveva indicato la corona di guerra, l'elmo azzurro che il Faraone portava in battaglia: Sar io a portarla, cos le truppe sapranno che lo spirito del Faraone  con loro!.
Rahimere aveva chinato il capo: Portate con voi i vostri consiglieri aveva detto argutamente. Amerotke non comandava una volta uno squadrone di carri? Il generale Omendap avr bisogno di tutti i pi esperti ufficiali. "
"Io ci sar aveva risposto Amerotke furioso, senza riflettere. In questo periodo di guerra la Sala delle Due Verit rimarr chiusa.
Rahimere aveva semplicemente distolto lo sguardo. Amerotke sapeva di essersi schierato per una delle due fazioni. Per quanto avesse tentato di resistere, era ormai costretto a parteggiare per Hatusu, che si era gi alzata per aggiornare la riunione.
Amerotke era corso a casa e aveva spiegato a sua moglie cosa era successo. Norfret era impallidita. Aveva cercato di fare buon viso a cattivo gioco ma Amerotke aveva letto la preoccupazione nei suoi occhi. L'aveva abbracciata e rassicurata: Vedrai che torner a Tebe carico di gloria!
I bambini l'avevano sommerso di domande e Amerotke aveva dovuto rassicurare anche loro. Poi aveva chiamato Prenhoe e Asural e aveva dato loro istruzioni sulla custodia del tempio e su come dovevano aiutare Shufoy a proteggere sua moglie e i suoi figli.
Non posso venire con te? " aveva domandato Shufoy. "Ti far comodo avere qualcuno che ti guardi le spalle.
Amerotke si era chinato a prendere le mani del nano: "Credimi, Shufoy,  meglio che tu rimanga per proteggere Norfret e i miei figli. Se succedesse il peggio, e tu saprai coglierne i segni premonitori, difendi la mia famiglia. Se mi dai la tua parola, partir un po' pi contento.
Shufoy glielo aveva giurato e subito dopo Amerotke aveva raggiunto la colonna dell'esercito che si era gi radunata fuori dagli accampamenti.
Un urlo distolse Amerotke dai suoi pensieri. Il carro di Hatusu avanzava lungo la colonna sollevando un nugolo di polvere. I soldati l'acclamarono col clangore delle spade sugli scudi e il carro rallent perch Hatusu potesse ricevere gli applausi dei suoi soldati. Le grandi ruote posteriori facilitavano ogni manovra. Il carro portava un grande stendardo con l'emblema di Hatusu, la dea avvoltoio. Sul fianco erano appese le lance, la faretra dorata e il grande arco.
I due cavalli neri erano i migliori delle scuderie del Faraone. Portavano delle gualdrappe di lino bianco e piume di struzzo tra le orecchie che venivano scosse a ogni movimento del capo. Si chiamavano Gloria di Hathor e Forza di Anubi, ed erano i cavalli pi veloci dei quattro reggimenti. Era Senenmut a guidare il carro, con un gonnellino bianco solcato da strisce di cuoio e sul petto nudo portava un cinturone con borchie di bronzo. Hatusu aveva i capelli raccolti da un nastro e portava un'armatura formata da placche di bronzo che rivestivano una tunica di lino lunga fino ai piedi. Aveva un pugnale alla cintola e il suo carro era accompagnato da quelli delle guardie del corpo.
Tra un carro e l'altro correvano a lunghi balzi i bene armati Nakhtuaa, i pi forti veterani dei vari reggimenti. Portavano copricapi rigidi rossi e bianchi ed erano armati di spade, pugnali, scudi rotondi di bronzo e armature imbottite di lino con l'inguine protetto da grandi placche ovali.
Il carro reale si ferm e Hatusu si sporse verso Amerotke. Era ancora pi bella che con gli splendidi abiti di corte. Il suo volto vibrava di passione, come se avesse trovato nuova vita nella gloria dell'esercito egiziano.
- I tuoi piedi hanno i calli, Amerotke?
- Sono un po' pi duri di quando eravamo a Tebe, altezza.
Hatusu si mise a ridere e pos una mano sul braccio sudato di Senenmut prima di scendere dal carro. I soldati la guardarono con ammirazione mentre avanzava con passo elegante verso il loro comandante. Era cos distinta, cos snella e sottile e nonostante il calore non aveva una goccia di sudore sulla fronte. Offr ad Amerotke un otre di vino.
- Solo un goccio - gli disse. - Rinfranca il cuore e addolcisce la lingua.
Amerotke obbed e le restitu l'otre.
- Cerca di non darlo a vedere ai tuoi uomini, ma i Mitanni sono pi vicini di quello che pensiamo. Stanotte ci accamperemo all'oasi di Selina dove troveremo erba per il pascolo, acqua e ombra per qualcuno di noi. Domani avremo un brutto risveglio.
Torn sul carro, Senenmut s'inchin, prese le redini e tutto il gruppo si allontan lungo la colonna.
Il vero comandante in capo era Omendap - era lui ad avere il bastone di capo supremo - e all'inizio le truppe consideravano Hatusu una semplice mascotte e la prendevano in giro, ma da quando avevano lasciato la citt il suo potere era cresciuto. Non mostrava debolezze, non chiedeva favori, per dimostrare che era la figlia di un guerriero abituata alla dura vita degli accampamenti. Si muoveva in continuazione, fermandosi a parlare agli uomini, chiedendo i loro nomi, che poi non dimenticava. Una volta un grasso veterano aveva apertamente preso in giro i suoi seni, coperti dalla sottile armatura imbottita. Hatusu non l'aveva colpito n l'aveva fatto punire ma si era limitata a indicare l'ampio torace dell'uomo: - Una delle ragioni per cui mi fermo a parlare con voi  che sono segretamente gelosa: se i miei seni fossero grandi come i tuoi non dovrei portare l'armatura!
La frase aveva provocato le risate compiaciute della truppa. Hatusu era una di loro, non faceva cerimonie, condivideva la dura vita del soldato. Quando l'esercito si accampava per la notte, Hatusu e Senenmut visitavano i vari battaglioni, facendo il consueto discorso: dovevano rompere il collo e la testa ai nemici dell'Egitto, dando loro una lezione che non avrebbero pi dimenticato. I Mitanni sarebbero tornati a casa zoppicando e avrebbero raccontato terribili storie sulla furia vendicatrice dei Faraone.
Hatusu aveva sempre maggiore influenza sullo stato maggiore, Omendap apprezzava i suoi astuti consigli e si trovava spesso d'accordo con lei. Hatusu voleva che l'esercito rimanesse compatto, seguendo il Nilo per poter scegliere il luogo della battaglia. Amerotke sperava in cuor suo che avesse ragione.
- Ti d fastidio il sole?
Amerotke si ripar gli occhi e vide Sethos che arrivava a cavallo. Gli occhi e le orecchie del Faraone non sembrava soffrire per la sabbia e per il calore. Amerotke sorrise.
- Tu non hai un carro, Sethos?
Il procuratore reale era un ottimo cavaliere, uno dei pochi nobili che preferissero il cavallo al carro. Sethos stava controllando la colonna.
- Hatusu si  fatta vedere di nuovo.
Amerotke prese le redini del cavallo e segu Io sguardo del collega: - Ha parlato di una sorpresa.
- Credo che sar una sorpresa per tutti. - Sethos si chin in avanti a dare una pacca su una spalla ad Amerotke. - I Mitanni sono molto pi vicini di quello che pensiamo e tra qualche giorno la questione sar risolta una volta per tutte. E l'altra questione, la morte del divino Faraone e degli altri?
- Dovr aspettare. Come hai detto tu, forse tra qualche giorno non dovremo pi occuparcene.
- Quando siamo arrivati a Saqqara - disse Sethos accarezzando il collo dell'animale - hai visto le piramidi?
Amerotke annu.
- Mi hanno fatto pensare alla visita del Faraone e a tutto quello che  successo dopo la sua morte davanti alla statua di Amon. Bene, stasera berremo insieme un boccale di vino, d'accordo?
Prima che potesse rispondere, Sethos prese le redini e galopp dietro il corteo reale.
Alla fine del pomeriggio arrivarono all'oasi. I sergenti fecero scavare ai soldati una trincea ed erigere una palizzata rinforzata con i loro scudi. Dopo il caos iniziale i cavalli furono allineati, gli otri vennero riempiti d'acqua e furono scavate le latrine. A ogni corpo fu assegnato un angolo dell'accampamento. A un'estremit un'altra palizzata proteggeva le tende reali, sorvegliate da uomini scelti dei vari reggimenti. All'interno vi era la tenda di Hatusu, quella di Omendap e degli altri generali. Erano tutte radunate intorno all'altare di Ra eretto dai sacerdoti, che diffondeva una dolce fragranza d'incenso.
Amerotke era sempre sorpreso di come si facesse in fretta a ripristinare l'ordine. Alcuni carri venivano inviati a controllare che il nemico non attaccasse di sorpresa. Venivano accesi i fuochi, veniva distribuito il cibo e i furieri riempivano grandi vasi con l'acqua delle sorgenti e dei canali d'irrigazione che provenivano dal Nilo. Gli addetti al vettovagliamento andavano nei villaggi vicini e requisivano provviste e animali.
La piccola tenda di Amerotke, costituita semplicemente da qualche palo e da teli che dovevano proteggerlo dalla frescura notturna, si trovava nell'accampamento reale. Ma il giudice divideva il rancio con i soldati e mangiava come loro accovacciato in terra. Dopo aver cenato, si lav, si cambi e s'inginocchi davanti alla statuetta di Maat che aveva portato con s. L'oscurit era rotta dalle grida degli ufficiali, dal nitrito dei cavalli, dal clangore delle fucine delle armi e dalle eterne chiacchiere intorno al fuoco. Amerotke spense la lucerna e usc dal recinto per visitare il suo squadrone.
Un ufficiale gli assicur che i cavalli erano stati tutti sfamati e puliti ed erano pronti per un attacco improvviso. Amerotke si sedette sotto una palma. Accanto a lui un medico ripuliva le ferite e distribuiva gli unguenti contro i calli e le vesciche. Da qualche parte nell'ombra un flauto cominci a suonare. L'accampamento pullulava di parassiti, venditori ambulanti, prostitute, calderai che seguivano l'esercito. Alcuni venivano da Tebe, altri si erano uniti durante la marcia. Lunghi squilli di tromba indicavano le ore e il trascorrere della notte. Tutti i reggimenti si preparavano per fare i sacrifici all'alba. Le ombre degli amanti scivolavano in cerca di un posto tranquillo per dimenticare in un focoso abbraccio le fatiche di ieri e i pericoli di domani. Degli araldi attraversavano il campo per portare gli ordini, mentre le spie scivolavano nell'oscurit tra le manovre dei carri.
Amerotke si chiese cosa stava succedendo a Tebe, se Shufoy aveva posto in salvo Norfret e i bambini. Un ufficiale di stato maggiore gli port i saluti del generale Omendap, invitandolo a unirsi al consiglio di guerra. Amerotke sospir e attravers l'accampamento. I partecipanti si erano radunati nella tenda di Omendap dove sedevano su dei seggiolini da campo davanti ai quali erano disposti dei tavolini. Hatusu sedeva tra Senenmut e il generale col solito aspetto impassibile. Gli altri partecipanti erano Sethos, i principali scribi della Casa della Guerra e i comandanti dei mercenari e dei reggimenti reali. Degli scribi distribuivano rotoli di papiro che riportavano i calcoli relativi ai rifornimenti e ai tempi di marcia. Quando si furono allontanati, Hatusu batt sul tavolo con l'accetta di Omendap e zitt gli astanti.
- I Mitanni sono ben pi vicini di quello che pensiamo.
- Cos non dovremo marciare sino al mare - disse Sethos.
- Non  quello che ci aspettavamo - protest Omendap. - Tushratta si sta rivelando astuto come una mangusta. Credevamo di essere aggrediti dalle scorribande dei suoi cani e invece non  successo niente. I nostri esploratori non sono tornati, l'unica spia che ha fatto ritorno ci ha detto di non aver trovato i Mitanni ma soltanto un gruppo di nomadi che parlavano di un grande esercito da qualche parte a nord-est con migliaia di cani, di fanti e di arcieri.
Amerotke rabbrivid. Non era una scorribanda, i Mitanni arrivavano in forze per sconfiggere l'esercito egizio e pareggiare i conti.
- Cosa possiamo fare? - chiese uno dei comandanti.
- Queste sono le buone notizie - scherz Senenmut. - Abbiamo quattro reggimenti, ventimila uomini e due o tremila mercenari, non tutti affidabili, e l'esercito pu contare su cinquemila carri.
Butt il papiro sul tavolo e si strofin la faccia con le mani. Amerotke not la sua preoccupazione e disse: - L'esercito dei Mitanni potrebbe essere di due volte superiore.
- Due volte? - intervenne Sethos. - Non ne sappiamo nulla, perch non tre o quattro volte?
Senenmut lo guardava a occhi sbarrati.
- Forse hai ragione - disse Hatusu. - I Mitanni avranno anch'essi dei mercenari, coloro che non sopportano il nostro giogo. Se continuiamo verso nord arriveremo al mare e dovremo tornare indietro. Se andiamo verso nord-est allontanandoci dal fiume, entreremo nelle Terre Rosse e ci mancheranno l'acqua e le provviste. Potremmo anche errare per mesi, e Tushratta avr la possibilit di aggredirci, o peggio, di aggirarci.
- E mentre siamo a nord - fin Amerotke - Tushratta marcer su Tebe.
-  chiaro che sono vicini - disse Hatusu. - Devono aver ucciso le nostre spie.
- O forse sono passate al nemico - intervenne Amerotke.
- Domani mattina manderemo tre squadroni di carri: andranno avanti finch possono, poi descriveranno un arco e torneranno indietro. Amerotke, il reggimento di Anubi non  ancora arrivato. Sono quattromila uomini e cinquecento carri. Torna indietro e di' al comandante di affrettarsi.
- Pi facile a dirsi che a farsi - disse Sethos a capo chino. Tutti nella tenda compresero l'implicita minaccia. Il comandante del reggimento di Anubi, Nebanum, era un fedelissimo di Rahimere, scarsamente affidabile. Era partito dalla citt dopo la colonna dell'esercito e continuava a rimanere a due o tre giorni di marcia di distanza. Hatusu si alz e restitu a Omendap l'accetta d'argento: - Finch non abbiamo notizie, rimarremo qui. Signori, vi auguro la buona notte.
Amerotke rimase a chiacchierare con gli altri. Sethos aveva ragione a dire che erano come dei cani che si mordevano la coda. Poi torn nella tenda, accese una lucerna e si distese sulla branda a fissare l'oscurit notturna. Cosa sarebbe successo quando avesse raggiunto Nebanum? E se si rifiutava di affrettare il passo? Amerotke si copr col mantello, mormor una preghiera a Maat e chiuse gli occhi.
In un'altra parte del campo, molto distante dalle tende reali, il capo degli Amemet stava anch'egli pregando il suo temibile dio. Intorno a lui erano distesi i membri della sua banda, con le armi posate accanto. Al capo degli Amemet non importava nulla dei Mitanni o della minaccia di una battaglia. Non era la prima volta che seguiva un'armata in cerca di facili rapine. Se c'era un vero pericolo, gli assassini sarebbero semplicemente scomparsi nella notte. Aveva eseguito gli ordini, accompagnati da un sacchetto di perle e da un cofanetto d'oro e argento. Dovevano seguire l'esercito e avrebbero presto ricevuto altre istruzioni.
Il capo sospir. Il viaggio era stato duro e noioso. I suoi uomini avevano rapinato i villaggi vicini, derubato i soldati e se l'erano goduta. Era vero che i Mitanni erano vicini? Il capo guard le stelle e chiuse gli occhi. Non ci avrebbero messo molto a scomparire nell'ombra. Dopo tutto, pens mentre si coricava, era un artigiano e poteva lavorare solo col materiale che gli davano.

13. Anubi, dio dei morti,  rappresentato con la testa di sciacallo.

- Amerotke! Amerotke! Svegliati!
Senenmut lo stava scuotendo per una spalla.
- Seguimi in silenzio!
Amerotke si mise i sandali e il mantello e segu il confidente di Hatusu. La notte era fredda e il silenzio era rotto solamente dai nitriti dei cavalli e dalle grida delle sentinelle. I fuochi erano stati spenti e l'accampamento era avvolto nelle tenebre. Amerotke segu Senenmut alla tenda di Omendap. Sethos e Hatusu stavano accanto al letto di foglie di palma. Le coperte erano tirate da una parte e il boccale sul tavolino accanto alla branda era stato rovesciato. Omendap giaceva su un fianco mentre un medico cercava di farlo bere. Il generale emise un grugnito, poi si gir sulla schiena, il volto pallido e sudato.
- Che gli stai facendo? - sibil la regina.
- Mia signora, gli ripulisco lo stomaco con zolfo, margherite, mandragora e una punta d'oppio.
Omendap si volt da una parte e vomit nella ciotola che il medico gli porgeva. Ogni volta che beveva si metteva poi a vomitare. A volte, il medico concedeva al generale sofferente un goccio d'acqua. Senenmut prese un'anfora di vino e la pass al giudice: - Vino di Charou.
Amerotke lesse l'iscrizione sul collo. Proveniva dalle cantine di Omendap e il timbro indicava che era stata sigillata cinque anni prima. Prov ad annusare e percep subito un odore acidulo.
-  stato avvelenato - sussurr Hatusu. - Ha preso quell'anfora nella sua cantina. Abbiamo controllato le altre, alcune sono buone e altre avvelenate.
Camminava avanti e indietro giocherellando con gli anelli. Portava una camicia da notte bianca coi sandali slacciati, come una ragazzina spaventata.
- Le hanno avvelenate qui? - chiese Amerotke.
- Qui o a Tebe - rispose Senenmut. - Il generale si  portato la sua scorta personale di vino ed era facile infilare in mezzo alle altre delle anfore avvelenate. L'iscrizione  probabilmente falsa, e anche il sigillo. Omendap era stanco e non ci deve aver fatto molta attenzione. Poteva succedere stanotte, domani o una settimana fa, a seconda dell'anfora che sceglieva.
- Vivr? - chiese Hatusu.
- Non posso dirtelo, altezza - rispose il medico aprendo la bocca di Omendap. - Il generale ha un fisico forte.
- Come l'avete trovato? - chiese Amerotke.
- Le nostre spie hanno portato nel campo il superstite di una pattuglia di Mitanni. Non volevo svegliare tutto l'accampamento, lo tengono ancora dietro le file dei cavalli - disse Senenmut. - Ho chiamato Omendap e l'ho trovato agonizzante, privo di conoscenza. Ho svegliato la signora Hatusu e il signore Sethos e ho chiamato il medico.
- Abbiamo fatto tutto il possibile - disse fermamente Hatusu. Scosse il medico per una spalla. - Devi mantenere il segreto, capisci? Altrimenti ti far tagliare la testa.
Il vecchio medico dal volto lungo strabuzz gli occhi: - Capisco, mia signora, se si sapesse dell'infermit di Omendap...
- Senenmut! - Hatusu schiocc le dita. - Fai sorvegliare la tenda dai tuoi veterani. Tutti, dico tutti, devono starne lontani. Medico, se Omendap muore, morirai anche tu, ma se sopravvive riempir d'oro la coppa che stai usando.
La seguirono nella sua tenda, che Amerotke trov singolarmente spoglia: una semplice branda, qualche costoso baule e un tavolino con una brocca d'acqua e dei boccali di vino. Gli abiti di Hatusu erano sparsi in terra. L'armatura e la corona di guerra erano poggiate su un sostegno, ai piedi del quale vi erano uno scudo rotondo e un cinturone con una spada ricurva e un pugnale. Hatusu si sedette su uno sgabello, coprendosi il volto con le mani. Gli altri le si accucciarono intorno in silenzio.
- Doveva succedere - sibil lei sollevando il volto. - Omendap doveva morire. Quando torner a Tebe taglier la testa a Rahimere e gli riempir la bocca con i suoi testicoli. - Si asciug la bocca schiumante di rabbia. Aveva gli occhi sgranati e il suo volto era bianco e tirato. - Insegner a ognuno di loro chi comanda, li appender alle mura di Tebe! Rahimere e la sua banda vogliono che la regina e il suo esercito muoiano tra le sabbie del deserto!
- Mia signora, non sappiamo se Rahimere  il responsabile dell'avvelenamento - disse Amerotke.
- Non sappiamo, non sappiamo - lo scimmiott lei scuotendo il capo. - Cosa vuoi fare, Amerotke? Convocherai la tua corte di giustizia per sentire tutte le testimonianze?
Amerotke stava per balzare in piedi ma Senenmut lo trattenne.
- Mia signora, Amerotke ti voleva soltanto avvertire che l'assassino pu essere qualcun altro. Non  il momento delle accuse. Il dio Amon conosce la verit e giustizia sar fatta.
- Non abbiamo pi dei - disse Hatusu. - Soltanto la sabbia, il vento e il sole bruciante.
Aveva parlato con tale furore che Amerotke ne fu scosso. Non credeva pi in nulla? Il suo unico dio erano ora l'ambizione e la bramosia di potere?
La donna si drizz sullo sgabello e sospir: - Senenmut, portami il prigioniero!
Il suo confidente scomparve. Poco dopo, le guardie portarono un uomo contuso e coperto di ferite con l'armatura di cuoio nero stracciata e la barba e i baffi coperti di sangue. Aveva un occhio chiuso e gli avevano strappato gli orecchini dai lobi. Il prigioniero fu buttato ai piedi della regina. Era la prima volta che Amerotke vedeva un mitanno: era tarchiato e aveva la testa rasata sulla parte anteriore del cranio, mentre una lunga chioma nera oleosa gli cadeva sulle spalle. Chiese un po' d'acqua e Senenmut gli mise una coppa tra le labbra, dalla quale l'uomo bevve avidamente.
- Sei condannato a morte - disse Senenmut. - Ma puoi decidere se morire velocemente o essere lasciato nel deserto in pasto alle iene e agli sciacalli.
L'uomo ansim e si sedette sui talloni.
- Capisce la nostra lingua? - chiese Sethos.
Senenmut ripet la frase in una lingua aspra e gutturale. Il Mitanno fece una smorfia e la sua lingua ispessita lecc le ferite all'angolo della bocca. Senenmut parl ancora poi si rivolse ad Hatusu: - Gli ho offerto la vita.
- Offrigli anche il trono di Tebe per quello che m'importa!
Le domande continuarono mentre Senenmut diventava sempre pi grigio in volto. Deglut a fatica e il Mitanno si accorse del suo nervosismo e si mise a sghignazzare. Senenmut gli diede un ceffone e chiam le guardie: - Portatelo fuori dal campo e tagliategli la testa!
Il Mitanno fu trascinato fuori. Senenmut chiuse la tenda e si un al semicerchio di fronte ad Hatusu: - I Mitanni hanno conquistato un'oasi e una delle nostre fortezze a nord-est. I loro carri sono a poca distanza da noi. Hanno depredato le miniere, cos hanno potuto corrompere i nomadi del deserto, ed  per questo che le nostre spie non sono tornate. Le informazioni che abbiamo ricevuto sono false, Tushratta  solo a un giorno di marcia. Il suo esercito  almeno due volte il nostro,  bene armato e ha pi di seimila carri pesanti. Mia signora, se attaccano potranno radere al suolo il nostro campo e farci a pezzi. - Allarg le braccia.
- E attaccheranno? - Hatusu guardava oltre le loro teste, con le mani sulle ginocchia. Sembrava la dea Maat. Il suo volto era impassibile, calmo, traslucido.
- Non possono stare nascosti per sempre - disse Senenmut. - Staranno per finire l'acqua e le provviste, quindi ci attaccheranno presto, per distruggerci completamente.
Hatusu chin il capo in silenzio. Potevano sentire il nitrito dei cavalli e le grida dell'accampamento.
- Gli avevi promesso la vita - disse Amerotke.
Senenmut scosse le spalle: - Mio signore Amerotke, gli ho concesso di vivere almeno per un breve momento e la sua morte sar rapida. Se fosse vissuto poteva dire ai suoi capi quanto siamo vulnerabili o, peggio, diffondere la voce tra i nostri uomini che i Mitanni sono molto pi forti di noi. L'esercito  seguito dalla solita marmaglia che accompagna ogni armata. Quelli scoprono sempre cosa sta per succedere. Saranno i primi ad abbandonarci, poi toccher ai Neferu e presto avremo soltanto met delle nostre forze.
- I Mitanni attaccheranno prima - disse seccamente Hatusu. - Mio signore Amerotke, prendi una squadriglia di carri e ritorna indietro: ordina a Nebanum di accelerare la marcia. Mio signore Senenmut, prender io il comando. L'infermit di Omendap deve essere tenuta segreta. Voglio che le difese del campo siano rinforzate, che rimanga qui soltanto un reggimento di carri, e gli altri vengano mandati un miglio a nord. - Si alz e batt le mani, poi and al tavolino e diede ad Amerotke uno dei suoi sigilli. - Tra un'ora sar l'alba, Amerotke. Se Nebanum non obbedisce, uccidilo. - Batt di nuovo le mani. - Andiamo, non c' tempo da perdere!
Poco dopo Amerotke, in piedi sul carro accanto all'auriga, guid la squadriglia fuori dal campo. Presero per la strada sabbiosa e sinuosa percorsa il giorno precedente. Amerotke provava una strana sensazione mentre il cielo si faceva pi luminoso. Il Nilo dalle rive verdeggianti scintillava ai raggi del sole mattutino. Uno stormo di uccelli si lev in volo spaventato da un coccodrillo o da un ippopotamo che nuotava nell'ombra. Sulla destra il deserto era diventato d'oro rosso per salutare il sorgere del sole. La frescura del mattino scomparve e la splendida sfera di fuoco brillante fece subito brillare la rugiada. I carri correvano vicini, tre affiancati, uno davanti e un altro a sinistra per evitare ogni sorpresa. Al sorgere del sole i cavalli erano gi lanciati al galoppo, mentre i carri sobbalzavano e oscillavano seguendo le asperit del terreno. A mezzogiorno si fermarono vicino al fiume, riparandosi dall'afa sotto le palme. Gli uomini e i cavalli poterono rifocillarsi. I soldati, come lo stesso Amerotke, portavano l'armatura da battaglia: corazza di bronzo, gonnellini di lino ricoperti di strisce di cuoio e sandali che proteggevano completamente i piedi. Gli aurighi portavano un collare protettivo di bronzo e una copertura di lino sull'inguine. I carri leggeri erano armati di archi e lance.
Gli uomini non avevano discusso i suoi ordini, erano il suo squadrone e se lui voleva sarebbero andati anche fino a Tebe. Tuttavia, si rendeva conto della loro preoccupazione. Da una parte scorreva lento il Nilo, dall'altra il deserto aspettava guardingo e silenzioso. Amerotke si chiese se gli uomini sapevano gi che l'esercito dei Mitanni era pronto ad attaccare. Visto che stavano andando a fare accelerare il passo al reggimento di Anubi, dovevano sospettare che qualcosa non andava. Amerotke sal sull'argine e si mise a guardare il deserto, con le mani sulle cosce, sbattendo gli occhi di fronte al sole bruciante. La calura deformava le rocce distanti e gli avvallamenti del terreno: poteva esserci un'intera armata e nessuno l'avrebbe vista. I cavalli, riposati, ripresero il galoppo e il silenzio fu rotto dai loro nitriti, dal rumore degli zoccoli e dei cani e dalle grida dei conducenti.
Raggiunsero il reggimento di Anubi prima di notte. Amerotke lasci fuori la squadriglia a rifocillarsi con le provviste che si erano portati ed entr nell'accampamento accompagnato da un ufficiale. Il campo era ben organizzato e la palizzata e la trincea erano fatte a regola d'arte. L'altare di Anubi era stato eretto al centro ma l'atmosfera non era cos alacre come Amerotke si era aspettato. Nebanum usc con gli occhi assonnati, gettandosi sulle spalle un mantello di lino. Aveva il viso grifagno e gli occhi cisposi. Si gratt la testa calva e sbadigli mentre Amerotke si presentava. Poi si rivolse a un sacerdote e gli chiese di riempirgli un boccale di birra. Bevve avidamente, sciacquandosi la bocca, poi sput evitando di poco i piedi del giudice.
- Cos,  stato Omendap a mandarti. - Guard lo stendardo alle spalle di Amerotke. - Immagino che tu voglia che io acceleri la marcia, ma non posso sfiancare me stesso e il mio cavallo. - Sbadigli di nuovo.
- Mio signore - Amerotke sorrise e gli mostr il sigillo della regina - non mi ha mandato il generale, ma sua altezza reale.
Nebanum fece un sorriso forzato, s'inchin e baci il sigillo, secondo l'etichetta.
- I miei ordini sono semplici, sono qui per ricordarti la gloria e la potenza del Faraone.
- Vita, salute e prosperit - mormor sarcasticamente Nebanum.
- Entro un'ora devi rimetterti in marcia. - Amerotke e il suo ufficiale sguainarono la spada. - Altrimenti ti taglier la testa e prender io il comando per ordine del divino Faraone.
Il cambiamento fu sbalorditivo. Hatusu e Senenmut si erano sbagliati, avevano trattato con troppa indulgenza un comandante che creava problemi e lui era divenuto sempre pi insolente, ma era pronto a obbedire al Faraone come ogni altro ufficiale.
In un'ora i soldati riempirono in gran fretta i carriaggi, attaccarono i cavalli ai carri da guerra e prima del sorgere del sole il reggimento di Anubi era in marcia. Una colonna di uomini sudati, armati di tutto punto, si diresse in gran fretta verso nord, tra lo squillo delle trombe e il rullo dei tamburi.
Amerotke e la sua squadriglia rimasero nelle retrovie. Per tutta la giornata la vista su entrambi i fianchi fu offuscata dalla spessa nube di sabbia sollevata dai cavalli e dai soldati.
All'inizio il reggimento era rimasto sconcertato. Gli uomini erano di malumore per le magre razioni e per la marcia imprevista. Ma poi si calmarono e risposero all'inno di guerra intonato dai sacerdoti. Per tutta la mattinata, l'afa, la polvere che avvolgeva ogni cosa e le membra dolenti imposero a tutti il silenzio, rotto soltanto dal rumore dei carri e dal ritmico fragore di migliaia di piedi in marcia.
Ogni tanto si faceva una pausa, tutti si dissetavano rapidamente, poi la marcia riprendeva.
Verso sera Amerotke vide che erano vicini all'accampamento reale. La pianura desertica fu sostituita da un'oasi di alberi e cespugli lussureggianti. Finalmente l'afa era scomparsa. Improvvisamente Amerotke ud delle grida: alcuni carri correvano verso le retrovie. Amerotke disse al suo conducente di accelerare. Nel frattempo un terribile rombo echeggi alla sua destra. Quando raggiunse la testa della colonna, trov Nebanum e gli altri ufficiali che tenevano un affrettato consiglio di guerra. Udito il fragore e notata una nube di polvere a oriente, avevano mandato indietro i cani degli esploratori. Uno di essi raggiunse la colonna e si ferm. Il conducente era stato colpito con una freccia nella schiena, l'arco del suo compagno era rotto, e il soldato non aveva pi l'elmo. Salt gi e butt in terra l'arco prima d'inginocchiarsi davanti al comandante: - I Mitanni, signore, un nugolo di cani!
Ma Nebanum non lo ascoltava e guardava il deserto, impietrito.
- In nome degli dei - url Amerotke. - Ordina ai tuoi uomini di schierarsi per la battaglia!
La colonna era nel caos. Alcuni veterani si erano tolti gli scudi per cercare di organizzare la formazione di guerra, ma la polvere, il frastuono e il mancato ritorno dei carri degli esploratori avevano atterrite le reclute, che avevano rotto le file senza badare alle grida degli ufficiali. L'onda divenne una vera e propria marea umana che avanzava terrorizzata. Amerotke guard spaventato la fila di carri che emergeva dalla nube di polvere. Schiere di Mitanni arrivavano con i loro cani veloci come il vento, a stendardi spiegati. La massa dei nemici travolse il reggimento di Anubi. I carri egizi attaccarono il nemico e una parte dei fanti form un muro di scudi. Pochi abili ufficiali rimasero ai loro posti. Ma Nebanum salt sul suo carro e corse via da quel mare di bronzo che stava sommergendo i suoi uomini.
Amerotke bestemmi gli dei. Il campo di Hatusu era a poche leghe di distanza, se il reggimento fuggiva i Mitanni li avrebbero seguiti fino alle tende reali. Grid degli ordini ai suoi uomini. Qualche carro lo raggiunse ma gli altri erano scomparsi. I Mitanni si erano avvicinati e il sole scintillava sui carri di bronzo e sui pennacchi da guerra dei cavalli. Amerotke vide gli elmi grotteschi e le armature dalle scaglie nere.
Nell'aria risuonava il sibilo delle frecce, mentre gli Egizi cominciavano a cadere. Come un'onda, l'esercito dei Mitanni s'infranse sull'ormai scomposto reggimento di Anubi. L'avanguardia fu risparmiata, ma file e file di uomini caddero, travolti dai cavalli e schiantati dai carri falcati che avanzavano verso la testa della colonna. Qualche coraggioso cercava di balzare sui cani nemici, solo per essere trafitto da una lancia o da una freccia dell'arciere che accompagnava il conducente. I carri mitanni erano pi pesanti di quelli egizi; le ruote erano poste in mezzo e l'assale era rinforzato per sostenere il peso dell'auriga, di un arciere e di un lanciere.
La carica fu un gioco da ragazzi, gli Egizi cadevano come birilli. Il fianco destro della colonna fu travolto dalle lance, arrivavano da ogni direzione in un'orgia di sangue. L'esercito nemico affondava come una spada nel morente reggimento di Anubi. Persa ogni disciplina, il panico distrusse ogni parvenza di ordine. I soldati gettavano gli archi, gli scudi, le spade. Dietro i carri vennero orde di fanti. Qualche volta un carro si rovesciava, buttando a terra i suoi tre occupanti. Allora gli Egizi li attaccavano con le mazze e con le accette ma subito altri venivano in loro soccorso. I fanti egizi si spingevano sempre di pi verso la testa della colonna, mentre la prima ondata di cani si era girata e tornava ad attaccare il reggimento di Anubi. La polvere offuscava il cielo e gli avvoltoi sciamavano attirati dalle grida di orrore e dal ferrigno odore del sangue.
- Mio signore - grid uno degli ufficiali di Amerotke, aggrappandosi al suo carro - dobbiamo avvertire il resto dell'esercito!
Amerotke annu. Chiuse gli occhi e pens al lungo accampamento rettangolare: le tende reali erano a un'estremit. Avrebbe evitato il cancello principale e sarebbe entrato da oriente per avvertire subito Hatusu e Senenmut. Diede ordine all'auriga e l'uomo afferr le redini con un sospiro di sollievo. Il carro balz in avanti. Terrorizzati dal frastuono, i cavalli non vedevano l'ora di sfuggire al massacro. Amerotke grid al conducente la direzione, ma dovette ripetere pi volte l'ordine per sovrastare il rombo delle ruote e degli zoccoli al galoppo.
Si guard indietro: il reggimento era avvolto in una nube di polvere e alcuni carri lo stavano seguendo. I Mitanni l'avevano notato e avevano mandato delle forze all'inseguimento. A un urlo dell'auriga, Amerotke guard a destra e vide che i carri mitanni puntavano verso di lui, per attaccarlo o per tagliargli ogni possibilit di fuga. Amerotke prese l'arco, divaric le gambe e si appoggi contro la fiancata per incoccare una lunga freccia, sperando che i cavalli non cadessero e che le mote non si rompessero. Una caduta sarebbe stata sicuramente fatale perch i Mitanni non prendevano prigionieri. L'auriga incitava i cavalli gridando. I carri egizi erano pi leggeri, i cavalli pi veloci, ma quelli di Amerotke avevano dovuto sopportare dure settimane di marcia e la corsa del giorno precedente. Il cavallo a destra stava per cedere, il carro ondeggiava precariamente. Avevano distanziato i Mitanni ma un carro nemico con un auriga pi abile aveva fatto una manovra ad arco per sbarrare loro il passo. Tutt'attorno non si vedeva altro che cavalli al galoppo e carri tonanti sul terreno roccioso e sulla sabbia calda.
Amerotke not che uno dei suoi carri arrivava a destra per coprirlo. Ringrazi gli dei per il coraggio di quell'ufficiale, che ora preparava l'arco mentre i Mitanni si avvicinavano. Amerotke ud l'auriga dell'altro carro gridare di tirare ai cavalli. L'ufficiale esegu, poi il carro arretr permettendo ad Amerotke di tirare a sua volta. Gli era difficile tenersi in equilibrio dietro il conducente. Trattenne il respiro. Tentare di colpire i soldati sarebbe stato inutile perch avevano gli scudi. Tir la freccia e credette di aver sbagliato il bersaglio, poi uno dei cavalli si accasci al suolo. Il carro dei Mitanni si rovesci, fracassandosi sul terreno roccioso. Amerotke era in salvo. I cavalli sembrarono trovare nuova forza quando finalmente a distanza, attraverso la polvere, videro il recinto dell'accampamento reale.
Hatusu si trovava sul camminamento del recinto. Lei e gli altri ufficiali erano stati attratti dalla nube di polvere rivelatrice. Le dita dei suoi consiglieri le indicarono il bronzeo scintillio che si faceva strada tra la polvere.
- Sono squadroni di carri all'attacco - sussurr Senenmut.
Hatusu aveva il cuore in gola. Sarebbe finita l, nel deserto del nord? Il suo corpo profumato e unto da oli preziosi sarebbe stato disputato da iene e sciacalli? Nessuno l'avrebbe imbalsamata, concedendo l'estremo viaggio al suo ka? Era la punizione di Amon? Sent una fitta allo stomaco, era tutta sudata e le sue gambe stavano cedendo. Gli ufficiali gridarono che alcuni carri erano usciti dalla nube di polvere. Quelli che avevano gli occhi pi buoni dichiararono che erano Egizi in fuga.
- Scendi, mia signora - le disse aspramente Senenmut. - Tu non sei un dio.
Hatusu percep il panico degli ufficiali che aveva intorno. Prese per un braccio Senenmut: - Cosa succede? Cosa succede?
Senenmut la spinse a scendere nell'accampamento e lei fu costretta a seguirlo.
- Torna nella tua tenda - le intim il consigliere - e armati per il combattimento.
Prima che potesse obiettare, Senenmut si allontan gridando ordini agli ufficiali. Tutt'intorno, gli Egizi correvano disordinatamente ad armarsi. Allo squillo delle trombe, gli equipaggi dei carri si affrettarono ad attaccare i cavalli. Gli ufficiali sferzavano l'aria col bastone del comando. Senenmut cap che non poteva fare molto, nel recinto reale i veterani stavano gi preparandosi a difendere la palizzata e i mercenari dagli elmi cornuti si ammassavano al cancello. Senenmut avanz verso la tenda, dove Hatusu si era tolta il vestito e si stava infilando l'armatura, che la proteggeva dal collo alle caviglie. Era molto pallida e Senenmut l'aiut a mettersi i sandali. Si agganci sulle spalle il cinturone e, prima che Senenmut potesse fermarla, si mise Telmo azzurro di guerra del Faraone d'Egitto. A un'estremit del campo udivano il ruggito dei primi carri dei Mitanni che tentavano d'irrompere. Un ufficiale venne a fare rapporto: - L'Anubi  caduto in un'imboscata - ansim. - I Mitanni li hanno travolti e li hanno inseguiti fino al nostro campo!
Hatusu chiuse gli occhi. Senenmut le dava dei consigli, ma lei non capiva cosa stesse dicendo. Era tornata bambina ed era nei giardini reali con suo padre, che le descriveva le sue vittorie tracciando dei simboli nel terreno con un bastone.
- Mia signora!
Hatusu apr gli occhi: Amerotke era entrato nella tenda, pieno di tagli sulle guance e sulle spalle e col volto e l'armatura coperti di polvere. Dietro di lui c'erano gli altri superstiti della sua squadriglia. Hatusu gli fece cenno di avvicinarsi e gli diede subito una coppa di vino: - So gi cos' successo! - disse indicandogli lo scrittoio coperto di pergamene. - Mostrami chiaramente la situazione.
Amerotke fin il vino e immerse uno stilo nell'inchiostro rosso. Non riusciva a smettere di tremare, aveva le lacrime agli occhi e sentiva un rivolgimento allo stomaco, come se avesse bevuto troppo. Senenmut not le sue mani tremanti e lo rassicur: - Ti passer, Amerotke.
Il giudice si strofin gli occhi. Aveva raggiunto un ingresso laterale, urlando alle guardie di lasciarlo entrare nel recinto reale. Avrebbe voluto che Shufoy fosse l a prenderlo in giro bonariamente.
- Allora, fammi vedere! - disse aspramente Hatusu.
Amerotke tracci un rettangolo: - Questo  il campo. - Disegn un quadratino in fondo al rettangolo. - Questo  il recinto reale. - Fece una tacca sul lato superiore del rettangolo. - Questo  il cancello principale, va bene? L'Anubi era mal guidato e mal preparato ed  stato sconfitto. I soldati sono stati presi dal panico e cercano di entrare nel campo. - Tracci una freccia che dalla sinistra curvava verso il cancello principale. - Qui ci sono i Mitanni, non una pattuglia di pochi squadroni ma una massa di carri seguita da molte falangi di fanteria. Stanno cercando d'irrompere nel campo.
- Come l'acqua - disse Hatusu - cercheranno di penetrare dalla via pi facile. Non attraverso la palizzata ma dal cancello principale. Irromperanno nel campo e travolgeranno le nostre tende e i nostri carri. - Indic la parte Inferiore del rettangolo. - Piazzeremo qui il grosso dei carri. - Le sue dita si mossero verso destra per indicare i margini dell'oasi. - E qui si piazzeranno i carri restanti. Senenmut, prenderai immediatamente il comando di quello squadrone di rinforzo!
- E tu, mia signora?
Hatusu prese lo stilo di Amerotke e tracci una freccia che andava dal recinto reale al cancello principale: - I carri dei Mitanni sono pesanti e i loro cavalli saranno stanchi. Gli equipaggi si disperderanno alla ricerca di bottino.
Chiam un ufficiale: - Tu sei Harmosie, il comandante del reggimento di Iside?
- S, altezza.
Hatusu udiva le grida dei soldati e il clangore delle armi ma riusc a mantenere salda la voce: - Ti affido il comando dell'accampamento.
- Ma il generale Omendap...
- Ha la febbre. Ascolta i miei ordini: devi organizzare le tue forze in una falange e far muro oltre il recinto reale per respingere i Mitanni. Non avanzare, ti ripeto, non avanzare fino all'attacco dei nostri carri!
La seduta era finita. Senenmut corse fuori e Hatusu, ormai determinata, grid degli altri ordini quindi batt scherzosamente sulle spalle di Amerotke: - Vieni, mio giudice, ci siederemo a dare sentenza anche di fronte al nemico!
Amerotke la guard stancamente: - Questo  il momento di uccidere, non di dare sentenze.
- Lo so, Amerotke - rispose lei tranquillamente. - Per conquistare il potere devi uccidere, per mantenerlo devi uccidere, e per rafforzarlo devi uccidere! Se sei di stirpe divina non hai scelta, questo  il tuo compito!

14. Ra, lo spirito eterno che ha creato ogni cosa e che non fu creato da altri.

Hatusu, Amerotke e un gruppo di ufficiali raggiunsero gli squadroni dei carri che, agli ordini dei loro comandanti, si erano ammassati a un'estremit del campo. Vi era una lunga linea di carri coi cavalli che s'impennavano e arretravano scuotendo i pennacchi, mentre i conducenti controllavano i finimenti e i soldati preparavano gli archi e le lance. Il sole pomeridiano faceva rilucere le lance di bronzo e le dorature dei carri, che andavano avanti e indietro in un gran cigolio di ruote. Gli ufficiali correvano, ripetendo gli stessi ordini: dovevano ignorare il caos della battaglia e avanzare dietro la divina Hatusu. L'estrema destra doveva compiere un arco per colpire i fianchi e le retrovie dei Mitanni. Senenmut sarebbe arrivato in soccorso dall'altra parte del campo per prendere il nemico in trappola. La fanteria avrebbe sostenuto l'attacco del nemico. Avrebbero circondato i Mitanni e li avrebbero sconfitti. Gli ordini erano semplici e furono ripetuti infinite volte.
Amerotke sal sul carro. L'auriga aveva cambiato i cavalli e gli disse sorridendo: - Questa volta, mio signore, toccher a noi prenderli di sorpresa!
Amerotke stava per rispondere quando tra i ranghi scoppi un'acclamazione. Hatusu era salita sul suo carro con la sua guardia del corpo e passava in rassegna la fila. Portava l'elmo azzurro di guerra e l'armatura di bronzo scintillava al sole. Con una mano si teneva al carro e con l'altra reggeva la lancia. Non parlava ma studiava gli uomini come per imprimere nelle loro menti con la sua stessa presenza cosa dovevano fare. Nonostante l'urgenza, and fino in fondo alla fila e torn indietro. Amerotke sorrise: Hatusu era un'attrice nata, cos immobile sul carro con la lancia sembrava l'incarnazione femminile del dio Montu. Il carro si ferm e si gir. Hatusu abbass la lancia. Il carro avanz lentamente, seguito da quelli di Amerotke e degli altri comandanti. Dietro di essi, si lev il cigolio degli squadroni, come un grande inno alla morte. Gli occhi erano tutti puntati sulla piccola figura femminile sovrastata dallo stendardo di Amon-Ra appeso al suo carro. L'auriga era uno dei luogotenenti di Senenmut e si gir levando il pugno: - Vita, salute e prosperit alla divina Hatusu!
Un ruggito salut le sue parole. Il carro di Hatusu acceler mentre dallo squadrone un sacerdote intonava l'inno di guerra: - Hatusu, distruttrice come Sekhmet!
- Hatusu! - ruggivano i soldati.
- Hatusu, spada di Anubi!
- Hatusu! - questa volta il ruggito fu veramente assordante.
- Hatusu, lancia di Osiride!
- Hatusu! - ripetevano migliaia di voci.
- Hatusu conquistatrice!
- Hatusu figlia di Montu!
- Hatusu, carne dorata del dio!
I carri erano sempre pi veloci. Amerotke si chiese se la litania era spontanea o preparata, ma non c'era tempo per pensare. Il carro di Hatusu era veloce come un uccello a volo radente. Dietro di lei tuonavano centinaia di altri carri. La terra rimbombava, riecheggiando il rombo degli zoccoli, il clangore dei metalli, il cigolio dei finimenti. Dietro Hatusu, i comandanti diedero degli ordini e la schiera si mosse pi lentamente, mentre l'estrema destra descriveva un rapidissimo arco. La fresca brezza della sera portava i rumori della battaglia che avveniva di fronte al cancello, anche se non potevano vedere di fronte a loro che una nuvola di polvere. Amerotke prese l'arco e divaric i piedi. I carri avevano preso velocit e i cavalli, spronati dai conducenti, erano pronti ad aggredire gli ignari Mitanni. I cavalli parevano eccitati dal fragore della battaglia e dalla brama di sangue. Penetrarono nella nube di polvere e si scagliarono come frecce nelle file dei Mitanni.
Il caos fu indescrivibile. Il terreno era pieno di uomini e animali. La falange egiziana resisteva ancora in parte ma i Mitanni erano gi riusciti a penetrare dentro l'accampamento. L'arrivo dei carri li colse completamente di sorpresa: i Mitanni si erano dati al saccheggio, dal momento che i loro cavalli erano esausti e i loro carri pesanti non riuscivano a manovrare nella confusione.
Amerotke vide delle facce che gli gridavano parole incomprensibili mentre tirava una freccia dopo l'altra, per poi passare alla spada e alla mazza. Facce, mani e corpi comparivano davanti a lui per essere respinti con spaventose ferite mentre il sangue copriva il giudice e il suo auriga, inondando il carro sotto i loro piedi. Tutt'intorno si svolgevano serrati combattimenti individuali. Era difficile riconoscere gli amici dai nemici, perch le armature, gli elmi e gli stendardi erano coperti di polvere. Amerotke vide Hatusu avanzare contro il nemico facendosi largo a colpi di lancia. Un gruppo di veterani la circondava, proteggendola nella sua avanzata e finendo i soldati e gli aurighi mitanni.
All'inizio fu un combattimento feroce e sanguinoso: gli uomini gridavano e i nemici cercavano di voltare i cavalli per poter far entrare in gioco i loro carri. Poi Amerotke si accorse di un cambiamento: i fanti egizi, sentendoli arrivare, avevano cominciato ad aggredire alle spalle i Mitanni. Ud un lontano squillo di trombe e altre grida: le poche squadre di cani di Senenmut avevano colpito il nemico all'altro fianco. La battaglia si trasform in un massacro. I Mitanni erano intrappolati in una formazione a ferro di cavallo. Qualcuno riusc a sfuggire e gli ufficiali di Hatusu mandarono i loro squadroni all'inseguimento. Amerotke aveva le braccia pesanti e gli occhi che bruciavano, la bocca piena di sabbia e si sentiva soffocare. Si combatteva senza piet, senza dar tregua. I veterani tagliavano la gola ai nemici che abbandonavano le armi e a volte quei rudi e crudeli soldati sodomizzavano addirittura i caduti. Amerotke prese per un braccio l'auriga e grid: -  finita! Ormai non  pi una battaglia ma soltanto un macello!
Il conducente del carro lo guard a occhi sgranati.
- Andiamo! - grid Amerotke. - La battaglia  vinta!
Il conducente gir il carro riluttante, cercando un passaggio tra le file egizie che continuavano a premere sui nemici caduti.
Ben presto furono lontani dal macello. Alla luce del sole al tramonto il deserto roccioso sembrava coperto di sangue luccicante. In alcuni punti c'erano due o tre strati di cadaveri. Gli uomini gemevano e i cavalli lottavano per liberarsi dai relitti dei carri. La marmaglia che seguiva gli Egizi era gi sciamata a derubare i cadaveri e a tagliare la gola ai nemici feriti.
Amerotke indic l'oasi verdeggiante al di fuori del campo. I loro feriti vi erano gi stati portati per essere curati dai medici. Alla fresca ombra della sorgente, Amerotke scese dal carro e cammin come un sonnambulo. Non sentiva nemmeno le grida degli uomini che chiedevano una bevanda oppiata per alleviare le ferite e il calore stremante. Si tolse l'armatura e si distese immergendo la faccia nell'acqua per lavarsi e bere con la lingua come un cane. Non riusciva a muoversi. Avrebbe soltanto voluto chiudere gli occhi e dormire. Si accorse di avere accanto un mercenario dai capelli lunghi con la sua rustica armatura di cuoio: - Una grande vittoria, mio signore Amerotke!
Il giudice si gir. Il volto era scuro e coperto di barba ma riconobbe immediatamente quegli occhi e strinse la mano a Meneloto.
Il giorno dopo la palizzata fu abbattuta perch la massa dell'esercito egizio potesse stare a ranghi serrati. Durante la notte era stato costruito un grande palco col legno dei carri catturati. Al centro vi era un baldacchino fatto coi tessuti presi ai Mitanni, accanto al quale stava Senenmut. Era stato salutato come uno dei grandi eroi della battaglia e da vero attore non si era n lavato n cambiato ma portava ancora la corazza di bronzo mentre con una mano teneva l'elmo e con l'altra la spada ricurva nel fodero. Aveva il compito di consegnare i falchi d'oro al valore agli ufficiali e ai soldati. Ogni tanto sorrideva ad Amerotke che era in prima fila. Il suo ritiro dalla battaglia non era stato commentato e la sera Hatusu gli aveva mandato in dono un'anfora di vino. Accanto ad Amerotke stavano i comandanti degli squadroni e i sacerdoti con le insegne dei vari dei e reggimenti d'Egitto.
Nessuno aveva dormito. Avevano passato la notte a celebrare la grande vittoria di Hatusu e a saccheggiare il campo dei Mitanni. Tushratta era scappato ma i principali nobili mitanni erano ammassati in un grande recinto costruito in gran fretta fuori dal campo. I fanti, le guardie, i soldati dei carri, i veterani e i mercenari puntavano gli occhi sul grande tabernacolo d'oro al centro del palco e Amerotke sospett cosa sarebbe successo.
Senenmut lev un braccio e le trombe iniziarono a squillare. Lo squillo acuto fu riecheggiato da altri strumentisti. I sacerdoti vestiti di bianco accanto al palco sollevavano i turiboli e il profumo dell'incenso saliva come una preghiera verso il cielo azzurro. Tra il suono dei cembali Senenmut si gir e fece un gesto. Due sacerdoti avanzarono e le tende dorate furono aperte. Sul trono di Horus coperto di tessuti preziosi era seduta Hatusu coi piedi su uno sgabello. Portava la corona di guerra con attorno il cobra d'argento pronto a colpire e aveva sulle spalle il nenes, lo splendido mantello dei Faraoni. La parte inferiore del suo corpo era coperta di lino bianco pieghettato. Teneva le braccia incrociate, con il flagello in una mano e il bastone nell'altra. Sul grembo era posata la spada sacra dei Faraoni a forma di falce. I portatori di flabelli le vennero accanto scuotendo i grandi ventagli di struzzo profumati. Amerotke guard il bel viso di Hatusu che solo poche ore prima era contorto in una terribile smorfia guerresca, e not stupito che teneva sotto il mento la barba finta usata dai Faraoni. I soldati erano sbigottiti dalla sua maest e dalla sua sorprendente apparizione. Hatusu era immobile come una statua e guardava oltre le loro teste. Senenmut grid con voce possente che riecheggi per tutto il campo: - Guardate la carne dorata del dio! Il trono dorato del dio vivente! Guardate il vostro Faraone, Hatusu, Makaat-Ra, la verit dello spirito sacro! Figlia prediletta di Amon, concepita per grazia divina nel grembo della regina Ahmose!
Senenmut fece una pausa perch le sue parole lasciassero il segno. Non soltanto stava proclamando Hatusu Faraone, ma stava anche sottolineando le sue origini divine.
- Guardate il vostro Faraone, re del Basso e Alto Egitto! Horus dorato, signore del diadema, del serpente e dell'avvoltoio, prediletto di Amon-Ra, re di sfolgorante ed eterno splendore!
Ci fu una pausa carica di tensione. Mai nella storia d'Egitto una donna aveva portato il flagello e il bastone ed era stata proclamata re e figlia di dio.
- Hatusu!
Dietro le spalle di Amerotke l'urlo fu ripreso da tutto l'esercito.
- Hatusu, Hatusu, Hatusu!
I soldati battevano le lance contro gli scudi. Le acclamazioni crebbero come se volessero arrivare fino all'estremo orizzonte, nel palazzo degli dei. Le file arretrarono e Amerotke s'inginocchi con tutti gli altri, con la fronte contro il terreno per indicare totale sottomissione. Amerotke sorrise pensando che Hatusu aveva vinto insieme la guerra e la pace. A uno squillo di tromba gli uomini si alzarono. Senenmut port cinque dei pi nobili prigionieri davanti al trono con le mani legate e li obblig a inginocchiarsi.
Hatusu si alz e uno dei sacerdoti le pass la mazza da cerimonia. Prese per la chioma ogni prigioniero, tenuto stretto da due soldati, e cal la mazza. Amerotke chiuse gli occhi, udendo le urla dei prigionieri e l'orrendo tonfo portatore di morte. Quando torn a guardare, i prigionieri, vestiti solo di un perizoma, erano immersi in un mare di sangue ai piedi del trono.
Hatusu fu di nuovo acclamata e Senenmut le fece da portavoce, proclamando la sua ammirazione per i suoi amati soldati. Furono distribuiti premi e decorazioni e fu diviso il bottino. Senenmut dichiar che nella citt di Tebe si sarebbe svolta una parata per rafforzare il potere del regno. Nebanum fu portato davanti alla regina. Senenmut fu breve: il comandante screditato doveva essere portato fuori dal campo e lapidato a morte dagli uomini di ogni reggimento. Poi Hatusu si sedette. Le tende dorate si richiusero come le porte di un tabernacolo, nascondendo la carne del dio agli occhi impuri degli uomini.
Amerotke guard la grande piramide. Era impressionato da quella meravigliosa scala di pietra calcarea che saliva verso il cielo. La cima di metallo brunito si accendeva ai raggi del sole sorgente come lo stoppino d'una lucerna. Oscura e imponente, la piramide gli ricordava quando suo padre l'aveva portato l a vedere le glorie dell'antico Egitto.
Nessuno sapeva perch gli antichi le avevano costruite. Amerotke ricordava che suo padre gli aveva detto che erano legate ai primi dei e al periodo conosciuto come Zep Tepi, quando gli dei scesero dal cielo e vennero tra gli uomini. Allora il mondo era in pace e il Nilo era una valle lussureggiante che copriva la faccia della terra, il leone era amico dell'uomo e la pantera non era che un cucciolo.
Suo padre, che era un sacerdote, conosceva tutte quelle storie e diceva che le piramidi erano un tentativo di salire fino agli dei.
Amerotke guard la banchina dov'era ormeggiata la flotta imperiale. Hatusu e i suoi consiglieri ritornavano in gran fretta a Tebe precedendo l'esercito vittorioso. Sethos gli aveva detto che la regina intendeva tornare in citt per condannare tutti gli oppositori. Le truppe la vedevano come una dea, come il Faraone, e la sua parola era legge. Anche Senenmut la trattava con reverenza e Omendap, che si era salvato dall'attentato senza poter rivelare nulla sul colpevole, deferiva a lei ogni questione.
Hatusu non era cambiata fisicamente e i suoi occhi scintillavano ancora divertiti. Poteva amoreggiare con gli uomini, ma erano soltanto uno strumento. Anche nella sua semplice veste di lino emanava potere. I suoi modi erano incostanti, come se conoscesse alla perfezione i cuori degli uomini. Sapeva passare dalle maniere di una ragazzina petulante a quelle di una leziosa tentatrice. Quando chinava il capo, stringeva le labbra e i suoi occhi dardeggiavano sotto le sopracciglia, tutti tremavano perch non tollerava alcuna opposizione. Portava il bastone e il flagello e tutto l'Egitto doveva tremare di fronte a lei. Aveva parlato una sola volta ad Amerotke dopo che gli altri avevano lasciato la tenda. Si era alzata e l'aveva preso per un braccio: - Non hai ricevuto alcun premio, Amerotke, per quello che hai fatto.
Amerotke non aveva parlato.
- Non vuoi un premio? - aveva scherzato lei, mettendogli le mani sulle spalle. - Questo  il tuo premio, Amerotke. Sei mio amico, il prediletto del Faraone.
Amerotke si era inchinato a quel supremo tributo: essere amico del re voleva dire essere protetto a vita e perdonato per tutte le cose passate e quelle future. Ma la sua goffa risposta era stata assolutamente irrefrenabile: - Maest, hai la mia anima e il mio cuore ma cercher sempre la verit.
Hatusu aveva sorriso e gli aveva baciato le mani: -  per questo che sei mio amico, Amerotke.
Hatusu aveva anche mostrato ai soldati la sua vendetta. Nebanum era stato lapidato e altri prigionieri erano stati sacrificati. Il campo dei Mitanni era stato saccheggiato e delle squadre di carri erano state inviate nel Sinai per riconquistare le miniere, riorganizzare la guarnigione e seminare il terrore nella terra di Canaan.
- Diamo una lezione a quei ribelli - aveva proclamato il Faraone. - Che il mio nome arrivi fino ai confini della tema, che tutti sappiano che in Egitto c' di nuovo un sovrano potente!
Avevano radunato i nemici morti, allineando al sole file di cadaveri puzzolenti. La morte era giunta per migliaia di uomini.
Hatusu aveva ordinato che si tagliassero ai nemici i testicoli e se ne riempissero dei cesti da mandare a Rahimere, perch lui e tutta Tebe conoscessero l'entit della vittoria.
Nessuno aveva obiettato. Di solito veniva tagliata la mano destra, ma il macabro dono di Hatusu doveva ricordare a tutti la sua vittoria sul mondo degli uomini, che aveva capovolto la societ egizia. Castrando i nemici morti, voleva preparare Rahimere e la sua banda agli orrori che sarebbero avvenuti al suo ritorno. I veterani non avevano rifiutato quel compito sanguinoso. Se Hatusu avesse detto loro di salire in cielo e di prenderle il sole avrebbero obbedito. Hatusu non era soltanto il Faraone ma la loro dea, splendida, terribile e assetata di sangue.
Amerotke sospir. La flotta si era fermata a Saqqara perch Hatusu potesse ricevere i funzionari e i comandanti della provincia, accettando i loro doni in segno di obbedienza e proclamando il suo potere e la sua autorit.
La visita alle piramidi era stata un'idea di Meneloto. La battaglia era avvenuta quattro giorni prima e il cielo era ancora offuscato dai fumi delle pire funerarie. Meneloto veniva a trovarlo di notte. Acquattato nell'ombra gli aveva raccontato di come era sfuggito agli Amemet e aveva incontrato nelle Terre Rosse un gruppo di mercenari che si era unito alla colonna dell'esercito.
- Mi fido di te, Amerotke - gli aveva detto Meneloto. - Ti sei comportato saggiamente nella Sala delle Due Verit. Mentre ero nel deserto ho pensato che tutto  cominciato dalla visita del Faraone alla piramide, quando  entrato dall'ingresso segreto.
- Come hai detto? Ingresso segreto! - aveva esclamato Amerotke.
- All'inizio non ci ho pensato. Le piramidi sono piene di passaggi segreti e credevo che il divino Faraone cercasse un tesoro o visitasse una specie di santuario. Io sono un soldato e obbedisco agli ordini.
- Quante volte ci  andato?
- Tre o quattro volte. Ipuwer e un drappello di soldati ci accompagnavano alla piramide di Cheope ma aspettavano fuori. Scendevamo le scale e prendevamo per una porta segreta nella parete settentrionale. Io stavo di guardia mentre il Faraone e Amenhotep proseguivano.
- E allora?
- Dobbiamo andarci, dobbiamo scoprire qual  l'origine di tutto ci.
- Io?
- Tu hai l'onore di portare il sigillo regio e godi dei favori del dio, non ti faranno domande. Sei stato il mio giudice, e poi...
- Cosa?
- Tra la marmaglia che segue l'esercito ci sono gli Amemet, ne sono sicuro. Come tutti gli sciacalli, avranno avuto qualche caduto durante la battaglia ma hanno guadagnato un gigantesco bottino.
- Ma erano qui per quello?
- No, ci dev'essere qualcos'altro.
Amerotke si allontan dal muro che circondava la piramide e osserv lo spiazzo roccioso. Avrebbe voluto che ci fosse Shufoy. Da quando aveva lasciato il campo reale, aveva iniziato ad avere paura. Era la sua immaginazione o lo stavano seguendo? O era semplicemente un effetto di quel luogo sacro, con le piramidi dalle misteriose forme, le mastabe, i templi funerari e, a grande distanza, la luminosa Sfinge coperta di sabbia, che fissava il deserto, cupamente enigmatica. Quel posto aveva un'atmosfera di oscura minaccia.
- Salute e prosperit!
Amerotke si gir di scatto e vide l'ombra di Meneloto, che strisciava come un gatto lungo il muro. Amerotke gli strinse la mano e Meneloto si guard intorno.
- Che c'?
- Sono inquieto - ammise Meneloto. Fece un cenno col capo. - I sacerdoti si sono sbronzati di birra a buon prezzo e stanno dormendo un sonno profondo. Mi sento sorvegliato, vedo delle ombre...
Si avvicin e Amerotke sent che puzzava di vino e di cipolle.
- Credi negli spiriti, Amerotke? Credi che le anime dei morti sopravvivano e possano anche tornare tra di noi?
- Ho gi abbastanza spiriti qui dentro - disse il giudice battendosi il capo. Si gir ma Meneloto lo prese per un braccio: - E tua moglie Norfret?
- Sta bene - disse Amerotke, ma Meneloto continuava a trattenerlo: - Leggo nel tuo cuore, Amerotke, come tutta Tebe. Quando ti sei fidanzato con Norfret, da quel soldataccio che ero, l'ho corteggiata.
- E lei? - chiese freddamente Amerotke.
- Le piacevo, le piacevo molto, ma il suo cuore e il suo corpo erano per te. - Fece un passo avanti, poi torn a girarsi: - Se veneri la verit devi accettarla per quello che .
Entrarono nel complesso delle piramidi, attraverso gli stretti vicoli fangosi. Un sacerdote guardiano si svegli e tent di obiettare, ma le proteste morirono sulle labbra del vecchio quando vide alla luce della torcia l'anello col sigillo. Una donna lo chiam ma il vecchio sacerdote le url qualcosa e li condusse borbottando alla base della piramide.
- Perch proprio ora? - piagnucol. - Presto sar giorno.
- Perch no? - lo schern Amerotke.
Gli prese la torcia e inizi a salire la lunga e rozza scalinata che portava all'ingresso sulla facciata settentrionale. Il sacerdote li segu. L'ingresso era oscuro e sapeva di muffa.
Accesero delle altre torce e il sacerdote s'inginocchi, dicendo seccato: - Io aspetto qui.
Amerotke e Meneloto, ognuno con una torcia, entrarono nella piramide. L'atmosfera era calda e opprimente. Il silenzio era carico di orrori e come se i morti si fossero radunati a guardarli nell'ombra. Attraversarono la galleria principale e alla fine girarono a sinistra e scesero qualche gradino. Il granito faceva rimbombare la voce di Meneloto: - Questo posto  stato aperto da secoli e depredato da ogni sorta di ladri.
- Come troveremo l'uscita?
- Ci ha pensato il divino Faraone - rispose Meneloto, sollevando la torcia contro il muro. - Guarda le frecce.
Finalmente Amerotke riusc a individuare le incisioni a forma di foglia o di punta di freccia che indicavano la strada da cui provenivano.
Meneloto avanz: - Guarda, eccone un'altra. Coprono tutta la piramide.  stata costruita da Cheope, che non era soltanto un Faraone ma un grande mago. La piramide  un labirinto di gallerie che non portano da nessuna parte, e puoi girare in tondo per ore finch non cadi stremato. Ma se segui le frecce che trovi sul muro stai tornando verso l'uscita.
Avanzarono nella piramide, ma Amerotke non riusciva a dominare il panico. Le pareti sembravano chiudersi su di lui e parevano inginocchiarsi quando il soffitto si abbassava. Per Amerotke non era un vecchio mausoleo saccheggiato ma un essere vivente che li osservava e chiedendosi se doveva schiacciarli come insetti. Per fortuna Meneloto conosceva la strada. Spesso si fermava a controllare le frecce e ogni tanto trovavano i segni di qualcuno che era penetrato nella piramide prima di loro. In un angolo vi erano i resti di uno scheletro che reggeva ancora l'elsa di un pugnale dalla lama spezzata. Superarono altri macabri resti.
- I ladri tentano ancora la sorte nella piramide - sussurr Meneloto - e ne pagano il prezzo.
Amerotke stava per rispondere quando ud un rumore echeggiare nei corridoi alle loro spalle.
- Cosa  stato?
Si gir e Meneloto sguain il pugnale.
- Sono sicuro che qualcuno ha gridato - insistette Amerotke. - Siamo seguiti?
Meneloto indic la scia di cenere lasciata sulla sabbia del pavimento.
- Forse sono i sacerdoti, ma  meglio che non li aspettiamo.
Si misero a correre. In fondo a una galleria Meneloto si ferm e fece un sospiro di sollievo. Si avvicin al muro e premette una delle pietre. Amerotke abbass la torcia e not le striature sul pavimento. Sent un rumore e vide che le pietre si erano mosse e una porta segreta si era aperta, girando sui cardini ben oliati. Una ventata d'aria fresca fece danzare la fiamma delle torce.
-  legno dipinto in modo da sembrare roccia - spieg Meneloto, spegnendo una torcia e infilandola tra i cardini. - Si pu aprire dall'esterno ma non sono troppo sicuro che lo si possa fare anche dall'interno.  per questo che stavo di guardia quando il divino Faraone e Amenhotep entravano.
Amerotke lo segu all'interno. Il corridoio digradava bruscamente e dovettero correre per tenersi in equilibrio. In fondo c'era soltanto una camera quadrata dal pavimento di roccia e dalle pareti di granito.
- Non c' nulla - disse Amerotke.
Meneloto si mise a esaminare i muri, premendo con le dita. Amerotke not che in un angolo la sabbia formava un monticello leggermente schiacciato. Lui e Meneloto si misero a scavare tra la sabbia e trovarono un anello di ferro. Sudando e imprecando, riuscirono a sollevare il blocco di pietra. Meneloto abbass la torcia e illumin una rustica scalinata che scendeva nelle tenebre. Si affrettarono gi per i gradini e ben presto l'oscurit li avvolse completamente.
- Sembra una delle terribili stanze della Duat - disse Meneloto. A un tratto fece un'esclamazione rabbiosa e Amerotke si affrett a raggiungerlo. Rimase a bocca aperta quando le torce rivelarono ai loro occhi, ormai abituati all'oscurit, una lunga stanza a volta dai grandi puntelli di legno su entrambi i lati. Meneloto aveva sbattuto contro uno di essi. Amerotke sollev la torcia e not le crepe nel soffitto: - Stava iniziando a crollare e hanno dovuto puntellarlo.
- In nome del signore della luce! - esclam Meneloto.
Avanz seguito da Amerotke. All'inizio sembrava che innumerevoli brandelli di stoffa pendessero dal soffitto ma poi si accorsero che erano cappi di cuoio ai quali erano impiccati degli scheletri di cui rimaneva a volte solo il cranio, la gabbia toracica e parte della colonna vertebrale. Alcuni cappi erano vuoti e le ossa erano gi divenute polvere sul pavimento. Costeggiarono quei cupi ricordi del defunto Faraone che aveva costruito la piramide. La sala sembrava proseguire all'infinito, piena di corde di cuoio dai sinistri fardelli. Mentre camminavano, dei granelli di polvere cadevano dal soffitto.
- Cheope deve aver costruito questo labirinto segreto - disse Amerotke - ma gli scavi furono troppo profondi e i suoi ingegneri dovettero mettere dei puntelli. Poi, perch nessuno sapesse cos'era successo, fece impiccare gli schiavi, che divennero i guardiani defunti del suo segreto.
Le sue parole echeggiavano nelle tenebre. Amerotke non riusciva a controllare la paura, si sentiva circondato da cadaveri, un vero esercito d'impiccati, che forse erano diventati demoni a guardia del segreto. Che cosa voleva nascondere Cheope? Qualcosa di speciale, per spingerlo a scavare nelle viscere della terra e poi sigillare il suo segreto con una strage. Tutt'intorno c'erano le tracce dei lavoratori: brandelli di stoffa, attrezzi, vasi e piatti rotti.
Proseguirono tra i puntelli, sovrastati da quegli orrendi cappi di cuoio. I loro sandali frantumavano delle ossa e si coprivano della polvere di esseri umani. Finalmente raggiunsero il muro di fondo. Amerotke sollev la torcia e vide una grande iscrizione incisa. La scrittura era antica ma lui l'aveva studiata nella Casa della Vita. Cominci a tradurre a Meneloto: CHEOPE, RE FARAONE E MAGO, PREDILETTO DAL SIGNORE DELLA LUCE, HA NASCOSTO DIETRO QUESTO MURO IL SEGRETO DEI TEMPI, IL RACCONTO DI QUANDO DIO E L'UOMO VIVEVANO IN PACE E ARMONIA. QUANDO INIZIO IL TEMPO, NEL PERIODO DETTO ZEP TEPI, IL DIO CREATORE, L'ESSERE DI LUCE, MANDO I SUOI EMISSARI DAL CIELO".
Amerotke si ferm. Vi era stato un tintinnio come se fosse caduta in terra un'arma, e nel silenzio di quel luogo di morte il rumore era sembrato uno squillo di tromba.
- Rimani qui - sussurr Meneloto - scopri tutto quello che puoi.
Amerotke lesse in fretta, ignorando i geroglifici che non conosceva. Ora capiva il cambiamento di Tutmosi. Dietro quella parete vi erano degli archivi contenenti dei manoscritti che parlavano di un unico dio, un essere di luce onnipotente che aveva creato il mondo. Un tempo era sceso tra gli uomini, aveva mandato loro i suoi messaggeri dalle stelle, dall'estremo orizzonte. Era stata un'epoca di pienezza e di armonia, ma gli uomini si erano sollevati e avevano ammazzato gli inviati del cielo, che avevano nomi come Osiride e Horus. Amerotke cerc la porta segreta. Colp col piede un pezzo di metallo annerito e seghettato, d'incredibile durezza. Non era bronzo ma era sicuramente stato forgiato da mano umana. Lo batt contro la roccia, screpolandola senza danneggiare il metallo. Il colpo fece cadere dal soffitto una nube di polvere. Sent Meneloto che ritornava di corsa: - Siamo stati seguiti!
- Da chi?
Meneloto lo prese per un braccio: - Solo gli dei lo sanno. Corri!
Amerotke si ricord improvvisamente degli Amemet. Diede un'ultima occhiata all'iscrizione poi segu Meneloto con la torcia e il pezzo di metallo in quella camera di morte. Meneloto lo sospinse verso la scalinata oscura. Buttarono le torce nella polvere proprio mentre gli Amemet scivolavano come fantasmi nella camera sotterranea.
Amerotke chiuse gli occhi. Ringrazi Maat che Meneloto avesse lasciato una delle torce in una nicchia sulla parete in fondo alla camera, perch la luce aveva ingannato gli Amemet. Erano otto o nove, vestiti di nero dalla testa ai piedi come i nomadi del deserto. Ognuno portava una spada e una torcia. Anche gli assassini si fermarono terrorizzati a quella macabra vista. Alcuni sussurrarono che non volevano andare avanti ma il capo li sospinse, indicando con la spada la luce in fondo alla stanza.
- Lasciamoli andare - sospir Meneloto.
- Ma dobbiamo oltrepassare quel muro - sussurr Amerotke.
Meneloto scosse il capo.
Gli Amemet avanzavano nelle tenebre. Amerotke cap che non potevano far altro che fuggire. Vide nell'oscurit l'ex capitano delle guardie del Faraone che continuava a salire. Erano a met strada quando una figura nera con spada e torcia comparve in cima alla scala. Lanci un grido e si scagli su di loro. Meneloto cerc di evitarlo ma la sua spada gli affond nel petto. Si aggrapp all'assassino, trascinando anche Amerotke nella caduta. L'Amemet fu il primo ad alzarsi ma aveva perso la torcia. Amerotke lo colp col pezzo di metallo seghettato e lo spinse contro un puntello. Ci fu uno schiocco mentre l'assassino si aggrappava alla trave. Un altro schiocco e il puntello cadde, provocando una cascata di rocce e mattoni. Gli Amemet tornarono indietro di corsa ma il soffitto stava crollando in una pioggia di sabbia e di massi.
Amerotke prese la torcia e torn da Meneloto che giaceva sugli scalini. La spada l'aveva colpito al cuore e l'orlo frastagliato di uno scalino gli aveva provocato una profonda ferita dietro la nuca, dalla quale stava perdendo fiotti di sangue. Amerotke non riusciva a sentirgli il polso e la polvere lo faceva tossire. Dalla camera sotterranea venivano le urla degli Amemet. Amerotke mormor una rapida preghiera e corse di sopra. La galleria era vuota, vi era solo una torcia in una crepa del muro. Amerotke afferr l'anello di ferro agganciato al blocco di pietra e lo trascin al suo posto, continuando a tossire per la polvere che saliva dalla scalinata. Alla fine riusc a chiudere di sotto quelle urla minacciose. Prese la torcia e corse per le gallerie seguendo le preziose frecce fino alla porta nella facciata settentrionale della piramide.

15. Aton, creatore degli dei, il pi antico dio d'Egitto.

Amerotke spinse via il poggiatesta e pos il capo sul letto, liberandosi dolcemente dall'abbraccio della moglie. Norfret si agit nel letto e volt il corpo profumato, sorridendo nel sonno e mormorando qualcosa, sbattendo i begli occhi segnati dal kohl. Amerotke rimase ad ascoltare il suo respiro, fissando lo splendido fregio sulla parete di fronte: una lepre faceva da arbitro a due leopardi che giocavano a palla come i bambini nella piazza del mercato.
Amerotke chiuse gli occhi. Due settimane prima era sfuggito da quel terribile pozzo nella piramide di Saqqara. Quando era tornato alla flotta imperiale, dopo essersi lavato via la polvere ed essersi ripulito le ferite, si era rapidamente cambiato. L'astuto Sethos si era subito accorto che c'era qualcosa che non andava. Durante il pranzo a poppa della galea reale, aveva continuato a guardarlo con curiosit. Amerotke aveva scosso il capo e si era rifiutato di parlare, perch non voleva raccontare a nessuno cos'era successo.
La flotta aveva raggiunto Tebe, salutata da frenetiche acclamazioni. La banchina era piena di gente e nella Via delle Sfingi si affollavano cittadini e visitatori da ogni parte dell'Egitto.
- Vita, salute e prosperit - gridava la gente, mentre Hatusu, vestita da Faraone, attraversava la citt sulla sua portantina.
I sacerdoti cantavano:
Con la sua mano ha disperso i nemici
Il mondo intero, da oriente a occidente, ti  soggetto
Il tuo cuore  felice perch hai soggiogato tutte le terre
Nel tuo volto  la bellezza di Amon
La gloria di Horus nella tua carne dorata
Cuore di fuoco, luce della luce
Gloria di Amon-Ra
Hatusu guardava in avanti imperturbabile mentre gli ausiliari negri aiutavano la sua guardia del corpo a fare arretrare la folla. I grandi flabelli di struzzo diffondevano costosi profumi alle narici della divina sovrana. Hatusu sedeva immobile e i suoi sandali d'oro erano posati sull'elmo del re dei Mitanni.
La processione aveva attraversato le strade di Tebe. Amerotke camminava dietro la portantina, accompagnando il suo reggimento di carri, una lunga linea scintillante, dai finimenti di metallo brunito. I cani colmi di bottino erano tirati da cavalli coi pennacchi della vittoria. Dietro di essi avanzavano le colonne polverose e inzaccherate dei prigionieri.
Avevano aperto le grandi porte di bronzo del tempio e le sacerdotesse erano venute a salutare il nuovo Faraone, suonando il sistro. La portantina era stata cosparsa d'incenso, di acqua sacra e di ghirlande di bellissimi fiori. Hatusu era salita sulla scalinata, aveva bruciato l'incenso ad Amon-Ra e aveva sacrificato altri prigionieri. Amerotke non vedeva l'ora di andarsene. Norfret, i suoi figli, Asural, Prenhoe e Shufoy lo aspettavano nella stanza votiva vicino alla Sala delle Due Verit. Il loro benvenuto fu bellissimo, e seguito da notti di festini e banchetti. Amerotke non riusciva a digerirli dopo il razionamento della guerra. Norfret era entusiasta e il suo bel coipo dorato non smetteva di stringersi a lui. Ad Amerotke era sembrato un sogno. Il suo corpo doleva ancora per le fatiche della campagna militare. I suoi sogni erano infestati dalla terribile carica dei Mitanni e dalla camera degli impiccati sotto la piramide.
Si gir nel letto. Si sentiva in colpa sia per la morte di Meneloto sia per la sua fuga, ma che altro poteva fare?
Shufoy gli aveva detto tutto quello che era successo durante la sua assenza. Amerotke non l'aveva ascoltato, perch non gliene importava molto. Era a casa e gli orrori erano finiti. Tutta Tebe parlava del nuovo Faraone. Il Faraone bambino, mai incoronato, era stato messo da parte e relegato al rango di principe, per cui era tornato ai suoi giochi negli appartamenti reali.
Amerotke si era tenuto lontano dagli intrighi. Continuava a pensare all'iscrizione nell'orrenda camera sotterranea. Ora sapeva cos'aveva scoperto Tutmosi e perch Amenhotep aveva perso la fede, gli dei non esistevano, i sacerdoti avevano trascinato il loro popolo attraverso vie tortuose che lo allontanavano dalla verit. Amerotke non era stupito. Era sempre stato un eretico, piuttosto scettico riguardo agli elaborati rituali dei templi di Tebe. Non aveva mai creduto che fosse giusto venerare un gatto o un coccodrillo. Il suo culto di Maat era diverso perch, a parte le statue e i rituali, la verit esisteva, doveva essere servita e perseguita fervidamente.
Amerotke voleva tornare nella piramide ma poi ricord il crollo del soffitto. Chiuse gli occhi. La camera sotterranea era una buona tomba per gli Amemet, che i loro spiriti la sorvegliassero per sempre. Voleva fare un sacrificio per Meneloto, ma a chi? A quegli dei di pietra?
Sent un rumore nel corridoio e scost le lenzuola. Indoss la veste e i sandali, si lav nell'acqua profumata e scese di sotto. I servi non si erano ancora alzati, il sole era appena sorto e dalla citt venivano le note distanti delle trombe che salutavano l'alba. Usc nel giardino. L'aria era ancora fresca. Shufoy era seduto sotto un sicomoro. Amerotke si tolse i sandali e cammin in punta di piedi. Il nano lo ud e si gir in gran fretta, cercando di coprire con le mani gli oggetti preziosi che aveva sul lenzuolo. Amerotke si chin: - Dove li hai presi, Shufoy?
- Li ho comprati - rispose in fretta l'altro. - Un uomo deve commerciare dall'alba al tramonto per guadagnarsi il pane.
- Questo lo so gi - rispose seccamente il padrone.
Shufoy si avvicin al padrone, studiandolo con gli occhi astuti: - Sei cambiato, padrone, dal tuo ritorno.
- Ho visto delle cose orribili.
Shufoy annu: - Passer, padrone. Tutto muore alla fine, anche i ricordi.
Amerotke frug tra i suoi oggetti preziosi: - Sei diventato molto ricco.
- Quando l'esercito ha lasciato Tebe, padrone, la gente era presa dal panico ed era pronta a vendere ogni cosa.
Amerotke not una coppa d'oro che aveva sull'orlo un fregio raffigurante Osiride che pesava un'anima con Maat inginocchiata al suo fianco. Sotto era incisa una data corrispondente al regno del padre di Hatusu, Tutmosi I. Sotto il sigillo divino vi era il nome del proprietario da tempo defunto, uno scriba della Casa d'Argento.
- Dove l'hai presa? - chiese interessato Amerotke.
Shufoy rispose guardingo: - Stavo per rivenderla al mercato, padrone.
- Questa  una coppa funeraria, fatta appositamente per lo scriba.  piccola perch doveva contenere solamente il vino che avrebbero poi lasciato nella sua tomba.
Afferr per una spalla Shufoy.
- Padrone, lo giuro sulla testa dei tuoi figli, l'ho comprata da un mercante di Tebe che vendeva coppe e piatti preziosi! Il prezzo era allettante...
-  una coppa rubata, e tu lo sai bene Shufoy!  stata sottratta a una tomba!
Avvolse gli oggetti nel lenzuolo ignorando le proteste del nano: - Vai nella Sala delle Due Verit e chiama Asural e i suoi uomini. Non m'importa quanto ci mettete, dovete visitare tutti i mercanti e trovare l'uomo che ha venduto loro questo oggetto. Shufoy, questa coppa poteva venire dalla tomba di mio padre. Quel che  tuo  tuo, ma cosa succeder quando si sapr che il grande mago Shufoy  complice di un rapinatore di tombe?
Poco dopo Shufoy se ne and armato di spada e del suo sacco, brontolando ogni imprecazione che conosceva. Amerotke era compiaciuto della propria scoperta. Il suo cervello funzionava a pieno ritmo. Si lav e si cambi, mangi un frutto ed era in giardino quando arriv un visitatore.
Sethos attravers il prato; la guerra non sembrava averlo cambiato.
Aveva preso parte ai combattimenti e perci era stato confermato nella sua alta carica, sebbene iniziasse a detestare Senenmut. Si accomod su una panca: - Vita, salute e prosperit!
Amerotke gli offr un boccale di birra. Sethos guard il lago ornamentale, affascinato da un elegante ibis.
- Sono giornate turbolente, mio signore Amerotke - annus il fiore di loto che aveva alla cintola e lo pos accanto a s sulla panca. - Me l'ha dato stamattina sua maest in segno di favore. Non sei venuto alla seduta del gran consiglio.
Sethos osserv i giardinieri che ispezionavano le viti del pergolato.
- Sono troppo stanco.
- Rahimere, Bayletos e gli altri sono stati arrestati ieri sera, mentre lasciavano il palazzo, con l'accusa di alto tradimento.
- Ma non c' alcuna prova!
Il volto astuto e accuratamente rasato di Sethos sorrise come se si trattasse di uno scherzo.
- Sarai tu a processarli.
- Allora li assolver per mancanza di prove.
- Sei cocciuto, Amerotke.
- Il che vuol dire che sono incorruttibile. Hatusu sa bene che non ci sono prove contro Rahimere. Quanti ne ha arrestati?
- Soltanto dieci. Il divino Faraone - disse Sethos volendo sottolineare l'appellativo - ritiene che se non sono colpevoli di tradimento sono certamente responsabili della morte di Tutmosi II, di Ipuwer e di Amenhotep. Ti sta aspettando per discutere le prove.
- Ma che prove abbiamo? - Amerotke scosse le spalle. - Suo marito  stato morso da un serpente,  indiscutibile, ma non sappiamo come n quando. Qualcuno ha messo un serpente nella borsa di Ipuwer,  vero, ma poteva essere chiunque del gran consiglio, ed  sicuro che Amenhotep ha incontrato uno dei consiglieri prima di morire, ma quale? Come sta Omendap?
- Si sta riprendendo. Dice che l'anfora avvelenata potrebbe essere stata messa nella cantina a Tebe o nell'accampamento reale. Anche lui pensa che sia stato Rahimere. Se fosse morto, l'esercito sarebbe stato costretto a ritirarsi.
- Ma cos non  stato.
Amerotke si riemp un boccale di birra e offr a Sethos pane e formaggio, ma il procuratore rifiut.
- Ma cosa succeder, mio signore - disse Sethos venendogli pi vicino - se gli assassini fossero Hatusu o il suo consigliere Senenmut, o tutte due? Hai visto quante spietata quella donna. Le truppe letteralmente l'adorano, la vedono come un'unione di Sekhmet e Montu.
- Mio signore, tu sei un sacerdote di Amon, procuratore e cappellano reale, sei spietato, ma questo fa di te un assassino? C' qualcos'altro, qualcosa che non abbiamo capito. Qualcosa che sua altezza reale non ci ha detto. Comunque, ho compreso perch Tutmosi era cambiato quando  tornato in citt.
- Cosa vuoi dire?
- Comincio a vedere qualcosa nell'ombra. Ma se vuole che prendiamo il colpevole, Hatusu dev'essere pi sincera con noi. Mandarmi come un semplice messo a frugare tra l'immondizia non ci aiuter a scoprire la verit.
In quel momento vide Shufoy che avanzava di corsa nel giardino, seguito da Prenhoe, da Asural e dalle sue guardie. Shufoy s'inchin a Sethos.
- Hai il nome? - chiese Amerotke.
Shufoy gli mise in mano un pezzo di papiro e il suo padrone lo lesse e sorrise: - Peay - mormor, ricordando il pomposo piccolo medico che camminava furtivo nella Necropoli con la sua scimmietta. Ebbe improvvisamente un'idea: - Mio signore Sethos, vieni con me, scoprirai qualcosa di molto interessante.
- Mio signore - Prenhoe venne verso di lui con una pergamena.
- Che c'?
- L'altra notte ho sognato che...
- Non ora - lo ferm il cugino. - Asural, i tuoi uomini sono pronti?
Il capitano delle guardie del tempio annu.
- Bene, andiamo a far visita a Peay.
Peay riposava nel giardino della sua grande casa accanto a uno dei canali d'irrigazione provenienti dal Nilo.
Asural non perse tempo con ridicole cerimonie ma apr con un calcio il cancello, spinse via il portiere e avanz nel portico, seguito dagli altri. Tremando, il medico li port nel sontuoso atrio. Il pavimento era di profumato legno di cedro. Peay li fece accomodare sui divani e si sedette sulla sua poltrona dall'alto schienale, aggiustandosi le vesti e mormorando: - Sono molto onorato...
Come se l'avesse chiamata, la scimmietta scivol dalla finestra che dava nel giardino, portandogli una coppa d'argento.
- Ecco il tuo complice - disse il giudice.
Il medico impallid e balbett: - Cosa vuoi dire?
La scimmia gli salt in grembo e gli mise la coppa nelle mani grassocce e tremanti.
- Sei un saccheggiatore di tombe, non  vero? Essendo un medico, sei subito messo al corrente delle morti dei ricchi e dei potenti e spesso vai anche al loro funerale. Ma qualche settimana dopo ritorni alla tomba col tuo piccolo amico. Lo infili nel condotto di ventilazione e lui ti riporta indietro piccoli oggetti preziosi, come  stato addestrato a fare. Coppe, anelli, vasi di porcellana, collane...
Peay lo guardava terrorizzato, a bocca aperta.
- Ti ho persino visto nella Necropoli, dove sei ben conosciuto - continu spietatamente Amerotke. - I furti arrotondano il tuo reddito ma in questi tempi di crisi, temendo di dover lasciare la citt, hai dovuto vendere la refurtiva al mercato dove il mio servo l'ha comprata.
Peay si alz ma Amerotke lo sospinse di nuovo sulla sedia.
- Cosa possiamo fare a un saccheggiatore di tombe, mio signore Sethos? Lo dobbiamo impiccare o crocifiggere? O seppellirlo vivo nelle Terre Rosse? O magari condannarlo a bere il veleno nella Casa della Morte?
Peay s'inginocchi, implorando a mani giunte, le gote gonfie rigate di lacrime: - Piet, miei signori!
Amerotke vide che Sethos inarcava le sopracciglia.
-  proprio il caso che tu invochi la nostra piet - rispose il giudice. - E puoi anche ottenerla. Il tuo astuto cervello si star gi chiedendo perch Amerotke  venuto ad arrestarti personalmente. Perch non ha mandato semplicemente Asural ad arrestarti nel cuore della notte?  vero, puoi ottenere la mia piet: potrai lasciare Tebe con un carro e tutte le mercanzie che potrai trasportare. La tua casa e gli altri tuoi possedimenti saranno confiscati e il ricavato andr alla Casa della Vita.
- Piet! - continuava a implorare il medico.
- A una condizione: tu hai visitato il divino Faraone, era stato morso da un serpente?
- S, mio signore.
Amerotke si sent sprofondare. Prese l'uomo per una spalla: -  la verit?
- S e no, mio signore, certo aveva un segno sul tallone ma...
- Ma?
- La gamba era gonfia, e sospetto... - Peay s'interruppe piagnucolando: - Ho paura!
- Avrai pi paura se sarai sepolto vivo nelle Terre Rosse!
- Il segno del morso c'era - disse Peay strofinandosi il volto grassoccio - ma il veleno non era in circolo e il Faraone sembrava essere morto piuttosto per il mal caduco.
- Cosa stai dicendo?
Peay sollev il capo: -  la verit, pareva che la serpe l'avesse morso dopo la sua morte!
Sethos e Amerotke salirono la scalinata della Casa di Un Milione di Anni vicino al grande porto sul Nilo. Degli artisti stavano decorando colonne e pareti dell'ingresso con le scene della famosa vittoria di Hatusu. Gli schiavi portavano, facendoli rotolare su tronchi, dei blocchi di granito, seguendo gli ordini dei capomastri.
- Il divino Faraone - disse Sethos - vuole che non ci scordiamo della sua gloria e dei suoi trionfi. Saranno eretti due obelischi a ogni lato dell'ingresso per proclamare la sua origine divina e le sue grandi vittorie. Avranno la punta d'oro per far sapere a tutti che gode dei favori di Ra.
Amerotke si ripar la bocca dalla polvere. Aveva dato istruzione ad Asural e Prenhoe che Peay se ne andasse dalla citt prima di sera, ma era ancora arrabbiato. Se Tutmosi era gi morto quando era stato morso dal serpente, sua moglie doveva saperlo. Ma come poteva parlarne col divino Faraone, con quella regina guerriera baciata dal successo? Prese Sethos per un braccio: - Andr da solo - disse, resistendo alle obiezioni dell'amico.
Il capitano delle guardie s'inchin reverente, riconoscendolo, e lo condusse attraverso i corridoi di marmo nel giardinetto privato di Hatusu. Era un paradiso di prati lussureggianti, fiori profumati, alberi ombrosi, pergolati coperti di gemme, con al centro un laghetto ornamentale dall'acqua cos limpida che Amerotke poteva vedere ogni dettaglio dei suoi pesci dai mille colori. Volatili dai piumaggi variopinti beccavano semi sul prato. Ai rami erano appese gabbie d'oro e d'argento dalle quali degli uccelli canori trillavano dolcemente in quell'opulento paradiso.
- Amerotke! - Hatusu si alz in piedi e venne a salutare il giudice, girando intorno al laghetto: - Sei offeso? Perch non sei venuto al gran consiglio? - Si alz sulla punta dei piedi per guardarlo negli occhi con aria sbarazzina. - Non mi ami pi?
- Ho visto Peay. Maest, tuo marito era gi morto quando il serpente l'ha morso!
Hatusu indietreggi: - Ti piacciono i pesci colorati, Amerotke? Vieni, togliti i sandali!
- Ho i piedi sporchi - disse Amerotke, confuso dalla risposta di Hatusu. Vide, alle spalle della regina, Senenmut che lo guardava cupamente.
- Non preoccuparti - sussurr Hatusu a mani giunte. - Siamo un solo corpo e un solo cuore.
Amerotke vide la passione nei suoi occhi.
- Vuoi che io trovi la verit ma non posso farlo se non ti fidi di me.
Hatusu si accovacci e gli tolse i sandali: Vieni a bagnarti i piedi.
Amerotke si sentiva ridicolo. Sedeva ai bordi del lago coi piedi nell'acqua fresca, fiancheggiato dai due amanti che si bagnavano i piedi con lui, una scena irreale. Hatusu era una leonessa che aveva sterminato i suoi nemici esterni e interni, e ora sedeva come una ragazzina in attesa di raccontare una storia: - Amavo Tutmosi - cominci sospirando. - Era gentile, debole e malato, ma aveva il cuore buono. Era epilettico e diceva di avere le visioni. Trovava difficile credere a tutti gli strani dei d'Egitto, venerare un coccodrillo, e si chiedeva perch Amon-Ra dovesse avere la testa di uno stupido montone. Lo chiedeva a tutti i saggi del regno. Non era ateo ma stava cercando qualcos'altro. Quando combatt contro i popoli del mare ricevette una lettera da Neroupe, il guardiano delle piramidi. And a trovarlo al suo ritorno, Neroupe era morto ma gli aveva lasciato scritto come accedere, attraverso un passaggio segreto, alla perduta biblioteca di Cheope, il grande Faraone vissuto secoli fa.
Hatusu si ferm per asciugarsi il sudore sul collo.
- Dopo la visita, mi scrisse una breve lettera, che ho subito distrutto. Diceva che al suo ritorno avrebbe imposto il culto di un solo dio contro tutti i falsi idoli dei nostri templi. - Scosse le spalle e sospir, sguazzando coi piedi nell'acqua. - Non m'importava che credo avesse, aspettavo solamente il suo ritorno. I consiglieri arrivarono per primi in citt per preparare il suo grande ingresso a Tebe.
- Digli tutto - disse Senenmut - digli delle lettere minatorie.
- Nell'attesa, cominciai a ricevere dei messaggi scritti con mano esperta da scriba. - Scosse il capo. - Mi stavano ricattando!
- Ricattando? - esclam Amerotke.
Hatusu gli mise un dito sulle sue labbra e l'unghia rossa affond profondamente nella sua carne.
- Non devi ripeterlo a nessuno, Amerotke. Da bambina, mia madre Ahmose mi disse che ero stata concepita dal dio Amon che aveva visitato la sua camera. - Si tocc la parrucca e si tir una delle strisce dorate, emettendo un'ondata di profumo. - Ero una bambina, mia madre era una fanatica della religione e credetti che fosse una storia. Ma quelle lettere dicevano che mia madre era stata infedele a mio padre e aveva amato un sacerdote di Amon. Non ero di sangue reale, ma il frutto di un'unione illegittima e blasfema. Dovevo fare tutto quello che le lettere dicevano o affrontare le conseguenze. Non avevo scelta, il ricattatore diceva di avere molte prove della sua storia.
Amerotke guard il laghetto. Un'upupa dalla testa nera spavent un canarino dalle piume d'oro e si mise a becchettare avidamente. Amerotke ricordava le dichiarazioni di Senenmut davanti ai soldati dopo la grande vittoria.
- Tu lo sapevi?
- S - rispose Senenmut - e ho deciso di prendere il coltello dalla parte del manico. Se Hatusu era figlia di un dio, perch nasconderlo, perch non dirlo a tutti? - si mise a sorridere. - Ha funzionato. Da quando siamo tornati non ci sono pi state altre lettere.
- Voglio vendetta! - intervenne Hatusu. Era cambiata, gli occhi si erano fatti pi grandi e il suo volto era tirato. - Voglio che il ricattatore sia crocifisso, e che sia poi dato in pasto ai cani perch il suo ka non raggiunga mai l'estremo orizzonte.
Affond le unghie nella gamba di Amerotke.
- E il divino Tutmosi? - chiese quest'ultimo.
-  morto di un attacco epilettico davanti alla statua di Ra. Era troppo eccitato,  caduto in terra e mi ha detto: "Hatusu,  soltanto una maschera!. Poi  morto e io sono rimasta col suo corpo nella stanza funeraria. I membri del gran consiglio vennero a visitarlo, io andai a prendere il vassoio del cibo e trovai una borsa nera con un biglietto. Mi minacciava esplicitamente se non avessi eseguito gli ordini. - Sospir. - Nella borsa cera un forcone d'avorio dalle punte avvelenate.
- Come i denti di un serpente?
Hatusu annu: - Dovevo pungere il tallone di mio marito. Sembrava proprio il morso di una serpe. Il veleno penetr nel profondo e la pelle si scolor. Poi bruciai l'arma e il biglietto. Sapevo che qualcosa sarebbe andato storto: il sangue si era fermato e il veleno non poteva entrare in circolo, ma cosa potevo fare? Prima del ritorno di mio marito, temevo che il ricattatore gli parlasse e distruggesse la mia posizione, dopo tutto non gli avevo dato un figlio. Ma la sua morte mi rendeva ancora pi vulnerabile, perch dovevo superare l'opposizione di Rahimere. Se il ricattatore spargeva la voce, quanto a lungo sarei durata?
- E Meneloto?
- Due giorni dopo la morte di mio marito ricevetti un'altra lettera. Non avevo scelta, sapevo che la sua tomba era stata dissacrata e che al suo ritorno vi erano stati dei presagi di sventura. Una vipera era stata trovata sulla barca reale, dovevo accusare Meneloto e non parlare pi del viaggio a Saqqara.
- E le altre morti?
- Non ne sappiamo niente - disse Senenmut.
- Che potevo fare? - disse Hatusu. - Si facevano delle insinuazioni sulla mia nascita, proprio quando dovevo fronteggiare Rahimere. Mi ha mandata a nord perch fossi sconfitta ma gli dei mi hanno vendicata - lev il capo. - Mia madre aveva ragione, sono veramente la figlia di Ra!
- Chi  il colpevole?
- Rahimere. Sethos ha in mano qualche prova,  stato lui a uccidere Amenhotep e Ipuwer. - Sorrise ad Amerotke e avvicin a lui il volto fragrante. - Non parliamone pi, non c' bisogno di quest'accusa: tra le carte sequestrate ai Mitanni c'era la prova che Rahimere comunicava di nascosto con Tushratta. Fallo confessare, Amerotke! Deve morire, ma pu ancora scegliere il modo per raggiungere i suoi antenati.

16. Maat, dea della verit.

Amerotke entr nell'oscura Casa della Morte sotto il tempio di Maat. Le guardie mascherate reggevano le torce sgocciolanti pece. Un secondino tolse le sbarre di legno e diede un calcio alla porta. La cella di Rahimere era piccola e solo una fessura in cima alle pareti bianche lasciava entrare un po' d'aria e un po' di luce. Il visir era irriconoscibile. Aveva dei lividi sugli zigomi, non si era rasato e il volto magro era grigiastro, ma i suoi occhi erano ancora maliziosi. Non si alz dalla stuoia verde che era ormai il suo letto, ma rimase accucciato a sistemarsi lo sporco perizoma.
- Sei venuto a deridermi?
- Sono venuto a interrogarti.
- Su cosa?
- Sulla morte di Ipuwer e Amenhotep, sull'avvelenamento del generale Omendap e sulle lettere minatorie che la regina ha ricevuto - Amerotke si morse la lingua, ma era troppo tardi.
- Ricatto? La nostra divina regina era ricattata?
- Parlami dei delitti - balbett Amerotke. L'incontro con Hatusu l'aveva sconcertato.
- Non sono colpevole di omicidio. - Allarg le braccia. - Perch dovevo uccidere Ipuwer? Ipuwer amava le ragazze e gliene avevo promesso una stanza piena. Dicevi che la regina  ricattata?
Amerotke cap che stava perdendo il suo tempo e si gir per uscire.
- Non otterrai niente da me - grid Rahimere. - Se quella puttana vuole uccidermi, che mi scateni contro i suoi cani!
- Non ne avr bisogno - disse Amerotke sulla soglia. - Hanno trovato le tue lettere al re dei Mitanni e sai qual  la pena per il tradimento.
Sbatt la porta e attravers di corsa il corridoio, oltrepassando le guardie mascherate. Quel posto puzzava di morte. Voleva uscire per preparare il discorso che intendeva fare alla divina Hatusu, chiedendo che i ricatti e le morti rimanessero nel mistero. La Sala delle Due Verit era deserta, non ci sarebbero state udienze per almeno altri cinque giorni e Amerotke sapeva che in quel periodo tempestoso il numero dei processi sarebbe aumentato a dismisura. Si appoggi a una colonna e guard il suo seggio, il tavolino lucido e i cuscini degli scribi, i simboli della giustizia. Nel cortile si udivano le chiacchiere degli scribi e le urla dei ragazzini.
Amerotke attravers lentamente l'aula e studi uno degli affreschi: la dea Maat con la penna di struzzo tra i capelli era seduta sui talloni di fronte a Osiride che reggeva la bilancia. Ma quale sarebbe stato il verdetto nel suo caso? Entr nella stanza votiva. La sabbia sul pavimento era stata spazzata di recente, i recipienti contenenti l'acqua sacra erano pieni fino all'orlo e qualcuno, forse Prenhoe, aveva riempito d'incenso i turiboli, aggiungendo anche vasetti di cassia. L'ambiente era pulito e fragrante e davanti all'altare vi erano dei nuovi cuscini. Amerotke s'inginocchi per pregare ma poi si accorse di non essersi purificato la bocca e le mani. Stava diventando come Amenhotep? La sua mente era piena d'immagini pi vivide di qualunque affresco: l'orrenda battaglia, gli uomini urlanti, il sangue sulle ruote dei carri, i caduti che si contorcevano, calpestati dai cavalli mentre invocavano piet, i veterani che sodomizzavano i giovani nobili mitanni prima di spaccare loro la testa contro il suolo, e poi Hatusu brillante nella sua gloria, Meneloto in fondo alle scale circondato dalle ombre degli Amemet e quella tremenda stele di Cheope.
Amerotke guard ancora l'altare e si chiese se tutto ci era falso o se non c'era veramente nessuno ad ascoltare le sue preghiere. Un'ombra s'inginocchi accanto a lui e Amerotke si volt: - L'altra notte ho sognato, mio signore, che ero seduto sotto una palma che  poi diventata un sicomoro mentre tu ti strappavi le vesti sotto i suoi rami.
Il volto di Prenhoe era cos intenso e lo scriba teneva cos stretto il suo rotolo di pergamena che Amerotke non gli diede la risposta scorbutica che avrebbe voluto: - Cosa vuol dire, cugino?
- Vuol dire che sto lavorando bene e che tu risolverai tutti i tuoi problemi. Padrone, sono un bravo scriba.
- La promozione verr.
- Sono un bravo scriba e trascrivo fedelmente ci che viene detto in tribunale. - Continu pi in fretta accorgendosi che il cugino cominciava a irritarsi. - Mentre tu non c'eri ne ho parlato con i miei colleghi.
Amerotke sospir e fece un gesto d'impazienza: - Prenhoe, ho ben altri...
- Shufoy mi ha detto - si affrett a continuare
Prenhoe - di quando ti ha salvato mentre eri dal vecchio sacerdote dei serpenti.
- Non dirlo a Norfret!
- No, certo, ma ho pensato che tu dovessi leggere questo. - Prenhoe srotol la pergamena. - Non  strano?  la testimonianza del vecchio sacerdote...
Amerotke si chin sulla pergamena, avvicinandola agli occhi a causa della penombra.
- No, l. - Prenhoe gli indic un punto.
Amerotke lesse la testimonianza, sbatt le palpebre e si chin ancora di pi dimenticando l'etichetta.
- Io... Io... - balbett. - Cosa vuol dire, cugino?
Prenhoe deglut tutto eccitato: - Sono stato alla
Necropoli e ho visitato tutte le Case dell'Eternit finch non ho trovato quella dei suoi genitori. Sua madre era una sacerdotessa della dea Meretseger.
- La dea dei serpenti?
Era cos che funzionava la verit? Era una fiamma invisibile che illuminava il cuore e la mente? Diede un bacio sulla fronte di Prenhoe. Il giovane scriba arross imbarazzato.
- Sei mio cugino e sei il mio pi grande amico, Prenhoe. Hai scoperto una cosa che avevo trascurato e durante i prossimi processi sarai i miei occhi e le mie orecchie. Sogna pure quello che vuoi, hai il mio permesso. Ora  questo che devi fare.
Amerotke pass tutto il giorno nel Tempio della Verit. Si purific nel lago, nelle acque dove aveva bevuto l'ibis. Indoss una nuova veste che teneva in un vano dietro la stanza votiva, si purific la bocca col sale e sparse altro incenso davanti alla dea, prima d'inginocchiarsi fino a toccare con la fronte il pavimento: - Ho peccato, ho dubitato! Ma il mio cuore  puro e posso guardarti in faccia. Concedimi il dono della verit, lascia che io cammini nella verit!
Era cos eccitato che si dimentic di mangiare, ma al tramonto usc dal tempio e compr un pezzo d'oca che un giovane sacerdote cucinava alla brace. Mangi accovacciato sul terreno e bevve un po' di vino. Asural aveva radunato le sue guardie nel cortile e presto arrivarono anche Prenhoe e Shufoy. Disse loro di rimanere l e di non disturbarlo ma Asural gli diede un coltello da nascondere sotto le vesti. Ritorn nella cappella e si sedette contro il muro. Il naos era chiuso. Accese le giare d'alabastro piene d'olio e si prepar a ricevere Sethos. Quando arriv, gli indic un cuscino di fronte a lui: - Sono lieto che tu sia venuto, Sethos.
Il procuratore si accucci guardingo, con un'espressione di interesse sul volto magro e acuto. Pos accanto a s una borsa con l'attrezzatura da scriba.
- Cosa ti ha detto la regina?
- Che Rahimere sar processato per alto tradimento.
- Non per omicidio?
- No, Sethos, sarai tu, invece, a essere processato per questo!
Sethos sollev il volto sorridente: - Amerotke, Amerotke, hai preso un colpo di sole? O  stato il calore della battaglia?
Amerotke indic l'altare: - Lei ti guarda, Sethos, la verit conosce le tenebre nel tuo cuore. Sethos, il procuratore reale, gli occhi e le orecchie del Faraone, l'amico del divino Tutmosi, che ricevette le sue confidenze su quello che il Faraone aveva recentemente scoperto negli oscuri sotterranei della piramide di Saqqara.
Sethos era immobile come una statua.
- Sethos, il gran sacerdote di Amon, il sacerdote reale e guida spirituale della regina Ahmose. Che Cos' successo, Sethos? Sei stato atterrito da ci che ti ha detto Tutmosi, forse che gli dei d'Egitto non erano altro che idoli di pietra, che avresti dovuto tornare a Tebe e distruggere i templi per istituire il culto dell'unico dio che un tempo venne tra gli uomini, prima che essi si ribellassero e lo specchio della verit venisse infranto e non ne rimanessero che i cocci? - si sporse in avanti. - Non hai niente da dire?
-  una buona storia.
- Tutmosi ti ha riferito tutto e ti ha mandato a Tebe per preparare il suo arrivo e l'istituzione della nuova religione. Ma tu eri turbato, sarebbe stata la fine dei templi, i tesori dei sacerdoti sarebbero stati confiscati. Come dovevi essere agitato dopo quello che hai sentito! Hai fatto finta di acconsentire, mentre ribollivi di rabbia, e meditavi la vendetta. Ti sei subito dato da fare. Sei il procuratore reale e conosci bene i bassifondi di Tebe. Hai assunto la banda degli Amemet, quella immonda congrega di assassini, per creare il caos in citt. Hai ordinato loro di profanare la tomba di Tutmosi, pi per collera che per astuzia. Continuavi a pensare che non avresti potuto controllare Tutmosi, la cui cocciutaggine era leggendaria. Aveva sempre guardato con scetticismo i sacerdoti e i molti culti di Tebe. Hatusu era diversa, era giovane e vulnerabile, perch non aveva dato al marito un erede.
Sethos si limit a respirare profondamente con le narici frementi.
- Se non potevi controllare Tutmosi, avresti tenuto in pugno Hatusu e lei, incerta e ansiosa, fu presa all'amo.
- Cosa vuoi dire? Che ho ucciso Tutmosi nel tempio di Amon?
- Oh no, tu non eri nel tempio, eri sul molo.
- Secondo te, avrei dunque messo una vipera sulla barca reale?
- No, questo l'hai fatto dopo. Sei un sacerdote di Amon, hai portato le colombe bianche del tempio in un luogo solitario, le hai ferite e le hai lasciate andare. Una colomba ferita ritorna sempre al suo nido. Quante ce n'erano, sei o sette? Qualcuna  morta strada facendo, altre sono cadute dal cielo insanguinando la folla. Un brutto presagio per il ritorno del Faraone! Cosa volevi fare con quei segni di malaugurio? Spaventare Tutmosi o mettergli contro la gente? - Amerotke allarg le mani e si guard le dita. - Volevi controllare il Faraone, distruggere tutte quelle idee che gli erano venute a Saqqara. Spaventarlo con qualche prodigio e poi tenerlo in pugno attraverso Hatusu.
- Ma Tutmosi  morto - rispose seccamente Sethos.
- Oh, era la risposta alle tue preghiere, un segno degli dei. Stanco ed eccitato dai suoi piani religiosi, Tutmosi ebbe una crisi e mor davanti alla statua di Ra. Non avevi pi bisogno di colombe ferite e di tombe dissacrate, Tutmosi era morto e potevi controllare Hatusu. Dovevi anche presentare la morte del Faraone come un giudizio divino. Il serpente  il simbolo della Duat, degli Inferi.
Sethos inarc le sopracciglia: - E come pensi che avrei fatto?
- Sei il gran sacerdote di Ra, gli occhi e le orecchie del Faraone. Puoi andare dove credi e nessuno ti interroga. Hai lasciato il forcone avvelenato nella stanza dedicata al dio Ra, obbligando Hatusu a pungere il cadavere del marito, mentre tu piazzavi la vipera nella barca reale. E avevi anche altri piani, dovevi creare il caos per far dimenticare le idee di Tutmosi. Bisognava eliminare le persone che avevano scortato il Faraone alla piramide: Meneloto, Ipuwer, Amenhotep. Se il Faraone si era confidato con te, forse lo aveva fatto anche con gli altri e bisognava chiudere loro la bocca. Con le tue lettere hai ordinato a Hatusu di far accusare Meneloto. Hai ucciso Ipuwer durante il gran consiglio e hai invitato il povero Amenhotep in un luogo solitario sulle rive del Nilo. L'hai ucciso tu stesso o sono stati gli Amemet? Hai dato loro ordine di tagliargli la testa e di mandarla in dono a quel fatale banchetto per creare un tumulto in seno al gran consiglio.
- Una bella storia, ma perch avrei dovuto fare tutto ci?
- Per difendere i templi e creare un tale caos che i sogni di Tutmosi sarebbero stati dimenticati per sempre, insieme a tutti coloro che ne erano al corrente. Devi aver pensato di essere stato scelto dagli dei per questo compito supremo. La rivalit tra Hatusu e Rahimere  stata un terreno fertile per il tuo seme.
- E avrei disseminato ovunque serpenti? - ironizz Sethos.
- Ricordi il processo del povero Meneloto? Chiam in sua difesa il vecchio sacerdote Labda. Mentre parlava di serpenti, si rifer curiosamente a te. Stava descrivendo le varie vipere velenose quando disse: Lo sa bene anche Sethos!. Nessuno ci ha fatto caso tranne te. Labda si riferiva al fatto che tua madre era una sacerdotessa della dea Meretseger, quindi conosceva bene le vipere del deserto e delle rive del Nilo. Anche la sua tomba lo attesta. Mio cugino Prenhoe  andato a investigare,  stato lui a ricordarmi le parole del sacerdote. Prenhoe  un sognatore ma  anche un acuto osservatore. Ha trovato la tomba dei tuoi genitori. All'esterno c' un ritratto di tua madre, ricordi?
Sethos distolse lo sguardo.
-  vestita da sacerdotessa e regge un serpente mentre insegna a un bambino con un ciuffo che gli cade sul volto come tenerlo. Quel bambino sei tu, e sai infatti perfettamente come maneggiare le vipere.
Hai preso un serpente e l'hai messo sulla barca reale, e il forcone che hai dato a Hatusu  quello che usano i sacerdoti di Meretseger.
Sethos continuava a respirare profondamente. Rovesci il capo all'indietro con gli occhi semichiusi.
- I serpenti non sono pericolosi se li sai maneggiare. Ne hai portato uno nella tua borsa da scrittura durante il gran consiglio. Cullato nella borsa scura e completamente sazio, si  appisolato. Durante la pausa hai scambiato le borse, il povero Ipuwer ha infilato una mano e il serpente l'ha subito morso. Per quanto riguarda Omendap, hai sciolto nel suo vino del veleno di vipera? Hai aggiunto alla sua cantina le anfore avvelenate a Tebe, o durante la marcia?
- Prove! - esclam Sethos. - Devi avere delle prove per quanto tu dici!
- Pensavi che le idee religiose di Tutmosi sarebbero state dimenticate nella confusione ma poi hai capito che mi stavo avvicinando alla verit, per quanto lentamente, e che il vecchio Labda era molto pericoloso. Si ricordava di tua madre e delle sue lezioni all'amato figliolo, bisognava chiudergli la bocca. Sei andato nel suo eremo, l'hai ucciso e mi hai teso un agguato. Sarebbero passati mesi prima che si trovassero i miei resti, dopo il pasto delle iene. Un altro mistero per ingannare le menti e alimentare le voci e i terrori dei cittadini. Anche Meneloto doveva scomparire. Gli assassini dovevano portarlo nel deserto, ucciderlo e nasconderne il corpo. Tutta Tebe avrebbe creduto che fosse evaso e la confusione sarebbe aumentata. Era il capo degli Amemet a consegnare le bambole di cera, simbolo di morte? Fu lui a dirti che Meneloto era sfuggito all'agguato?
Sethos fece una smorfia. Amerotke continu a mani giunte, fissando quietamente il procuratore.
- Tu sei il procuratore reale e devi avere dei on tatti con la corporazione degli assassini. Devi averli pagati bene perch seguissero l'esercito in attesa di colpire me, Omendap o Hatusu. Conosco il grande segreto e ho letto la stele di Saqqara. Gli assassini hanno seguito me e Meneloto, ma ne ho catturato uno e ho tutte le prove che voglio.
- Sono tutti morti! - replic Sethos rabbioso, poi chiuse gli occhi accorgendosi del terribile errore.
- Ci sei andato anche tu, nel passaggio segreto?
Sethos chin il capo.
- Ecco le prove, mio signore Sethos. Dal momento che sei il procuratore reale conosci gli Amemet ed eri il confidente di Tutmosi. Sei stato guida spirituale di Ahmose e conoscevi le storie sulla nascita di Hatusu. Eri sul molo quando il Faraone  tornato in citt ed eri in tribunale quando il vecchio sacerdote ha fatto un imprudente riferimento a tua madre e alle tue conoscenze sui serpenti. Eri presente quando  morto Ipuwer e Amenhotep si fidava di te e sarebbe venuto all'appuntamento, per quanto fosse depresso. Potevi avvicinarti ai bagagli di Omendap senza farti notare. Non ti sto processando, ma se fossi nella Sala delle Due Verit dovresti darmi molte risposte.
Sethos si strofin il volto e sorrise, allargando le braccia: - In fondo ho trionfato, Amerotke, ho fatto come volevano gli dei. Tutmosi mi ha parlato delle sue scoperte, che altro potevo fare? Permettere che quel sognatore tornasse a Tebe e distruggesse i nostri culti secolari, saccheggiando i tesori dei templi e cacciando via i sacerdoti? Era come un bambino con un giocattolo nuovo, mi diceva tutto come se anch'io avessi dovuto mettermi a ballare! - scosse il capo. - Sono corso a Tebe e ho chiesto un segno agli dei. Ho dissacrato la sua tomba e ho ferito le colombe soltanto per paura, ma quando Tutmosi  morto ho capito che gli dei avevano risposto alle mie preghiere. Credevo di poter controllare Hatusu, ma mi ero sbagliato, vero Amerotke?  pi uomo di suo padre e suo marito messi insieme. Volevo creare confusione, spazzar via ogni ricordo delle folli idee di Tutmosi. Credevo che il processo di Meneloto causasse pi turbamento, pi incertezza. Mi chiedevo anche che cosa sapesse, che cosa avrebbe detto in tribunale. Ma il giudice saresti stato tu. Un altro errore! Meneloto doveva scomparire, ma riusc a fuggire. E gli altri? - scosse le spalle. - Amenhotep doveva essere zittito, e non sapevo che cosa avesse detto Tutmosi a Ipuwer e a Omendap. Pensavo di sfruttare la rivalit tra Hatusu e Rahimere per far dimenticare gli stolidi piani del defunto Faraone. Tutmosi era morto, ma chi altri sapeva? Hatusu? Rahimere? Omendap? Meneloto? Amenhotep? Se la successione fosse stata pacifica, a qualcuno poteva venire in mente qualche sciocchezza. Non capisci che non avevo scelta? Tutmosi e coloro che aveva convinto avrebbero colpito al cuore la nostra religione. Mi spiace per l'agguato nella Valle dei Re e per averti mandato contro gli Amemet, ma non avevo altra scelta. - Guardava Amerotke senza vederlo. - Gli dei mi guidavano, Amerotke! Seth ha preso possesso della mia anima. Cosa sono gli uomini in confronto al volere di Amon?
- Devi morire, Sethos.
- Tutti dobbiamo morire. Ogni giorno le ombre si allungano e si avvicinano. Ti chiedo un favore, non voglio essere sepolto nelle Tetre Rosse n il mio corpo nudo sia crocifisso. Non voglio che la plebe si burli di me o che altri sappiano perch ho agito. Che la sabbia sommerga Saqqara e che la piramide di Cheope mantenga il suo segreto. Ti chiedo soltanto un po' di vino.
Amerotke and dove il sacerdote aveva lasciato i cibi e le bevande per la dea e riemp una coppa di terracotta. Quando si volt vide che Sethos rovesciava il capo all'indietro e beveva il contenuto di un'anforetta che aveva nella borsa, per poi lasciarla cadere.
- Veleno. Veleno che ferma il cuore e il flusso del sangue.
Si coric come un bambino con la testa sulla borsa e allung una mano: - Non lasciarmi solo, Amerotke.
Il giudice s'inginocchi accanto a lui e gli prese la mano che era gi fredda, anche se la stretta era ancora forte: - Prega per me - sussurr Sethos. - Assicurati che il mio corpo sia doverosamente sepolto e che il mio ka raggiunga il palazzo di Osiride, dove render conto di quello che ho fatto.
Il suo corpo fu preso dalle convulsioni. Sethos aveva la schiuma alla bocca, sbatt le palpebre e croll il capo. Amerotke gli lasci andare la mano, recit una breve preghiera poi guard l'altare, gli incensieri e i piatti e le coppe sacre. Chin il capo e disse in tono di preghiera: - Alla fine, solo la verit rimane!

Postfazione.
Il romanzo riflette la scena politica del 1479 a. C., quando Hatusu sal al trono; suo marito era morto in circostanze misteriose, e la regina prese il potere dopo una dura lotta, aiutata dall'astuto Senenmut, un uomo che si era fatto da solo e che si trov a dividere con lei il dominio del regno d'Egitto. La sua tomba, conosciuta come la numero 353, contiene un ritratto del favorito della regina, e gli antichi graffiti descrivono in maniera esplicita le sue relazioni con Hatusu, della quale era indubbiamente l'amante.
Hatusu fu una sovrana energica, frequentemente rappresentata in combattimento negli affreschi, e le iscrizioni ci dicono che spesso guid le sue truppe in battaglia.
La possibilit che sotto le piramidi e la Sfinge vi siano dei passaggi, delle biblioteche e dei templi segreti viene spesso ipotizzata dagli egittologi: la Sala degli Impiccati viene per esempio descritta nell'interessante studio su Tutankhamon di Otto Neubet. La teoria delle perdute conoscenze religiose e scientifiche  sostenuta da brillanti archeologi quali Bauvey e Hancock, e nell'agosto del 1997 il Sunday Times dichiar che era ancora possibile ritrovare la perduta biblioteca di Cheope.
In epoca cristiana, la teologia egiziana era degenerata in quel culto degli insetti e degli animali di ogni genere aspramente satireggiato da Giovenale, ma all'inizio gli Egizi avevano aspirato al monoteismo e l'idea dell'esistenza di un unico dio dalla figura paterna  ben presente nella religione egizia. Bisogna ricordare che Mos nacque in Egitto e che solo centotrent'anni dopo Hatusu, il Faraone Akhenaton port il paese sull'orlo della guerra civile con la sua decisione rivoluzionaria di abbandonare ogni altro dio in favore di Aton "L'Unico. Ho cercato di fare una descrizione fedele di tutti gli aspetti di questa misteriosa e affascinante civilt. L'Egitto  un paese esotico ed enigmatico, e anche se la sua storia ci riporta ad avvenimenti di tremilacinquecento anni fa spesso, quando si ha l'occasione di leggere una lettera o un poema di allora, sembra di sentire con quell'antico popolo un senso di fratellanza, come se parlasse attraverso i secoli.
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FINE.